“Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Gesù insiste su questa caratteristica essenziale del vero pastore che è Lui stesso: quella del ‘dare la propria vita’”. Lo ha ricordato, stamattina, Benedetto XVI, nella messa durante la quale ha conferito l’ordinazione sacerdotale a 9 diaconi provenienti dai seminari diocesani, in occasione della Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. Otto sono sacerdoti per la diocesi di Roma. Insieme a loro è stato ordinato per la diocesi di Bui Chu anche il vietnamita Giuseppe Vu Van Hieu, formatosi anche lui nella Capitale, all’Almo Collegio Capranica.
Offrire la vita. Il donare la vita è “chiaramente il tratto qualificante del pastore così come Gesù lo interpreta in prima persona, secondo la volontà del Padre che lo ha mandato – ha chiarito il Papa -. La figura biblica del re-pastore, che comprende principalmente il compito di reggere il popolo di Dio, di tenerlo unito e guidarlo, tutta questa funzione regale si realizza pienamente in Gesù Cristo nella dimensione sacrificale, nell’offerta della vita”. Si realizza, in una parola, “nel mistero della Croce, cioè nel supremo atto di umiltà e di amore oblativo”.
Missione che coinvolge tutta la vita. In questa prospettiva, ha precisato il Pontefice, “orientano le formule del rito dell’ordinazione dei presbiteri, che stiamo celebrando. Ad esempio, tra le domande che riguardano gli ‘impegni degli eletti’, l’ultima, che ha un carattere culminante e in qualche modo sintetico, dice così: ‘Volete essere sempre più strettamente uniti a Cristo sommo sacerdote, che come vittima pura si è offerto al Padre per noi, consacrando voi stessi a Dio insieme con lui per la salvezza di tutti gli uomini?’”. Il sacerdote è infatti, ha sottolineato il Santo Padre, “colui che viene inserito in un modo singolare nel mistero del sacrificio di Cristo, con una unione personale a Lui, per prolungare la sua missione salvifica. Questa unione, che avviene grazie al sacramento dell’Ordine, chiede di diventare ‘sempre più stretta’ per la generosa corrispondenza del sacerdote stesso”. Per questo, ha detto Benedetto XVI rivolgendosi agli ordinandi, “tra poco voi risponderete a questa domanda dicendo: ‘Sì, con l’aiuto di Dio, lo voglio’”. Successivamente, nei riti esplicativi, ha affermato il Papa, “risalta con forza che, per il sacerdote, celebrare ogni giorno la santa messa non significa svolgere una funzione rituale, ma compiere una missione che coinvolge interamente e profondamente l’esistenza, in comunione con Cristo risorto che, nella sua Chiesa, continua ad attuare il Sacrificio redentore”.
La “via santa”. “Questa dimensione eucaristica-sacrificale - ha spiegato il Pontefice - è inseparabile da quella pastorale e ne costituisce il nucleo di verità e di forza salvifica, da cui dipende l’efficacia di ogni attività. Naturalmente non parliamo della efficacia soltanto sul piano psicologico o sociale, ma della fecondità vitale della presenza di Dio al livello umano profondo”. In realtà, “la stessa predicazione, le opere, i gesti di vario genere che la Chiesa compie con le sue molteplici iniziative, perderebbero la loro fecondità salvifica se venisse meno la celebrazione del sacrificio di Cristo”. E questa “è affidata ai sacerdoti ordinati”. In effetti, “il presbitero è chiamato a vivere in se stesso ciò che ha sperimentato Gesù in prima persona, cioè a darsi pienamente alla predicazione e alla guarigione dell’uomo da ogni male del corpo e dello spirito, e poi, alla fine, riassumere tutto nel gesto supremo del ‘dare la vita’ per gli uomini, gesto che trova la sua espressione sacramentale nell’Eucaristia, memoriale perpetuo della Pasqua di Gesù”. Dunque, “è solo attraverso questa ‘porta’ del sacrificio pasquale che gli uomini e le donne di tutti i tempi e luoghi possono entrare nella vita eterna; è attraverso questa ‘via santa’ che possono compiere l’esodo che li conduce alla ‘terra promessa’ della vera libertà, ai ‘pascoli erbosi’ della pace e della gioia senza fine”.
L’ora più preziosa. “Cari ordinandi – è stato l’auspicio del Santo Padre -, questa Parola di Dio illumini tutta la vostra vita. E quando il peso della croce si farà più pesante, sappiate che quella è l’ora più preziosa, per voi e per le persone a voi affidate: rinnovando con fede e con amore il vostro ‘sì, con l’aiuto di Dio lo voglio’, voi coopererete con Cristo, Sommo Sacerdote e Buon Pastore, a pascere le sue pecorelle – magari quella sola che si era smarrita, ma per la quale si fa grande festa in Cielo!”. “La Vergine Maria, Salus Populi Romani, vegli sempre su ciascuno di voi e sul vostro cammino”, ha concluso.
REGINA CÆLI Coltivare il giardino Giovani e vocazioni con un pensiero a Giuseppe Toniolo
Un invito a pregare “perché tutti i giovani siano attenti alla voce di Dio che interiormente parla al loro cuore e li chiama a distaccarsi da tutto per servire Lui”. Lo ha rivolto stamattina Benedetto XVI, guidando la recita del Regina Cæli da piazza San Pietro, nella Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni.
Far germogliare le vocazioni. “Il Signore – ha chiarito il Papa - chiama sempre, ma tante volte noi non ascoltiamo. Siamo distratti da molte cose, da altre voci più superficiali; e poi abbiamo paura di ascoltare la voce del Signore, perché pensiamo che possa toglierci la nostra libertà”. In realtà, “ognuno di noi è frutto dell’amore: certamente, l’amore dei genitori, ma, più profondamente, l’amore di Dio”. Per il Santo Padre, “nel momento in cui mi rendo conto di questo, la mia vita cambia: diventa una risposta a questo amore, più grande di ogni altro, e così si realizza pienamente la mia libertà”. Il Pontefice ha quindi esortato a pregare “per la Chiesa, per ogni comunità locale, perché sia come un giardino irrigato in cui possano germogliare e maturare tutti i semi di vocazione che Dio sparge in abbondanza. Preghiamo perché dappertutto si coltivi questo giardino, nella gioia di sentirsi tutti chiamati, nella varietà dei doni”. In particolare, “le famiglie siano il primo ambiente in cui si ‘respira’ l’amore di Dio”.
Due nuovi beati. Dopo il Regina Cæli il Papa ha rivolto un saluto speciale o ai pellegrini riuniti nella basilica di San Paolo fuori le Mura, dove stamani è stato proclamato beato Giuseppe Toniolo. “Vissuto tra il XIX e il XX secolo – ha ricordato il Santo Padre -, fu sposo e padre di sette figli, professore universitario ed educatore dei giovani, economista e sociologo, appassionato servitore della comunione nella Chiesa. Attuò gli insegnamenti dell’enciclica Rerum novarum del Papa Leone XIII; promosse l’Azione Cattolica, l’Università Cattolica del Sacro Cuore, le Settimane sociali dei cattolici italiani e un Istituto di diritto internazionale della pace”. Il suo messaggio è “di grande attualità, specialmente in questo tempo: il beato Toniolo indica la via del primato della persona umana e della solidarietà”. “Sempre oggi – ha aggiunto - a Coutances, in Francia, è stato beatificato anche il sacerdote Pierre-Adrien Toulorge, dell’Ordine Premostratense, vissuto nella seconda metà del secolo XVIII. Rendiamo grazie a Dio per questo luminoso ‘martire della verità’”. Infine un saluto ai partecipanti all’Incontro europeo degli studenti universitari, organizzato dalla diocesi di Roma nel primo anniversario della beatificazione di Giovanni Paolo II: “Cari giovani, proseguite con fiducia nel cammino della nuova evangelizzazione nelle Università. Domani sera mi unirò spiritualmente a voi, per la veglia che avrà luogo a Tor Vergata, presso la grande Croce della Giornata mondiale della gioventù del 2000. Grazie della vostra presenza!”.
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