Per annunciare il Vangelo ci vuole coraggio e pazienza. Lo ha detto, stasera Papa Francesco, nella Veglia di Pentecoste in piazza San Pietro. Ci sono più martiri oggi che nei primi secoli della Chiesa, fratelli e sorelle nostri - ha aggiunto -. Loro portano la fede fino al martirio, ma il martirio non è mai una sconfitta, è il grado più alto della testimonianza. Il cristiano deve sempre avere un atteggiamento di mitezza e di umiltà, confidando e affidandosi a Gesù. Riferendosi ai tanti conflitti che oggi ci sono, ha osservato: Molto spesso non hanno origini religiose, ma le diverse appartenenze vengono usate come benzina sul fuoco. Poi il Pontefice ha invitato a pregare per i cristiani che soffrono tanto per la fede: Loro fanno lesperienza del limite tra la vita e la morte. Queste vicende devono spingerci a lottare per la libertà religiosa per tutti, a qualsiasi confessione religiosa appartengano, perché sono sempre figli di Dio. Scusate se sono stato troppo lungo - ha concluso il Santo Padre -. Ma non dimenticate: no a una Chiesa chiusa, sì a una Chiesa che va alle periferie dellesistenza: il Signore ci guiderà laggiù.
Vivere il Vangelo è il principale contributo che possiamo dare. La Chiesa non è un movimento politico né una struttura ben organizzata né una ong. Così Papa Francesco, nella Veglia di Pentecoste, ha ribadito il suo no allefficientismo. La Chiesa, piuttosto, è chiamata ad essere lievito, con amore fraterno, solidarietà e condivisione. La crisi attuale non è solo economica o culturale: È in crisi luomo come immagine di Dio; è, perciò, una crisi profonda. Guai, allora, a chiuderci in noi, in parrocchia o nel nostro gruppo. Quando la Chiesa è chiusa, si ammala. La Chiesa deve uscire verso le periferie esistenziali. E dobbiamo anche fare attenzione, ha avvertito il Pontefice, a non chiudere dentro Gesù e a non farlo uscire. Oggi, ha aggiunto, viviamo in una cultura dello scontro, della frammentarietà, dello scarto. E così, purtroppo, non fa notizia quando muore un barbone per il freddo. Eppure la povertà è una categoria teologale perché il Figlio di Dio si è abbassato per camminare per le strade. Attraverso i poveri tocchiamo la carne di Cristo. Il Papa ha parlato anche della necessità delletica nella vita pubblica: La mancanza di etica nella vita pubblica fa male allumanità intera. Se calano gli interessi di una banca è una tragedia, no che cè gente che muore di fame. La Chiesa povera per i poveri è contro questa mentalità.
Gesù è la cosa più importante. Perciò, vorrei farvi un piccolo rimprovero, fraternamente. Non gridate più: Francesco, Francesco, ma Gesù, Gesù. Lo ha detto stasera Papa Francesco, nella Veglia di Pentecoste, a piazza San Pietro, rispondendo alla domanda su come portare Gesù alluomo di oggi. La seconda parola offerta dal Pontefice dopo Gesù è preghiera: Dobbiamo guardare il volto di Dio, ma soprattutto sentirci guardati, ha osservato. Ed è importante lasciarci guidare da Lui. Così siamo veri evangelizzatori. Dobbiamo, quindi, mettere da parte piani e strategie, che sono secondari. La testimonianza che dobbiamo offrire - ha spiegato - non deve essere fatta con le nostre idee, ma con il Vangelo nella nostra vita. Si tratta di una sinergia tra noi e lo Spirito Santo. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno detto che il mondo di oggi non ha tanto bisogno di maestri, ma di testimoni. Di qui la necessità di parlare attraverso la coerenza di vita.
Nel mio Paese i cristiani sono una minoranza povera ed emarginata, ma vogliamo essere uomini di pace, testimoni di amore e misericordia, proprio come mio fratello. Lo ha detto stasera, nella Veglia di Pentecoste davanti al Pontefice, il pakistano Paul Bhatti, fratello del ministro ucciso Shabhaz. Mio fratello - ha aggiunto - tutta la vita è stato fedele alla sua missione di essere vicino ai poveri. Sognava un Pakistan in cui tutti i fedeli potessero avere gli stessi diritti. Anche se è stato ucciso da estremisti, la sua vita e la sua fede - ha osservato Bhatti - hanno portato frutto: tanti hanno ricevuto coraggio dal suo esempio e dalle sue parole. Ora sono tornato nel mio Paese per continuare la sua missione. Riprendendo una frase del Papa di qualche tempo fa, non lasciatevi rubare la speranza, Bhatti ha concluso: Noi cristiani pakistani non ci lasceremo rubare la speranza dalle difficoltà e dalle prove, ma continueremo a testimoniare il Vangelo con mitezza. Noi per il Vangelo vogliamo vivere e anche morire, se necessario, come Shabhaz.
Sono contento di incontrarmi con voi per pregare, essere uniti e aspettare il dono dello Spirito. Così ha esordito stasera Papa Francesco, rispondendo alle quattro domande che gli sono state poste durante la Veglia di Pentecoste a piazza San Pietro con oltre 200mila partecipanti appartenenti a movimenti, gruppi, associazioni, aggregazioni laicali. È sembrato quasi voler ripercorrere i punti salienti dei suoi interventi nei primi due mesi di pontificato. Infatti, alla prima domanda su come vincere la fragilità della fede il Santo Padre ha ricordato come nella sua storia sia stata importante la famiglia, soprattutto la nonna: Dio - ha detto - ci mette sempre accanto persone che ci aiutano nel nostro cammino di fede. Ha poi ricordato come è nata la sua vocazione dopo una confessione il 21 settembre 1953: Ho sentito una voce, una chiamata. Noi diciamo che dobbiamo cercare Dio, ma poi scopriamo che è Lui che ci sta aspettando. Con stupore scopriamo questo - ha aggiunto - e ciò aumenta la nostra fede. Ma, ha evidenziato, il maggior nemico della fede è la paura. Così Francesco ha tranquillizzato tutti: Se andiamo con il Signore siamo sicuri. Poi due consigli: Non essere troppo sicuri in noi stessi, perché così diventiamo più fragili e pregare il rosario tutti i giorni.
Oggi luomo lotta per lonnipotenza pensando di poterla raggiungerla e resta deluso quando non ci riesce. Pensiamo che non dovremmo avere bisogno di Dio. Lo ha detto stasera John Waters, irlandese, scrittore ed editorialista, portando la sua testimonianza nella Veglia di Pentecoste in corso a piazza san Pietro, alla presenza di Papa Francesco. Da bambino - ha raccontato - camminavo per le strade con Gesù sempre accanto a me, ma poi da adolescente ho iniziato a sperimentare una libertà diversa, lontana da Dio. LO scrittore ha parlato, quindi, della sua dipendenza dallalcol: Questa esperienza - ha affermato - mi ha fatto cadere in ginocchio. Così ho capito che queste ‘libertà non mi soddisfacevano e che lunico periodo in cui sono stato in armonia con me stesso è stata linfanzia, quando permettevo a Cristo di camminare con me. La riscoperta della fede e il desiderio di rimettere Dio al centro della sua vita hanno ridato speranza a Waters: Con Gesù ho imparato a portare la croce, ha sostenuto lo scrittore.
Avevo desiderio di costruire con gli altri un mondo migliore, ma erano questi sentimenti confusi finché non ho incontrato gli amici della Comunità di SantEgidio: lo ha detto oggi pomeriggio Valerie Régnier, responsabile della Comunità per la Francia. Ho scoperto che per fare il bene non bisognava andare lontano: a Parigi ho incontrato anziani soli, senza dimora fuori la cattedrale di Notre Dame, i bambini e giovani delle periferie che hanno avuto unopportunità grazie alle Scuole della pace. Abbiamo concretamente a vivere lamore per gli altri, soprattutto i più poveri. Per Régnier, preghiera, poveri e pace possono cambiare il mondo. Si può vivere la straordinarietà del Vangelo nellordinarietà della vita. Emilio Inzaurraga, presidente nazionale dellAc Argentina e coordinatore del segretariato Fiac (Forum internazionale di Azione cattolica), ha parlato della sua esperienza in associazione, che è unesperienza di condivisione e comunione, crescita e confronto. La fede, ha proseguito, ci invita a uscire da noi stessi, per andare tra la gente, nelle periferie esistenziali, mettendo al centro i bisognosi.
Il rosario è stato un grande dono per noi, per la nostra vita e il matrimonio: lo hanno raccontato oggi pomeriggio Miriam e Francesco, con la loro piccola Maria, appartenenti al Cammino Neocatecumenale, offrendo la loro testimonianza alla Veglia di Pentecoste in corso a piazza San Pietro. Grazie al rosario - hanno detto - abbiamo acquisito una maggiore intimità con Gesù e il coraggio di sposarci. Giacomo Amelio, di Comunione e Liberazione, ha parlato della sua esperienza di studente alla facoltà di Medicina, dove ha conosciuto ragazzi più grandi, appartenenti a Cl, che facevano le cose come gli altri, ma erano più belli. Mi hanno fatto compagnia e con loro ho riscoperto Gesù. Grazie Comunione e Liberazione, Giacomo ha scoperto che ragione e fede camminano insieme. Ora lo studente, arrivato al quarto anno di corso, aiuta i più giovani, così come hanno fatto i suoi amici con lui.
Matthew Pinelli è un giovane ingegnere di 32 anni francese. Oggi fa parte delle Cellule di nuova evangelizzazione, ma il suo è un cammino di fede recente, come ha raccontato oggi pomeriggio, nella Veglia di Pentecoste a piazza San Pietro, in attesa dellarrivo del Papa. La mia vita è cambiata con la paternità - ha affermato il giovane, adesso in attesa del secondo figlio -. Mia moglie è una fervente credente e per questo alla nascita del primo figlio ha contattato la parrocchia, che ci ha consigliato di fare un corso di preparazione al battesimo. Così è iniziata la mia conversione. Infatti, Matthew non era neppure battezzato: Ho iniziato un catecumenato lungo, in cui ho avuto anche momenti difficili, ma a Pasqua 2012 ho ricevuto il battesimo. Toccante anche la testimonianza di Angela Croce, appartenente a Nuovi Orizzonti: Ho sperperato i doni del Signore, ho vissuto il sesso usa e getta e ho tentato cinque volte di suicidarmi, ma non ci sono riuscita. Ero persino arrabbiata con il Signore, volevo capire cosa voleva da me. Poi lincontro con gli amici di Nuovi Orizzonti, che hanno fatto sentire Angela amata: Le ferite man mano sono guarite. Il Signore ha permesso a questo corpo di risorgere, lamore di Dio è stato più grande. Ora ho scelto di fare della mia vita un dono per gli altri. Voglio essere santa.
È di pochi giorni fa lappello di Papa Francesco al ritorno delletica in favore delluomo nella realtà finanziaria ed economica, contro quella che ha definito la tirannia invisibile del mercato. Un tema su cui Caritas italiana è fortemente impegnata, nellambito del suo lavoro pastorale ed educativo. Ieri pomeriggio ha presentato, nel suo animatissimo stand a Terra Futura - la mostra mercato delle buone prassi di sostenibilità economica, sociale ed ambientale in corso fino a domani alla Fortezza da Basso di Firenze -, il suo ultimo sussidio su Finanza e speculazione o cura del bene comune? (Edb, 2012). Una pubblicazione agile e veloce che analizza limpatto del sistema finanziario sulle povertà e i conflitti, con unattenzione particolare al ruolo dellinformazione e dei nuovi media (in Italia luso di internet è salito dal 6 al 30%) e proposte concrete. Ne emergono dati inquietanti: negli ultimi cinque anni, dal 2007 ad oggi, nel mondo i prezzi del cibo sono raddoppiati. Il prezzo del mais è aumentato addirittura del 93% in due anni; il grano è passato da 110 a 266 euro la tonnellata. Nel mondo 40 Paesi rischiano di avere grandissimi problemi nel reperire cibo e risorse, con conseguenti possibili tensioni sociali tra agricoltori, pescatori, produttori di energia, migranti. Ne abbiamo parlato con il curatore del sussidio Silvio Tessari, di Caritas italiana.
Noi ci siamo sposati in chiesa per tradizione ma abbiamo lasciato fuori Gesù e Maria dalla nostra vita. Pensavamo che lamore sarebbe bastato per vivere felici per sempre, ma così non è stato. Hanno portato la loro testimonianza alla Veglia di Pentecoste, in corso a piazza San Pietro, i coniugi Alfonso e Betty Ricucci, appartenenti al Rinnovamento nello Spirito. Nel tempo abbiamo iniziato a riempire i buchi dellanima con la cura del corpo, corsi di teatro, la carriera. Ciascuno di noi cercava di cambiare laltro a sua immagine e somiglianza e pensavamo di essere infelici per colpa dellaltro. Così, dopo 23 anni di matrimonio, nel gennaio 2009, Alfonso chiede a Betty se lo ama ancora e la sua risposta è una doccia gelata: No. Mi è caduto il mondo addosso - ha spiegato il marito - ma poi grazie a un amico ho iniziato un cammino, grazie al quale mi sono riavvicinato a Gesù che mi ha fatto comprendere che ero amato e non avevo bisogno di mettere maschere. Dopo 9 mesi, al momento della separazione, quando Alfonso ha dato la sua disponibilità ad una separazione consensuale, Betty, che a sua volta aveva incontrato Gesù nei 9 mesi ha capito che è un uomo diverso: Grazie allincontro con il Signore ci siamo scoperte come due persone nuove, che camminavano sulla stessa strada che avevano gli stessi desideri. E ora il loro matrimonio va a gonfie vele.
Lesperienza del dolore mi conduce a un incontro personale con Dio e un amore nuovo verso il prossimo, perché il mio dolore mi faceva più sensibile a quello degli altri. Così Lisomar Do Santos, 33 anni, del Brasile, ha iniziato a raccontare la sua storia, aprendo lo spazio delle testimonianze durante la Giornata dei movimenti ecclesiali, delle associazioni e delle aggregazioni laicali sul tema Io credo, aumenta in noi la fede, che avrà il suo culmine nella veglia di Pentecoste con Papa Francesco. Lisomar, quinto di sei figli, è stato abbandonato dal padre ad un anno, quando la mamma era incinta dellultimo figlio. Il padre, poi, ha avuto altri figli. Per sopravvivere ha dovuto fare il venditore ambulante, il contadino e il muratore. Poi ha avuto lopportunità di lavorare come volontario presso il ministero della Giustizia. Eppure mia madre - ha detto - ci ha insegnato ad amarlo e rispettarlo. Grazie a un incontro con il Movimento dei Focolari, il giovane, che nel frattempo ha trovato un buon impiego e si è laureato, ha fatto una scoperta che gli ha cambiato la vita: Gesù, che aveva sofferto e vissuto labbandono in croce, poteva dare significato al mio soffrire e a quello della mia famiglia. Ho creduto che tutto quello che è successo ha avuto un senso.
Il Gaslini ha sempre difeso, custodito e promosso la vita, la prende in cura sia dal punto di vista professionale e tecnico, sia dal punto di vista dellaccoglienza delle famiglie e dei bambini, attraverso un tratto umano che è da tutti riconosciuto, con continui riscontri di ringraziamenti e gratitudine per il clima che queste famiglie trovano presso l‘Istituto. Lo ha detto, stamattina, il cardinal Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, intervenendo a un convegno per il 75° anno dell‘Istituto Giannina Gaslini. Il porporato, intervenuto in qualità di presidente della Fondazione Gaslini - in quanto arcivescovo pro-tempore della città - ha poi affermato che l‘attenzione per la famiglia è una caratteristica del Gaslini come penso di ogni ospedale pediatrico. La ricorrenza del 75° anno, ha aggiunto, è un momento bello per la città intera che ha sempre avuto un occhio di particolare gratitudine per il fondatore, Gerolamo Gaslini, e di riconoscimento per il grande livello di professionalità e di ricerca che il Gaslini ha, non solo in Italia, ma in tutta l‘area del Mediterraneo.
Mi associo allappello del presidente Napolitano alla magistratura perché si possano accertare in tempi rapidi le cause della tragedia del porto di Genova. Lo ha detto, stamattina, il cardinale Angelo Bagnasco, intervenendo ad un convegno sui 75 anni dellOspedale Gaslini a Genova. Fare massima verità sulle cause di questa tragedia - ha aggiunto - significa prevenire. Parlando del ritrovamento della salma del sergente della Capitaneria di Porto, Gianni Iacoviello, la nona vittima del crollo della Torre Piloti, il cardinale ha affermato: Rinnoviamo tutti la nostra vicinanza alle famiglie delle vittime, in modo particolare a questa famiglia che attendeva con tanto spasimo, ma anche con tanta fiducia, il recupero del corpo del loro caro. Il cardinal Bagnasco ha quindi affermato di non esser ancora riuscito a parlare con i familiari, dopo il recupero della salma. Ma, ha aggiunto, avevo parlato con loro in precedenza, trovando, come sempre, delle persone meravigliose. Come ho detto durante l‘omelia del funerale delle altre vittime - ha concluso larcivescovo di Genova - spero che una tragedia come questa non si ripeta mai più, da nessuna parte, e che sia l‘occasione affinché la città stessa cresca nella bontà e nella capacità di crescere nel tessuto umano, cristiano, collaborativo perché Genova ha bisogno di ritrovare il volto più bello di se stessa.
"Qual è la domanda che deve presiedere qualunque riflessione politica, a qualunque livello e anche ad ogni altro livello di responsabilità? E qual è la lama più penetrante e tagliente nella carne della gente oggi?. Sono domande poste, stamattina, dall‘arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, in occasione di un convegno, a Genova, sui 75 anni dell‘ospedale Giannina Gaslini. Per il porporato, il criterio per giudicare qualunque urgenza e intervento efficace è il lavoro. La crisi economica ha avuto, tra le sue conseguenze più drammatiche, l‘aumento dei suicidi. Sono tutti segnali tragici, che possono avere un denominatore comune, che riguarda un certo disagio generale rispetto alla situazione attuale, che dobbiamo guardare con realismo seppur con grande fiducia. Parlando della tenuta del Governo e dell‘accordo tra Pd e Pdl il cardinale ha osservato: È quello che auspichiamo tutti. Il verdetto delle urne è stato chiaro, pur nella sua complessità, ed ora la gente ha diritto ad un governo stabile ed efficace.
Allo stesso tempo. Rileva leditoriale, l‘aiuto alle donne che desiderano avere dei figli deve concretizzarsi in scelte che favoriscano la vita e che permettano alle giovani mamme di coniugare il lavoro con la maternità. Inoltre, se si desidera che nel futuro Roma abbia cittadini attenti al bene comune e desiderosi di realizzare una città che non lascia indietro nessuno, sono necessarie scelte che permettano alle famiglie di avere quei momenti di vita insieme, che sono essenziali per costruire un sano rapporto genitori-figli e fra gli stessi coniugi, in modo da consentire ai nuclei familiari di assolvere alla loro peculiare funzione sociale. In questa prospettiva il riposo settimanale dei negozi, in particolare quello dei giorni festivi, è una necessità che ribadisce come l‘uomo rimanga sempre superiore al lavoro e che sottolinea come il profitto non possa essere l‘unico criterio che regolamenta il sistema economico. Infine, assicurare che tutti abbiano quanto necessario per un tenore di vita rispettoso della dignità umana è un dovere di giustizia ancor prima che di carità. Tuttavia ciò deve coniugarsi con il pieno rispetto, da parte di coloro che arrivano nella nostra città, della legislazione vigente in modo da assicurare la pacifica convivenza fra uomini di culture e religioni diverse, i quali, nel loro incontrarsi, possono arricchirsi reciprocamente.
Il rinnovo dell‘amministrazione comunale non è soltanto una normale scadenza della vita democratica, ma anche unoccasione per scegliere i valori che saranno a fondamento della vita della nostra città nei prossimi anni. È quanto si afferma nelleditoriale I cristiani e il voto: quale futuro per la città?, che sarà pubblicato domani - domenica 19 maggio - su Roma Sette, il settimanale della diocesi di Roma in edicola con Avvenire. È avvertita da molti l‘esigenza - si sottolinea nelleditoriale - che Roma sia una città a misura d‘uomo, in cui la dignità inviolabile di ogni persona, in particolare dei più emarginati e dei più fragili, sia difesa e tutelata. La priorità è sempre quella di aiutare la famiglia fondata sul matrimonio fra l‘uomo e la donna, che rimane la prima e insostituibile cellula della società. Sono pertanto inutili provvedimenti come il riconoscimento delle coppie di fatto, soprattutto fra persone dello stesso sesso, che non avrebbero, per di più, alcun valore legale. Altra priorità è rispettare la vita fino al suo termine naturale. Dunque, più dei registri sul fine vita - che non avrebbero valore legale - si avverte la necessità di politiche che favoriscano, in collaborazione con le altre istituzioni, a cominciare dalla Regione, l‘assistenza per coloro che si trovano a vivere la fase terminale della vita. (segue)
La Chiesa cattolica e le chiese ortodosse hanno unito le loro voci per dire che la libertà religiosa è un prezioso fondamento e una sacra aspirazione della loro dottrina sociale e in quanto tale deve essere tutelata e promossa dagli Stati soprattutto in rispetto alle minoranze. Il messaggio (clicca qui) è contenuto nel comunicato finale diffuso questa mattina al termine di un seminario di studio sulla libertà religiosa, organizzato a Istanbul dal Patriarcato ecumenico in collaborazione con il Consiglio delle Conferenze episcopali dEuropa. I partecipanti hanno ricordato e pregato per i due vescovi siriani di Aleppo rapiti quasi un mese fa, il Metropolita greco ortodosso Boulos Yazigi e il Metropolita Siro-Ortodosso Mar Gregorios Yohanna Ibrahim. La reciproca indipendenza e autonomia, nonché la cooperazione tra Stato e Chiesa - si legge nel comunicato finale -, sono principi fondamentali delle relazioni Chiesa-Stato. Lo Stato deve rispettare la libertà religiosa di tutti i credenti e delle loro comunità nel promuovere un ordine sociale basato sulla giustizia. Nei contesti in cui una religione specifica gode di una protezione di favore da parte dello Stato, la libertà religiosa delle minoranze deve essere garantita. Lo Stato non deve favorire il proselitismo a favore di un credo specifico. Al contrario, ha lobbligo di tutelare il bene comune e larmonia tra i cittadini delle diverse credenze.
Dopo le prime scosse del 20 maggio, lo scorso anno, scrivevamo su queste pagine della volontà forte di sentirci tutti cittadini della Bassa. Per offrire, ognuno secondo le proprie capacità e possibilità aiuto, solidarietà e vicinanza, parole delle quali solo in certi, difficili momenti si apprezza in pieno il significato. Poi la terra ha tremato ancora il 29, questa volta non solo abbattendo muri e scuotendo gli animi, ma portando anche morte nel Modenese, dove si sarebbero contate 17 vittime. Sarà dura, ma certamente ce la faremo, grazie anche alla solidarietà, grandissima, che si è messa in moto in queste giornate e che stiamo sperimentando concretamente, ogni giorno. Verrà il tempo di rimettere i mattoni uno sullaltro: la forza e la tenacia aiuteranno e sosterranno gli animi: erano queste le parole che usavamo un anno fa per parlare del nostro terremoto. Un evento a seguito del quale, come ebbe a dire larcivescovo monsignor Lanfranchi durante la veglia di Pentecoste a Finale Emilia, non abbiamo vergogna a confessare il nostro bisogno reciproco di consolazione, di conforto, di speranza. Già, il conforto e la speranza: a un anno di distanza, anno segnato da un intenso e continuo lavoro, possiamo dire che quel conforto e quella speranza, quel bisogno di essere e sentirci comunità unita li abbiamo davvero sperimentati. Ce lo aveva ricordato anche Benedetto XVI, giungendo a farci visita a Rovereto.
In questi mesi stanno lasciando il palcoscenico della vita molti personaggi di grande rilievo per la politica internazionale dello scorso secolo: Hugo Chávez, Margareth Thatcher e Giulio Andreotti. Questa settimana è stata la volta di Rafael Videla, personaggio da cui molto meno abbiamo da imparare, se non al contrario. Videla guidò infatti il colpo di stato che diede inizio alla spietata dittatura militare Argentina e guidò in prima persona il Paese dal 1976 al 1983, diventando il volto di una feroce repressione contro gli oppositori e le loro famiglie. Sarebbe quasi superfluo ricordare le circa trentamila vittime di quel periodo, torturate, uccise o semplicemente fatte sparire - i tristemente noti desaparecidos - se non fosse per la velocità con cui la società di oggi mangia e dimentica avvenimenti anche recenti. Allora appare necessario un ricordo di tali avvenimenti, esattamente per imparare, al contrario, qualcosa anche da Videla. La sistematica repressione del dissenso politico diede luogo a pratiche ed episodi di grande brutalità, come i voli della morte, durante i quali i prigionieri del regime legati e ancora vivi venivano gettati in mare da un aereo. Quasi mille oppositori finirono in questo modo. Per tutte queste violenze, Videla stava scontando in carcere una pena allergastolo per crimini contro lumanità.
Non solo: Bergoglio addirittura disse loro di non abbattersi qualora taluno avesse attinto dal loro serbatoio spunti e idee per i propri palinsesti. Dunque, una tv cattolica devessere soddisfatta non solo quando i dati che la riguardano continuano a salire, ma anche quando riesce ad avere una funzione calmieratrice e di suggerimento. Certo, evidenzia il direttore di Tv2000, gli amici argentini non conoscono ancora la smania che nelle vene degli operatori inietta lAuditel, ma immaginiamo tuttavia che, anche nella condizione in cui pare presto si ritroveranno, sapranno trarre dagli scorni il positivo. Intanto, Boffo riflette circa i motivi di questa paradossale rincorsa e sul perché grandissime aziende sbirciano le piccole e addirittura ne restano suggestionate. In realtà, linventiva laica, con i suoi epigoni gossipari, sembra giunta allassuefazione. Ogni canale pare uguale allaltro, un programma scopiazza i precedenti; cè una penuria di idee che impressiona. Mai, come in questa stagione, programmi costosissimi vengono lanciati con mezzi esuberanti, finendo presto chiusi per insuccesso di pubblico. Forse, perciò, sorge la domanda: Non è che quegli sfigati di serie B che operano in testate cattoliche sono però più freschi di noi? O almeno hanno unidea di televisione che noi avevamo smarrito? O unimmagine del pubblico più realistica e dunque più reattiva della nostra?.
Sempre più spesso ci capita di constatare che le ideuzze su cui Tv2000 costruisce il proprio palinsesto, in particolare ‘Nel cuore dei giorni, affiorano qua e là nei contenitori di altri canali ben più titolati. Lo scrive nellultima newsletter il direttore di rete di Tv2000, Dino Boffo, che aggiunge: Anche vecchi seriali, da noi rispolverati a motivi delle risorse assai modeste di cui disponiamo, vengono tirati fuori dagli ampi magazzini dei Broadcaster nostrani ed esibiti allimprovviso nei palinsesti doggi. Pur non volendo fare esempi, per non essere chiamati visionari o mitomani, Boffo sottolinea: Eppure, scemi non siamo, e riusciamo ad accorgerci quando gli altri ci copiano. E se prima la cosa, a me almeno, generava stizza, ora - dopo il viaggio a Buenos Aires − riesco addirittura a sorridere e fare dellironia. Ma cosa è accaduta nella capitale argentina? Incontrando alcune settimane fa i colleghi dellemittente televisiva cattolica di Buenos Aires, e chiedendo notizie sul modo con cui il loro antico arcivescovo si poneva nei loro confronti, ci fu risposto - tra laltro - che a padre Bergoglio interessava soprattutto che lesistenza di una tv ispirata cristianamente riuscisse a ‘condizionare le altre tv, cioè in un modo o nellaltro le influenzasse, fosse di ispirazione. (segue)
Parlando della crisi di molte industrie che ha fatto aumentare la disoccupazione in Sardegna, i vescovi hanno raccontato al Papa come le diocesi sono vicine alle persone in difficoltà: Lo siamo - afferma monsignor Miglio - soprattutto attraverso il lavoro delle Caritas, con interventi di vario tipo, come le mense, il microcredito e prestiti straordinari fatti in momenti di particolare tensione. Prestiti che molti hanno voluto restituire. Il Santo Padre ha voluto sottolineare questo gesto che mette in luce la grande dignità del mondo dei poveri. La nostra, dunque - aggiunge larcivescovo -, non è solo una vicinanza di condivisione, una vicinanza affettiva ai lavoratori provati senza più occupazione, ma anche una vicinanza fatta di generosità. Il Papa si è molto stupito, ‘gioiosamente, di quanto una regione così povera riesce a fare per i più poveri. Di fronte alla crisi cè un asso nella manica da giocare: Le bellezze naturali devono essere un volano per leconomia! Questa è la vera ricchezza che deve produrre crescita e sviluppo, beninteso nel rispetto dellambiente, offrendo a tante più persone la possibilità di soggiornare in Sardegna per periodi molto più lunghi. Molto attiva è in Sardegna la pastorale del turismo, con iniziative nei luoghi di maggior afflusso turistico.
Noi vescovi della Sardegna siamo andati innanzitutto dal Santo Padre per ringraziarlo per la sua prossima visita a Cagliari, dettata dalla comune devozione alla Madonna di Bonaria. Ma questa sua visita diventa anche un grande gesto di attenzione nei confronti delle povertà e di tutti i problemi della Sardegna e unattenzione verso lItalia perché il Pontefice visiterà per prima una delle regioni più provate del nostro Paese. Lo spiega in unintervista al Sir (clicca qui) monsignor Arrigo Miglio, arcivescovo di Cagliari e presidente della Conferenza episcopale sarda, dopo lincontro stamattina con Papa Francesco, in occasione della visita ad limina dei vescovi sardi. Abbiamo fissato la data della sua visita a Cagliari: sarà il 22 settembre - ci racconta monsignor Miglio -. Abbiamo fatto delle ipotesi su come si svolgerà questa giornata: oltre alla visita al santuario della Madonna di Bonaria, ci saranno dei momenti di attenzione per il mondo del lavoro, per i giovani e per gli ammalati. Cè, ovviamente, molto fermento nella diocesi sarda in attesa della visita del Papa: Da subito ci prepareremo a vivere questo momento di grazia sia con la preghiera sia nellorganizzazione, coinvolgendo tutte le forze della società civile oltre che della Chiesa. (segue)
A cinquantanni dallapprovazione della Costituzione sulla sacra liturgia Sacrosanctum Concilium, lUfficio liturgico del Vicariato di Roma promuove un convegno pastorale mercoledì 22 maggio, nellaula magna della Pontificia Università Lateranense. Il tema: Prospettive pastorali nella Costituzione Sacrosanctum Concilium a cinquantanni dalla sua promulgazione. Ad aprire lappuntamento di riflessione e studio sarà il saluto del vescovo Enrico dal Covolo, rettore della Lateranense. Seguirà lintervento introduttivo del carmelitano padre Giuseppe Midili, direttore dellUfficio liturgico della diocesi di Roma, quindi la relazione di monsignor Alceste Catella, vescovo di Casale Monferrato e presidente della Commissione episcopale per la liturgia della Cei. Le conclusioni saranno affidate al cardinale vicario Agostino Vallini, che ha inviato una lettera ai parroci della diocesi e ai membri dei gruppi liturgici parrocchiali per invitarli a partecipare al convegno. La Sacrosanctum Concilium - sottolinea il porporato nel messaggio - è un documento che ha inciso profondamente sulla prassi liturgica della comunità cristiana, apportando significativi cambiamenti volti ad assicurare una partecipazione più consapevole di tutto il popolo di Dio e ad aiutare ogni credente a comprendere meglio il significato della liturgia nella vita e nella missione della Chiesa.
(Sir Europa - Bratislava) - La Commissione giovani e università della Conferenza episcopale slovacca sta cercando volontari desiderosi di contribuire ai preparativi del Meeting nazionale giovanile (Nym) che si terrà a Ruzomberok alla fine di luglio. I preparativi richiedono tanti sforzi e tanto lavoro, per questo è importante avere una squadra forte. Invitiamo tutti coloro che vogliono unirsi a noi mettendo a disposizione i loro talenti e le loro abilità, ha spiegato il coordinatore nazionale del Nym, p. Ondrej Chrvala. Coloro che vogliono dare una mano come volontari possono iscriversi sul sito www.rio13.sk entro la fine di maggio. Riceveranno vitto e alloggio gratuiti e una preparazione speciale per levento. È richiesta unetà minima di 17 anni, una raccomandazione del sacerdote locale, flessibilità e - se possibile - è gradita previa esperienza nel campo del volontariato, spiega Chrvala, aggiungendo che la settimana di preparazione inizierà una settimana prima dellevento: il 22 luglio. Il Meeting nazionale giovanile, in programma dal 26 al 28 luglio, rappresenta unalternativa per i giovani che non potranno partecipare alla Giornata mondiale della gioventù a Rio de Janeiro, ma vogliono comunque sperimentare uno spirito di comunione.
Potremmo ancore dire, con decisione, che il matrimonio e la famiglia siano ancora delle istituzioni? E lo statuto del matrimonio non è esso stesso modificato in un senso più privato e dunque più contrattuale?. Sono le associazioni familiari cattoliche - guidate dal presidente Antoine Renard - a sollevare una serie di interrogativi dopo che ieri il Consiglio costituzionale francese ha dato il via libera alla legge sul matrimonio gay, approvata lo scorso 23 aprile dal Parlamento di Parigi (clicca qui). A questo punto, i primi matrimoni potrebbero essere celebrati già nel mese di giugno. Il Consiglio costituzionale aveva fino al 23 maggio per pronunciarsi sui numerosi ricorsi depositati dai parlamentari dell‘opposizione contro la legge sul ‘Matrimonio per tutti, fortemente voluta dal governo socialista. Immediate le reazioni anche delle associazioni che erano scese in campo e mesi fa per combattere contro la legge, riunite in un unico cartello La Manif pour tous. La Manif pour tous - dice oggi la presidente Ludovine de la Rochère - ha liberato la parola su una questione fondamentale, quella del futuro delle nostre famiglie, dei nostri figli e quindi della nostra società. Dunque una parte dellobiettivo è raggiunto: far aprire gli occhi ai francesi sulla Legge Toubira e sulle sue conseguenze. I francesi sono ormai convinti. Bisogna ora convincere il presidente della Repubblica. La protesta quindi continua.