Servizio Informazione Religiosa - Direttore: Paolo Bustaffa | Versione Acccessibile | Mappa del Sito |
CercaMotore di Ricerca
Chi Siamo | i Nostri Servizi | Scrivici | Credits

Domenica 5 settembre
Domenica 29 agosto
Domenica 22 agosto
Assunzione della B.V.Maria
Domenica 8 agosto
Domenica 1 agosto
Domenica 25 luglio
Domenica 18 luglio
Domenica 11 luglio
Domenica 4 luglio
Domenica 27 giugno
Domenica 20 giugno
Domenica 13 giugno
Corpus Domini
Santissima Trinità
Domenica di Pentecoste
Ascensione del Signore
VI domenica di Pasqua
V domenica di Pasqua
IV domenica di Pasqua
III domenica di Pasqua
II domenica di Pasqua
Domenica di Pasqua
Veglia Pasquale
Giovedì Santo
Domenica delle Palme
Annunciazione del Signore
V domenica di Quaresima
San Giuseppe
IV domenica di Quaresima
III domenica di Quaresima
II domenica di Quaresima
I domenica di Quaresima
Domenica 14 febbraio
Domenica 7 febbraio
Domenica 31 gennaio
Domenica 24 gennaio
Domenica 17 gennaio
Battesimo del Signore
Epifania del Signore
II domenica dopo Natale
Maria SS.ma Madre di Dio


Testimoni Digitali
Il Papa e la CEI
VANGELO DELLA DOMENICA
COMMENTO AL VANGELO
Domenica 1 agosto

La parabola del ricco stolto (Rembrandt)

Qo 1,2;2,21-23; Col 3,1-5.9-11; Lc 12,13-21

Nella parabola un fratello maggiore, valendosi del diritto del primogenito, non vuole spartire l'eredità con il minore. Gesù, interpellato, si rifiuta di far da giudice, ma va alla radice del problema, indicando l’ingordigia dei beni come causa prima delle liti familiari e dei conflitti sociali. E racconta la parabola del ricco agricoltore al termine della stagione col suo monologo tragicomico, perché si considera proprietario della sua vita con tutti i beni che, a suo parere, ne sono fondamento e garanzia. Il velo dell’illusione è squarciato da una voce: stolto! “Stolto” nella Bibbia è chi nega Dio o lo disprezza. “Sapiente” è chi accumula tesori non per sé, ma davanti a Dio.

Cosa c’è nell’eredità? Un padre che è Dio e tutti gli uomini ricevuti come fratelli. Non ci sono cose, ma doni, grazia di essere figli di Dio. Più che i beni, vale colui che dona, il Padre. Avidità, dominio e potere sono fuori dall’eredità, appartengono alle cose che muoiono in mano, nel corso di una notte. L’uomo ricco “ragionava fra sé”, non si metteva al cospetto di un Altro, il “sé” era il primo di tutti i suoi possessi, l’io era il suo tesoro.

Il Vangelo parla anche dell’uso dei beni, delle ricchezze e delle risorse. E dice che la cosa importante è arricchire davanti a Dio. Soprattutto, però, pone la grande domanda sulla solitudine esistenziale. Fuori dalla comunione, col Padre e con i fratelli, l’uomo è colpito dal male di vivere. Con lui tutto è dono, come passeri nelle sue mani, dove contano perfino i capelli del capo. Lontani da lui è divisione, da noi stessi, più che eredità da dividere. È estraneazione, solitudine. L’uomo ricco più che avaro è solo, parla con la sua anima, in grande solitudine, come in una scena tragica di teatro. L’opposto del “Padre nostro”.

Il ricco è un ateo, perché schiaccia l’essere e al suo posto mette l’avere. Mounier lo chiama uomo artificiale: “Mano e mascella, come un quadro di Picasso”.

Angelo Sceppacerca

[Stampa questa pagina] [ ]