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Accesso al cibo, mercati finanziari, organismi geneticamente modificati, imprese agricole e cambiamenti climatici. Sono alcuni dei temi discussi alla Domus Mariae di Roma nel corso del IV Congresso mondiale cattolico sulla vita rurale. Promosso dal Pontificio Consiglio della giustizia e della pace in collaborazione con l’International catholic rural association (Icra), il convegno su “Evoluzione e problemi del mondo rurale di fronte alle sfide della globalizzazione” si è concluso oggi, 27 giugno, dopo due giorni di lavori. Lorena Leonardi, per il Sir, ne ha parlato con Flaminia Giovanelli, sottosegretario del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace.
Quali sono i problemi del modo agricolo-rurale posto dinnanzi alla sfida della globalizzazione? “I problemi sono molti e variano da un Paese all’altro. In Brasile, ad esempio, la coltivazione di biocarburanti è diffusissima, a scapito delle derrate alimentari: servirebbe una governance di carattere internazionale per definire le priorità nell’ambito delle coltivazioni. In Africa, invece, c’è il problema delle infrastrutture: pur riuscendo a coltivare, l’accesso al mercato diviene impossibile per le distanze e la mancanza di strade. Per non parlare della difficoltà dell’immagazzinamento, impraticabile per la mancanza di elettricità. Poi c’è il cambiamento climatico, con le migrazioni che ne conseguono. E la pratica, diffusa in Etiopia e nelle Filippine, dell’accaparramento della terra da parte dei governi, che le dà in affitto alle multinazionali”.
Mediante quali soluzioni si possono arginare le difficoltà? “Valorizzando le vendite ‘a chilometro zero’, per esempio. A dieci anni dall’ultimo, e a cinquant’anni dal primo convegno, avvenuto nel settembre del 1962, all’indomani dell’enciclica ‘Mater et magistra’, cerchiamo di volta in volta le vie percorribili per trovare soluzioni ai problemi. La fame è uno scandalo, perché nel mondo non c’è scarsità di cibo, bensì cattiva distribuzione delle risorse, e i due terzi della popolazione mondiale vivono sulla soglia della povertà. Come Pontificio Consiglio della giustizia e della pace ci sentiamo coinvolti perché strettamente connessi al problema dell’agricoltura ci sono la povertà e la fame. I poveri hanno poco da mangiare e sono poveri perché mangiano poco. È un circolo vizioso, da interrompere”.
La globalizzazione, è stato detto più volte in questi giorni, spinge alla competitività estrema. Come far sì che gli agricoltori non perdano il loro ruolo di “custodi del creato”? “In Europa sta crescendo una presa di coscienza di questa necessità. Nei Paesi poveri e in via di sviluppo, però, prima del problema della cura del creato c’è quello della sussistenza”.
Nel corso dei lavori congressuali persone di tutto il mondo si sono confrontate e hanno lavorato in gruppo: cosa è emerso? “La condivisione di esperienze di imprese agricole e comunità rurali ha consentito la presentazione di modelli adottabili anche altrove. C’è stato uno scambio di elementi formativi, ma anche tecnici, utili in particolar modo alle economie in uno stadio iniziale. Dal confronto si formano coscienze solidali, e si educa alla sussidiarietà. L’obiettivo è cercare di promuovere: non aspettare l’assistenzialismo, ma cooperare davvero”.
In che modo produttori e consumatori sono chiamati a contrastare la crisi ecologica, che nel corso del congresso è stata definita “questione morale”? “Suor Dorothy Stang invitava a coltivare la terra facendola fruttare ma lasciandola più ricca di come la si è trovata. Il concetto è questo: bisogna soddisfare il bisogno, non solo nel rispetto ma nell’amore per la terra. In Italia molti giovani sono attratti dal ritorno alla terra. Bisogna educare ad un altro modo di fare economia: pensiamo, ad esempio, all’economia di comunione, che è un modello positivo”.
Quale sviluppo e quale impegno sono necessari da parte della comunità cristiana? “I valori del mondo rurale sono vicini agli insegnamenti della Chiesa, basti pensare alle parabole che prendono a modello le situazioni rurali. Il mondo agricolo, poi, è da sempre serbatoio di vocazioni. Riscoprire la natura morale della protezione dell’ambiente è un tema fondamentale dell’enciclica ‘Caritas in Veritate’: il Papa richiama l’uomo a vedere la vita come sacra. Il creato è vita donata: ad un dono si risponde adeguatamente, e in modo responsabile. Uno dei compiti della Chiesa è formare le coscienze, sia dal punto di vista morale che pratico: i missionari del Benin, per esempio, costruiscono i pozzi per il rifornimento d’acqua. E poi c’è l’impegno delle organizzazioni non governative cattoliche, i campi estivi degli scout: tutte iniziative che creano concreti legami di fraternità”.
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