Nel primo anniversario della beatificazione di Giovanni Paolo II, 1 maggio 2011, in diverse celebrazioni eucaristiche a Roma e a Cracovia è stata ricordata la figura e la testimonianza del Papa che nei momenti più difficili – come sono anche gli attuali - rivolgeva al mondo, e soprattutto ai giovani, due incoraggiamenti: “Non abbiate paura” e “Duc in altum”.
I messaggi che ci ha lasciato. “Un anno è passato dal 1° maggio scorso e noi abbiamo ancora scolpita nella nostra mente la scena grandiosa di piazza S. Pietro diventata in quel giorno come il cuore del mondo”, ha ricordato il card. Angelo Sodano nell’omelia pronunciata nella messa in suffragio di Giovani Paolo II, nella chiesa romana di San Stanislao dei Polacchi la sera del 1° anniversario della beatificazione. “Guardando ai ventisei anni di pontificato del beato Giovanni Paolo II, possiamo ben dire che egli ha realizzato la missione del Pastore qual era prevista dal profeta Isaia: essere un messaggero di gioia per il popolo cristiano, di pace, di salvezza”, ha aggiunto. Per il porporato, “il primo messaggio che ci ha lasciato è quello della santità, di una vita tutta consacrata a Cristo ed alla diffusione del suo Regno nel mondo”. Il card. Sodano ha inoltre sottolineato come il Papa polacco abbia lasciato in eredità “il messaggio della solidarietà fra gli individui e le Nazioni”. Non solo: Karol Wojtyla è stato “artefice di pace” in molti conflitti e “ha lasciato a noi l'impegno di continuare su questa linea di costruttori di pace nel mondo intero”.
Serenità invidiabile. Il porporato, che è stato segretario di Stato ai tempi del pontificato di Giovanni Paolo II, ha anche raccontato la sua esperienza accanto al Papa polacco: “Sovente pensavo che egli procedesse nel cammino tracciatogli dal Signore ‘come se vedesse l'invisibile’”. In realtà, “è stata proprio la luce della fede a sorreggere il nostro venerato ed indimenticabile Giovanni Paolo II in tante prove della vita”. Il cardinale ha inoltre rievocato “i momenti difficili” durante i quali però “vide sempre nel Papa una serenità invidiabile che gli proveniva dalla certezza interiore della continua presenza di Dio nella vita degli uomini e dei popoli”. Alla messa, concelebrata da tanti sacerdoti polacchi fra i quali mons. Pawel Ptasznik, a capo della sezione polacca della segreteria di Stato e rettore della chiesa di San Stanislao, hanno partecipato i rappresentanti delle autorità polacche con l'ambasciatore presso la Santa Sede, Hanna Suchocka, e numerosissimi fedeli, molti dei quali venuti dalla Polonia in pellegrinaggio di ringraziamento.
Il ricordo nella basilica di San Pietro. Nel primo anniversario della beatificazione di Giovanni Paolo II una solenne celebrazione liturgica è stata officiata nella basilica di S. Pietro dal card. Zenon Grocholewski, prefetto della Congregazione per l'educazione cattolica. Rivolgendosi a oltre 2.500 fedeli, fra i quali molti pellegrini polacchi, il porporato ha rammentato la grande fede di Giovanni Paolo II, dalla quale scaturiva la sua “ammirazione per i Misteri di Dio” e la sua “volontà di risanare e arricchire con essi il mondo contemporaneo”. La funzione concelebrata all'altare della Cattedra di S. Pietro da oltre un centinaio di presuli, fra i quali il card. Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i laici, mons. Szczepan Wesoly e il vescovo cattolico ortodosso mons. Irenei Bilyk, si è conclusa con un momento di preghiera nella cappella dove riposano le spoglie del beato. Sempre il 1° maggio, di mattina presto, a celebrare un'altra liturgia di suffragio nella basilica vaticana è stato mons. Zygmunt Zimowski presidente del Pontificio Consiglio della pastorale per gli operatori sanitari.
La mistica dell’apostolato. In Polonia, la solenne celebrazione liturgica di suffragio nel giorno del 1° anniversario della beatificazione di Giovanni Paolo II è stata officiata a Cracovia dal card. Stanislaw Dziwisz, per quasi 40 anni segretario particolare del Papa polacco. “Possiamo parlare di una mistica specifica di Giovanni Paolo II - ha affermato il porporato -: si tratta della mistica dell'apostolato e del servizio, al centro della quale vi sono contemporaneamente le questioni dell'uomo e di Dio”. Il card. Dziwisz ha sottolineato che “la santità di Giovanni Paolo II si esprimeva attraverso una profonda unione con il Signore e, parallelamente, attraverso il servizio e la responsabilità per le sorti della Chiesa e del mondo”. Ha ricordato anche “quanto premeva a Giovanni Paolo II di non contrapporre fra loro la fede e la ragione” rilevando che “il Santo Padre ha lottato affinché la nostra civiltà sia la civiltà della vita, della santità e dell'inviolabilità della vita umana, dal concepimento alla morte naturale”. Riferendosi al particolare legame del Papa polacco con i giovani, il porporato ha rammentato che nei giovani Wojtyla “ha saputo scorgere la speranza della Chiesa che rinasce nelle generazioni che si susseguono, tutte iscritte nella storia della salvezza e dirette verso l'eternità”.
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