“Le consultazioni che si svolgono in Europa sono oggi tanto importanti quanto un’elezione in un Land tedesco”, “tenuto conto delle ripercussioni di queste elezioni al di là delle frontiere”. Il settimanale “Die Zeit”, tra i più autorevoli in Germania, riflette nell’ultimo numero sulle differenti tornate elettorali che sono in corso o prossime a svolgersi nell’Unione europea. E il concetto di fondo è chiaro: l’integrazione economica e politica nel Vecchio continente ha raggiunto un livello tanto elevato di integrazione che quanto avviene in un Paese ha certamente ripercussioni in quelli vicini e, più complessivamente, sul cammino dell’Ue. Le elezioni comunali nel Regno Unito, svoltesi il 3 maggio, hanno ad esempio confermato il conservatore Boris Johnson alla guida della metropoli londinese, ma al contempo hanno rappresentato una forte ripresa dei consensi popolari a favore dei laburisti, impostisi in numerose città, tanto da far pensare che il premier David Cameron – il quale ha voluto tener fuori il Regno Unito dal “fiscal compact” europeo per il rigore dei bilanci pubblici - sia ora ben più debole come inquilino di Downing Street. Il 6 maggio è invece fissato il ballottaggio per le presidenziali francesi, dove si sfidano il socialista François Hollande, piazzatosi in testa al primo turno, e il presidente uscente Nicolas Sarkozy. La campagna elettorale per l’Eliseo ha mostrato che non è possibile delineare un programma di governo nazionale (persino quello di un Paese tanto grande e influente come la Francia) senza allungare il collo verso le questioni comunitarie, dall’economia alle migrazioni, dalla politica energetica alle “relazioni esterne”. Purtroppo sia Hollande che Sarkozy hanno “usato” l’Europa per scopi elettorali interni, riducendo argomenti a carattere sovranazionale a solo motivo di scontro per accaparrarsi i voti dei connazionali. Allo stesso modo l’appuntamento ai seggi del 6 maggio per le legislative in Grecia assume un peso a dodici stelle. Se infatti i greci dovessero votare una maggioranza parlamentare contraria alle azioni di risanamento e austerità avviate dal premier Lucas Papademos, metterebbero a rischio il piano di aiuti predisposto da Ue, Bce e Fondo monetario internazionale, aprendo una nuova fase di instabilità finanziaria ad Atene e ponendo in pericolo l’intera Eurozona. Ma altre elezioni suscitano interessi e riscontri su base europea: vale per le amministrative italiane (6 e 7 maggio), per i voti in due Land tedeschi cui fa riferimento “Die Zeit” (rispettivamente il 6 e 13 maggio), e a maggior ragione per il referendum sul “fiscal compact” che si terrà in Irlanda il 31 maggio. Lo stesso si può dire per le successive legislative in Francia a giugno. Altrettanta attenzione suscitano gli sviluppi politici interni in vari Stati, sempre in questa doppia chiave interna ed europea: il riferimento va ai Paesi Bassi, alla Romania, alla Repubblica ceca e, non da ultimo, alla stessa Italia. Politica locale, regionale, nazionale ed europea si intersecano dunque con crescente interdipendenza. Si tratta di un esito relativamente previsto e prevedibile dell’integrazione Ue e di un aspetto, non sufficientemente studiato, della globalizzazione che avanza.
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