Si svolge oggi e domani a Roma, presso la Pontificia Università della Santa Croce, un convegno su “Nullità matrimoniale e abusi nelle cause: come prevenire?”. Ne discuteranno docenti e studiosi di diritto canonico, tra cui il card. Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio per i testi Legislativi. Per illustrare i contenuti del convegno, Luigi Crimella per il Sir ha intervistato Carlos José Errázuriz, docente di diritto canonico alla Pontificia Università della Santa Croce.
Che peso ha il fenomeno degli abusi nelle cause di nullità matrimoniale nell’attività generale della Rota Romana? “La prevenzione degli abusi nelle cause di nullità matrimoniale è legata all’attività ordinaria della Rota Romana, nella misura in cui l’insieme delle decisioni di questo tribunale del Papa svolgono una funzione decisiva nell’unità degli indirizzi di tutti i Tribunali ecclesiastici sparsi per il mondo. Nel suo discorso alla Rota del 2008 Benedetto XVI diceva: ‘Auspico che si studino i mezzi opportuni per rendere la giurisprudenza rotale sempre più manifestamente unitaria, nonché effettivamente accessibile a tutti gli operatori della giustizia, in modo da trovare uniforme applicazione in tutti i Tribunali della Chiesa’. Anche nella soluzione dei singoli casi provenienti da tutto il mondo che arrivano in Rota Romana, spesso le sentenze correggono errori d’interpretazione delle norme legali o errori nella valutazione dei fatti, e questo è un contributo alla retta applicazione del diritto e un mezzo per evitare gli abusi”.
Cosa si deve intendere per “incapacità consensuale per il matrimonio”? “Secondo il principio di diritto naturale accolto dalla Chiesa ciò che causa l’unione matrimoniale è l’atto umano del consenso da parte di un uomo e di una donna che si danno e accettano reciprocamente come sposi. La capacità per un simile atto appartiene al patrimonio di qualsiasi persona umana che, avendo raggiunto la sufficiente maturità psicofisica, è normale, e cioè non è affetto di un’anomalia psichica grave che lo impedisca. La Chiesa, seguendo in ciò una convinzione basata sul buon senso, considera che l’incapacità consensuale costituisce un’eccezione, che come tale va accuratamente provata nei singoli casi. Altrimenti si offenderebbe la dignità dei contraenti, considerandoli privi del discernimento e della volontarietà che appartengono alla generalità delle persone”.
Giovanni Paolo II aveva affermato che “il moltiplicarsi esagerato delle dichiarazioni di nullità a motivo d’immaturità o debolezza psichica del contraente può suscitare scandalo”. Come intendere questa affermazione? “Giovanni Paolo II si riferiva alla considerazione dell’immaturità o debolezza psichica come vera incapacità consensuale: lo scandalo si basa in tal caso nel reputare come vere malattie psichiche dei limiti psicologici che sono presenti in ogni persona normale. Una questione diversa è quella di riconoscere che l’immaturità o debolezza che effettivamente colpiscono tanti giovani possano dar luogo non già a un disturbo psichico che renda incapace, bensì a degli atteggiamenti in contrasto con gli impegni fondamentali del matrimonio, determinando talvolta una vera assenza di volontà matrimoniale. Questo secondo problema è stato pure toccato di recente da Benedetto XVI, ribadendo che nell’ammissione alle nozze si deve fare molta attenzione a ciò che le coppie intendono e vogliono quando chiedono di sposarsi in Chiesa. In questo modo si può esercitare un’efficace prevenzione delle nullità matrimoniali per mancanza di vero consenso su un’unione fedele, indissolubile e aperta alla vita”.
Nella odierna tendenza a rinviare o addirittura a non considerare il matrimonio come traguardo esistenziale e vocazionale, che ruolo può svolgere la comunità cristiana per una formazione più efficace e sostanziale delle giovani coppie? “Il ruolo della comunità cristiana è senz’altro decisivo. In primo luogo, mediante il testimonio delle coppie cristiane che trasmettono ai propri figli un’immagine viva e realistica del matrimonio. Poi mediante il potenziamento di tutti i canali di formazione cristiana dei giovani in questo aspetto fondamentale: sono certamente molto importanti i corsi di preparazione immediata per le nozze, ma si devono attuare iniziative di preparazione remota, nelle parrocchie, nelle scuole, nei movimenti, all’interno delle stesse famiglie, ecc. Risulta anche molto importante l’aiuto ecclesiale alle coppie già sposate. In somma, bisogna non lasciarsi prendere dal pessimismo, facendo leva sulla capacità naturale per sposarsi e sulla grazia del Signore che sempre sostiene in questo cammino vocazionale”.
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