Ha parlato di “entusiasmo” e di “coraggio” l’arcivescovo di Dublino, mons. Diarmuid Martin, tracciando a Sir Europa una prima valutazione di questi giorni particolari (10-17 giugno) per la sua diocesi, che ha ospitato il 50° Congresso eucaristico internazionale sul tema “Comunione con Cristo e tra di noi”. L’evento si è tenuto nei grandi spazi della Royal Dublin Society, sotto il sole, la pioggia e il vento freddo del Nord, che non hanno scoraggiato i circa 15 mila pellegrini, provenienti da 120 Paesi del mondo, che ogni giorno hanno affollato le catechesi, le messe, le celebrazioni, i workshop, lo spazio della preghiera e quello giovani; oggi l’evento conclusivo della Statio Orbis a Croke Park, dove sono attese 80 mila persone.
Gioia, riflessione e silenzio. “Mi ha impressionato – sottolinea l’arcivescovo Martin –l’entusiasmo con cui le persone hanno partecipato a questo evento; accanto a tanta gioia c’è stata anche una profondità di riflessione che si percepiva durante le celebrazioni delle liturgie e nel silenzio nel grande salone dove si svolgeva l’adorazione eucaristica e la preghiera, quello stesso intenso silenzio dei giovani che ha caratterizzato la serata in cui è stata organizzata la preghiera con frére Alois, secondo lo stile di Taizé”.
Evento di “rinnovamento”. Per il presule “è stato un evento di rinnovamento, soprattutto per la Chiesa irlandese, e un segno di nuova evangelizzazione per la Chiesa universale”. Certo, “non bastano sette giorni: alla fine del Congresso bisogna tornare nelle nostre parrocchie e nelle nostre comunità e continuare con lo stesso entusiasmo, che forse nella Chiesa irlandese mancava a causa degli scandali per gli abusi, e anche con il coraggio di testimoniare pubblicamente la nostra fede nella società”. “Nella preparazione del Congresso – afferma – siamo stati coinvolti in un’esperienza di missione, specialmente nella diocesi di Dublino; bisognerà continuarla e nello stesso tempo si dovrà intensificare la catechesi: l’Anno della fede, indetto da Benedetto XVI, è l’opportunità ideale per farlo”.
“Fame” e “sete” di Vangelo. Mons. Martin mette in rilievo che spesso le catechesi sono state ripetute più volte “non solamente perché la gente non aveva trovato posto, ma perché c’è una ‘fame’ e una ‘sete’, soprattutto tra i cattolici irlandesi, di conoscere meglio il messaggio di Gesù Cristo e il suo significato per la propria vita, per la comunione della Chiesa e per la società in generale”. “Infine – aggiunge l’arcivescovo – anche se fisicamente non presente papa Benedetto XVI, rappresentato dal card. Ouellet, ha seguito e incoraggiato il Congresso e credo che le sue preghiere abbiano aiutato a rendere questo evento un grande successo”.
Il 90% di laici. “I laici – sottolinea Il segretario generale del Congresso, padre Kevin Doran – erano più del 90% dei presenti e questo è stato d’incoraggiamento per i vescovi irlandesi. Sono convinto, senza temere di essere smentito, che il Congresso rappresenti un punto di svolta per la Chiesa in Irlanda".
a cura di Simona Mengascini e Angelo Bottone, inviati Sir a Dublino
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