“Conoscere la situazione e denunciare le inadempienze, facendo crescere la consapevolezza negli utenti con disabilità dei loro diritti per superare gli ostacoli che impediscono l’accesso alla comunicazione e favorire così una corretta informazione”. Lo ha detto questa mattina Luca Borgomeo, presidente del Cnu (Consiglio nazionale utenti), durante la conferenza stampa di presentazione del Tavolo di consultazione permanente Cnu-Agcom-Associazioni delle persone con disabilità. Alcuni utenti sono “particolarmente svantaggiati” nel rapporto con i media, ha sottolineato Borgomeo: “Per imprimere una nuova direzione occorre che anche il clima culturale subisca un mutamento, con una rinnovata attenzione alle questioni legate al mondo della disabilità”. Il Tavolo è costituito da 3 membri del Cnu, 1 componente dell’Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) e 4 rappresentanti delle due principali federazioni (Fish e Fand) che riuniscono le associazioni di persone disabili. L’obiettivo è quello di “individuare percorsi ‘virtuosi’ che promuovano l’abbattimento delle barriere comunicative e l’eliminazione di ogni forma di rappresentazione irrispettosa della dignità delle persone con disabilità”, elaborando “proposte concrete per rendere effettiva la fruizione del diritto alla comunicazione”.
Linguaggio e servizio pubblico. Per Antonio Cotura, presidente Fiadda (Fish), è fondamentale “individuare strategie e percorsi che siano in grado di rispondere alla continua violazione dei diritti delle persone disabili”. In particolare, “si rileva una scarsa competenza da parte degli operatori della comunicazione” che prestano attenzione alla disabilità soltanto in caso di fatti di cronaca eclatanti. È singolare, ad esempio, “il trattamento diffamatorio ricevuto dalle persone disabili che, dopo la campagna di controlli Inps, sono state raccontate all’opinione pubblica come ‘falsi invalidi’ che vivono a danno dello Stato”. Tra le violazioni più significative, il diritto alla visione dei programmi televisivi per le persone sorde. Nella Rai, ha precisato, “le trasmissioni sottotitolate sono solo una minima parte, contrariamente ad altri Paesi europei, come il Regno Unito, dove i sottotitoli coprono la totalità delle trasmissioni televisive”. Da parte sua Salvatore Romano, Unione italiana ciechi e ipovedenti (Fand), ha ricordato che “il servizio Rai dei programmi audiodescritti per i ciechi è stato sospeso dal mese di gennaio fino a pochi giorni fa, per non meglio precisate motivazioni economiche”. Con il passaggio al digitale terrestre, inoltre, “le persone che non vedono sono impossibilitate a usufruire appieno delle piattaforme digitali offerte dai decoder”. Quanto all’importanza del linguaggio, Giulio Nardone, presidente dell’Associazione disabili visivi (Fish), ha precisato: “Il termine ‘diversamente abile’ deve essere cancellato lasciando il posto alla più corretta definizione di ‘persona disabile’, contenuta tra l’altro nel titolo della Convenzione Onu, che richiama le diverse condizioni di vita che identificano il mondo della disabilità”. Infine, ha osservato Roberto Romeo, presidente Anglat (Fand), “l’utilizzo di un linguaggio corretto serve anche ad innescare un percorso di crescita” ricordando che “i diritti delle persone devono essere superiori a qualsiasi altra esigenza, fosse anche di carattere economico”.
Cambiare l’approccio. Dall’incontro è emersa la volontà di una “operatività pratica e concreta” che, come ha ribadito il consigliere del Cnu, Isabella Poli, deve trovare attuazione lungo un duplice asse: l’accesso delle persone disabili ai media e la rappresentazione della disabilità nell’informazione. Di questa esigenza si fanno carico le prime due iniziative avviate oggi dal Tavolo: l’elaborazione di una Carta dei servizi a partire dalla verifica dei punti deboli che emergono dalle molteplici Carte già esistenti tra le aziende che erogano servizi pubblici e la costituzione di un Albo di referenti stampa delle associazioni delle persone con disabilità presso il Consiglio nazionale degli utenti. L’attività del Tavolo di consultazione prevede audizioni di istituzioni, operatori della comunicazione, aziende ed esperti al fine di analizzare il rapporto tra il sistema della comunicazione e la sfera dei diritti connessi alla disabilità. “Non si tratta soltanto di un problema di risorse – ha concluso Borgomeo – ma di cambiare l’approccio e promuovere una nuova cultura della disabilità nel nostro Paese”.
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