Non emergono sostanziali buone notizie dalle “Previsioni economiche di primavera” che la Commissione Ue ha reso note oggi, con un occhio rivolto allo stallo politico greco e l’altro alla competizione crescente nei mercati globali. Eppure qualche elemento positivo non manca e l’Esecutivo dispensa ai Paesi aderenti incoraggiamenti e inviti alla responsabilità e alle riforme.
Pochi segnali favorevoli. “L’economia europea attualmente si trova in una fase di lieve recessione. Si prevede una ripresa nella seconda metà dell’anno. Tuttavia la crescita del Pil sarà modesta e la situazione non è uniforme tra i Paesi Ue. Lo stesso dicasi per l’occupazione. In alcuni Stati i senza lavoro sono in aumento, specialmente tra i giovani”. Olli Rehn, commissario Ue agli Affari economici e monetari, commenta le Previsioni economiche che “purtroppo confermano quelle intermedie di febbraio”. Alcuni segnali favorevoli si riscontrano nell’aumento degli scambi a livello mondiale, mentre la situazione della produttività e quella del credito sono ancora in sofferenza. Il documento presentato dal commissario finlandese si compone di 182 pagine, con tabelle, stime e dati per i Ventisette, gli Stati candidati e talune grandi economie come Stati Uniti, Cina, Russia, Giappone. “Per il 2012 – vi si legge – il Pil nella zona euro dovrebbe subire una lieve contrazione nell’Eurozona (-0,3%), mentre sarà pari allo zero per cento nei 27 Paesi dell’Unione. Per il 2013 i dati saranno in crescita sia nell’Ue che nella zona euro” (circa 1%). “Si tratta di ipotesi - conferma il commissario - basate sul ritorno alla fiducia nei mercati e fra i consumatori” e legate alle azioni dei singoli governi.
Riforme e rigore. “Stiamo assistendo a un aggiustamento degli squilibri di bilancio e strutturali accumulati prima e dopo l’inizio della crisi, resi ancora più gravi da un sentimento economico tuttora debole. Senza un’ulteriore azione determinata, tuttavia, i bassi livelli di crescita nell’Ue potrebbero permanere”. Olli Rehn si sofferma sulle grigie prospettive economiche per l’Europa comunitaria, benché non manchi di sottolineare che, con adeguate riforme e rigore nei bilanci, la ripresa si può intravvedere nella seconda metà del 2012 e, pur con dati sempre modesti, nel 2013. “Finanze pubbliche sane sono essenziali per una crescita duratura, e sulla base del nuovo quadro della governance dobbiamo sostenere l’aggiustamento accelerando le politiche di rafforzamento della stabilità e della crescita”. La lettura delle Previsioni di primavera non lascia invece scorgere significativi margini di miglioramento per quanto riguarda il mondo del lavoro. La disoccupazione dovrebbe rimanere “a un livello elevato”, pari al 10% nell’Ue27 e all’11% nell’area dell’euro (17 Stati che adottano la moneta unica). L’inflazione dovrebbe “diminuire progressivamente, via via che viene meno l’impatto del rincaro dei prezzi petroliferi e degli aumenti fiscali”. Si prevede, inoltre, che “il risanamento del bilancio prosegua, con disavanzi pubblici destinati a calare nel 2013 al 3,3% nell’Ue e a poco sotto il 3% nell’area dell’euro”.
Paese per Paese. Il quadro continentale è però molto diversificato: per quanto riguarda i dati sul Prodotto interno lordo, ad esempio, la Germania evidenzia uno 0,7% su base annua nel 2012, per passare a 1,7% l’anno venturo; caso analogo per la Francia, con 0,5 quest’anno e 1,3 nel prossimo; per il Regno Unito l’anno in corso riserva un modesto 0,5%, per passare all’1,7 nel 2013. L’Italia segna un dato negativo quest’anno, -1,4%, per risalire a +0,4% l’anno prossimo. Le situazioni più problematiche si confermano però quelle della Grecia (-4,7% nel 2012; 0,0% nel 2013) e della Spagna (rispettivamente -1,8 e -0,3%). La Polonia è in controtendenza: a un positivo 2,7% dell’esercizio in corso fa prevedere il 2,6% per l’anno in arrivo.
Il parere del commissario. Sulla base delle Previsioni economiche, la Commissione formulerà il 30 maggio le sue “raccomandazioni” per ciascuno dei Paesi aderenti, che saranno poi oggetto di analisi nel successivo Consiglio europeo del 28 e 29 giugno. Ma Rehn anticipa alcune chiavi di lettura nazionali, dopo essersi detto ancora una volta “fiducioso” che i governi proseguiranno sulla strada “del rigore di bilancio, premessa necessaria per rilanciare la crescita”. Sul difficile momento dei Paesi Bassi il commissario indica l’obiettivo della riduzione del deficit; per l’Italia non ritiene necessarie misure aggiuntive a quelle assunte dall’esecutivo Monti; alla Francia chiede, dopo il cambio alla guida dell’Eliseo, di proseguire le misure per il controllo di bilancio. Rehn si dice molto preoccupato per la Grecia e spera che si formi un governo “in grado di mantenere gli impegni assunti con l’Ue”. Sul referendum che porterà gli irlandesi a pronunciarsi, il 31 maggio, sul trattato “fiscal compact” il commissario non si esprime direttamente, ma afferma: “Spetta ai cittadini dell’Irlanda decidere. Comunque la Commissione è favorevole al Trattato, che è uno strumento utile per tutti gli Stati” al fine di controllare i conti nazionali.
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