Servizio Informazione Religiosa
 Home 
 Europa 
   




Come Abbonarsi ?


Note e commenti
Photonotizie
Infografiche
Ultima Settimana
Commento al Vangelo
Europa
SERVIZI
Venerdì 25 Maggio 2012 
EDITORIALE 
Balcani, il futuro è nell'Ue

Serbia: l'elezione del presidente della Repubblica

Mauro Ungaro (*)


È nell'Unione europea il futuro della Serbia. Una certezza ulteriormente cementata, casomai ce ne fosse stato bisogno, dalle elezioni dello scorso fine settimana che hanno visto i serbi eleggere il nuovo presidente della Repubblica balcanica.
Dalle urne a sorpresa è uscito il nome di Tomislav Nikolić: una figura non certo nuova nel panorama politico visto che concorreva per la terza volta alla poltrona di Capo dello Stato e che nel suo curriculum, oltre la ventennale presenza nel parlamento serbo, ci sono anche gli incarichi di vice primo ministro nei governi Milosević.
La maggioranza dei votanti (che sono stati però meno del 50% degli aventi diritto) ha sfiduciato in questo modo il presidente uscente Boris Tadić, che i sondaggi davano sicuro del terzo mandato. Di certo sulla volontà di cambiamento hanno pesato le condizioni economiche del Paese, alle prese con le conseguenze di una crisi che vede l'inflazione al 7%, la disoccupazione al 23% e molte fabbriche ferme. Dati che non lasciano sperare in segnali di ripresa a breve o medio termine, tenuto anche conto della mancata competitività di molte realtà produttive visto il mancato rinnovamento tecnologico degli ultimi anni.
Nel 2008 Nikolić ha guidato la scissione nel Partito radicale serbo (espressione del nazionalismo indipendentista e il cui leader storico, Vojislav Šešelj, è dal 2003 sotto processo al Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia dell'Aja) da cui è nato il più moderato Partito progressista serbo. Pur opponendosi all'indipendenza del Kosovo, la nuova formazione politica ha assunto posizioni decisamente più europeiste tanto che nel programma del nuovo presidente uno dei punti di forza era la necessità di favorire gli investimenti esteri (oggi gli aiuti comunitari raggiungono i 200 milioni di euro) combattendo anche la corruzione e riducendo la burocrazia statale.
La Serbia è una Repubblica parlamentare e non presidenziale e il ruolo del capo dello Stato presenta molte analogie con quello del suo omologo italiano. La scelta di Nikolić, quindi, assume importanza soprattutto in quanto testimonia la volontà di Belgrado di proseguire con convinzione sulla strada dell'integrazione europea. Dopo la lunga pausa di riflessione dovuta all'ultimo allargamento a 27 e alla ricerca di una rinnovata identità con cui affrontare le nuove sfide politiche ed economiche, Bruxelles ha ripreso a guardare con interesse ai Balcani. L'annuncio dell'adesione dal 1° luglio 2013 della Croazia ha preceduto di poche settimane l'accordo (portato a termine grazie alla fondamentale mediazione dell'Ue) proprio fra Kosovo e Serbia, del febbraio scorso, sulla rappresentanza di Pristina nei summit regionali e la possibilità per quel governo di firmare accordi commerciali con Paesi terzi.
Nella consapevolezza che per la loro ricchezza culturale, storica e religiosa, i Balcani rappresentano una parte fondamentale di quell'Europa che deve saper respirare – come ebbe modo più volte di ricordare il beato Giovanni Paolo II – con i suoi due polmoni: quello occidentale e quello orientale.

(*) esperto in politiche balcaniche
- GLI ALLEGATI
eur37.rtf (Allegato RTF)