È un lusso occuparsi di Internet e delle sue concrete applicazioni in un’era di crisi economica, di conflitti locali e di tensioni internazionali, di "sfide etiche" e di diritti violati? Probabilmente no. Anzitutto perché Internet fa parte, a pieno titolo, della nostra epoca ed è uno strumento - un mezzo, dunque, non un fine! - che influisce, nel bene e nel male, sulla vita quotidiana di miliardi di persone. Per cui mentre lo sguardo resta prevalentemente rivolto alla disoccupazione o alla situazione in Siria, Pakistan e Sudan, può risultare utile avviare una riflessione sul web e sui suoi sviluppi nel prossimo futuro, con la certezza che essi ricadranno sull’esistenza di un’infinità di individui e, potenzialmente, sull’intera umanità. Così la Commissione europea lancia una "consultazione pubblica" (così si dice nel gergo comunitario) per comprendere quali possibili applicazioni pratiche avrà in futuro l’"Internet delle cose", per sfruttarne da un lato tutte le potenzialità e per prevederne e se possibile contenerne, dall’altro, le minacce alla salute, alla privacy, alla sicurezza dei cittadini Ue. Qualche esempio fornito dall’Esecutivo di Bruxelles può chiarire la posta in gioco, quando si parla di dispositivi portatili per inviare a una centrale i dati medici aggiornati dei pazienti assistiti a distanza; di sensori posizionati in casa per informare le persone assenti, tramite lo smartphone, dello stato delle porte e delle finestre o del gas dei fornelli o del contenuto del frigorifero; di automobili che indicano all’autista una deviazione per evitare un ingorgo… Non è un futuro immaginario, da film hollywoodiano: "Oggi il comune cittadino possiede almeno 2 oggetti collegati a internet, che nelle previsioni saliranno a 7 entro il 2015 - afferma la Commissione -, per un totale di 25 miliardi di dispositivi collegati con connessione senza fili nel mondo". Oltre a pc e affini o telefoni, si potrebbero collegare oggetti di uso quotidiano come automezzi, elettrodomestici, "persino vestiti e alimenti". È l’"internet delle cose" (IoT nella sigla inglese, Internet of Things), sviluppo prevedibile dell’agenda digitale. Pertanto la Commissione Barroso dichiara la decisione di elaborare, entro il 2013, "un quadro che permetta di sfruttare le potenzialità dello IoT in termini di benefici economici e sociali, garantendo nel contempo un livello adeguato di controllo dei dispositivi che rilevano, elaborano e conservano informazioni". La consultazione pubblica - che, come di consuetudine, si svolge on line mediante il sito dell’istituzione Ue - vorrebbe raccogliere indicazioni, suggerimenti, progetti, esperienze da parte di tutti i soggetti interessati, ossia ricercatori scientifici, docenti universitari, decisori politici, imprese, ma anche educatori, associazioni, famiglie, e proseguirà fino al 12 luglio 2012. Neelie Kroes, vicepresidente della Commissione europea e responsabile dell’Agenda digitale, il 13 aprile ha dichiarato con una certa enfasi: "L’Internet delle cose, che incorpora l’intelligenza negli oggetti di uso quotidiano, è la prossima grande invenzione. È mia intenzione promuovere uno IoT che sia funzionale ai nostri obiettivi economici e sociali e nel contempo garantisca la sicurezza e rispetti la vita privata e i valori etici". Un impegno non da poco, se si considera che la "rete delle reti" già oggi invade, spesso in maniera virtuosa, l’esistenza di ogni giorno (almeno nei Paesi ricchi e nelle case che si possono permettere un computer, un telefonino, un tablet e una connessione veloce). Internet ha trasformato tanti aspetti del vivere comune, ha mutato il modo di produrre e di vendere beni, di accumulare e investire capitali, di istruirsi e istruire, di divertirsi e aggiornarsi, e, più complessivamente, ha rivoluzionato le modalità e i linguaggi comunicativi. Con ricadute evidenti sui costumi, sulle relazioni interpersonali - pensiamo ai social network -, sul modo di restare informati circa la cronaca di ogni giorno (la concorrenza dei siti web alla carta stampata e alla tv è sotto gli occhi di ciascuno). Dunque la consultazione Ue andrebbe presa con le dovute attenzioni, sia nella fase di raccolta delle idee sia in quella, successiva, di eventuale elaborazione di risposte legislative o progettuali.
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