“Affrontare le problematiche etiche delle moderne biotecnologie, indagare il significato sociale e culturale della scienza, riflettere costantemente sul tema della vita”. Sono questi gli obiettivi del III Convegno internazionale di bioetica (
www.diocesinoto.it), che si terrà a Noto (Sr) venerdì 14 e sabato 15 settembre. Tema del’incontro, che si svolgerà nell’aula magna del seminario vescovile ed è organizzato dalla diocesi, è “Venire al mondo: i luoghi dell’invisibile. L’umiltà e il trascendente come esercizio di cura e di ospitalità”. Un tema “significativo in un’Italia che soffre la crisi demografica e si chiede se la medicina deve rispondere a qualsiasi costo alla richiesta di un figlio”, spiega in un’intervista al Sir il vescovo di Noto, mons.
Antonio Staglianò.
Quale messaggio intendete trasmettere?“Il convegno si propone una valenza scientifica di alto profilo, avremo come ospiti le grandi personalità della bioetica e della scienza medica. Certo, la finalità è anche pastorale: siamo sempre più convinti che non si possa comunicare il Vangelo fuori dai processi culturali in cui la vita dell’uomo avanza, sia in termini di speranza che di ricerca di futuro, sia nella volontà di relazione sociali più autentiche improntante alla verità e alla giustizia. Vogliamo portare il Vangelo della vita nelle coscienze e nelle convinzioni degli uomini perché con la chiarezza di fondo sulle questioni sensibili la stessa comunicazione cristiana possa essere accolta e vissuta nell’esperienza delle donne e degli uomini del nostro tempo”.
L’uomo ha dimenticato che è speciale, agli occhi di Dio.
“L’uomo, in qualsiasi momento della sua esistenza, non può e non deve essere oggetto di manipolazione perché è a immagine e somiglianza di Dio, e una volta creato può essere solo generato, non fatto o prodotto. Questa è la radice ultima teologica: la nascita del genere umano in questa storia è collegata alla generazione eterna del figlio dal padre da cui deriva un’esperienza di trascendenza che non sopravviene all’uomo già definito, come fattore estrinseco, bensì costitutivo. L’umano creato da Dio è frutto di generazione perché questa generatività partecipa della generazione eterna del figlio dal padre: questo costituisce la dignità trascendente dell’uomo. Se dovessimo definire teologicamente l’uomo in quanto uomo, non dovremmo definirlo come la tradizione filosofica ci insegna, ossia come animale razionale, ma dovremmo definirlo animale divino, dove il divino non sta di fronte e in faccia all’umano, ma divino è ciò che costituisce l’umano in questo animale”.
Perché la voce cattolica, sui temi della vita, viene ascoltata con molta fatica?“Vince il pregiudizio moderno che vede la fede come ostacolo alla sorgiva neutralità del pensare. Dai cattolici sui temi sensibili della bioetica non è riconosciuto possa venire una riflessione autenticamente razionale. Il ‘razionale’ identificherebbe il ‘comune’ dell’uomo, ma questo non è proprio così vero: ci sono persone che potrebbero vendere razionalità ma non sono ‘uomini’: non basta essere uomini e donne per essere umani”.
Cosa può fare la comunità cristiana per essere più preparata su questi temi, per non subire disinformazioni e strumentalizzazioni mediatiche?“Dobbiamo innanzitutto recuperare la nostra identità di cattolici e credenti. Il Papa, indicendo l’anno della Fede, ha chiesto ai cattolici di imparare in modo pieno cosa significa essere credenti. La nostra fede dev’essere pensata perché maturi, e testimoniata perché si mostri nella bellezza della maturazione. Almeno dovremmo essere convinti della falsità della dicotomia tra credere e sapere. La fede, lungi dal bloccare il pensiero, sia motore attraverso cui il pensiero si espande: è la fede che dice alla ragione ‘vai avanti’. Orientato dalla verità, il sapere può andare avanti su percorsi di ricerca sempre nuovi. È inutile correre per raggiungere una meta sbagliata. Sulla strada giusta, basta camminare”.