“Se compri una melagrana, comprala mentre ride, che il suo riso t’informi dei dolci semi! O benedetto riso quel riso cha dalla sua bocca mostra aperto il cuore, come perla nascosta nelle pieghe dell’anima”. Si è aperto ieri sera sull’eco delle parole del mistico musulmano Jallal Al-Dīn Rūmī il convegno “E Dio sorrise. Ironia e riso nella Bibbia”.? Che si conclude oggi a Firenze, promosso dall’associazione Biblia. Un incontro nato con l’intento non di “alleggerire più comodamente l’annuncio biblico, ma al contrario di valorizzarlo”, scoprendo le vasta gamma di significati del riso, attraverso le culture religiose che sulla Bibbia fondano la loro identità.
Un riso per tutti. L’incontro si è aperto con un confronto tra due mondi, quello greco e quello cristiano. Camillo Neri, docente in lingua e letteratura greca all’Università di Bologna, nel suo intervento “Si ride ad Atene e si piange a Gerusalemme?”, ha illustrato l’evoluzione del linguaggio ironico nel mondo greco. Il docente ha spiegato il significato della figura di Tersite, “un personaggio brutto e codardo”, che compare nel II libro dell’Iliade; “Deridere Tersite – ha detto Neri - diventa funzionale alla serissima stabilizzazione dei principi della democrazia, e la sua bruttezza legittimizza la fulgida bellezza degli eroi greci”. Per questo “il riso nella cultura greca è funzionale, cementifica la comunità: è il riso degli integrati a chi non è integrato”. Con un excursus attraverso le varie età della cultura greca, Neri ha parlato del riso e delle sue interpretazioni. Alla base di queste, però, c’è sempre la “eironeìa”, parola dal significato ignoto che “definisce l’azione di dimostrare la finzione di chi pretende di sapere più di quel che sa”. “È l’ironia di Socrate – chiarisce Neri – mezzo privilegiato per scoprire la verità, per fare domande, indagare le cose”. Ma il carattere aggressivo dell’ironia greca è, secondo Neri “una delle cause del rapporto problematico tra l’ironia e la Bibbia”. È però il teatro – spiega il docente - l’elemento che più distanzia la Grecia dalla Bibbia, per quella virtualità deresponsabilizzante della ripetizione che appare così lontana dalla verità”. “Quello che ci auguriamo oggi – ha concluso Neri - è un riso che sospenda almeno l’immediatezza della storia, un riso che faccia ridere tutti e non tutti meno uno”.
Metamorfosi dei valori. Nel corso del convegno si è ribadito come l’ironia sia tradizionalmente elemento più prossimo alla cultura ebraica che non a quella cristiana. Daniele Garrone della Facoltà Valdese di teologia di Roma, nel suo intervento “Ridere e irridere nella Bibbia ebraica”, ha illustrato vari esempi dello humor ebraico: i molti giochi di parole, o il paradosso di alcuni nomi, come quello scelto per Ehud, nell’episodio narrato in “Giudici”, designato da Dio a governare Israele: “figlio della destra” ma mancino. Secondo don Roberto Vignolo della Facoltà teologica dell’Italia settentrionale, “La verità salvifica della Bibbia è tutta intrinsecamente ironica”. Ironia, spiega il sacerdote, intesa come “rovesciamento delle prospettive, che richiede intelligenza prima che fede”. “L’evento su cui gira tutto il Nuovo Testamento è il logos che si fa carne. Una realtà – ha detto Vignolo - che, vista alla luce del libro di Isaia in cui si afferma la caducità della vita umana in confronto all’eternità della Parola di Dio, appare fortemente ironica in quanto metamorfosi dei valori”. Ironia, ha concluso, è infatti “imparare a stare dentro le differenze”. “Extra ironiam nulla salus”.
Il sorriso di Sara. “Motivo di lieto riso mi ha dato Dio: chiunque lo saprà sorriderà di me!”. Sara, moglie di Abramo, alla notizia che darà alla luce un figlio in tarda età, ride. E il nome Isacco significa proprio “colui che ride”. Il sorriso di Sara, secondo il biblista Paolo De Benedetti, intervenuto al convegno sul tema “Dalla Bibbia fiorisce il sorriso sulle labbra degli ebrei”, è “il punto da cui parte la storia della salvezza”: un sorriso che “dà vita alla discendenza che porta alla salvezza”. De Benedetti ha letto diversi brani dalla Bibbia ebraica in cui si scoprono “le labbra con cui Dio sorride, organo presupposto con il quale Dio si rivolge a noi, i Suoi prossimi”. “Il sorriso – ha concluso lo studioso – è una rivelazione dell’anima, un incontro tra io e tu che è imitazione di Dio”. La Bibbia nel telecomando. Ma come la cultura protestante ha affrontato la Bibbia? Ne ha parlato Paolo Naso, docente in scienze storico-religiose alla “Sapienza” di Roma, il quale ha presentato una cultura americana nella quale “la religione è parte integrante dello stile di vita”. Partendo dalle atmosfere puritane di Mark Twain e dal “fondamentalismo biblico” di Charles Shulz, passando per Woody Allen e film come “The bleus brothers” e “Sister act”, fino ad arrivare alla “irriverente religiosità” dei “Simpson’s”, Naso ha parlato di “una cultura biblica diffusa” nella cultura protestante, nella quale “la Bibbia è patrimonio condiviso, codice narrativo popolare, presente in tutte le case, nel comodino come nel telecomando: talmente frequentato che senza non ci sarebbe narrazione”. Un libro che è “divertente compagno di viaggio, ispiratore di avventure”, e testo fondante di una cultura che affigge all’entrata delle sue chiese la scritta “Qui non è permesso entrare ai perfetti”.
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