Servizio Informazione Religiosa - Direttore: Paolo Bustaffa | Versione Acccessibile | Mappa del Sito |
CercaMotore di Ricerca
Chi Siamo | i Nostri Servizi | Scrivici | Credits

Domenica 5 settembre
Domenica 29 agosto
Domenica 22 agosto
Assunzione della B.V.Maria
Domenica 8 agosto
Domenica 1 agosto
Domenica 25 luglio
Domenica 18 luglio
Domenica 11 luglio
Domenica 4 luglio
Domenica 27 giugno
Domenica 20 giugno
Domenica 13 giugno
Corpus Domini
Santissima Trinità
Domenica di Pentecoste
Ascensione del Signore
VI domenica di Pasqua
V domenica di Pasqua
IV domenica di Pasqua
III domenica di Pasqua
II domenica di Pasqua
Domenica di Pasqua
Veglia Pasquale
Giovedì Santo
Domenica delle Palme
Annunciazione del Signore
V domenica di Quaresima
San Giuseppe
IV domenica di Quaresima
III domenica di Quaresima
II domenica di Quaresima
I domenica di Quaresima
Domenica 14 febbraio
Domenica 7 febbraio
Domenica 31 gennaio
Domenica 24 gennaio
Domenica 17 gennaio
Battesimo del Signore
Epifania del Signore
II domenica dopo Natale
Maria SS.ma Madre di Dio


Testimoni Digitali
Il Papa e la CEI
VANGELO DELLA DOMENICA
COMMENTO AL VANGELO
IV domenica di Quaresima

Il figliol prodigo e il padre (Incisione di G.Doré)
Gs 5,9-12; 2Cor 5,17-21; Lc 15,1-3.11-32

Se quello di Luca è chiamato il "Vangelo della misericordia", questo di oggi ne è il manifesto insuperabile, capace di ritrarre l'indicibile vicenda eterna dell'amore del padre per il figlio. Un amore capace di far tornare indietro il figlio dalla morte, di scambiare la pena con la festa di nozze per averlo ritrovato dopo averlo perduto. Questa è la domenica laetare, della letizia, incastonata al centro della Quaresima, tutt'altra cosa rispetto ai nostri carnevali.

Il peccato scortica e deforma l'immagine di Dio nell'uomo. Funziona così. Pensiamo a un Dio geloso e rivale invincibile, impedimento alla nostra libertà e realizzazione. E ci ritroviamo lontani, in fuga dinanzi a Lui, certi di poter e dover fare da soli. Gesù reagisce e mette a tacere tutti quelli che non sopportano la misericordia del Padre perché non sanno che misericordia è il nome di Dio. La parabola di Luca ha diversi dettagli, che convergono sempre al centro indicato dalle parole del Padre: "Bisognava far festa". I peccatori l'hanno capito e fanno festa a Gesù.

Più che dei due figli – lo scialacquatore e il presuntuoso – questa è la parabola del Padre che non riceve altra gioia più grande che quella di essere capito come padre e che, infine, vede i fratelli riconoscersi come tali. È chiaro l'invito a fare anche noi da padre. È commovente poter pensare la conversione come il rovesciamento dell'immagine di Dio, riscoprire il suo volto di tenerezza, rialzarsi dalla delusione del proprio peccato o dall'arroganza del sentirsi a posto, per gioire semplicemente di essere figli del Padre. Basta da sola questa pagina così piena di buone notizie a far cedere dinanzi al dono di grazia che è la fede. Fronteggiarla o tradirla è alla radice di ogni possibile peccato riconducibile ai due tipi di figli.

"Un uomo aveva due figli": in realtà non ne aveva nessuno vero. Uno andato via, l'altro estraneo al suo sentimento. Uno diventa schiavo, l'altro si sente garzone. Entrambi non conoscono il padre, ne hanno una cattiva opinione. Il minore prova a sostituire il padre con il proprio piacere, ma alla fine sarà travolto dall'abbraccio del padre. Il maggiore è in collera e si ritiene addirittura migliore del padre grazie al dovere compiuto. Nessuno dei due conosce il padre, per questo non si riconoscono fratelli. E solo questo dovrebbero fare. Tutta la strada, in fondo, l'ha già fatta il padre, uscito incontro al figlio perduto e, ancora lui, uscito a convincere (a consolare!) quello presuntuoso. Il passaggio alla grazia avviene non quando ci sentiamo bravi, ma quando lo chiamiamo Padre nostro.

La misericordia è il nome di Dio e "Padre" è il suo volto perché lui ci vede e si commuove, come il buon samaritano. Al Padre, quando vede il male del figlio, gli si sconvolgono le viscere, il suo è un amore uterino. Padre e madre, capace solo di abbracciare e baciare ogni figlio. Come nella parabola, il Padre ha fretta, è stanco di avere dei servi invece che dei figli. Fretta di far festa, di porgere l'anello e di rivestire il figlio. Per questo banchetto occorre il vitello cresciuto a grano. È la festa dell'Eucaristia, il pane sfornato a Pasqua.

È la domenica della gioia. Non chiudiamoci nella tristezza perché ci si riconosce nel peccato del minore o in quello del maggiore. Guardiamo nel cuore del Padre. Ci aiutano le parole del santo curato d'Ars: "È più facile salvarsi che perdersi, tanto è grande la misericordia di Dio. Brama più il buon Dio di perdonare un peccatore pentito che non una madre di strappare il suo bambino dal fuoco in cui è caduto".

Angelo Sceppacerca
[Stampa questa pagina] [ ]