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Non solo rigore fiscale, ma anche misure per la crescita. È questa l’urgenza richiamata con forza nel corso dell’annuale convegno internazionale su “Istituzioni, società e mercati: verso nuovi equilibri internazionali?” (4-5 maggio), promosso all’Università Cattolica di Milano dalla Fondazione Centesimus Annus–Pro Pontifice. In margine ai lavori del convegno, Costantino Coros per il Sir ha posto alcune domande ad Alberto Quadrio Curzio, economista e presidente del comitato scientifico della stessa Fondazione.
Gli Stati europei stanno pensando a misure per frenare il deficit dell’Unione: secondo lei quali strategie adottare per contenere il debito? “La strategia del rigore fiscale è necessaria, ma deve essere affiancata da altre due misure di politica economica: una è il varo degli EuroUnionBond, cioè obbligazioni emesse dall’Europa unita che possano da un lato recuperare risparmio mondiale e dall’altro mettere in comune una parte dei debiti dei singoli Paesi; l’altra consiste in finanziamenti per la crescita. La riduzione dei debiti, infatti, non si ottiene solo con il rigore fiscale, ma si determina anche con l’aumento della crescita che genera più reddito, più ritorni alla fiscalità e più occupazione. Dunque, il rigore fiscale senza crescita non ci porta fuori dalla crisi”.
Come si dovrebbero riorganizzare le istituzioni internazionali in termini di governance e regole per evitare in futuro crisi come quella di oggi? “Le istituzioni sovranazionali dal 2008 a oggi hanno tentato in vari modi di stabilire nuove regole, ma senza successo. Il Financial stability board che avrebbe dovuto portare a nuove regole non è riuscito nell’intento. Credo che si debba pensare a una strategia diversa, ciascuna grande area economica del mondo si deve dotare di proprie regole così da diventare un soggetto dialogante e forte con le altre aree. In questi quattro anni credo che l’idea di una governance universale delle regole si sia dimostrata irraggiungibile”.
L’Europa e in particolare l’Italia sono tra le aree del mondo più colpite dalla crisi occupazionale: quali politiche possono dimostrarsi efficaci per un rilancio? “Trovare una ricetta idonea è difficile. Credo comunque che si possano mettere in cantiere due linee d’azione apparentemente opposte. Una la si può definire di tipo micro-sociale ed è quella di attribuire, in Italia in particolare, alle istituzioni locali, alle municipalità e alle regioni delle risorse finanziarie affinché le usino per quei cosiddetti lavori di manutenzione essenziale, che sono sì piccoli lavori, ma hanno una capacità di forte assorbimento occupazionale, pur non definitiva. L’altra linea, quella macro, fa riferimento al fatto che l’Europa non sa raccogliere risparmio mondiale, diversamente dagli Stati Uniti; se invece riuscisse ad attirare risparmio potrebbe fare grandi investimenti infrastrutturali, i quali darebbero un’occupazione durevole e qualificata”.
Nel quadro delle difficoltà occupazionali sono i giovani a pagare il prezzo più alto, sembra quasi che siano stati scelti come le vittime sacrificali della crisi: come farli uscire dal tunnel della carenza di lavoro? “Sappiamo che la situazione è particolarmente complessa per loro; al di là delle forme d’ingresso nel mercato del lavoro bisogna che i giovani possano adeguatamente rendersi flessibili per diverse tipologie di attività, non sempre però adeguate alle loro competenze, ma allo stesso tempo capaci di fornire un reddito. Detto questo, vedo con grande interesse le forme associative d’impresa tra i giovani con sgravi fiscali di lunga durata. In un contesto come quello italiano, caratterizzato da piccole e medie imprese e da sistemi locali d’impresa, tale formula potrebbe avere un notevole successo. Sotto questo profilo sia l’ex ministro dell’economia Giulio Tremonti sia l’attuale governo si stanno muovendo”.
Gli ultimi dati Unioncamere dicono che le imprese fanno fatica a riprendersi; a ciò si aggiunge il sentimento d’angoscia che attanaglia gli imprenditori, e di cui i numerosi suicidi sono testimonianza visibile: come ridare fiducia all’uomo d’impresa? “Ci sono tanti modi per ridare fiducia: tra questi, quello più materiale ma essenziale è pagare i crediti vantati nei confronti della pubblica amministrazione. In secondo luogo occorre fare in modo che le forme associative d’impresa siano rafforzate perché attraverso di esse si possono favorire il dialogo e la crescita reciproca, con effetti benefici anche sulle istituzioni e sull’economia nel suo complesso”.
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