In Ucraina “l’era della democrazia e dello Stato di diritto è terminata” e la “rivoluzione arancione” sembra solo un lontano ricordo. Rebecca Harms e Daniel Cohn-Bendit, capigruppi dei Verdi all’Europarlamento, erano stati i primi, alcuni giorni fa, a lanciare l’allarme (con una lettera aperta indirizzata al presidente della Uefa, Michel Platini) sulla situazione nel Paese dell’est europeo che, assieme alla Polonia, dall’8 giugno al 1° luglio ospiterà i Campionati europei di calcio. Una nazione lacerata da forti divisioni interne e tornata recentemente sulle prime pagine dei giornali per la detenzione di Yulia Tymoschenko, condannata – dopo un processo che a molti era sembrato falsato – a sette anni di reclusione per abuso di potere. Ora la ex premier, ritenuta una delle bandiere dell’Ucraina post-sovietica, si trova in carcere, e da dieci giorni ha iniziato lo sciopero della fame per protestare contro il duro regime impostole; grazie a internet hanno fatto il giro del mondo le sue fotografie in cui mostra lividi su varie parti del corpo. Quale sia l’esatta situazione a Kiev è difficile da dire: il Paese è segnato da un ventennio di scontri politici, elezioni annullate, rivoluzioni di piazza, maggioranze governative sfaldatesi e ricomposte, ingerenze più o meno dirette di Mosca, ricatti all’Europa sulle forniture di gas... L’uomo forte al potere oggi è il discusso presidente Viktor Yanukovich che, sul possibile boicottaggio delle partite degli Europei, grida al complotto internazionale. Resta il fatto che attorno alla scricchiolante democrazia ucraina hanno cominciato a levarsi voci europee a tutela dei diritti e delle libertà fondamentali. La cancelliera tedesca Angela Merkel e il ministro degli interni Hans-Peter Friedrich hanno fatto sapere che potrebbero disertare le cerimonie ufficiali dei Campionati di football (anche se la partita inaugurale è in programma a Varsavia). Simili forme di “protesta” sono state annunciate da Praga e Vienna. Il ministro degli esteri italiano, Giulio Terzi, si è detto “preoccupato” per quanto accade a Kiev. La vice presidente della Commissione Ue e responsabile per la giustizia, Viviane Reding, ha scritto una lettera al presidente della Uefa, affermando: “I politici europei devono riflettere sull’opportunità di andare in Ucraina durante gli Europei di calcio”. Il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, ha comunicato, tramite una portavoce, che non sarà in Ucraina; lo stesso aveva fatto giorni fa il presidente tedesco Joachim Gauck. Harms e Cohn-Bendit, nella missiva già citata e indirizzata a Platini, sottolineano: “Eravamo entusiasti all’idea che questa competizione sportiva si svolgesse in Polonia e presso i nostri vicini dell’Ucraina”. La decisione era stata assunta nel 2007. “Era chiaro che il processo di democratizzazione e di apertura all’Unione dovesse essere sostenuto, così come questa decisione lasciava a intendere”. Ma ora, dopo l’esito delle elezioni presidenziali del 2010, dopo il caso della detenzione della Tymoschenko e della complessiva involuzione politica interna, Harms e Cohn-Bendit chiedono alla Uefa e alle Federazioni nazionali calcio un intervento pubblico, da rendere noto il giorno dell’apertura ufficiale del torneo. “A noi sembra inconcepibile il fatto di poter assistere a delle partite negli stadi di Kiev, Donec’k, Leopoli e Charkiv, mentre Yulia Tymoshenko resta in prigione e mentre le sono rifiutate cure mediche da dottori di cui lei possa fidarsi”. Torna dunque una riflessione pubblica – che nel tempo si è ripetuta più volte – sul rapporto tra sport, libertà fondamentali, diritti umani, istituto della democrazia. Il boicottaggio delle Olimpiadi di Mosca nel 1980 dopo l’invasione dell’Afghanistan restano l’episodio più clamoroso, ma certo non l’unico nella storia. Lo sport, inteso in senso decoubertiano, ha anche il grande compito di avvicinare gli uomini e i popoli, per promuovere la comprensione reciproca e la pace planetaria. Nel caso degli Europei di calcio (che la stessa Tymoshenko ha chiesto si possano disputare per la gioia degli ucraini e l’orgoglio del suo Paese) il pallone può aiutare la causa della libertà.
|