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Domenica 8 agosto

''Siate pronti, con... le lampade accese''

Sap 18,6-9; Eb 11,1-2.8-19; Lc 12,32-48

Non basta usare bene quello che si possiede, è necessario imparare l’uso del tempo. C’è un solo modo: vigilare nell'attesa del ritorno di Gesù. Questo spiega l’immagine della cintura ai fianchi di chi è pronto a partire o la lucerna accesa per vegliare la notte in attesa di qualcuno, meglio se è lo sposo, ma va bene anche per timore dei ladri.
Esser pronti non vuol dire pensare ogni momento alla morte, ma vivere in modo da non averne paura.

Cosa può spaventarci, infatti, se per il Padre noi siamo il “piccolo gregge”? Nome bellissimo del popolo di Dio! Dice il suo poco bisogno, l’assenza di ansia, la pace di ricevere intatto il tesoro che è la vita nuova, la libertà dal tempo e dagli uomini.

Il tempo è per la vigilanza e l’attesa. L’opposto dell’agitazione febbrile e inquieta, la calma di fare una cosa alla volta per amore. E lo sposo ci troverà pronti, non solo all’ultima fine, ma anche all’umile rendiconto dell’attimo presente, il solo tempo di questo giorno che si tiene attaccato alla nostra responsabilità, di vigilare su noi stessi, ma anche sull’altro che ci è stato affidato.

Il piccolo gregge ha conosciuto la cena di quella notte di liberazione che precedette l’uscita dalla schiavitù dell’Egitto, in un clima di attesa e di viaggio. E le lucerne accese di fede sono quelle della notte santa di Pasqua. Il tempo cristiano non è quello dell’eterno ritorno, ma è la storia della salvezza portata da Colui che sta venendo e al quale bisogna subito aprire.

Cosa sarà alla fine del mondo? Lo sposo ci metterà a tavola e passerà a servirci. L’ha già fatto col piccolo gregge dei dodici, lavando prima i loro piedi perché fossero degni di quel paradiso. In punto di morte la sorella della piccola Teresa di Gesù Bambino le chiedeva se avesse paura dell'arrivo del ladro. E lei: lo aspetto!

Già il gregge è poca cosa. Aggiungendo piccolo, Luca lo rende ancora più esiguo. Proprio il patto di piccolezza è la giusta condizione per non avere timore perché non si ha nulla da perdere, ma il tutto da ricevere in dono.

L’attesa e le lampade evocano la notte, tempo di riposo, incontro, preghiera; ma anche arco teso d’insonnia, velo di paura, silenzio sospeso. I cristiani non la temono, sono nati in essa, nella grande notte pasquale illuminata dal fuoco nuovo della lampada del loro battesimo.

La veglia è lunga, ma non è tempo vuoto.

Angelo Sceppacerca

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