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Una mobilitazione capillare, per lo più discreta, capace di lasciare il segno. Le associazioni, i movimenti e i gruppi ecclesiali sono stati tra i protagonisti del Family 2012. Nel rispetto dei diversi carismi e dei differenti ambiti di impegno, hanno spianato la strada all’Incontro mondiale delle famiglie, scommettendo soprattutto sulla preparazione dei propri associati. Hanno inoltre tracciato possibili percorsi per una ricezione dei temi e delle indicazioni emerse dall’evento, così da calarli all’interno della vita ordinaria delle comunità cristiane e negli spazi dell’impegno laicale, dalla politica alla cultura, dalla società alla scuola, all’economia, al volontariato.
Appello congiunto. Un esempio di questa collaborazione in occasione del Family 2012 è giunto dal Coordinamento di associazioni, movimenti e gruppi ecclesiali della Diocesi di Milano, che raccoglie Acli, Agesci, Apostolato della preghiera, Azione cattolica, Comunione e liberazione, Comunità di sant’Egidio, Comunità di vita cristiana, Legio Mariae, Focolari, Rinascita cristiana, Rinnovamento nello Spirito. Alla vigilia dell’Incontro mondiale il Coordinamento ha promosso un documento in cui si ricorda che Benedetto XVI “viene per confermare la nostra fede”. Il magistero del Papa “non può essere ridotto alla opinione di un leader”: “lo riconosciamo invece come un dono perché il Vangelo illumini e orienti la vita di ognuno e sostenga le scelte di una società a servizio delle persone, soprattutto delle più deboli”. In tal senso le associazioni hanno voluto “vivere l’appuntamento mondiale quale grande opportunità per le nostre famiglie di essere confortate dalla testimonianza del Papa su cosa vuol significa che la fede, ‘amica della ragione’, rende più umani e veri i rapporti, iniziando da quelli prossimi”. L’appello congiunto delle organizzazioni del laicato ambrosiano auspica che le famiglie, “riscoprendo la propria missione, possano edificare la Chiesa e la società” contemporanee.
Comunità di amore. Oltre a presenziare e ad animare, con propri relatori, volontari e associati, i diversi momenti del programma del Family, varie realtà associate hanno dato vita, nella mattinata del 2 giugno, in numerosi “angoli” della città (istituti religiosi, scuole, chiese, luoghi pubblici, parchi), a occasioni di festa, di animazione, di dibattito e a liturgie, con al centro sempre la famiglia, il lavoro, la festa, temi centrali dell’Incontro mondiale. Mons. Renzo Bonetti, coordinatore nazionale del progetto Parrocchia-Famiglia della Cei, intervenendo a un raduno di Rinnovamento nello Spirito, ha sottolineato la “dimensione spirituale” della famiglia, soffermandosi sul sacramento del matrimonio. Uno dei temi che è stato infatti più volte ribadito a Milano riguarda proprio la capacità, e la fatica, delle comunità cristiane, di accompagnare le coppie in percorsi di fede profondi, che aiutino a fondare e rafforzare l’amore domestico nella vita quotidiana, dove spesso la dimensione della preghiera deve cedere il passo ai ritmi frenetici della vita di ogni giorno. Nello stesso incontro di RnS don Carlo Rocchetta, fondatore della “Casa della tenerezza”, si è soffermato sulla famiglia come “comunità di amore”, dove “si percepisce e si dona quella tenerezza” che è un elemento di gioia e di stabilità per l’esistenza di ogni persona.
Accoglienza, formazione. Il coordinatore per la città di Milano dei circoli Acli, Giampaolo Boiocchi, si è occupato soprattutto di organizzare l’accoglienza in famiglia dei partecipanti provenienti dai diversi continenti. In questo caso la sottolineatura va al “valore aggiunto” che emerge quando una “casa spalanca le proprie porte ad altre famiglie”. Una indicazione che, pur immediatamente legata allo stesso Family 2012, va oltre i giorni milanesi e suggerisce a parrocchie e nuclei familiari l’esperienza dell’accoglienza, della solidarietà, dell’incontro che arricchisce sul piano personale, culturale e spirituale. Anche l’Azione cattolica ha promosso una festa nella mattinata del 2 giugno, ritmata soprattutto da tanta musica, da uno spettacolo di cabaret sul tema delle relazioni affettive “sotto lo stesso tetto”, e da molteplici testimonianze di famiglie di Ac provenienti dai diversi continenti. “Credo siano emersi tanti elementi di interesse – spiega il vicepresidente nazionale per i Giovani, Marco Sposito -. Direi anzitutto il fatto che, indipendentemente dal Paese di provenienza, le famiglie hanno messo in comune risorse, gioie, fatiche, cercando di scoprire dalle esperienze altrui elementi di confronto e di speranza”. “Mi pare poi essenziale l’aspetto intergenerazionale della formazione alla vita e alla fede, che è una parte essenziale nel percorso della nostra associazione”. Sposito spiega che “l’Ac si sente una famiglia di famiglie”, dove “è essenziale il sentirsi accolti, il sentirsi sempre a casa. Questo è un punto sul quale continueremo a impegnarci come Ac” e che si vorrebbe condividere con altre associazioni e movimenti.
A cura di Gianni Borsa, inviato Sir a Milano
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