Rievocando il carattere gioviale di mons. Boccaccio, mons. Spreafico ha osservato che questo gli ha consentito di comunicare la bellezza e la gioia della vita cristiana, impegnata, ma non ripiegata su se stessa, serena e non triste. Don Salvatore ha vissuto questo spirito evangelico nelle diocesi in cui ha svolto il suo ministero episcopale, da Roma come ausiliare a Sabina Poggio Mirteto e infine in mezzo a noi e la gente gli stava a cuore. E tutti possiamo testimoniare che è stato un vescovo buono ha detto ancora mons. Spreafico sottolineandone la gratuità dellamore che si mostrava soprattutto in costante sensibilità e preoccupazione per i deboli e i poveri. Due i grandi amori coltivati da mons. Boccaccio, ha osservato il cardinale vicario di Roma Agostino Vallini, che ha presieduto la celebrazione: la comunione presbiterale espressa nell‘amicizia e nella fraternità tra i sacerdoti, quale sostegno vicendevole e segno credibile del ministero e una profonda e tenera devozione alla Madonna, venerata soprattutto sotto il titolo di Madonna della Fiducia.
In un mondo che ci abitua a confidare solo in noi stessi e nellopera delle nostre mani, e crea egoismo e divisione insieme a tante paure, il nostro vescovo ci aiuta a capire il grande valore di una vita con il Signore spesa per il bene del prossimo. E un passaggio dellomelia che mons. Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone - Veroli - Ferentino, ha tenuto questo pomeriggio nella cattedrale di Frosinone, durante i funerali del suo predecessore mons. Salvatore Boccaccio, morto sabato mattina dopo una lunga malattia. Richiamandone il motto in manus tuas, mons. Spreafico ha aggiunto che oggi don Salvatore dal cielo ci affida le sue parole che diventano per noi tutti la preghiera con cui lo accompagniamo nel suo passaggio da questo mondo al Padre, e insieme sono una proposta di vita: metterci nelle mani del Signore per essere testimoni del suo amore e audaci missionari del suo Vangelo. Lincontro con Monsignor Giaquinta, fondatore della Pro Sanctitate, permise a don Salvatore di rendere più concreta la tensione a quella santità di vita, a cui aspirava - ha rammentato mons. Spreafico -. Don Salvatore in questo radicamento spirituale ha saputo tenere unita la fermezza della tradizione della Chiesa alla pienezza della misericordia (segue)
Si tratta, osserva mons. Ravasi, di un linguaggio che sappia anche ricorrere alle categorie deboli di questa cultura, ma ne induca altre forti, quasi come una spina nel fianco, una provocazione nella mente. Fuor di metafora, è necessario procedere verso la proposta di alcuni contenuti radicali che riescano ad artigliare la coscienza intorpidita, anche se per un istante, aprendole una ferita. Intendiamo riferirci - ha chiarito il presidente del Pontificio Consiglio della cultura - ai cosiddetti temi ultimi, che inesorabilmente attraversano l‘esistenza di tutti: la vita e la morte, il dolore e il male, l‘amore e il tradimento, il mistero e la trascendenza, la verità e il falso, la prevaricazione dell‘ingiustizia e la solidarietà, il mondo con le sue bellezze, i suoi segreti e la sua tutela, e infine come apice lo Spirito, Dio, il Vangelo. È, quindi, necessario, a giudizio del presule, ritornare alle grandi narrazioni, ai simboli capitali, sconti, pur nella lievità e chiarezza della comunicazione contemporanea. Accanto a questo vero e proprio attacco, che ‘incida ferite nei campi dell‘abitudine tipica dell‘incredulo, per usare un‘espressione suggestiva della poetessa ebrea tedesca Nelly Sachs, occorre non abbandonare neanche l‘orizzonte delle realtà ‘penultime, conclude mons. Ravasi.
Un conto è avere a che fare con la notte dello spirito dell‘ateo o del credente (alla Giovanni della Croce o alla Meister Eckhart o alla Angelo Silesio) e un conto è avere a che fare con quella che già il filosofo Martin Heidegger, nei Sentieri interrotti, chiamava ‘il tempo della notte del mondo, ossia il tempo della povertà del mondo, quella di non riconoscere più la mancanza di Dio come mancanza. Ed è purtroppo questa la dominante della non credenza nell‘attuale mondo secolarizzato: anche mons. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura, entra nel dibattito suscitato dallomelia del Papa a Pompei sullanticlericalismo. Quale strategia - si domanda il presule - sia da adottare di fronte a una simile temperie culturale grigia è piuttosto difficile da programmare. Certo è che le Chiese non devono rassegnarsi a inseguire questa deriva, scegliendo la strada dell‘adattamento, riducendo la religiosità a una spiritualità debole e inoffensiva, che si accontenti del minimo, sia pure con la continua consapevolezza che non si deve spegnere la fiammella vacillante. È, invece, da calibrare innanzitutto un linguaggio che sia percepibile a queste orecchie ostruite dai rumori di fondo della società, dal brusio informatico, dalla distrazione superficiale. (segue)
La questione più urgente per le famiglie italiane non è comprare una nuova automobile o un frigorifero, ma arrivare alla quarta settimana. A meno di non puntare alla loro rottamazione. Così il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero commenta la scelta del governo di favorire con agevolazioni fiscali il mondo dell‘industria, rimandando a data da destinarsi gli interventi promessi e annunciati a favore delle famiglie italiane, e operando per giunta un taglio del 32% al Fondo Famiglia per il 2009. La risposta alla crisi finanziaria non può andare solo in direzione delle banche e delle imprese, afferma Olivero, che apprezza a questo proposito le parole del governatore di Bankitalia Draghi. Per Olivero è urgente e necessario un intervento straordinario per sostenere le famiglie, un segnale di svolta per iniettare fiducia nella società. E‘ tempo di agire sulla leva fiscale con l‘introduzione graduale del quoziente familiare, applicando il nuovo sistema al di sotto di un tetto massimo di 30-40mila euro di reddito familiare, favorendo così i nuclei meno agiati. Cambiano le stagioni - conclude il presidente Acli - si alternano le maggioranze, ma il terreno delle politiche familiari rimane un deserto: nessun disegno organico, nessun intervento fiscale pensato a misura di chi cresce dei figli.
Domani 22 ottobre, in occasione del 30° anniversario dellinizio del ministero petrino di Giovanni Paolo II, verranno inaugurati i nuovi locali della cappellania universitaria dellUniversità Roma Tre. Due i momenti della cerimonia: alle ore 16 presso il Pontificio Oratorio San Paolo (Viale San Paolo, 12) e alle 17 presso la parrocchia Regina degli apostoli-cappella San Timoteo (Via Alessandro Severo, 52). Presiederà il rito della benedizione mons. Lorenzo Leuzzi, direttore dellUfficio per la pastorale universitaria del vicariato di Roma.
I vescovi africani vogliono più visibilità mediatica e rilevanza a livello continentale ed internazionale. E una delle raccomandazioni emerse dalla recente riunione del consiglio permanente del Secam, il Simposio delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar, che ha sede ad Accra, in Ghana e riunisce i vescovi di tutto il continente africano. I vescovi rendono noto, al termine dellincontro, che la prossima assemblea plenaria si svolgerà a Roma, dal 27 settembre al 3 ottobre 2009, visto che dal 4 ottobre al 25 ottobre 2009 saranno poi impegnati in Vaticano nei lavori del secondo Sinodo sullAfrica, sul tema: La Chiesa in Africa al servizio della riconciliazione, la giustizia e la pace. Il prossimo mese, dal 19 al 23 novembre, rappresentanti dei vescovi africani ed europei (in collaborazione con il Consiglio delle Conferenze episcopali europee), si incontreranno invece a Liverpool (Gran Bretagna), per un seminario sul tema delle migrazioni. Lanno scorso si erano riuniti ad Elmina, in Ghana, per parlare e prendere posizione sulle nuove forme di schiavitù nel mondo.
Gli italiani hanno sempre maggiore consapevolezza nei confronti delle cure palliative. A rivelarlo è una ricerca dellIstituto Ipsos, commissionata dalla Federazione delle cure palliative (Fedcp), resa nota oggi nellambito della presentazione del XV congresso nazionale della Società italiana di cure palliative che si terrà a Taormina dal prossimo 3 novembre. Il 22% della popolazione ha definito correttamente cosa sono e cosa riguardano le cure palliative (trattamento di pazienti affetti da patologie evolutive irreversibili attraverso il controllo dei sintomi e delle alterazioni psicofisiche più che della patologia che ne è la causa), anche in questo caso una crescita rispetto al 16% del 2000. Lerrore più frequente è quello di confondere le cure palliative con quelle omeopatiche (21%). Ancora basso, invece, il livello di conoscenza del modello di organizzazione multidisciplinare, noto solo al 24%. Alta la preferenza per lassistenza domiciliare (70%) rispetto allhospice (24%). E proprio questa è la prossima sfida secondo il presidente della Società italiana di cure palliative Giovanni Zaninetta: Avere livelli essenziali di assistenza su tutto il territorio ci può consentire di offrire uno standard di cura alto a tutti i pazienti che ne hanno bisogno, declinato in ciascun contesto regionale.
Non possiamo immaginare - ha aggiunto - unEuropa chiusa in se stessa quando la sua cultura si è costruita nei secoli anche grazie allincontro con il Mediterraneo. In questi giorni - ha proseguito Martin Affolderbach, delle Chiese evangeliche di Germania - musulmani e cristiani stanno riflettendo insieme sul loro essere cittadini dEuropa e allo stesso tempo uomini di fede. Da domani i partecipanti (18 delle comunità islamiche di vari paesi dEuropa e 22 di tutte le confessioni cristiane) lavoreranno in piccoli gruppi di riflessione sul ruolo delle religioni in una società secolarizza, sulla promozione del rispetto nelleducazione delle giovani generazioni e su come costruire ponti tra le comunità. Caratteristica dellincontro - ha detto Franco Bertame, responsabile della più piccola comunità islamica di Europa, quella del Lussemburgo che conta 2 mila musulmani - è la possibilità non di parlare gli uni degli altri ma di parlare con laltro. Ed ha aggiunto: per lIslam non si sono alternative: al silenzio occorre preferire il dialogo.
(M.Chiara Biagioni, inviata Sir a Bruxelles/ Malines) - LEuropa deve dire al resto del mondo che la riconciliazione e la pace sono possibili. Per questo la collaborazione tra i cristiani e i musulmani in Europa è assolutamente necessaria. Lo ha detto il card. Jean Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux e vice presidente del Ccee, spiegando ai giornalisti le ragioni che hanno spinto il Consiglio delle Conferenze episcopali europee e la Conferenza delle Chiese dEuropa a promuovere a Bruxelles una Conferenza cristiano-musulmana. Noi crediamo - ha detto larcivescovo - che lEuropa sia più di unavventura economica. Crediamo che sia un progetto spirituale storicamente legata ad un desiderio di riconciliazione dopo due guerre mondiali. Al cuore di questo progetto sta quindi la convinzione che la guerra non risolve niente e complica solo i problemi. Il progetto europeo dimostra che le animosità storiche possono essere superate e che la riconciliazione e la pace sono possibili. Questo è il messaggio che lEuropa deve dare al mondo. Un messaggio di riconciliazione. Jean Arnold De Clermont ha ricordato ai giornalisti che la conferenza di Bruxelles si svolge nellanno dedicato dal Consiglio dEuropa al dialogo interculturale e per noi - ha aggiunto - è impossibile comprendere la cultura europea senza dare lo spazio necessario alla spiritualità, perché riteniamo che le religioni siano portatrici di questioni fondamentali legate al senso della vita e delluomo. (segue)
Riferendosi alle missioni italiane di peace keeping, il generale sottolinea che essere operatori di pace diventa un gesto universale, che non può essere disconosciuto dalle religioni con le quali veniamo in contatto operando nei vari teatri all‘estero. Altro contributo dei cappellani riguarda la formazione e la preparazione del personale destinato ad operare nei contesti che presentano specifiche sensibilità sul piano socio-culturale e confessionale. E unesigenza legata alle situazioni che si verificano in zona di operazioni, laddove i contingenti devono sapersi relazionare e interagire con autorità religiose locali e con popolazioni caratterizzate da culture e tradizioni diverse. Si tratta di arricchire la già nota e peculiare attitudine del militare italiano ad affrontare situazioni - anche difficili - che normalmente si riscontrano nelle missioni per la costruzione della pace, laddove, oltre al background professionale più operativo, è importante possedere anche altre qualità quali la capacità di dialogare, di capire, di rispettare, la sensibilità per tradizioni e culture diverse, senza irrigidirsi su posizioni eccessivamente e inutilmente intransigenti. Tutte qualità - conclude - che in queste missioni si dimostrano di estrema importanza ed efficacia tanto che hanno portato molti addetti ai lavori a definirla come la via italiana al peace keeping.
Tutti possono essere testimoni veri, ‘operativi dell‘annuncio evangelico. A voi Cappellani sta il compito di dare un senso, tradurre in codici non solo laici ma anche dì consapevolezza spirituale i comportamenti e le sensibilità dei nostri militari. E quanto scrive il generale, Capo di Stato maggiore della Difesa, Vincenzo Camporini, in un messaggio inviato allarcivescovo ordinario militare per lItalia, mons. Vincenzo Pelvi in occasione della settimana di aggiornamento dei cappellani militari che si è aperto ieri sera ad Assisi (fino al 23) sul tema Annuncio del Vangelo e mondo militare. Nel testo il Capo di Stato maggiore afferma che lapparente antinomia dell‘essere militari ed annunciare il Vangelo diventa un‘opportunità, una ricchezza e, nell‘ambito delle missioni di peacekeeping che caratterizzano la nostra attuale realtà, significa essere testimoni dei propri valori ed essere consapevoli che la componente umana, la sua sensibilità e il suo agire costituisce il focus dello strumento militare e della sua organizzazione. (segue)
Si chiama "Cittadini del Mondo" il progetto lanciato nelle scorse settimane dalla diocesi di Foligno per studenti delle superiori, con due aree di studio e impegno: "Salvaguardia del Creato" e "La comunicazione interpersonale e mediale". Nei primi mesi di lavoro gli studenti assisteranno a film didattici in classe sul tema della sobrietà e terranno incontri sulla comunicazione con una docente di psicologia generale. Passeranno poi allo sviluppo della parte realizzativa: per il tema "sobrietà" coi linguaggi dell‘arte quali pittura, poesia, video, foto, creazioni manuali, murales (da gennaio a marzo); per il settore comunicazione terranno dei "festival" aperti alla cittadinanza con risvolti per l‘arte, la musica, il canto, la moda, l‘intercultura e il turismo. Visiteranno quindi gli studi Rai di Roma, incontrando operatori della comunicazione e discutendo con loro dei temi e delle modalità della comunicazione oggi. L‘iniziativa di Foligno si inquadra nell‘impegno più vasto messo in campo dalla Conferenza episcopale umbra che il 20 settembre scorso ha promosso la "III° Giornata regionale per la Salvaguardia del Creato" a Spello, presenti vari ospiti tra cui alcuni vescovi della regione, Arturo Paoli che è un Piccolo fratello del Vangelo, l‘economista Stefano Zamagni ed esponenti delle Chiese ortodossa e protestante.
Si parlerà del popolo Romanì al prossimo incontro di Genitori & Figli (28 ottobre, corso Trapani, ore 21) organizzato a Torino dalla Fabbrica delle E del Gruppo Abele. Atti di violenza, sgombero dei campi, schedatura, episodi di cronaca nera hanno inondato lopinione pubblica sul popolo Romanì, definito in termini dispregiativi popolo Zingaro - si legge in una nota -. Ma chi sono veramente i Romanì? Cosa cè dietro i pregiudizi e la paura che molte persone hanno di loro? E possibile una convivenza? Come ne parliamo ai nostri figli? Interverrà don Virginio Colmegna, presidente della Casa della Carità di Milano, che da molti anni lavora sul campo ed ha promosso il Patto di socialità e legalità, uno strumento di relazione sociale e mediazione culturale. Propone la condivisione di regole discusse ed elaborate insieme, nel rispetto delle differenze culturali e della dignità della persona. Attraverso il Patto si sviluppano progetti come inserimenti occupazionali, formazione al lavoro, autonomia abitativa, integrazione scolastica, emancipazione delle donne, apprendimento della lingua italiana, tutela legale e sanitaria. Il lavoro viene svolto con circa mille rom allinterno del Villaggio solidale al Ceas-Parco Lambro, nelle aree comunali di via Triboniano e via Idro e presso la Casa della carità. Percorsi di integrazione che anche a Torino si stanno sperimentando.
Stanno visitando la città di Strasburgo, capitale dEuropa, e la sede dellAssemblea Ue i 300 giovani provenienti da numerose regioni italiane: si tratta dei vincitori del concorso intitolato Europa e diritti umani. Noi giovani protagonisti, promosso come ogni anno dal Movimento per la vita in collaborazione con il Forum delle associazioni familiari. I giovani rappresentano oltre ventimila studenti delle superiori e delle università che nei mesi scorsi hanno riflettuto su questo tema, spiega leurodeputato Carlo Casini, presidente Mpv. La visita alle sedi comunitarie prevede di assistere a una sessione dei lavori dellEurocamera, la partecipazione a un dibattito presso il Consiglio dEuropa e una messa nella cattedrale di Strasburgo, che verrà officiata domani mattina da mons. Aldo Giordano, osservatore permanente della Santa Sede presso il CdE. Questa premiazione - chiarisce Casini - giunge allapprossimarsi di due eventi particolarmente significativi: il 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti delluomo, che cade il prossimo 10 dicembre, e le elezioni europee nella prossima primavera, le prime dopo la firma del trattato di Lisbona che vorrebbe dare un nuovo assetto costituzionale allUe.
Sei italiani su dieci si dichiarano favorevoli a devolvere una somma di denaro a favore dei sacerdoti, eppure le offerte (16,4 milioni di euro) si fermano al 2,9% del fabbisogno complessivo. Il sostentamento dei 36.338 sacerdoti diocesani viene dunque coperto per il 60,2% proprio dai fondi dell‘8 per mille, con 335 milioni di euro; il resto deriva da remunerazioni, stipendi e pensioni personali (20,4%), remunerazioni da parrocchie (8,7%) e redditi dei patrimoni diocesani (7,8%). Il motivo della ridotta incidenza delle offerte per il sostentamento del clero, secondo il sociologo Luca Diotallevi, risiede nel fatto che "da parte dei sacerdoti vi è una certa difficoltà ad affrontare senza pudori il tema del loro sostentamento". Diotallevi ha riconosciuto come in Italia la parrocchia sia attiva, ma ha anche messo in guardia dal rischio di cadere in un "modello familistico che mal si concilia con questo sistema", dove il parroco è visto come un padre e "a lui si delega ogni responsabilità". A queste sollecitazioni hanno replicato gli incaricati diocesani presenti, sottolineando l‘esigenza di sviluppare sempre più, anche a livello parrocchiale, l‘ecclesiologia conciliare, superando il campanilismo talora presente e considerando la parrocchia "non solo come una famiglia, ma come una famiglia tra famiglie".
Una lente dingrandimento su diocesi e parrocchie. Lhanno proposta, oggi a Roma, Arianna Trettel e Luca Diotallevi, affrontando il tema del «sovvenire» nella dimensione economica della vita della parrocchia al convegno nazionale degli incaricati diocesani per il sostegno economico alla Chiesa cattolica. Nel 2007 le diocesi italiane hanno ricevuto direttamente dalla Cei oltre 585 milioni di euro dei fondi dell8 per mille assegnati alla Chiesa cattolica per quellanno (che complessivamente ammontano a 991 milioni di euro, ndr), ha spiegato Arianna Trettel, addetta al settore studi e ricerche del servizio Cei per la promozione. A tale somma vanno aggiunti i contributi per i beni culturali e ledilizia di culto, di cui non è possibile avere ripartizioni ma che, comunque, vanno sul territorio. Oltre la metà dell8 per mille che giunge alle diocesi (57,3%) serve per il sostentamento del clero; il resto va per opere di culto e pastorale e per la carità. Andando a cercare casi virtuosi nel territorio ci siamo imbattuti in innumerevoli esperienze positive - spiega Trettel - soprattutto per quanto riguarda la trasparenza nelle gestioni economiche; daltra parte cè da rilevare che, nonostante la sensibilità degli italiani sul tema del sostentamento del clero, cè ancora una scarsa conoscenza su come fare unofferta. (segue)
Chiarire le norme sulla competenza giurisdizionale in materia di divorzi extranazionali, ma anche tutelare la prole. Sono tra gli obiettivi che si propone una proposta della Commissione riguardante i casi di conclusione del rapporto matrimoniale fra persone di diversa nazionalità, allinterno dellUe e oltre i confini comunitari. Il Parlamento Ue ha oggi approvato ad ampia maggioranza tale iniziativa (522 voti favorevoli, 89 no, 35 astensioni), aprendo la strada - come ha spiegato la relatrice tedesca Evelyne Gebhardt - a una normativa più chiara e completa. Ogni anno nellUe sono 170mila le situazione di crisi fra coppie a passaporto misto. Spesso ad aggravare la situazione si aprono conflitti sullaffidamento dei figli. La posizione dellEsecutivo tende a garantire che i coniugi assumano una decisione in modo consapevole. Lintento è giungere almeno alla designazione di comune accordo del foro cui rivolgersi, scelto tra varie possibilità: lo Stato di uno dei due coniugi, quello in cui avevano la residenza abituale, quello in cui è stata presentata la domanda oppure dove è stato celebrato il matrimonio. La relatrice ha ricordato che il Parlamento è solo consultato su questa proposta, mentre in Consiglio è richiesta lunanimità.
Nuova veste grafica ed editoriale per Mondo e Missione, il mensile del Pontificio istituto missioni estere (Pime). Impostata su 84 pagine, la rivista spazia su temi legati allannuncio missionario, al dialogo tra le religioni e su tutto quanto si muove nelle società di Asia, Africa e America Latina. Ogni mese sedici pagine vengono dedicate a un tema monografico. Tra le novità, alcune rubriche: Croce del Sud è tenuta dal cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa e presidente di Caritas Internationalis. Economia canaglia è curata da Loretta Napoleoni, studiosa nota per la sua competenza sulle zone dombra delleconomia globale. Capo di Buona Speranza, a firma di Eyoum Nguangué, giornalista camerunese, propone invece ogni mese una buona notizia dallAfrica. Mondo in casa è invece il titolo di una nuova sezione con recensioni librarie, iniziative culturali e rubriche originali, come Biutiful cauntri, di Randa Ghazy, scrittrice italiana di origine egiziana. Sul nuovo sito www.missionline.org, autonomo e complementare al cartaceo, vi sono tanti materiali disponibili on line. Ad esempio una finestra sempre aperta sulla situazione dei cristiani dellIndia. Oggi un giornalista indiano racconta al settimanale indiano Outlook la sua conversione al cristianesimo.
LItalia è il Paese che in Europa investe la minor percentuale del Pil per la famiglia. Nonostante le promesse elettorali non è stato dato seguito al milione e duecentomila cittadini che avevano chiesto lintroduzione delle deduzioni. Come se ciò non bastasse ora assistiamo nel silenzio generale anche al taglio del 32% del Fondo per la famiglia. Il che significa che nel 2009 non ci sarà neppure un euro per i consultori familiari, per le famiglie numerose e per gli assistenti familiari. Ad affermarlo Giovanni Giacobbe, presidente del Forum delle associazioni familiari, che sottolinea la schizofrenia di un Paese tutto teso alla disperata ricerca di un motore di rilancio e che mortifica ed umilia lunica possibile fonte di sviluppo stabile ed organico: la famiglia. Per Giacobbe la rottamazione di auto e frigoriferi è un pannicello caldo che di certo non incide nel sistema economico. Solo investendo sulla famiglia il Paese investe sul suo futuro e solo i sostegni alla famiglia tornano allintera società con gli interessi. Lo ha capito la Germania - - conclude - che nonostante una crisi ancor più dura della nostra ha scelto di investire sulla famiglia e sul traino che una famiglia in salute può rappresentare per tutta leconomia.
Inoltre, denunciano le due organizzazioni, molti condannati a morte non possono presentare appello perché i loro fascicoli processuali sono andati persi; spesso i prigionieri sono costretti ad assistere alle esecuzioni e, dopo unimpiccagione, vengono obbligati a pulire il cappio; nonostante i divieti del diritto internazionale, almeno 40 prigionieri in attesa dellesecuzione avevano tra 13 e 17 anni al momento del presunto reato. La legge nigeriana - aggiunge Chino Obiagwu, coordinatore nazionale di Ledap -. prevede che una confessione estorta sotto pressione, minacce o tortura non possa essere usata come prova in tribunale. I giudici sanno che ce un vasto ricorso alla tortura da parte della polizia, eppure continuano a infliggere condanne basate sulle confessioni, mandando incontro alla morte molti possibili innocenti. Alla fine di febbraio, nei bracci della morte della Nigeria si trovavano 736 persone, di cui almeno 40 minorenni allepoca del presunto reato. Il 55% delle condanne a morte si riferisce a omicidio, il 38% a rapina a mano armata, l8% a furto. Il 47% dei prigionieri è in attesa dellesito dellappello, un altro 41% cento non ha mai presentato un appello. Le esecuzioni in Nigeria sono avvolte dal segreto. Il governo non segnala ufficialmente esecuzioni dal 2002 sebbene sia emerso che almeno 7 prigionieri siano stati messi a morte nel 2006.
In Nigeria centinaia di persone in attesa dellesecuzione non hanno ricevuto un processo equo e potrebbero dunque essere innocenti. A denunciare oggi un campionario di fallimenti del sistema giudiziario nigeriano, dominato da corruzione, negligenza e una quasi criminale mancanza di risorse è un rapporto redatto da Amnesty international in collaborazione con Legal defence and assistance project (Ledap), unorganizzazione legale nigeriana che promuove pratiche di buon governo e il primato della legge nel Paese. E davvero orribile immaginare quante persone innocenti siano già state e potrebbero ancora essere messe a morte - afferma Aster van Kregten, ricercatrice di Amnesty International sulla Nigeria -. Il sistema giudiziario è pieno di lacune che possono avere effetti devastanti e, nel caso dei reati capitali, conseguenze mortali e irreversibili. Tra le conclusioni più preoccupanti del rapporto di Amnesty International e Ledap: la maggior parte delle condanne a morte si basa unicamente su confessioni e queste sono spesso estorte con la tortura; sebbene proibita, la polizia pratica quotidianamente la tortura e quasi l80 per cento della popolazione carceraria ha denunciato di essere stato picchiato, minacciato con le armi o torturato dalla polizia; i processi capitali posso durare oltre 10 anni, alcuni appelli sono in corso da 14, 17 o addirittura 24 anni. (segue)
Per Mascia, lattuale crisi economica e finanziaria non deve diventare un pretesto per rinviare unazione importante di riduzione delle emissioni e di contenimento del riscaldamento globale. La crisi può diventare anche unopportunità se gli investimenti a favore delle imprese verranno indirizzati verso una produzione più sostenibile, come auto rispettose dei vincoli in materia di inquinamento. In questo senso, sottolinea, la crisi può diventare una risorsa fondamentale per ripartire non solo in direzione di maggiore attenzione alleconomia reale e alleticità della finanza, ma anche in vista di una maggiore attenzione allambiente. Se è indubbio che la trasformazione di un sistema economico ed energetico ha dei costi, prosegue lesperto, essi vanno letti anche in termini di investimenti. Investire con più decisione sul risparmio e sullefficienza energetica presenta dei costi iniziali, ma garantisce un ritorno diretto traducibile in risparmio nelle bollette, e indiretto legato allabbattimento delle emissioni di gas nocivi. La politica - conclude Lanza - non può guardare a scadenze immediate; anche se fa fatica, deve ragionare in tempi lunghi perché è questa la prospettiva richiesta dalle questioni ambientali: fare un sacrificio oggi per un miglioramento domani, per un futuro realmente sostenibile.
Si tratta della sfida più importante che lEuropa si è trovata ad affrontare nel secondo dopoguerra; in materia di tutela dellambiente essa non può venire meno al suo ruolo guida nei confronti del resto del mondo, in particolare nei confronti degli Usa e di Paesi emergenti come Cina e India, ma la sua forza politica sta nella coesione. Così Matteo Mascia, esperto di questioni ambientali della Fondazione Lanza, in unintervista al SIR commenta il contenzioso sul clima che da alcuni giorni vede coinvolto il governo italiano e lUnione europea e che ha portato allistituzione di un tavolo tecnico per una verifica dei costi della misure contenute nel pacchetto che dovrebbe essere varato nel vertice Ue dell11 e 12 dicembre. E un po triste - afferma Mascia - constatare come per lennesima volta alcuni Paesi europei, tra i quali lItalia, privilegino la difesa degli interessi nazionali piuttosto che il perseguimento del bene comune. Se a dicembre lUe non troverà al proprio interno un accordo realistico ma anche coraggioso, la conseguenza sarà la totale inazione. Per lesperto, se non si avvierà il Piano 20-20-20 (20% in meno di emissioni di Co2, fonti rinnovabili fino al 20% della produzione di energia, aumento dellefficienza energetica del 20%, ndr) difficilmente a livello internazionale si arriverà ad un accordo per il nuovo Protocollo di Kyoto. (segue)
Il ministero del lettorato anche alle donne: è uno degli auspici che emergono dal sinodo dei vescovi in corso in Vaticano. A parlarne stamattina con i giornalisti è stato mons. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la cultura che si è anche detto favorevole a questa ipotesi. Riferendo della presenza ai lavori sinodali di uditrici, mons. Ravasi ha ricordato, che la catechesi in larga parte oggi è tenuta da donne. Una presenza femminile che parte già dalla famiglia. Il presidente del Dicastero vaticano ha sottolineato che lesegesi femminista, in senso stretto, è ormai piuttosto marginale. Ha avuto una funzione nello stimolare lanalisi dei testi biblici per il fatto che erano costruiti nellambito di una società patriarcale. Hanno, infatti, una espressione di tipo maschilista e modalità che appartengono ad una visione certamente datata. Lesegesi femminista ha avuto il vantaggio di aver posto lattenzione sul fatto che quello era linvolucro e non il messaggio. Tuttavia, ha concluso, sulla scia di questo si è arrivati a forme palesemente sbagliate anche sotto un profilo critico, perché se perdo il linguaggio di riferimento poi perdo anche il testo.
Quello del rapporto dei giovani con la Parola è uno dei temi decisivi insieme con quello del linguaggio delle nuove generazioni. Lo ha ricordato oggi mons. Gianfranco Ravasi, presidente del pontificio Consiglio per la cultura intervenendo ad un briefing con la stampa in occasione del Sinodo dei vescovi in corso in Vaticano. Il linguaggio dei giovani - ha spiegato mons. Ravasi - già ha una grammatica diversa e sta acquistando forme sempre più nuove rispetto al normale linguaggio della nostra comunicazione. Non parlo di forme comunicative come i messaggini, di sms, ma di un linguaggio molto connotato. Se devo dunque pensare ad una pastorale della Bibbia per giovani il primo terreno è il linguaggio. Lesigenza, infatti, è quella di custodire il contenuto ed il messaggio. Non basta fare una cosa spumeggiante per attirare lattenzione dei giovani, devo riuscire ad essenzializzare il contenuto delle Scritture in un linguaggio più ristretto. Se dieci anni fa i giovani avevano un vocabolario di 800 parole ora ne hanno uno di meno di 400, quando litaliano ha 150 mila parole. La sfida sta qui: come fare per comprimere in questi 400 vocaboli la ricchezza del messaggio biblico. Credo che su questo campo le chiese dovranno impegnarsi molto. Non meno faticoso - appare a mons. Ravasi - è poi comunicare la Bibbia ai bambini. In questo compito la famiglia gioca un ruolo fondamentale, in particolare la mamma, che è quella che sa meglio svelare la profondità del messaggio grazie ad una innata conoscenza simbolica.
"Magari tutti i giorni si infrange il decalogo, ma esso rimane una componente essenziale della nostra cultura ed identità": lo ha detto stamane in Vaticano, parlando coi giornalisti al termini dei lavori della mattinata nel Sinodo dei vescovi, mons. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio per la cultura. Rispondendo a una domanda sull‘insegnamento della religione cattolica nella scuola italiana, Ravasi ha sostenuto che "esso sarebbe da allargare ad un insegnamento soprattutto biblico per favorire la comprensione degli elementi essenziali della nostra cultura. La Bibbia infatti, con i suoi soggetti, simboli, figure, costituisce un ‘grande codice‘ di cui l‘occidente è intriso". Ravasi ha citato a questo punto Nietzsche per approfondire il concetto, affermando che "tra la lettura di Pindaro o Petrarca e di un salmo biblico c‘è la stessa differenza che si riscontra tra l‘essere in terra straniera o in patria, perché la Bibbia è in effetti la nostra patria culturale comune". Sul dibattito in aula circa la cultura biblica ha sottolineato che "sono emerse esperienze molto belle e valide presenti in numerosi nazioni e contesti continentali, dalle comunità di base alle scuole bibliche. Per noi cattolici questo è uno stimolo molto forte, perché ad esempio protestanti e ortodossi trovano una unità reale anche se non piena proprio attorno alla Bibbia".
Dico no a una nuova guerra fredda, piuttosto ci vuole sangue freddo. Nicolas Sarkozy interviene allEuroparlamento di Strasburgo e spiega i problemi sorti con linvasione russa in Georgia, che definisce reazione sproporzionata, ma allo stesso tempo sottolinea la provocazione georgiana. La guerra è scoppiata l8 agosto - afferma davanti agli eurodeputati - e il 12 agosto lUe ha ottenuto un cessate il fuoco e un accordo per il ritiro delle truppe. Non vi sembra un successo?. Avremmo potuto rispettare le tradizioni, le regole non scritte e non fare nulla. Invece - aggiunge - i problemi urgenti che ci siamo trovati a gestire, richiedevano azione, determinazione, fantasia e strade nuove. Esattamente la stessa cosa ho cercato di fare per la crisi finanziaria. La riunione del G4 aveva lobiettivo di mettere preventivamente daccordo Francia, Germania, Regno Unito e Italia. Non contro gli altri paesi, ma per il bene di tutta lUe. E così è accaduto, infatti il G4 ha aperto la strada al Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, dove abbiamo condiviso la necessità di unazione coordinata per sostenere le banche e salvaguardare i risparmiatori. E aggiunge: Questa crisi potrebbe alla fine addirittura rappresentare unopportunità per lUe, nel senso di una maggiore unità.
"Nelle 53 proposizioni finali che verranno redatte al termine del sinodo dei vescovi per essere presentate al Papa c‘è una grande ricchezza di temi. Tra essi quello dell‘interpretazione biblica, cioé l‘esegesi, rappresenta un elemento centrale in quanto gli esegeti sono invitati a tenere conto della conoscenza scientifica, ma senza prescindere da quella dimensione ulteriore della lettura biblica, che è la dimensione spirituale": lo ha detto oggi durante l‘incontro con i giornalisti al termine dei lavori mattutini del Sinodo, mons. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio per la cultura. Parlando dell‘omelia, ha affermato che "essa costituisce un momento prezioso da valorizzare e sulla quale la formazione dei presbiteri potrebbe fare ulteriori passi in avanti, considerato che per molti cristiani la messa costituisce il momento fondamentale per accostarsi alla Sacra scrittura". Mons. Ravasi ha anche fatto cenno alle "nuove forme di esegesi, quali quella semiotica, strutturalistica, psicologica, sociologica, che si sono affiancate alla esegesi storico-critica. Queste letture della Bibbia - ha aggiunto - debbono essere affiancate a una rinnovata lettura teologico-spirituale che è stata meno oggetto di scavo da parte degli studiosi in questi ultimi tempi".
I cristiani sono senza dubbio animatori sociali. Hanno perciò responsabilità sociali. Lo scrive mons. Domenico Graziani, arcivescovo di Crotone-Santa Severina, nella sua prima lettera pastorale dal titolo Unde et memores communicantes (Comunichiamo celebrando il memoriale di Cristo). Secondo mons. Graziani lamore nei confronti degli altri deve spingere i cristiani al governo e a divenire società al fine di promuovere la pace. I governanti sono tenuti a proporzionare la sicurezza fisica e la soddisfazione delle necessità umane di base. Nella lettera mons. Graziani parla anche della scuola, partendo dallesperienza della scuola media e liceo scientifico diocesani avviati questanno. Unistituzione scolastica - spiega - mira ad una formazione generale che può essere basata o su una determinata visione del mondo o può essere svolta come scienza pura. Tuttavia, prosegue, listruzione presuppone leducazione: è essa stessa un fatto educativo. Porre laccento in maniera esagerata o esclusiva sullistruzione porta ad un arido intellettualismo o ad un enciclopedismo senza vita al quale viene a mancare tutto il lato estetico, etico, religioso. Per mons. Graziani la scuola cattolica mira a non escludere nessuno spazio di conoscenza, per vivere il cristianesimo in tutta la sua umanità nella convivenza e nel concreto lavoro per la costruzione del mondo.
Serve una forte azione culturale accompagnata da provvedimenti concreti. E quanto sostenuto dal presidente di Unicef Italia Vincenzo Spadafora questa mattina allincontro sullo sfruttamento sessuale dei minori tenutosi a Roma in vista del Congresso mondiale del mese prossimo a Rio de Janeiro. Lo sfruttamento sessuale minorile - è stato confermato nellincontro - è oggi in crescente espansione. Le vittime di turismo sessuale, prostituzione minorile, tratta e pedopornografia si stimano intorno ai due milioni di bambini; ma, trattandosi di un fenomeno in larga parte sommerso, le cifre sono in realtà molto più alte. Dobbiamo uscire dalla logica dellemergenza - ha aggiunto Spadafora - e pianificare azioni di prevenzione e repressione. E poi urge un piano dazione nazionale. Importanti anche gli interventi nelle scuole e attraverso le pur insidiose nuove tecnologie. Dobbiamo fornire ai bambini maggiori strumenti di autotutela. Il presidente di Ecpat, Marco Scarpati, si è dichiarato preoccupato anche per laumento dei minori tra gli sfruttatori. E un fatto nuovo che ci mostra come i giovani sono cambiati e in gran parte per colpa nostra. Abbiamo insegnato ai nostri figli molti diritti, ma pochi doveri. Ma ancor più grave non abbiamo insegnato loro i limiti.
Da schiavi a bambini. In preparazione al III Congresso mondiale contro lo sfruttamento sessuale di bambini ed adolescenti che si terrà a Rio de Janeiro dal 25 al 28 novembre, Unicef Italia e Ecpat (End Child Prostitution Pornography and Traffic) hanno organizzato oggi a Roma il seminario di studi Nuove emergenze, priorità dazione e responsabilità collettive nella lotta allo sfruttamento sessuale dei bambini e degli adolescenti. Non è solo un problema di leggi - ha affermato Alessandra Mussolini, presidente della Commissione parlamentare per linfanzia - ad esempio il testo sulla pedo-pornografia è abbastanza buono, ma tutto si vanifica se poi mancano i controlli. I tempi delliter legislativo sono inoltre troppo lunghi per stare al passo con un fenomeno in continua evoluzione e che utilizza le nuove tecnologie. Servono controlli seri e costanti e non solo quando il problema dello sfruttamento minorile finisce sui giornali. Nella non semplice ricerca di efficaci sistemi di controllo, ad esempio sui minori stranieri non accompagnati, le istituzioni spesso chiuse - ha aggiunto Mussolini - dovrebbero affidarsi allesperienza delle associazioni, ma non solo. Io credo fortemente nel coinvolgimento dei bambini stessi che conoscono il problema molto meglio di noi. (segue)
In questo momento difficile innescato dalla crisi dei mercati finanziari, con il rischio di una recessione che sta coinvolgendo milioni di famiglie, l‘Arsenale della Pace intende portare una parola chiara che aiuti a fare verità e dia speranza per rispondere alle attese della gente. Per questo Sermig e Università del Dialogo organizzano giovedì 23 ottobre, alle ore 20.30 presso l‘Arsenale della Pace di Torino, una tavola rotonda dal titolo "Nel buio di una grande crisi cè sempre una luce". Si confronteranno politici ed economisti: Rosy Bindi, vicepresidente della Camera dei Deputati, Massimo DAlema, deputato, Piercarlo Frigero, docente di discipline economiche all‘Università di Torino, Bartolomeo Giachino, sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti, Enrico Salza, presidente Consiglio di gestione di Intesa-SanPaolo. Modererà il vice-direttore di Tg1 David Sassoli. Da una grande crisi - spiegano gli organizzatori - può nascere una grande opportunità. Il mondo economico e finanziario, la mentalità ormai consolidata della speculazione ad ogni costo, ha esagerato: troppa avidità, mancanza di regole e di etica. Lavidità e la superbia possono essere ‘perdonate se si mettono a servizio con iniziative che abbiamo il respiro della giustizia e del bene comune. Di qui la richiesta a Banche e Fondazioni di gesti concreti.
Si stima che ogni anno 275 milioni di bambini assistano a episodi di violenza e maltrattamenti tra le mura domestiche. Non sono cifre in grado di dirci esattamente quanti bambini subiscono percosse, per esempio da parte dei genitori, in Italia - spiega lorganizzazione internazionale Save the Children -. Tuttavia segnalano la preoccupante e ampia diffusione della violenza e del ricorso anche alle punizioni corporali allinterno dellambiente familiare. Il divieto esplicito delle punizioni corporali in tutti i contesti, compreso quello familiare, è stato previsto solo da 23 paesi nel mondo. In Europa, lutilizzo di punizioni corporali sui bambini, anche in ambito familiare, è vietato in Svezia, Norvegia, Finlandia, Austria, Cipro, Danimarca, Lettonia, Bulgaria, Ungheria, Germania, Romania, Grecia e, dal 2007, anche nei Paesi Bassi, in Portogallo e Spagna. In Italia le punizioni corporali non sono espressamene vietate per legge in ambito familiare. Lobiettivo della previsione di questo esplicito divieto - conclude Save the Children - è soprattutto di inviare un chiaro messaggio alle famiglie e a tutta la società, affinché sia evidente che non è accettabile picchiare un bambino e che un genitore ha la possibilità di educare i propri figli facendo ricorso ad altri strumenti che non sia il ricorso alla violenza. Info: www.savethechildren.it
Comunione, corresponsabilità, partecipazione, uguaglianza evangelica, trasparenza, povertà. Sono i valori ecclesiali che stanno alla base del sovvenire, il sistema di sostegno economico alla Chiesa, ribaditi dalla recente lettera pastorale della Cei Sostenere la Chiesa per servire tutti. Li ha declinati, questa mattina a Roma, mons. Luigi Mistò, docente alla Facoltà teologica dellItalia settentrionale e responsabile del Servizio diocesano per la promozione del sostegno economico della Chiesa della diocesi di Milano, presentando la lettera dei vescovi italiani al XIII convegno nazionale degli incaricati diocesani per il sostegno economico alla Chiesa cattolica. Sarebbe infatti riduttivo e sbagliato, secondo mons. Mistò, considerare il sovvenire un meccanismo di raccolta per rispondere alle necessità economiche della Chiesa in un contesto socio-politico mutato rispetto a un tempo. Risponde invece a una precisa idea di Chiesa, radicata nel Vangelo e ribadita dal Concilio Vaticano II: lidea di Chiesa-comunione, che rende tutti i battezzati corresponsabili. Da qui, ha osservato, deriva la priorità pastorale del sovvenire che chiede di investire in persone, competenze e risorse per affermare la sua verità, altrimenti ne va dellefficacia pastorale e della testimonianza missionaria della Chiesa stessa.
Non si può non comunicare, così il Cento servizi bottega del volontariato e lUnione italiana lotta alla distrofia muscolare (Uildm) riassumono le motivazioni del convegno Cosa hai detto? La comunicazione sociale - Nuove definizioni, inedite relazioni che promuovono il 7 novembre presso la Comunità Missionaria Paradiso di Bergamo. Sul termine comunicazione che non significa solamente trasmissione di informazioni- chiariscono gli organizzatori -, ma esprime condivisione di significati, partecipazione, costruzione condivisa ed è atto simbolico e sociale ad un tempo, carico di reciprocità e di apertura si soffermeranno, tra gli altri, don Claudio Visconti, vicedirettore Caritas bergamasca; Stefano Trasatti, direttore dellagenzia Redattore sociale; Marco Binotto (Università degli studi di Roma La Sapienza). Info: segreteria@distrofia.net
So - ha aggiunto - che le cose sono molto complesse sul piano politico e culturale. E che non bisogna confondere lIslam con le pratiche degli Stati. Ma abbiamo bisogno di sentirci dire che esiste davvero una collaborazione tra musulmani e cristiani in Europa per promuovere a livello mondiale quei valori umani che ci sembrano fondamentali. Nel suo discorso, il card. Ricard ha delineato altri ambiti di collaborazione tra cristiani e musulmani. Tra questi, ha evidenziato la lotta alla esclusione sociale parlando della situazione in cui si trovano a vivere un numero sempre più grande di immigrati nelle città europee: città o quartieri-ghetto, fallimento scolastico, disoccupazione, sentimento di non aver spazio né avvenire nella società, rancore e violenza nei confronti di una società che non sembra poi così giusta. Cè - ha detto larcivescovo - tutto un lavoro da fare insieme per prevenire le esplosioni di violenza che possono prodursi in queste situazioni e per far uscire queste persone dalla esclusione. Unazione - ha detto larcivescovo - che può declinarsi anche a livello locale come lavoro di pacificazione sociale che le comunità cristiane e musulmane possono fare insieme nei quartieri così chiamati difficili.
(M.Chiara Biagioni, inviata Sir a Bruxelles/ Malines) - Musulmani e cristiani possono e devono collaborare insieme per la difesa della libertà religiosa e di coscienza. Lo ha detto questa mattina il card. Jean Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux e vice-presidente del Ccee, delineando alla Conferenza europea cristiano-musulmana (in corso a Bruxelles dal 20 al 23 ottobre) gli ambiti in cui cristiani e musulmani possono collaborare. E nella natura delluomo ricercare la verità, aprirsi ad una trascendenza. Questa ricerca e questa apertura non possono non essere liberi. E ciò implica libertà di credere, di esprimere la propria fede, celebrarla, insegnarla e manifestarla. Questa libertà religiosa - ha aggiunto il cardinale - implica il rispetto della libertà di coscienza: possibilità cioè di aderire liberamente ad una religione o di abbandonarla. Il cardinale ha quindi parlato di reciprocità. Non so se il termine è adeguato. Ma so bene cosa cè dietro, cosa cè in gioco: e cioè, la credibilità dei discorsi che si fanno. Perché non si può rivendicare piena libertà religiosa qui e restringerla di là. (segue)
Il sistema capitalistico non ha mai fatto tanto danni come quelli causati dal sistema collettivistico. Danni sociali, ambientali, produttivi. Ciò detto, io sono per un ripensamento del sistema dei mercati finanziari e questa crisi ce ne offre lopportunità. Nicolas Sarkozy, presidente francese e del Consiglio europeo, interviene allEuroparlamento per riferire dei risultati del summit della scorsa settimana. Quattro i punti affrontati: guerra nel Caucaso, crisi finanziaria, pacchetto clima-energia e azione comunitaria sullimmigrazione. Sarkozy insiste sulla necessità di un maggior coordinamento dellUe, per pesare di più nel mondo e per tutelare i cittadini. Rivendica i risultati della sua presidenza, ruotanti soprattutto su una unità di intenti. LUe farà dei passi avanti solo se Parlamento, Commissione e Consiglio agiranno di comune accordo, e se sapranno coinvolgere i cittadini. A proposito del pacchetto-clima, afferma: Si tratta di un appuntamento con la storia, bisogna andare avanti con gli obiettivi indicati (riduzione di gas a effetto serra, più energie sostenibili e più efficienza energetica) e con il calendario definito. Rinviare significa fallire.
Lintegrazione ecclesiale degli immigrati in Italia": sarà questo il tema delcopnvegno nazionale promosso dallUfficio per la pastorale degli immigratio e rifugiati della Fondazione Migrantes che si svolgerà a Roma (Centro Congressi Cei, Via Aurelia, 796) dal 27 al 29 ottobre Il convegno farà il punto sulla situazione, il valore e limpegno allintegrazione ecclesiale degli immigrati nel nostro Paese, in un momento in cui si è passati, dopo tanti anni, dalla prima accoglienza alla comunione Tra gli iterventi prevfisti quello di p. Giovanni Tassello, direttore delk Cebntro Studi Emigrazion di Basilea su "La parrocchia in un mondo che cambia"; don Gainni Cesena, direttore nazionale Missio su "La missione che viene a noi"; mons. Walter Ruspi, direttore ùnazionale dellUfficio Catechistico della Cei che parlerà sul tema "Catechesi e Catecumenato"; su "Ecumenismo e dialogo interreligioso" si soffermertà don Gino Battaglia, direttore nazionale dellUfficio Ecumenismo e Dialogo Interreligioso; "La famiglia immigrata" sarà il tema affidato a don Sergio Nicolli, Direttore Nazionale dell Ufficio Famiglia. Le conclusioni saranno affidate a Mons. Piergiorgio Saviola, direttore generale della Fondazione Migrantes.
Sono - ha detto lImam - esempi di buona pratica di dialogo islamo-cristiano che apparentemente coinvolge solo teologi, giuristi, leader religiosi, maestri spirituali, docenti universitari, intellettuali, ma che in realtà può e deve produrre una ricaduta sui credenti e sulle creature ancora sensibili alla vera natura della religione e del dialogo tra le civiltà. Riguardo alla lettera Una Parola Comune, Pallavicini ha detto: alle forme di strumentalizzazione del dialogo interreligioso, ha risposto una corrente di sapienti musulmani che da anni si sono assunti la responsabilità di condividere una rete internazionale di concertazione dottrinale, approfondendo le relazioni tra modernità e tradizione, Oriente e Occidente, fede e ragione, con lo scopo di salvaguardare lautenticità e lautonomia dellortodossia islamica dai nazionalismi o dalle ideologia puritane.
(M.Chiara Biagioni, inviata Sir a Bruxelles/ Malines) - Come firmatario tra i 138 sapienti musulmani della lettera Una Parola Comune tra noi e voi inviata lo scorso anno alle autorità del cristianesimo cattolico, ortodosso e protestante, desidero testimoniare la speranza che tramite questa iniziativa, così come tramite questa stessa Conferenza europea cristiano-islamica, cristiani e musulmani sappiano rinnovare la conoscenza reciproca e riconoscere in se stessi e nellaltro quella presenza del Misericordioso che guida il nostro servizio spirituale e ci rende modelli eccellenti di cittadinanza in Europa e nel resto del mondo. Lo ha detto questa mattina limam Yahya Sergio Yahe Pallavicini, vice-presidente del Coreis (Comunità religiosa islamica), prendendo la parola alla Conferenza di Bruxelles promossa dal Ccee e dalla Kek. Pallavicini ha dunque parlato ai presenti delle iniziative che si sono promosse in seguito alla Lettera dei 138 saggi musulmani. Una delegazione dei firmatari di questo documento è stata invitata tre mesi fa ad uno storico confronto presso lUniversità di Yale con prestigiosi teologi cristiani e pastori protestanti americani. Qualche settimana fa a Cambridge abbiamo incontrato larcivescovo anglicano di Canterbury e ci prepariamo tra pochi giorni al primo Forum Cattolico-Musulmano in Vaticano, che si concluderà con una udienza con papa Benedetto XVI. (segue)
Non solo garantire le celebrazioni di culto ma attivare anche una pastorale completa che accompagna lintera vita delle persone e delle comunità appartenenti a questa Chiesa particolare. E questo il compito della Chiesa ordinariato militare nelle parole del suo arcivescovo responsabile, mons. Vincenzo Pelvi che ieri sera, ad Assisi (fino al 23), ha aperto la settimana di aggiornamento dei cappellani militari dedicata ad Annuncio del Vangelo e mondo militare. La Chiesa Ordinariato - ha ricordato larcivescovo - ha sempre offerto e continua a donare un sostegno costante e prezioso al personale delle Forze armate, anche nei teatri operativi allestero, vivendo con costante impegno, entusiasmo, dedizione e passione, costituendo sicuro riferimento spirituale e morale per le donne e gli uomini con le stellette. Mettere al primo posto le persone - ha aggiunto - significa privilegiare la formazione cristiana del militare, accompagnando lui e i suoi familiari nel percorso delliniziazione cristiana, della maturazione nella fede e nella testimonianza; e contemporaneamente favorire le forme di fraternità e di comunità, come pure di preghiera liturgica e non, che siano appropriate allambiente e alle condizioni di vita dei militari.
(M.Chiara Biagioni, inviata Sir a Bruxelles/ Malines) - Si è aperta ieri sera a Malines (Bruxelles) la Conferenza europea cristiano-musulmana che dal 20 al 23 ottobre sta riunendo una cinquantina di partecipanti: sono rappresentanti delle Chiese cristiane europee (cattolici, ortodossi, anglicani e protestanti) e membri delle comunità islamiche di vari Paesi (Austria, Lussemburgo, Romania, Francia, Portogallo, Italia, Turchia, Norvegia e Belgio). La conferenza - Essere cittadino di Europa e persona di Fede. Cristiani e musulmani come partner attivi nelle società europee - è promossa dal Comitato per le relazioni con i musulmani in Europa, organismo della Conferenza delle Chiese europee (Kek) e del Consiglio delle Conferenze episcopali dEuropa (Ccee). La nostra conferenza - ha detto in apertura Jean Arnold de Clermont, presidente della Kek - si situa al cuore di un progetto: scambiarci le nostre ricchezze spirituali per meglio offrirle ad un mondo che sta cercando di essere migliore. In questo senso, il nostro incontro è fonte di speranza. Daltra parte, lEuropa che dialoga con la Turchia, lEuropa che è in relazione con i paesi del Mediterraneo, da cui ha ricevuto in eredità lessenziale della sua cultura, questa Europa non può eludere al dialogo con lIslam come pure i paesi musulmani non possono fare a meno di mettersi in dialogo con lEuropa dei diritti delluomo e dellautonomia della politica e della religione.
Niente cretini, niente festa!: contro la moda dello sballo come divertimento e dellalcol come consumo di ‘tendenza, specie da parte dei giovani (ne abusa un minore su 5, secondo i dati diffusi ieri dal ministero del Welfare e della Salute), si propone la Pubblicità Regresso delle Acli, la campagna di comunicazione sociale che utilizza gli stereotipi della comunicazione commerciale per richiamare l‘attenzione dell‘opinione pubblica sui temi sociali più scottanti. Niente cretini, niente festa è l‘head line di questa finta pagina pubblicitaria che compare nel numero di ottobre di Aesse, la rivista delle Acli, in collaborazione con l‘agenzia Scrittura.org. Un giovane mostra con fare spregiudicato la bottiglia che tiene in mano, ma sull‘etichetta c‘è scritto provocatoriamente: Cretini. "Un bicchiere per sentirsi spiritoso - si legge nella body copy - un secondo per sentirsi importante. Un terzo per sentirsi perso. L‘ultimo prima di sfrecciare via in auto. Quindi la domanda: a chi farai la festa stanotte?. Il venerdì e sabato notte avvengono ogni anno circa 11mila incidenti stradali. Il tasso di mortalità degli incidenti dalle 21 alle 7 del mattino è quasi il doppio rispetto alla media, con un picco di 5 incidenti mortali su 100 intorno alle 5. Nel 2006 (dati Aci-Istat) sono morti sulla strada quasi 2000 giovani. I feriti circa 140mila.
Secondo il filosofo è necessario superare lequivoco secondo il quale la fragilità non è un dato antropologico ma un accidente che rende indegna la vita umana. Da tale presupposto discende la convinzione arbitraria di un curare che è solo guarire. Occorre pertanto recuperare lidea di fragilità come di una componente fondamentale dellessere umano: un valore di cui nella cultura contemporanea abbiamo acquisito alcuni aspetti. Non vi è più infatti un atteggiamento di emarginazione nei confronti dellhandicap, perché si è diffusa la consapevolezza che esso non sia un qualcosa di indegno della persona umana da doversi nascondere. Questo, sottolinea Alici, è certamente un primo passo, ma è necessario compierne un secondo per sdoganare la fragilità che riguarda la sofferenza e, in senso estremo, la morte. Come hanno esortato i vescovi italiani nel Messaggio per la Giornata della vita, occorre riconoscere la sofferenza come parte integrante del mistero delluomo; di qui il valore della fortezza, virtù che non è la corazza del superuomo; presuppone la fragilità ma ne è la risposta morale e che, conclude, va coltivata attraverso un cammino solidale che inizia in famiglia.
Occorre riflettere su alcuni pregiudizi e nodi che nella cultura contemporanea provocano un fraintendimento dellidea di cura. Ne è convinto Luigi Alici, docente di filosofia presso lUniversità degli studi di Macerata, che interverrà al convegno su Le sfide del ‘prendersi cura. Etica, diritto e deontologia nellassistenza al malato grave, in programma il 24 ottobre presso lAteneo maceratese su iniziativa della stessa Università, del Centro di Bioetica dellUniversità Cattolica e dellAssociazione marchigiana di Bioetica. In unintervista al SIR, Alici afferma che oggi lidea di cura ha prevalentemente un contenuto utilitaristico: curare equivale a guarire e labbandono terapeutico è spesso una conseguenza diretta di questa equazione. Dobbiamo viceversa acquisire unidea di cura molto più ampia che investe, attraverso il servizio alla salute, un servizio alla vita e che chiama in causa competenze diverse. Per Alici, in questa pluralità che si fa carico del curare, quando non è possibile guarire debbono cambiare le modalità di accompagnamento, ma non deve venir meno la cura, modo tipicamente umano con cui si vive la reciprocità, anche in una condizione di fragilità. (segue)
Possiamo veramente parlare di diritto al cibo? Gli ultimi dati della Fao ci dicono di no: il numero delle persone che vivono ancora nella fame è arrivato a 925 milioni. E la comunità internazionale non è sufficientemente impegnata per far fronte alla crisi alimentare mondiale, che nel 2008 ha visto un nuovo drammatico picco. Da questa premessa muove il convegno internazionale Gli equilibri della fame. La cooperazione è la risposta? che, promosso da Mani Tese il 1° e il 2 novembre a Riva del Garda (Trento), chiama a confrontarsi, spiegano gli organizzatori, attori internazionali, protagonisti della cooperazione italiana e rappresentanti delle comunità locali del Sud del mondo, che contribuiranno a tracciare lo scenario dei fattori più rilevanti che intervengono ad acuire la crisi alimentare. Alle istituzioni presenti verrà proposta una visione partecipata e concreta della cooperazione internazionale, strumento possibile per affrontare il problema della fame. Allincontro interverranno, tra gli altri, Yash Tandon, direttore esecutivo South Centre di Ginevra; Simon Monoja Lubang, direttore del Centre for peace and development studies, Sudan; Andrea Stocchiero, (Centro studi politica internazionale), e Sergio Marelli, presidente Associazione Ong italiane.
E on line da ieri il nuovo sito multimediale della rivista della Focsiv-Volontari per lo sviluppo, che contiene oltre a news sulla cooperazione, testimonianze in tempo reale dai volontari in servizio nei cinque continenti, articoli di giornalisti africani e latinoamericani, videointerviste e documentari sui progetti, trasmissioni radio. Mettere in rete i media locali e le diverse esperienze di cooperazione dei propri territori, stimolare i media generalisti con notizie positive sui paesi del Sud del mondo, valorizzare i volontari e i cooperanti come fonti di informazioni e dare spazio ai giornalisti dei pvs sono solo alcune delle linee guida descritte da Silvia Pochettino, direttrice della rivista Focsiv e del nuovo sito. La cooperazione allo sviluppo è anche lotta contro lassurda accettazione che la povertà sia una normale condizione esistenziale. Come due secoli fa è stata bandita la schiavitù, oggi dovrebbe succedere la stessa cosa riguardo la povertà, ha sostenuto Umberto Dal Maso, presidente Focsiv. Da una ricerca di Cristopher Cepernich, un ricercatore di sociologia della comunicazione, è emerso che La cooperazione internazionale non solo è scarsamente notiziata dalla stampa nazionale, ma entra nellagenda dei media prevalentemente con bassa salienza, legata a cronaca locale. Per visitare il sito www.volontariperlosviluppo.it
Ad offrire maggiori opportunità pastorali, ha spiegato Sarnataro, sono le scuole e le accademie militari, soprattutto per la durata degli studi e quindi per la possibilità di stabilire relazioni personali più durevoli. In questi ambienti si dovrebbe riuscire a creare operative aggregazioni e disponibilità anche per lanimazione liturgica (cori, servizi…) e caritativa. Nelle situazioni in cui si verificano solo richieste sacramentali come cresima, matrimonio o battesimo, ha puntualizzato mons. Sarnataro occorre riferirsi alla normativa della Chiesa, non solo diocesana, superando la mentalità di indiscriminata accoglienza della richiesta ed evitare la mentalità o latteggiamento di chi è abituato a giocare al ribasso. Il sacramento va celebrato in un percorso di maturazione della fede, che faccia percepire la grandezza ma anche le esigenze del sacramento che si vuole celebrare. Insomma, la caserma non è diversa da una parrocchia e come tale va animata sviluppando progetti di attività a carattere missionario, a partire dalla rete di relazioni di simpatia, accoglienza, cordialità, amicizia che in essa possono sorgere. Da qui linvito ai cappellani a proporre - dove le presenze lo consentono, per il carattere di stabilità della permanenza - scuole della Parola, incontri di Lectio divina, colloqui nellarea dei rapporti fede-cultura e Vangelo-vita.
Stabilire relazioni personali più durevoli, collaborazione con parrocchie vicine alle caserme e dunque inserimento nel piano pastorale della diocesi competente per territorio, evitare, sul piano dellamministrazione dei sacramenti un gioco al ribasso: il tutto per superare la tentazione di restare confinati al proprio orticello di caserma. Sono alcune delle indicazioni che mons. Ciro Sarnataro, della Pontificia Facoltà teologica dellItalia meridionale ha dato aprendo oggi ad Assisi (fino al 23) i lavori della Settimana di aggiornamento dei cappellani militari sul tema Annuncio del Vangelo e mondo militare. Nellottica di una pastorale integrata, vissuta allinterno del mondo militare, il teologo ha esortato i 200 cappellani presenti, a collaborare con le parrocchie vicine alle caserme: inserirsi nel piano pastorale della diocesi competente per territorio - per inserirsi, acquisire, conoscere e attuare il piano pastorale. Se necessario, aiutare la comunità parrocchiale, cominciando dal parroco. (segue)
Occorre avere coraggio, certo, ma non per riaprire gli orfanotrofi, semmai per trovare una famiglia ai 34mila bambini italiani abbandonati in strutture assistenziali. Occorre farsi paladini dellaccoglienza, non dellassistenza: lo ha detto Marco Griffini, presidente dellAibi (Amici dei bambini), in risposta a quanto è uscito ieri sulla stampa e cioè che visto il fallimento della legge 149 del 2001, che prevedeva il superamento degli istituti, lunica soluzione al dilagare dellabbandono minorile è la riapertura delle strutture assistenziali. Certamente la legge 149 è stata disattesa e laffido non è decollato - ha aggiunto Griffini - ma non è riaprendo gli istituti che risolveremo il problema. In questo modo si confinerebbero ancora nella più totale dimenticanza bambini che vivono già di per sé unemergenza dimenticata, labbandono. LAibi ricorda che, a fronte delle migliaia di bambini in cerca di famiglia, in Italia si stima che siano 50mila le coppie già disponibili alla loro accoglienza. Non si cura labbandono dando da mangiare, vestendo o mandando a scuola un bambino - ha concluso Griffini - labbandono che vivono questi bambini ogni giorno consiste nella privazione delle relazioni fondamentali, quelle affettive. Le associazioni che si riconoscono nella Chiesa devono collaborare per attuare la vera accoglienza in famiglia.
Tra le difficoltà purtroppo presenti oggigiorno, il card. Nicora indica una certa assuefazione, da parte dei fedeli, al meccanismo dell8 per mille, con una conseguente riduzione delle altre forme di sostegno. Ma la prima responsabilità perché la Chiesa viva e operi - mette in guardia il porporato - è della Chiesa stessa, e non dello Stato. Ci sono mille ragioni che motivano lintervento dello Stato, ma non è indubbiamente questo lelemento fondante. In secondo luogo, il presidente dellApsa suggerisce di avere lo sguardo in avanti. Oggi - afferma - viviamo con una storia cristiana ancora largamente diffusa nel nostro Paese, ma fra 30-40 anni quanti faranno allora la dichiarazione dei redditi avranno tale sensibilità? Avranno conosciuto una Chiesa radicata in mezzo alla gente così come lhanno conosciuta le attuali generazioni?. Interrogativi ai quali una risposta affermativa non è assicurata; bisogna pertanto guardare in avanti sapendo che fin dallinizio questa è stata una scelta di libertà. Ma libertà - conclude - vuol dire rischio, e necessità di conquistarsi i consensi.
Fiducia e partecipazione. Sono gli ingredienti del Sovvenire, lattuale sistema di sostegno economico alla Chiesa cattolica in Italia, secondo il card. Attilio Nicora, presidente dellAmministrazione del patrimonio della sede apostolica (Apsa), che negli anni ottanta è stato uno degli artefici di tale sistema (nel 1984 venne nominato co-presidente per parte ecclesiastica della commissione italo-vaticana incaricata di predisporre, nel quadro della revisione del Concordato, la riforma della disciplina di beni ed enti ecclesiastici). Presso i nostri fedeli bisogna tener vivo il gusto e la fierezza di essere una comunità cristiana che si sa sostenere con convinzione e con la forza della partecipazione, dichiara al Sir il card. Nicora, parlando a margine del convegno Ventanni di cammino del Sovvenire: dalla spiritualità diocesana alla vita economica della parrocchia, in corso a Roma. Il porporato invita a dare testimonianza pubblica della Chiesa nel nostro Paese rilanciando quella sintonia profonda con la dimensione popolare che è stata uno dei segreti della riuscita di questo nuovo sistema. Oggi certamente tutto è più difficile, riconosce Nicora, però non bisogna dimenticare che questo sistema è nato con la fiducia e quando la Chiesa dà fiducia al suo popolo, normalmente viene ripagata. (segue)