“L’ennesimo tentativo di minare il valore e la stabilità della famiglia”. Non usa mezzi termini Oriana Colla, avvocato della Rota Romana e presidente della sezione dell’Unione giuristi cattolici italiani di Alessandria, per definire il progetto di legge – volto a rendere più breve l’iter per il divorzio riducendo da tre a un anno il periodo di separazione richiesto per proporre la domanda di scioglimento, o cessazione degli effetti civili, del matrimonio – che dal 21 maggio dovrebbe essere sottoposto all’esame dell’Aula della Camera dei deputati. Proprio su questo tema l’Ugci di Alessandria promuove domani il convegno “Divorzio breve: aspetti di diritto civile, ecclesiastico e canonico”. Interverranno il card. Giuseppe Versaldi, presidente della Prefettura degli affari economici della Santa Sede e amministratore apostolico di Alessandria; Manuel Jesùs Arroba Conde, preside dell’Institutum Utriusque Iuris e docente di diritto processuale canonico presso la Pontificia Università Lateranense (Roma), e Stefano Commodo, avvocato del Foro di Torino e delegato Ugci per il Piemonte. Giovanna Pasqualin Traversa, per il Sir, ha parlato della questione con Oriana Colla, che inaugurerà i lavori.
Quali i motivi della sua contrarietà al progetto di legge? “La famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna costituisce un valore universale e senza tempo, radicato nella natura dell’uomo; un bene per l’intera collettività che deve essere difeso a prescindere dal credo politico o religioso. Come cattolica, ma anzitutto come cittadina, ritengo profondamente sbagliato e ingiustificabile un provvedimento volto a destabilizzare ulteriormente questa risorsa preziosa e questa cellula fondamentale della società. Ogni tentativo legislativo di ridurre i tempi per il divorzio (nel 1987 il periodo di separazione è già stato ridotto da cinque a tre anni) nasconde in realtà lo scopo di arrivarvi direttamente”.
Perché sarebbe preferibile il mantenimento dei tempi attuali? “Essenzialmente per due motivi. In quanto matrimonialista e avvocato rotale, i coniugi si rivolgono a me nel periodo della crisi, non ancora separati di fatto, per sapere come agire in sede civile e/o se ci siano i presupposti per chiedere la nullità in sede canonica. Questo mi dà modo di farli riflettere. In particolare, l’eventuale introduzione di una causa di nullità crea un legame tra avvocato e cliente che va ben oltre un asettico rapporto professionale e chiede di ripercorrere tutto il periodo matrimoniale e prematrimoniale. Ciò costituisce un’opportunità di rimeditazione – da me incoraggiata anche nei casi di separazione o divorzio – che può portare a risultati positivi. Molto raramente alla riconciliazione, ma talvolta almeno al rinvio di decisioni definitive e a un ulteriore periodo di riflessione. Più è lungo il periodo che intercorre tra separazione e divorzio, maggiore è la possibilità di recuperare il matrimonio e quindi la famiglia. Ma è fondamentale la figura del legale. Il tentativo di conciliazione espletato dal giudice è troppo tardivo. Spetta all’avvocato metterci del suo e tentare una seria mediazione, soprattutto nell’interesse dei figli, spesso vittime di strumentalizzazioni e traumi”.
La seconda ragione? “Un periodo di riflessione più lungo potrebbe, inoltre, evitare l’assunzione di decisioni avventate, come quella di riformarsi una famiglia regolarizzando relazioni extraconiugali, spesso instaurate senza presupposti solidi e sovente destinate ad avere vita breve. Il divorzio ‘facile’ potrebbe indurre a risposarsi troppo presto, magari con l’aggravante della procreazione di figli di secondo letto, dando così origine a famiglie allargate, fonte nei figli minori di confusione dei ruoli genitoriali e di gravi conflitti che possono tradursi in forme di disagio psicologico anche grave. Scopo dichiarato della riforma è la regolarizzazione di famiglie di fatto, ma spesso si tratta di famiglie prive dei presupposti per funzionare”.
Che cosa prevede in concreto il testo cha andrà in Aula a Montecitorio? “L’informazione al riguardo è confusa e contraddittoria a causa della selva di emendamenti presentati. Comunque, rispetto ad alcune proposte di legge davvero raccapriccianti, questo testo è per fortuna il male minore. Riduce da tre a un anno il periodo necessariamente intercorrente tra separazione e divorzio solo in assenza di figli minori o in caso di separazione consensuale, oppure se la separazione, avviata con rito giudiziale, è successivamente stata trasformata in consensuale. Passaggi importanti perché ‘vengono premiati’ solo i coniugi che hanno quantomeno trovato un accordo. In presenza di figli minori tale normativa mantiene il periodo di tre anni. Non è poco; altre proposte volevano ridurre i tempi anche fino a sei mesi”.
La questione è, tuttavia, più complessa di una normativa sui tempi di scioglimento del matrimonio... “Certo. Inquietano la mentalità e la cultura che sottendono la richiesta del divorzio breve; questione che porta a interrogarsi su quale sarà la società del futuro. C’è infatti il concreto rischio che il divorzio breve porti a banalizzare la visione antropologica del matrimonio, della famiglia, e quindi a smarrire il valore del rispetto per la persona e per le relazioni umane impoverendo e rendendo più fragile l’intera società a scapito dell’affermarsi di un individualismo sempre più esasperato”.
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