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"La comunicazione del Vangelo in un mondo che cambia passa anche attraverso la capacità di guardare con occhi nuovi l'intera dimensione della vita affettiva; occhi capaci di leggere e riconoscere le ragioni del cuore". Lo scrive anche Benedetto XVI nella sua prima Enciclica "Deus caritas est" (n. 31): Il programma del cristiano – il programma del buon Samaritano, il programma di Gesù – "è un cuore che vede".
Con questa indicazione di fondo Luigi Alici, presidente dell'Azione Cattolica nazionale, introduce il primo ambito di riflessione in preparazione al Convegno ecclesiale di Verona (16-20 ottobre), dedicato alla "vita affettiva".
Inserendo l'ambito nel più vasto tema di Verona 2006 ("Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo"), Alici scrive: "La coltivazione virtuosa degli affetti per un verso esprime il modo più alto di onorare la vocazione umana alla reciprocità ma, per un altro verso, manifesta una insuperabile instabilità e fragilità, che solo l'incontro salvifico con il Risorto può rigenerare efficacemente e aprire alla speranza che non delude".
Gli obiettivi. Alici apre la sua introduzione delineando gli obiettivi che si dovrebbe prefiggere la riflessione di Verona sull'ambito della "vita affettiva". Il primo scopo è "aiutare a riconoscere la dinamica proprio del mondo affettivo", "il suo spessore etico, le sue possibili derive emozionalistiche".
L'universo degli affetti. Si tratta anche – prosegue Alici – di "accreditare l'universo degli affetti come ambito proprio della testimonianza cristiana, aperto all'ulteriorità della speranza che intercetta e oltrepassa gli ambiti immediati del bisogno, del desiderio, dell'attesa". Ed infine, il convegno di Verona e la sua riflessione dovrebbero portare la comunità cristiana ad "interrogarsi sulle possibilità di includere" anche la "dimensione affettiva in una rinnovata progettualità pastorale", sempre nell'ambito e alla luce delle "modalità di comunicare il Vangelo in un mondo che cambia".
Paradossi irrisolti. Il primo "paradosso" di cui è vittima la vita affettiva oggi, è – scrive Alici – l'eredità "illegittima" lasciata dalle "conquiste illuministiche dei diritti umani" che nella loro estrema conseguenza hanno reso gli uomini e le donne "orfani di una ragione forte, spogliati di pretese universalistiche" e avviato una "battaglia individualistica e libertaria". "In questo modo – riflette Alici – il volume antropologico dell'umano condiviso si assottiglia pericolosamente, fino ad una contrazione dell'autenticità affettiva, che abbandona l'ambito dei rapporti lunghi ad una razionalità impersonale, strumentale e calcolante".
"L'esperienza affettiva – prosegue Alici - sembra oggi oscillare continuamente, senza capacità di fare sintesi" tra "la spontaneità immediata dei sentimenti e la responsabilità duratura della promessa", tra "la luce della ragione e il cuore della passione", "il principio di gratificazione e il principio di dedizione". Si è perso poi "il valore della differenza e della reciprocità sessuale" e "la frontiera più esposta ad una deriva emozionalistica degli affetti è la famiglia, come società naturale fondata sul matrimonio" che domanda "un'attenzione strategica" sul piano pastorale, culturale, sociale, economico, politico".
Piani di lettura. "L'ambito della vita affettiva – fa notare Alici – assume obiettivamente un carattere non settoriale o periferico, ma attraversa tutte le forme della vita personale e di relazione". Anzitutto è possibile assumere una serie di interrogativi secondo diversi "piani" di lettura:
sul piano antropologico (come integrare in modo autentico gli affetti nell'unità dell'esperinza razionale e morale?);
educativo (quale considerazione ha nella comunità cristiana l'educazione a una vita affettiva secondo lo Spirito?);
culturale (come aiutare a formulare un giudizio culturale e morale sulla mentalità corrente a riguardo della vita sessuale e sentimentale?);
pastorale e sociale (di quali aiuti ha bisogno la famiglia per tnere desta la fedeltà alla sua vicazione?).
Per un approccio pastorale integrato. "In secondo luogo – prosegue Alici – si può tentare anche un'intersecazione con gli altri ambiti" per "un approccio pastorale più integrato possibile". Riguardo al mondo del lavoro, ci si può chiedere come la vita affettiva "può essere aiutata a misurarsi concretamente, in modo equilibrato, con i ritmi del lavoro e la celebrazione della festra".
Ci sono nel mondo della fragilità le esperienze di sofferenza fisica psicologica e spirituale vissute nel legame affettivo. In merito all'ambito dalla tradizione, Alici si chiede: "come educare gli affetti, in modo da sottrarli alla nicchia dei rapporti corti in cui a volte essi sono confinati"?. E infine la "cittadinanza": "in quale misura alla vita affet6tiva, correttamente intesa, si può riconoscere un vero e proprio diritto di cittadinanza?".
-------------------------------------------------------------------------------------- (Scarica il testo integrale della riflessione di Luigi Alici - file *.pdf ) --------------------------------------------------------------------------------------
(25 febbraio 2006)
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