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“L'apertura alla fecondità è implicazione costitutiva del mistero nuziale”, perché “solo la procreazione del figlio, che porta con sé l’affascinante compito dell’educazione, dà ragione carica di letizia, per la persona, per la famiglia e per tutta la comunità, del significato pieno del mistero nuziale”. Così il card. Angelo Scola, arcivescovo di Milano, intervenendo stamane al Salone Internazionale del Libro di Torino, dove ha tenuto una lectio magistralis sul tema “Persona, famiglia, società”, in occasione della presentazione del libro “Famiglia risorsa decisiva” (Emp), che raccoglie i suoi scritti sulla famiglia pubblicati sulle pagine del Messaggero di Sant’Antonio.
Eros e mistero nuziale. “Nella riflessione su aspetti così essenziali - ha precisato il cardinale, riferendosi alle diverse, attuali teorie sulla famiglia e sul ruolo che occupa nella società - non vi si può limitare ad opporre la teoria che consideriamo giusta alle teorie che riteniamo sbagliate”, ma “si deve giungere a rispondere all’istanza di verità capace di sostenere gli uomini e le donne del nostro tempo in una quotidiana e duratura prassi di vita buona”: “l’esperienza comune dell’humanum”, ha specificato, che consente di “ritornare” al'“esperienza elementare dell’amore tra uomo e donna”. L'arcivescovo di Milanoha poi sottolineato come “ogni uomo esiste sempre e solo o come maschio o come femmina”, e come “nell’assunzione libera della differenza sessuale, l’apertura all’altro domanda una decisione per l’altro che, contemporaneamente, spalanca ad una conoscenza progressiva della sessualità”; in un processo che il card. Scola ha definito di “sessuazione”, in cui “l’amore come dono di sé ha sempre il timbro del gratuito” e l'intreccio “differenza sessuale, apertura all’altro (relazione-amore) e fecondità” costituisce “il mistero nuziale”, dove “la differenza sessuale è costitutiva dell’essere persona; apre l’uomo alla relazione amorosa, di cui la famiglia è prima espressione, e diventa generatrice di quella vita, simultaneamente personale e comunitaria, in cui brilla la societas”. “Il mistero nuziale come intreccio indissolubile di differenza sessuale, relazione (dono di sé) e fecondità”, ha rimarcato l'arcivescovo, “si può trovare in ogni esperienza amorosa, dalla più elevata fino a quelle deviate, perché l’amore è uno”.
La famiglia per il bene della società. “È ancora sostenibile un’idea di famiglia come realtà fondata sull’unione fedele e aperta alla vita di un uomo e una donna (matrimonio) e, in quanto tale, fattore di primaria ed essenziale importanza per la vita della Chiesa e per il bene della società?”, si è chiesto l'arcivescovo. La risposta, secondo il card. Scola, sta nella constatazione che “fedeltà, indissolubilità e fecondità sono realmente fattori imprescindibili affinché accada la verità del mistero nuziale e così la famiglia continui ad essere cellula fondamentale anche per le società plurali, a tal punto che sia impossibile per le istituzioni statuali negarne l’unicità e quindi prescindere da decisive politiche familiari”. E secondo il porporato, l'affermazione che “sembra oggi clamorosamente smentita dalla ormai diffusa pratica della separazione e del divorzio”, secondo cui “l’amore tra un uomo e una donna in sé e per sé è posto originariamente al riparo da ogni debolezza, perché amore e fedeltà si annodano indipendentemente dal tempo, nonostante qualunque scacco l’amore stesso possa subire”, “non perde per questo il suo carattere di oggettiva verità cui gli amanti aspirano”.
Aperti alla fecondità. “L’apertura alla fecondità è dunque implicazione costitutiva del mistero nuziale”, ha detto l'arcivescovo di Milano, e “la verità e la ragionevolezza di una simile affermazione non vengono meno nemmeno nell’attuale contesto culturale, né potrebbero essere smentite qualora la clonazione riproduttiva dovesse diventare effettiva e alla portata di tutti, qualora cioè la separazione tra atto coniugale e procreazione divenisse totale”; perché “solo la procreazione del figlio, che porta con sé l’affascinante compito dell’educazione, dà ragione carica di letizia, per la persona, per la famiglia e per tutta la comunità, del significato pieno del mistero nuziale”. Infine, il cardinale ha concluso spiegando che “la nostra società non ha anzitutto bisogno di una teoria giusta, pur necessaria, sulla persona e sulla famiglia, quanto di testimoni, di famiglie in cui sia possibile fare in prima persona l’esperienza dell’amore”: “persone e famiglie che si assumano il rischio della libera testimonianza”.
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