La parola di chi soffre
Il dolore interroga ogni persona e chiede risposte non formali
"La Chiesa a servizio dell'amore per i sofferenti" è il tema della XVIII Giornata mondiale del malato che si celebra l'11 febbraio, memoria liturgica della Beata Vergine di Lourdes. Quest'anno la ricorrenza coincide con il 25° di istituzione del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari che, come sottolinea Benedetto XVI nel suo messaggio, rivela la "sollecitudine ecclesiale per il mondo della salute". Con l'annuale Giornata del malato, spiega il Papa, la Chiesa intende "sensibilizzare capillarmente la comunità ecclesiale circa l'importanza del servizio pastorale nel vasto mondo della salute, servizio che fa parte integrante della sua missione". Gesù "si rivolge anche a noi", afferma Benedetto XVI, "ci esorta a chinarci sulle ferite del corpo e dello spirito di tanti nostri fratelli e sorelle" e "ci aiuta a comprendere che, con la grazia di Dio accolta e vissuta nella vita di ogni giorno, l'esperienza della malattia e della sofferenza può diventare scuola di speranza". Dal Pontefice, infine, una sottolineatura e un auspicio: "Nell'attuale momento storico-culturale, si avverte" ancora più "l'esigenza di una presenza ecclesiale attenta e capillare accanto ai malati, come pure di una presenza nella società capace di trasmettere in maniera efficace i valori evangelici a tutela della vita umana in tutte le fasi, dal suo concepimento alla sua fine naturale". Del significato della sofferenza il SIR ha parlato con padre Luciano Sandrin, preside dell'istituto internazionale di teologia pastorale sanitaria "Camillianum".
Il senso della vita. " La questione della sofferenza e della malattia - spiega padre Sandrin - pone alla coscienza domande sul senso della vita ed è un costante interrogativo a Dio, che spesso sembra tacere, apparentemente sordo alle nostre invocazioni e indifferente alle grandi tragedie". "Parlando del dolore - prosegue il religioso - si può correre il rischio di apparire poco rispettosi di chi lo sta sperimentando e ci rimprovera di non essere in grado di comprendere. Eppure il dolore è esperienza di tutti, anche se in modo diverso, ed è almeno in parte comprensibile e condivisibile". Tuttavia, secondo il teologo, anziché "cogliere ciò che il dolore dell'altro ci vuole comunicare, spesso tentiamo di tacitarlo con qualche 'analgesico' (un farmaco, una frase di circostanza) o lo rimuoviamo" perché "la presenza o la parola di chi soffre ci mettono a disagio, entrano in contatto con i nostri attuali dolori o risvegliano quegli antichi". Invece, per "porsi autenticamente in ascolto di chi soffre dobbiamo imparare a non soffocare le ferite che abitano dentro di noi e ad accettare la nostra vulnerabilità e i rischi del coinvolgimento".
La "discrezione" di Gesù. Qual è, allora, la risposta cristiana alla sofferenza? "Il senso del dolore - risponde il religioso - va cercato in Dio, nella sua sofferenza assunta per amore, nel suo stare dalla nostra parte facendosi carico delle nostre debolezze". Guardando con attenzione a Cristo "ci accorgiamo di quanto, rispetto al dolore, sia stato 'discreto'. Non ne ha parlato in modo esplicito, non lo ha spiegato; tuttavia ne ha 'narrato' il senso prendendosi cura dei sofferenti che lo cercavano e, soprattutto, nella sua passione e nella sua morte. Nel suo abbandonarsi obbediente al Padre, credendo al suo amore contro ogni evidenza, il soffrire di Cristo è diventato luogo di redenzione e guarigione profonda". In questa prospettiva "la sofferenza e la sua mancanza di vie d'uscita vengono svuotate di assurdità e non-senso e collocate nella luce liberatoria della speranza". Secondo padre Sandrin, "il dolore è soprattutto un'esperienza di solitudine". Di qui l'importanza di "accompagnare chi soffre, assumere in qualche modo la sua sofferenza, cosicché essa diventi anche nostra e faccia sentire chi soffre non più solo". Una "capacità di compassione, sollecitudine e accompagnamento" che, secondo il religioso, "oggi deve entrare nei percorsi educativi". "La famiglia, la parrocchia, le associazioni, la scuola - avverte -, devono impegnarsi nella cura e nell'affinamento di quella sensibilità verso il prossimo che non è frutto di emozione ma educazione degli occhi, del cuore e della mente. Un compito che deve far parte, a pieno titolo, della sfida educativa che la Chiesa italiana sta rilanciando e i cui frutti possono costituire una ricchezza per l'intera società".
Le iniziative. In occasione della Giornata del malato e del 25° di istituzione del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari con il Motu proprio "Dolentium Hominum", il 9 e il 10 febbraio si svolgerà in Vaticano un Simposio internazionale sul Motu proprio e sulla Lettera apostolica "Salvifici Doloris". La mattina dell'11 febbraio sono previsti l'arrivo in Vaticano delle reliquie di Santa Bernadette e la messa solenne presieduta da Benedetto XVI in San Pietro. Per l'occasione, l'Ufficio nazionale Cei per la pastorale della sanità ha predisposto un sussidio, curato dal direttore don Andrea Manto che, riprendendo il tema della Giornata, sviluppa una riflessione sul legame sofferenza-evangelizzazione; evidenzia il ruolo della comunità cristiana, e si sofferma su alcuni aspetti particolari, come il rapporto famiglia-malattia, educazione alla salute, ministero dei sacerdoti a servizio degli infermi.
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