In modo particolare voglio dire loro: ritornate sui vostri passi - scrive il presule - in nome di quella fede religiosa che affermate di avere e che vi rende devoti dei santi; essa vi ha visto in Chiesa ai piedi dellaltare del Signore a ricevere il battesimo o chiederlo per i vostri figli, a ricevere i sacramenti della comunione e della Cresima, a contrarre matrimonio, a fare da padrini per il battesimo e la cresima dei vostri figliocci. A chi crede veramente in Dio - prosegue la comunicazione - non si addice un comportamento di violenza e di sopraffazione. Se tornate sui vostri passi, tutti ne trarremo vantaggio: voi per primi e i vostri figli, per i quali siamo tristi vedendo come bruciano la loro vita con gesti insani, consumando i loro anni più belli nel carcere. Se così sarà, la Locride tornerà ad essere terra serena e pacifica. Il vescovo della Locride si è quindi rivolto ai genitori invitandoli a vigilare sul comportamento dei figli: rendetevi conto di dove vanno e quali compagnie frequentano. Collaborate con gli insegnanti a scuola; siate forti e coraggiosi nel dire no quando è necessario. Ma soprattutto siate loro vicino con amore. E alle istituzioni ha chiesto di non abbassare il livello di guardia sul nostro territorio e di saper proteggere coloro i quali rischiano per dimostrare fiducia nello Stato.
Quanto più si allarga la cerchia di chi denuncia tanto più si rendono impotenti coloro i quali hanno scelto la via dellillegalità e della sopraffazione. E quanto afferma mons. Giuseppe Fiorini Morosini, vescovo di Locri -Gerace, in una comunicazione alle comunità parrocchiali della diocesi dopo che pochi giorni fa, a Bovalino, la denuncia di un gruppo di commercianti che avrebbero subito taglieggiamenti ha portato allarresto di alcune persone. Animati dallesempio di quanti hanno già denunciato la violenza subita il vescovo esorta e sollecita quanti sul nostro territorio subiscono la stessa violenza, ad avere coraggio e a denunciare i soprusi ai quali sono sottoposti: hanno avuto fiducia nello Stato ed hanno denunciato tale violenza. E un gesto che la comunità cristiana deve accogliere come segno di speranza per la Locride, ha aggiunto il presule. Dobbiamo lodare il coraggio di queste persone - si legge nella comunicazione - ringraziarle e star loro vicino in ogni modo. E rivolgendosi a quanti praticano la violenza mons. Morosini ha ricordato loro che dovranno rendere conto a Dio del male che fanno con le minacce, con gli attentati, con lusura, con le estorsioni. (segue)
I rischi maggiori che un prete oggi può correre circa la propria vocazione e identità risiedono più in aspetti qualitativi che non quantitativi, e riguardano principalmente la competenza teologica e la capacità relazionale a partire da quella con i propri fratelli nel presbiterio. Lo ha detto questa sera a Roma il sociologo Luca Diotallevi, intervenendo con una relazione su come la sociologia vede il presbitero al convegno degli assistenti Unitalsi (Roma, 11-13 gennaio) dedicato allAnno Sacerdotale. Secondo Diotallevi, le trasformazioni quantitative del clero italiano non dovrebbero presentare gravi problemi per almeno una decina di anni. Si registra infatti un lieve calo numerico ma il corpo presbiterale dovrebbe sostanzialmente tenere. Piuttosto - ha aggiunto il sociologo - occorre che i preti riflettano molto sulla loro identità di professionisti della fede sapendo mantenere un ruolo autorevole di fronte alle molteplici istanze spirituali, sociali ed umane in senso lato che le persone possono porre loro. Il sociologo ha sottolineato che oggi siamo di fronte ad un innalzamento delletà media di ordinazione che indica che le vocazioni adulte stanno diventando molto rilevanti dal punto di vista numerico. Ciò può voler dire che il prete in quanto ‘professionista della fede sia più consapevole e convinto del servizio specifico cui la Chiesa e il proprio vescovo lo destina.
Un discorso che guarda al futuro, con una ampiezza di vedute che in genere non si riscontra tra i leader internazionali e con un realismo che non nasconde i problemi. Così Gian Maria Vian, direttore dellOsservatore Romano, definisce il discorso del Papa al Corpo diplomatico, che mostra bene l‘attenzione e l‘atteggiamento della sede romana nei confronti del mondo: in Dio la Chiesa esiste per gli altri, e perciò è aperta a tutti. Una apertura; questa, dimostrata nelle ultime settimane dalle piene relazioni diplomatiche stabilite tra Santa Sede e Federazione Russa e dalla visita del presidente vietnamita come anche, nel corso dell‘anno appena concluso, dagli incontri del Pontefice con numerosi esponenti politici. Per il Papa, commenta Vian, in primo piano nel panorama internazionale resta la crisi drammatica dell‘economia mondiale e l‘instabilità sociale che ne consegue, alla cui radice cè la mentalità egoistica e materialistica, con effetti che minacciano anche il creato. A maggior ragione la Chiesa, attenta alla salvaguardia dell‘ambiente, insiste sul rispetto irrinunciabile della persona umana, che significa protezione della vita sin dal concepimento e una equa distribuzione delle risorse alimentari, che sono sufficienti per l‘intera popolazione mondiale, come da decenni la Santa Sede va ripetendo contro interessati catastrofismi, osserva Vian.
Saranno mons. Bruno Schettino, presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Giancarlo Perego, a presentare domani (ore 12 Sala Marconi della Radio Vaticana) la 96a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebrerà domenica prossima sul tema I minori Migranti e rifugiati al quale la Fondazione Migrantes ha aggiunto lo slogan una speranza per il futuro. Limmagine scelta - e che appare sui manifesti che saranno affissi in diverse parrocchie in occasione della Giornata - è quella di un bambino dentro una casa al riparo dalle intemperie. Per i minori migranti - spiega lautore del manifesto Michele Bozzetti - il passato e il presente sono come una fredda giornata di pioggia violenta che li travolge, come si intravede nel manifesto: solo un rifugio, un tetto sotto il quale ripararsi, un segno di accoglienza, può far tornare il sorriso al bambino, nella speranza che la nostra pioggia, quella ‘dei grandi, non impedisca a loro di vivere il proprio futuro. Questanno la regione scelta per le principali iniziative è la Campania. In questa regione si sono svolti, nelle settimane scorse, diversi incontri dei direttori della Migrantes per un contatto diretto con gli operatori socio-pastorali del settore e con quanti prendono particolarmente a cuore il servizio sociale e caritativo, ma soprattutto pastorale per ogni forma di migrazione.
Donne e sviluppo della persona e della comunità. Per un nuovo umanesimo. Questo il tema del 28° Congresso nazionale del Centro Italiano Femminile (cif), che si svolgerà a Roma dal 14 al 17 gennaio. In occasione del Congresso, patrocinato dal Ministro per le Pari Opportunità, e per il suo 65° anniversario, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha voluto destinare al Cif una Medaglia per testimoniare - scrive il Capo dello Stato - lapprezzamento per il lungo e appassionato impegno nel promuovere la partecipazione attiva delle donne alla vita sociale e civile del Paese, nel far progredire i loro diritti, nel tutelarne la dignità e nel contribuire allaffermazione dei principi di uguaglianza e di pari opportunità solennemente sanciti dalla nostra Costituzione. Durante il Congresso, le numerose delegate provenienti da tutta Italia eleggeranno il Consiglio nazionale per il prossimo triennio (2010-2012) e vareranno un aggiornamento dello Statuto, affinché sempre meglio lassociazione possa testimoniare con coerenza i valori della solidarietà e della cittadinanza democratica, ispirati a principi cristiani.
Nella Striscia non abbiamo mai avuto problemi a far entrare aiuti e ad avviare progetti. In qualche caso cè stata fornita collaborazione su quali famiglie di Gaza bisognava indirizzare gli aiuti, per evitare che questi venissero dati due volte alle stesse persone. La nostra garanzia è la trasparenza, lo stile del dono con cui affrontiamo ogni emergenza. In questi mesi dopo la fine della guerra a Gaza, abbiamo avviato progetti per un totale di oltre due milioni di dollari, assistenza sanitaria con 6 centri attivi ed una clinica mobile, attività scolastica, corsi di igiene personale per i più piccoli, tanto per citarne alcuni. Lavoriamo con chi ha bisogno, anche se sono consapevole che i cristiani hanno dei bisogni che sono coperti dalla solidarietà degli altri. La mia responsabilità è andare verso di loro e verso tutti. La Caritas deve essere a Gaza dove ad un anno dalla fine della guerra nulla è cambiato. Servono tanti aiuti e tanta fede.
(Gerusalemme) - E importante che le organizzazioni cattoliche, anche internazionali, che operano nel campo dellassistenza alle popolazioni palestinesi a Gaza, facciano tutto in accordo con lAutorità nazionale palestinese. A ribadirlo oggi è stata Claudette Habesch, la direttrice di Caritas Gerusalemme che ha partecipato ad una sessione di lavoro del Coordinamento Usa e Ue per la Terra Santa, riuniti a Gerusalemme, fino al 14 gennaio, per la annuale visita alle chiese locali. Dobbiamo relazionarci sempre con le autorità politiche locali spiega al Sir la direttrice che tuttavia non chiude le porte ad Hamas.
I mass media a volte contribuiscono a svilire il messaggio cristiano, diffondendo spesso unimmagine fuorviante della nostra società. Lo afferma Luca Borgomeo, presidente dellassociazione di spettatori cattolici Aiart, dichiarandosi pienamente daccordo con quanto affermato in proposito dal Papa, nel discorso rivolto oggi al Corpo diplomatico. La famiglia fondata sul matrimonio, il rispetto verso gli altri, la distinzione tra i sessi non di rado vengono considerati valori superati, prosegue Borgomeo: Soprattutto tanti programmi della tv puntano invece sul denaro, sulla ‘civiltà dellimmagine e fanno passare un messaggio per il quale ‘tutto è possibile. Un atteggiamento, questo, che per lAiart è presente nelle emittenti commerciali ma anche nel servizio pubblico.
A S. Marco in Lamis (Fg), per iniziativa dellAzione Cattolica, circa 1.400 ragazzi delle scuole elementari e medie hanno ricevuto un album mondiale della pace, con i personaggi che hanno speso la loro vita per questo grande ideale. I ragazzi saranno così impegnati, per tutto il mese di gennaio, a trovare e ricercare i personaggi della pace tra i loro coetanei. Liniziativa avrà anche un risvolto di solidarietà con i ragazzi dellAzione Cattolica di Betlemme, parte del ricavato della raccolta - informa infatti lassociazione - sarà destinato alla costruzione di un auditorium. Molti dei personaggi sono conosciuti e amati, come Giovanni Paolo II o Madre Teresa di Calcutta, altri sono meno conosciuti: come Teodoro Moneta, lunico italiano ad aver avuto il Premio Nobel per la Pace, o Iqbal Masih che ha tolto dalla schiavitù e dallo sfruttamento migliaia di ragazzi pachistani. Altri hanno combattuto contro lapartheid, come Martin Luter King o Nelson Mandela, altri - come Aung San Suu Kyi, la leader birmana che lotta per la libertà del suo popolo - sono ancora privati della libertà. Loccasione dellalbum è per lAc un motivo per far conoscere il Messaggio del Papa per la Giornata mondiale della Pace. I ragazzi, animati dai catechisti e animatori, insieme ai docenti delle scuole saranno chiamati a scegliere il Premio Nobel della pace del 2010.
Arriva questo pomeriggio, nella diocesi di Ascoli Piceno, limmagine della Madonna di Loreto, pellegrina nelle varie diocesi delle Marche in preparazione del XXV Congresso eucaristico nazionale, che si svolgerà ad Ancona dal 4 all11 settembre 2011 sul tema Signore da chi andremo?. La statua, che rimarrà nella diocesi per circa un mese, oltre a sostare in tutte le parrocchie sarà presente in alcuni luoghi significativi del territorio, come il supercarcere di Marino del Tronto, lospedale provinciale e la casa di cura San Giuseppe. Ad accogliere limmagine, che farà la sua prima tappa in Duomo, ci saranno il vescovo, mons. Silvano Montevecchi, i sacerdoti e religiosi, le autorità e i fedeli. Tra le tante iniziative previste una veglia di preghiera animata dai giovani, questa sera, e, nei giorni a seguire, varie celebrazioni, comprese quelle con i bambini, le associazioni di volontariato, le forze di polizia e gli ammalati. La statua, proveniente dalla diocesi di Ancona-Osimo, dopo Ascoli sarà accolta nella diocesi di San Benedetto del Tronto.
Le aggressioni sessuali contro le donne sono uno dei più frequenti e gravi attentati ai diritti delluomo della nostra epoca: lo afferma Thomas Hammarberg, commissario ai diritti umani del Consiglio dEuropa, nel suo intervento pubblico quindicinale (www.coe.int). Occorre fare di più - afferma dalla sede CdE di Strasburgo - per prevenire e punire questi crimini. Il commissario sottolinea i miglioramenti registratisi negli ultimi anni sul versante della legislazione, daltro canto le procedure giudiziarie non sono generalmente adatte alla gravità di tale reato e alle conseguenze sulle vittime. Hammarberg raccomanda di fare della protezione delle donne contro tale minaccia una priorità politica e di rendere giustizia alle vittime. Richiama dunque governi e parlamenti a prendere più seriamente in considerazione il problema delle violenze sessuali: Le ferite profonde e durevoli inflitte alle vittime, minano gravemente la loro integrità fisica e psicologica. Hammarberg denuncia inoltre il fatto che molte aggressioni rimangano nellombra senza essere denunciate e che numerose donne vivono costantemente con la paura di essere aggredite.
Potrebbe essere indetta fra non molto la visita pastorale nella diocesi di Savona-Noli. A darne lannuncio è il vescovo, mons. Vittorio Lupi, in unintervista al mensile diocesano Il Letimbro (gennaio 2010). Tengo a precisare - spiega mons. Lupi - che la visita pastorale non è la semplice presenza del vescovo in una parrocchia, come può avvenire ad esempio per le cresime o per la festa patronale, ma è lincontro del pastore con ogni singola comunità per verificarne il cammino di fede, per dialogare su tutti gli aspetti della pastorale e per stimolare una sempre maggiore generosità nelladerire al Vangelo. Tra le priorità dellanno appena iniziato, il vescovo sottolinea innanzitutto la realizzazione del programma pastorale, con una verifica di medio termine da farsi in febbraio e un ulteriore riscontro a giugno. Quindi la commemorazione della presenza di Pio VII qui a Savona. E, sempre per parlare di anniversari, la celebrazione dei 750 anni della presenza delle confraternite in Savona, peraltro questanno impegnate nella biennale processione del Venerdì Santo. Testo integrale dellintervista: www.savona.chiesacattolica.it.
1969-2009: 40 anni di centro e di periferia. È il titolo della mostra, promossa dal Centro universitario di Padova per festeggiare i propri 40 anni di vita e di attività e ricordarne il percorso e levoluzione. La mostra, che verrà inaugurata domani, alle ore 12, nel Centro universitario (via Zabarella 82), rimarrà aperta al pubblico fino al 24 gennaio. Lesposizione - informa lufficio stampa della diocesi di Padova - proporrà una lettura che riguarda il contesto storico degli anni Sessanta, attraverso un approfondimento del Concilio Vaticano II e del movimento giovanile per giungere a comprendere, nellambito della pastorale universitaria diocesana, lallora dibattito sulla necessità di aprire un Centro universitario proprio a Padova, con la scelta e lacquisto di una sede per la ricerca di un dialogo culturale e spirituale con le diverse realtà giovanili. Nel percorso della mostra, fanno sapere i promotori, il visitatore potrà conoscere la numerosa presenza di profeti e uomini che hanno contribuito a tessere la vita del Centro universitario tra cui David Maria Turoldo, Ernesto Balducci, Enzo Bianchi, Gianfranco Ravasi, Bernhard Häring. Sempre domani, alle ore 17, nel Centro San Gaetano (via Altinate), ci sarà un dibattito aperto al pubblico sul tema Giovani in movimento.
In occasione dellottavo anniversario del primo trasferimento a Guantánamo, Reprieve, il Centro per i diritti costituzionali e Amnesty International hanno chiesto a un numero maggiore di Stati europei di accogliere i detenuti che non possono tornare nei Paesi di origine per il timore di subire torture o ulteriori violazioni dei diritti umani. Le tre organizzazioni hanno sollecitato una serie di Paesi europei, tra cui Finlandia, Germania, Lussemburgo e Svezia, a impegnarsi di più per contribuire al trasferimento di circa 50 persone ancora intrappolate, dopo anni, in un sistema di detenzione illegale. Sebbene diversi paesi abbiano già indicato la direzione, e spiacevole constatare come pochi Stati europei abbiano fatto passi avanti per aiutare coloro che necessitano di protezione - ha detto Sharon Critoph, della Sezione Statunitense di Amnesty International -. Tra i governi che ancora non hanno fornito protezione vi sono quelli che in passato avevano maggiormente invocato la chiusura di Guantánamo. Reprieve, il Centro per i diritti costituzionali e Amnesty avviano oggi un tour europeo, insieme allex detenuto di Guantánamo Moazzam Begg, dellorganizzazione Prigionieri in gabbia, per spingere un numero maggiore di Stati europei a offrire a quei 50 detenuti un rifugio sicuro. Belgio, Francia, Irlanda, Portogallo e Ungheria, hanno deciso di offrire un rifugio sicuro a questi detenuti.
Gli episodi di Rosarno sono battaglie di una guerra civile, scontri tra parti differenti della stessa patria degli oppressi. E il parere di don Mimmo Battaglia, calabrese e presidente della Fict (Federazione italiana comunità terapeutiche). Chi più oppresso degli altri?, si chiede don Battaglia: Chi vive in condizioni di povertà estrema, sfruttamento, sottomissione o chi, daltra parte, ha talmente metabolizzato la sottomissione ai potenti da non riuscire a comprendere lesigenza di dignità dellaltro e condannarla anche con violenza? Domande inutili! La violenza è sempre assurda e inutile - afferma -, ma la peggiore è la violenza che non è andata sui giornali ed ai Tg, quella ‘normale accettata, quotidiana. La violenza di un sistema economico che non conosce più distinzioni tra legale ed illegale, tra umanità e immoralità e, sistematicamente, con fredda programmazione, sfrutta uomini e donne per trarre profitto, per controllare territori, per occupare mercati. Nel sogno di un mondo diverso - dice don Battaglia -, immagino africani e calabresi, in strada insieme, a ribellarsi con fermezza e senza violenza alle logiche dei poteri mafiosi, alla spietatezza di un sistema economico in cui le donne e gli uomini sono solo numeri, tasselli di un mosaico di profitti, da caricare su un treno e spostare da qualche altra parte per nascondere un problema.
Sarà presentato a Josp Fest, il Festival degli itinerari dello spirito promosso dall‘Orp, il 15 gennaio I Viaggi di Giacomo & Gigi Roma, il primo libro sul pellegrinaggio formato bambino. Il testo, scritto da Rosamaria Mancini e Isabella Mancini-Marziliano, introduce i bambini dai 5 agli 8 anni allesperienza del pellegrinaggio. Meta di questo viaggio speciale è Roma. Tappa dopo tappa i piccoli lettori vengono accompagnati alla scoperta della Città eterna. Lavventura di Giacomo & Gigi inizia dal viaggio in aereo verso Roma. Dalla basilica di San Pietro fino al Colosseo, dal Pantheon fino a Santa Maria Maggiore, Giacomo e Gigi apprendono cose nuove, si divertono, pregano. In una parola: vivono con semplicità e spensieratezza il loro pellegrinaggio. Pubblicato da ItaliaNova, una casa editrice che ha sede a Milano e a San Paolo del Brasile, il libro nasce dalla storia vera di Giacomo Marziliano, bimbo di quattro anni, che in pellegrinaggio a Roma è andato proprio con Gigi, il suo miglior amico. Il libro di venti pagine insegna ai bambini un nuovo vocabolario ed è anche una guida per i genitori che sono intenzionati a fare un viaggio religioso-culturale con i propri figli. Leggendo questo libro i bambini capiscono che un viaggio religioso-culturale, ossia un pellegrinaggio, è unesperienza divertente e gioiosa.
E triste dovere constatare che la Chiesa in Calabria è voce che grida nel deserto; è il deserto di un mondo che chiude gli occhi e il cuore di fronte al dramma della povertà e dellingiustizia in una specie di stordimento delle coscienze. E quanto afferma mons. Santo Marcianò, arcivescovo di Rossano-Cariati, in un messaggio di vicinanza e solidarietà al vescovo di Oppido Mamertina-Palmi, a seguito dei recenti fatti che in questi ultimi giorni hanno coinvolto la sua diocesi e in particolare Rosarno (Rc). Da anni la Chiesa di Oppido Mamertina-Palmi - aggiunge il presule - impegnata con coraggio nella testimonianza e nellannuncio evangelico allinterno di un difficile contesto sociale, ha ripetutamente denunciato linsostenibile condizione di tanti fratelli immigrati, sfruttati e mortificati nella loro dignità di persone umane. Assieme a lei - scrive mons. Marcianò - in questo difficile momento invoco il Signore perché dia alla nostra Chiesa la forza di essere sempre di più segno e strumento di accoglienza e dialogo, essendo capaci di passare dalla mera tolleranza verso gli altri al rispetto autentico delle loro diversità.
In vista delle audizioni dei commissari designati è stato allestito il sito speciale www.europarl.europa.eu/hearings, in 22 lingue, dove si trovano il programma degli incontri (con i curricula degli interessati), i quali potranno essere seguiti in diretta streaming. Sono inoltre già presenti in rete le risposte scritte fornite dai candidati alle domande poste loro dagli europarlamentari in dicembre. Nel sito è spiegata dettagliatamente la procedura di nomina; lo stesso sito metterà a disposizione le registrazioni delle audizioni, accompagnate da appositi comunicati, gli interventi di tutti i commissari e il resoconto di ogni audizione. A fine giornata la tv web EuroparlTv fornirà anche una sintesi dei lavori. Sono previsti quindi alcuni forum on line di discussione con i cittadini. Il sito chiarisce che il Parlamento valuta i commissari designati in base alla loro competenza generale, al loro impegno europeo e alle garanzie di indipendenza personale che offrono. Ne valuta la conoscenza del potenziale portafoglio e le capacità di comunicazione. Il Parlamento presta infine particolare attenzione allequilibrio di genere e può esprimersi sulla distribuzione dei portafogli proposta dal presidente eletto.
Sull‘immigrazione l‘Italia ha imboccato una strada cieca e pericolosa. I fatti di Rosarno dimostrano ancora una volta che il rifiuto da una parte di riconoscere la realtà dell‘immigrazione e dall‘altra di promuovere la regolarizzazione di chi vive e lavora in Italia, alimentano razzismo, violenza e sfruttamento. Lo afferma il presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), pastore Massimo Aquilante, in una dichiarazione rilasciata alla agenzia Nev dopo i fatti di Rosarno. Le violenze razziste di chi spara sui lavoratori immigrati evocano scenari inquietanti e chiamano il governo, il parlamento, le forze sociali e la società civile ad assumersi le loro responsabilità, ciascuno per la propria parte e le proprie competenze. Come chiese evangeliche ribadiamo il primato della dignità umana e dell‘integrazione all‘interno di una società che deve riconoscere diritti e doveri di chi vive e lavora nel nostro paese. Riteniamo inoltre che i recenti provvedimenti in materia di immigrazione sta generando frutti avvelenati. Per questo - conclude Aquilante - auspichiamo che il Governo apra un tavolo di confronto con le forze sociali, l‘associazionismo e le comunità di fede. E‘ solo con un patto di nuova cittadinanza che coinvolga, riconosca ed impegni gli immigrati che l‘Italia potrà affrontare la grande sfida che le sta di fronte.
Questa corrente pedagogica sta già mostrando i suoi effetti educativi perniciosi, con la presenza sempre più quotidiana della violenza in classe, la violenza di genere, e la dipendenza, sempre più accentuata, dei nostri giovani da qualsiasi tipo di sostanze alienanti, prosegue la nota del Centro giuridico Tommaso Moro. E questo è il motivo per cui il Centro ha aderito alla campagna dell‘Associazione per la difesa dei valori cristiani nell‘educazione contro la proiezione di film dannosi per i minori. Ma non solo: il Centro coglie l‘occasione per chiedere ai rappresentanti politici la promulgazione di nuove leggi efficaci per la protezione dell‘infanzia in campo audiovisivo. Riprendendo le parole del suo presidente Javier Pérez-Roldán y Suanzes, il Centro giuridico Tommaso Moro chiede all‘organismo che classifica i film un comportamento con più giusto senso di responsabilità, nella consapevolezza che il futuro della società sta proprio nella qualità educativa e di vita dei nostri minori.
No alla proiezione per le scuole del film Lol per ragazzi di 15/16 anni. In Spagna il Centro giuridico Tommaso Moro aderisce alla lettera aperta dell‘Associazione per la difesa dei valori cristiani nell‘insegnamento, che ha lanciato un campagna contro la proiezione di pellicole cinematografiche considerate molto pericolose per la salute e il benessere dei minori. Come Lol, film che racconta la storia di una quindicenne, alle prese con i primi amori: in un mondo di Ipod, Facebook e Instant Message Lol, la protagonista, e i suoi amici cercano la loro strada verso la maturità parlando un linguaggio condito di scorciatoie da text message e ironizzando sulle reciproche storie familiari disastrose. C‘è sempre stato un profondo dibattito pedagogico sul miglior modo di dare un buon esempio ai bambini e ai giovani - si legge in una nota del Centro giuridico Tommaso Moro -. Secondo una corrente di pensiero, il miglior modo di educare è mostrare il bene e la verità; secondo un‘altra, il modo migliore è mostrare il male e i suoi effetti negativi, ma ora in Spagna si assiste a un nuovo genere educativo: la rappresentazione del male, senza associare ad esso effetti negativi. E per il Centro giuridico, questa modo di fare è estremamente pericoloso per l‘educazione dei nostri minori perché si mostra neutrale verso il bene o il male. (segue)
In Italia linvito della Comece è stato raccolto da mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, che ha inviato in questi giorni una lettera a tutti i vescovi italiani, chiedendo che nel corso della stessa giornata o settimana, un gesto analogo sia compiuto in ciascuna diocesi europea dai rispettivi vescovi, come segno concreto di vicinanza e adesione al gesto del Papa, in sintonia con la campagna europea di lotta alla povertà. Mons. Crociata ha anche auspicato che cresca nelle nostre Chiese lattenzione fattiva ai bisogni dei fratelli e delle sorelle in stato di necessità. Una conferenza stampa di presentazione delle iniziative sarà organizzata presumibilmente il 21 gennaio dalla Caritas italiana.
Un invito a tutte le diocesi europee a compiere un gesto significativo e simbolico il 14 febbraio prossimo, o nel corso della stessa settimana, quando il Papa visiterà alcune opere della Caritas di Roma e in occasione della celebrazione dellAnno che lUnione europea dedica alla lotta alla povertà e allesclusione sociale. Lo hanno rivolto mons. Adriano H. van Luyn, vescovo di Rotterdam e presidente della Comece (Commissione degli episcopati dellUnione europea) e padre Erny Gillen, presidente di Caritas Europa, in una lettera datata 10 dicembre e indirizzata ai vari vescovi e referenti europei. LUe sta promuovendo infatti una campagna di sensibilizzazione a livello europeo e tutte le Caritas in Europa si stanno mobilitando, in continuità con il loro servizio quotidiano - si legge nella lettera -, per cogliere questoccasione preziosa e ricordare lirrinunciabile dovere morale di essere tutti responsabili di tutti, in particolare dei più poveri e deboli. La lotta alla povertà - sottolineano - è un impegno decisivo per le Chiese e i cristiani. Amando i poveri, questi sanno di amare Cristo presente in essi. La visita di Benedetto XVI allostello della Caritas di Roma dimostra dunque lintenzione di incontrare idealmente tutti i poveri dEuropa, inginocchiandosi davanti a loro e dando lesempio a tutti noi.
Gli extracomunitari sono stati fatti tutti sgombrare, li hanno portati, volontariamente, in altri posti, ricorda il responsabile Mlac, e la gente del posto tira un sospiro di sollievo e invoca il pagamento dei danni subiti. Ma è davvero finita?, si domanda Andidero: Purtroppo questa non è una favola: primo perchè in altri posti della nostra bella Italia qualcosa di simile si sta già vivendo; secondo perché gli extracomunitari se ne sono andati ma la criminalità organizzata è ancora lì a dettare legge e a ricominciare un altro ciclo di sfruttamento; terzo perchè con molta probabilità le forze dellordine, i cittadini e i politici ricominceranno il loro tran tran quotidiano aspettando nuovi riflettori. Per non dover gestire nuovi eventi di guerra e ricercare armistizi sarebbe meglio costruire la pace cercando di eliminare alla base i focolai, precisa lincaricato Mlac, e i lavoratori in generale, extracomunitari o italiani, devono avere pari dignità, lavorare il giusto e avere la giusta retribuzione. In una guerra tra poveri, conclude Andidero, non ci sono stati vincitori e vinti ma solo sconfitti, tutti quegli immigrati che si erano guadagnato in quella località un sogno di vita normale, tutti i rosarnesi che onestamente avevano legato con queste persone e ora gli mancheranno, i vincitori come sempre non sono sotto i riflettori, restano nellombra a godere, anche economicamente, delle disgrazie altrui.
Lavoro nero, braccia che cominciano a lavorare allalba e si fermano al tramonto, se non cè la luna piena, senza nessuna tutela e con una retribuzione che definirla misera è gia troppo. Silos, cisterne, vecchi capannoni con dentro 20,30,50 100 persone stipati nella ricerca di un posto per dormire. Questa è la realtà degli immigrati a Rosarno, e in tanti altri posti dItalia. Lo dichiara Pasquale Andidero, incaricato Movimento lavoratori di Azione cattolica (Mlac) Calabria, in una nota diffusa oggi a seguito delle rivolte avvenute nei giorni scorsi a Rosarno (RC). Quella degli immigrati è una realtà che tutti conoscono da anni e lo sfruttamento di queste persone è opera di pochi, della criminalità organizzata, ma è tollerata e accettata da tanti, tutti. Le forze dellordine fanno il loro dovere, la Chiesa fa le sue omelie - prosegue Andidero -, la gente del posto, non solo di Rosarno, ma di ogni posto continua il suo vivere quotidiano senza curarsi di quello che accade a pochi metri di distanza, e la politica si ricorda di questi poveretti solo in campagna elettorale. Finchè un brutto giorno, ci si scopre in guerra e tutte le testate dei giornali e dei telegiornali si occupano della cosa. (segue)
Ne ha parlato spesso il Papa: lecologia umana è al centro anche del discorso rivolto l11 gennaio al Corpo diplomatico. È un appuntamento tradizionale, lincontro con i rappresentanti degli Stati accreditati presso la Santa Sede, che continuano a crescere, con lo stabilimento di piene relazioni con la Federazione Russa. Eppure Benedetto XVI va al di là dei problemi della pace e della guerra, del registro diplomatico, che pure tratta in modo esauriente, sottolineando la posizione della Santa Sede, caratterizzata proprio da un generale spirito di apertura. Parla della necessità di riconvertire la produzione di droga, di riconvertire le spese militari, delle positive esperienze di arbitrato, per la soluzione di conflitti, dei drammi dei rifugiati e di coloro - molti sono proprio cristiani - costretti ad abbandonare le proprie terre. Ritorna sulla terra Santa, denuncia le violenze contro i cristiani e si rallegra dellapprovazione del Trattato di Lisbona, segue le vicende della Conferenza di Copenaghen sul clima e guarda agli sviluppi, attesi e necessari. È proprio il nesso ambiente-creato-persona-Dio al centro del discorso del Papa, cioè appunto lecologia umana. La salvaguardia del creato, ribadisce Benedetto XVI, non risponde in primo luogo ad unesigenza estetica, ma anzitutto a unesigenza morale. Così la negazione di Dio sfigura la libertà della persona umana, ma devasta anche la creazione, afferma il Pontefice. Ma non si può separare o contrapporre la salvaguardia dellambiente a quella della vita umana. Ecco lecologia umana: il problema ambientale è sì politico e diplomatico ma alla radice, ripete il Papa, la questione è morale e deve essere affrontata nel quadro di un grande sforzo educativo. Servono nuovi stili di vita, ma serve soprattutto affrontare questa grande sfida nei suoi termini globali. Ci sono Paesi, soprattutto occidentali, in cui si diffondono atteggiamenti di ostilità o di disprezzo, ricorda. Ecco ribadito lappello ad una laicità positiva, fondata su una giusta autonomia tra lordine temporale e quello spirituale, che favorisca una sana collaborazione e un senso di responsabilità collettiva. La libertà non può essere assoluta, ricorda il Papa, ritornando su questa idea di ecologia umana, per cui tutto si tiene, e pronunciando un chiaro no a leggi e progetti che, in nome della lotta contro la discriminazione, colpiscono il fondamento biologico della differenza tra i sessi. Cè un tono fiducioso ed aperto, nelle parole del Santo Padre, così come cè la rivendicazione di verità e di chiarezza. Cè la grande, totale disponibilità dei cattolici, che troppo spesso pagano di persona, pagano con la vita, per un mondo migliore, impresa possibile, proprio accettando fino in fondo la sfida della custodia del creato, in tutte le sue dimensioni. Il libro della natura, conclude Benedetto XVI, è uno e indivisibile: per questa via si può consolidare la pace, ritrovare larmonia, sviluppare un dialogo costruttivo.
Il numero di monete in euro contraffatte ritirate dalla circolazione è stato pari a 172.100 nel 2009, in calo rispetto alle oltre 195mila dellanno prima. Il pezzo da 2 euro rimane quello più contraffatto (tre casi su quattro). Si tratta del secondo calo consecutivo, che confermerebbe lazione esercitata dalle autorità per rendere più sicure le monete in euro per gli utenti. La Commissione Ue pubblica il rapporto annuale degli organismi antifrode, relativo alla valuta finora adottata da 16 paesi dellUnione. I risultati vengono ritenuti incoraggianti, sebbene gli sforzi per rimuovere i falsi dalla circolazione devono essere intensificati. Una proposta presentata nel 2009 dallEsecutivo, in discussione presso Europarlamento e Consiglio, si propone di migliorare ulteriormente la lotta contro la contraffazione delle monete in euro. Dalla Commissione giunge però un messaggio tranquillizzante, ritenendo che le monete contraffatte non devono costituire una causa di grande preoccupazione per il pubblico, perché il numero complessivo dei falsi è molto piccolo rispetto al numero totale di circa 15 miliardi di monete in euro autentiche messe in circolazione dei tre tagli più elevati, con un rapporto risultante di un contraffatto ogni 89mila monete autentiche.
Prendono avvio oggi a Bruxelles, presso le competenti commissioni parlamentari, le audizioni dei commissari designati. La costituzione del nuovo Esecutivo Ue dipende infatti da questo passaggio presso lAssemblea: le audizioni si svolgeranno fino al 19 gennaio e il voto definitivo di approvazione in emiciclo è fissato per il 26. Il presidente dellEurocamera, Jerzy Buzek, ha parlato di grande momento democratico e di imparzialità che sarà osservata dagli eurodeputati nel giudicare le figure indicate dagli Stati membri per reggere nei prossimi 5 anni i vari portafogli di cui si compone la Commissione. Le prime audizioni individuali si svolgono oggi pomeriggio e riguardano: Catherine Ashton, Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza, vice-presidente di diritto della stessa Commissione; Janusz Lewandowski, cui il presidente José Manuel Barroso vorrebbe affidare la delega per bilancio e programmazione finanziaria; Olli Rehn, affari economici e monetari; Andris Piebalgs, sviluppo. Il Parlamento - si legge in una nota ufficiale - si è attrezzato per permettere a tutti i cittadini europei di seguire limportante esercizio di democrazia rappresentato dalle audizioni dei commissari designati. (segue)
Sabato 16 gennaio a Milano, il Consiglio delle Chiese Cristiane promuove Cristiani in Sinagoga per la Giornata dellEbraismo. Al Tempio Maggiore di Via della Guastalla, interverrà il rabbino Capo di Milano, Alfonso Arbib, su Il senso ebraico del Sabato. Altro appuntamento particolarmente significativo, in vista della visita di papa Benedetto XVI alla sinagoga di Roma, è lappuntamento di giovedì 14 gennaio promosso dalla Pontificia Università Lateranense a Roma dove sul tema della Giornata interverranno due protagonisti del dialogo ebraico-cristiani in Italia: il rabbino capo della comunità ebraica di Roma, Riccardo di Segni e mons. Vincenzo Paglia, vescovo di Terni e presidente delal Commissione Cei per lecumenismo e il dialogo.
Rabbini e teologi cattolici insieme per la Giornata per lapprofondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei che si celebra il 17 gennaio e che nel 2010 sarà suggellata dalla visita di Benedetto XVI alla Sinagoga di Roma. Tavole rotonde, riflessioni e momenti in sinagoga. Diverse sono le iniziative messe in programma per questa giornata dedicata questanno al quarto comandamento, secondo la numerazione ebraica, della santificazione del Sabato: Ricordati del giorno di Sabato per santificarlo. A fare il punto delle iniziative promosse in Italia per la Giornata è il Centro per lecumenismo in Italia dellIstituto San Bernardino di Venezia (www.centroecumenismo.it). A Bologna (16 gennaio) prenderanno la parola il Rabbino Capo Alberto Sermoneta e don Francesco Pieri mentre a Brescia (13 gennaio) il tema sarà presentato dal Rabbino Luciano Caro. Il rabbino Giuspeppe Laras sarà a Cremona (18 gennaio) mentre a Firenze (16 gennaio) lappuntamento è presso il centro internazionale Giorgio La Pira dove interverranno il Rabbino Joseph Levi e mons. Timothy Verdon. Levento è organizzato dalle Chiese cristiane presenti a Firenze (cattolica, evangeliche, ortodosse e anglicana), in collaborazione con lAmicizia ebraico-cristiana. (segue)
Dobbiamo affinare le orecchie del nostro cuore - scrivono nel messaggio i rappresentanti delle chiese -, allargare la nostra mente e unire le nostre braccia per accogliere questi nostri fratelli e aiutarli a crescere anche nella fede. Quella dellimmigrazione è solo uno dei problemi che preoccupano le Chiese. Nel messaggio infatti si legge: Abbiamo davanti a noi nuove sfide che chiedono invece un impegno più comune. Basti pensare alla diffusione di quella mentalità materialistica che sta allontanando sempre più dal Vangelo uomini e donne, giovani e adulti, ed anche adolescenti e bambini. L‘attitudine egocentrica che ne consegue spinge a ripiegarsi su se stessi privilegiando i propri interessi e dimenticando quelli dei poveri, dei deboli, degli immigrati, degli zingari e di coloro che non hanno né voce né posto nella società. Non possiamo non guardare preoccupati questa involuzione che avvelena le radici stesse della convivenza nel nostro Paese. Il messaggio contiene anche un invito alle Chiese a spendersi con maggiore impegno per lunità dei cristiani (A noi viene chiesto di non lasciare nulla di intentato per compiere quei passi che ci portano verso l‘unità) e a non cadere nella sottile tentazione di assuefarci alla divisone, di convivere troppo facilmente con la ferita della disunione, ritenendola una condizione insuperabile. Se così facessimo, saremmo responsabili di una grave colpa.
Preoccupazione per i fratelli e le sorelle sia ortodossi che evangelici, oltre che cattolici, che arrivano in Italia alla ricerca di una vita migliore. Ad esprimerla sono i rappresentanti delle principali Chiese cristiane in Italia in un messaggio diffuso alle Chiese e comunità ecclesiali per la Settimana di preghiera per lunità dei cristiani che si celebra dal 18 al 25 gennaio. A firmare il testo sono per la Chiesa cattolica, mons. Vincenzo Paglia, Presidente della Commissione Cei per l‘ecumenismo e il dialogo; per la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, il presidente Domenico Maselli, e per la Sacra Arcidiocesi Ortodossa d‘Italia (Patriarcato ecumenico) il Metropolita Gennadios. Nel fare il punto sulle sfide comuni che chiedono n impegno corale, le Chiese parlano della immigrazione cristiana nel nostro Paese, un fenomeno - scrivono - che ci riguarda da vicino e che chiede a noi tutti una rinnovata generosità. Ci riferiamo alla immigrazione. Si tratta di centinaia di migliaia di fratelli e sorelle sia ortodossi che evangelici, oltre che cattolici, che sono approdati in Italia per cercare una vita migliore. La loro venuta è come una preghiera rivolta anche a noi perché ricevano una risposta di amore. Anche l‘ecumenismo italiano deve ascoltare questo grido. (segue)
Sono 178 gli Stati che attualmente intrattengono relazioni diplomatiche piene con la Santa Sede. A ricordarlo è la sala stampa vaticana, in una nota informativa a corredo del discorso del Papa al Corpo diplomatico. Ai 178 vanno aggiunti lUnione Europea ed il Sovrano Militare Ordine di Malta e una Missione a carattere speciale: lUfficio dellOrganizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp). Il 9 dicembre, la Santa Sede ha stabilito relazioni diplomatiche con la Federazione Russa, a livello di Nunziatura Apostolica da parte della Santa Sede e di Ambasciata da parte della Federazione Russa. Per quanto riguarda le Organizzazioni Internazionali, la Santa Sede è presente allOnu in qualità di "Stato osservatore"; è, inoltre, membro di 7 organizzazioni o agenzie del sistema Onu, osservatore in altre 8 e membro o osservatore in 5 organizzazioni regionali. Nel corso del 2009 è stato firmato un accordo della Santa Sede con il Land Schleswig-Holstein (Germania) per regolare la situazione giuridica della Chiesa cattolica in quel Land ed è stato sottoscritto il VI Accordo Addizionale alla Convenzione fra la Santa Sede e lAustria per il Regolamento di Rapporti Patrimoniali. Si è proceduto, inoltre, allo scambio degli strumenti di ratifica dellAccordo con il Brasile ed è stata conclusa una Convenzione monetaria tra lo Stato della Città del Vaticano e l‘Unione Europea.
Verso la comunità cristiana copta esprimiamo la nostra piena e totale solidarietà nel dolore e nella speranza che Gesù Cristo ha fatto suo il grido delle vittime e dei loro congiunti. Per i terroristi islamici invochiamo dal nostro Dio clemente, misericordioso la conversione del cuore: si esprime così larcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie, mons. Giovan Battista Pichierri, in una nota scritta sabato e diffusa ieri a proposito delluccisione di sei cristiani e di un musulmano in un agguato avvenuto nei giorni scorsi in Egitto. Mons. Pichierri afferma che lattacco di estremisti islamici contro la comunità dei cristiani copti nel Sud dEgitto nei pressi della chiesa ortodossa della Vergine Maria (Astola Besaya) (..) non solo ha suscitato in Europa orrore e riprovazione, ma diventa forte richiamo alla coscienza e alla responsabilità dei governi mediorientali perché reagiscano intensificando un clima di tolleranza allinsegna della tutela dei diritti fondamentali di ogni persona, ed in particolare della libertà di fede. Larcivescovo richiama poi le parole del Concilio Vaticano II, che esorta cristiani e musulmani a a dimenticare il passato e a esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonché a difendere e promuovere insieme, per tutti gli uomini, la giustizia sociale, i valori, la pace e la libertà.
Più i preti che accompagnano i pellegrini a Lourdes e agli altri santuari internazionali sono ricchi dentro, più vivono la fede e la carità verso tutti, più gli effetti del pellegrinaggio possono essere forti e duraturi. In questo senso la presenza del sacerdote è insostituibile: così mons. Luigi Marrucci, vice-assistente centrale dellUnitalsi (Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali), ha commentato per il Sir il convegno per assistenti e sacerdoti Unitalsi che si aprirà questo pomeriggio a Roma sul tema Siate imitatori di Gesù Cristo. Allinizio del quinquennio 2006-2011 - ha aggiunto - ci siamo riuniti a Roma, in assemblea, per riflettere insieme sul tema della preghiera e del servizio di carità, che sono lo specifico dellassociazione ecclesiale Unitalsi. A conclusione del quinquennio, rifletteremo questa volta sul sacerdozio, a motivo dellanno sacerdotale che stiamo vivendo. Il Convegno si terrà a Roma, presso la Casa Bonus Pastor (Via Aurelia, 208) da oggi pomeriggio fino a mercoledì 13 gennaio. Tra gli interventi previsti, domani parleranno il card. Camillo Ruini e mons. Mariano Crociata, segretario generale Cei. LUnitalsi trasporta ogni anno 75-80 mila pellegrini, assistiti da un migliaio di preti e da alcune migliaia di volontari.
Di qui la necessità di definire una laicità positiva, aperta, che, fondata su una giusta autonomia tra lordine temporale e quello spirituale, favorisca una sana collaborazione e un senso di responsabilità condivisa. E in questa prospettiva che il Papa pensa allEuropa, che con lentrata in vigore del Trattato di Lisbona ha iniziato una nuova fase del suo processo di integrazione, che la Santa Sede continuerà a seguire con rispetto e con benevola attenzione. Nel rilevare con soddisfazione che il Trattato prevede che lUnione Europea mantenga con le Chiese un dialogo aperto, trasparente e regolare, Benedetto XVI auspica che, nella costruzione del proprio avvenire, lEuropa sappia sempre attingere alle fonti della propria identità cristiana, visto il suo ruolo insostituibile per la formazione della coscienza di ogni generazione e per la promozione di un consenso etico di fondo, al servizio di ogni persona del nostro continente. Il Papa ha inoltre stigmatizzato gli attacchi mossi da leggi o progetti che, in nome della lotta contro la discriminazione, colpiscono il fondamento biologico della differenza tra i sessi, come avviene in alcuni Paesi europei o americani. Oltre alla solidarietà, ha chiesto concordia e stabilità degli Stati, che quando insorgono divergenze e ostilità devono perseguire con tenacia la via di un dialogo costruttivo.
Le radici della situazione internazionale attuale sono di ordine morale e la questione deve essere affrontata nel quadro di un grande sforzo educativo, per promuovere un effettivo cambiamento di mentalità ed instaurare nuovi stili di vita. Ne è convinto il Papa, che nel discorso al Corpo diplomatico ha assicurato: Di ciò può e vuole essere partecipe la comunità dei credenti, ma perché ciò sia possibile, bisogna che se ne riconosca il ruolo pubblico. Al contrario, è la denuncia di Benedetto XVI, in alcuni Paesi, soprattutto occidentali, si diffondono, negli ambienti politici e culturali, come pure nei mezzi di comunicazione, un sentimento di scarsa considerazione, e, talvolta, di ostilità, per non dire di disprezzo verso la religione, in particolare quella cristiana. Questo accade perché, se il relativismo è concepito come un elemento costitutivo essenziale della democrazia, si rischia di concepire la laicità unicamente in termini di esclusione o, meglio, di rifiuto dellimportanza sociale del fatto religioso. Tale approccio, però, crea per il Papa scontro e divisione, ferisce la pace, inquina lecologia umana e, rifiutando, per principio, le attitudini diverse dalla propria, si trasforma in una strada senza uscita. (segue)
(Gerusalemme) - Due sono i drammi che ci fanno soffrire più profondamente: lassenza di pace e lemigrazione dei cristiani. Il patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, non si è limitato a ripercorrere la visita di Benedetto XVI, a maggio del 2009: ai vescovi del Coordinamento Usa e Ue per la Terra Santa, riuniti in questi giorni a Gerusalemme, fino al 14 gennaio, per la annuale visita alle Chiese locali, ha ribadito i principali motivi di preoccupazione per questa terra. La pace non arriva nonostante gli sforzi, le promesse, le visite fatte da tante istituzioni internazionali - spiega al SIR - Oggi si parla di unaltra iniziativa americana. Speriamo, noi accettiamo qualunque proposta purché sia rispettosa del diritto e della dignità umana. Altro punto critico segnalato dal patriarca è lemigrazione dei cristiani. Non vogliamo aiuti, ma la corresponsabilità delle Chiese verso la Chiesa madre di Gerusalemme. La presenza dei vescovi di Europa e Ue in Terra Santa, a suo avviso è molto importante perché hanno messo al centro dei lavori proprio Gerusalemme. Anche dal futuro di questa città dipenderà quello dellintero Medio Oriente. Siamo stanchi, non vogliamo più spargimento di sangue, odio e violenza ma pace e riconciliazione.
Per amore del dialogo e della pace, che salvaguardano la creazione - laltro appello di Benedetto XVI - esorto i governanti e i cittadini dellIraq ad oltrepassare le divisione, la tentazione della violenza e lintolleranza, per costruire insieme lavvenire del loro Paese. Anche le comunità cristiane - ha assicurato il Papa - vogliono dare il loro contributo, ma perché ciò sia possibile, bisogna che sia loro assicurato rispetto, sicurezza e libertà. Il Santo Padre ha menzionato poi il Pakistan, duramente colpito dalla violenza in questi ultimi mesi, con alcuni episodi che hanno preso di mira direttamente la minoranza cristiana. A questo proposito, il Pontefice ha chiesto che si compia ogni sforzo affinché tali aggressioni non si ripetano e i cristiani possano sentirsi pienamente integrati nella vita del loro Paese. Sempre trattando delle violenze contro i cristiani, il Papa ha menzionato i deplorevoli attentati di cui sono state vittime le comunità copte egiziane in questi ultimi giorni, proprio quando stavano celebrando il Natale. Per quanto riguarda lIran, lauspicio papale è che attraverso il dialogo e la collaborazione, si raggiungano soluzioni condivise, sia a livello nazionale che sul piano internazionale.
Agire con giustizia, solidarietà e lungimiranza. Questo latteggiamento raccomandato dal Papa alle autorità civili coinvolte a diverso titolo, di fronte allesodo di quanti abbandonano la propria terra, a causa delle gravi violenze, unite ai flagelli della povertà e della fame, come pure alle catastrofi naturali ed al degrado ambientale. Nel discorso al Corpo diplomatico, Benedetto XVI ha citato tra le categorie di migranti i cristiani in Medio Oriente, che colpiti in varie maniere, fin nellesercizio della loro libertà religiosa, lasciano la terra dei loro padri. E per offrire loro un sostegno che ho convocato lAssemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi sul Medio Oriente,ha annunciato Benedetto XVI, che nella parte finale del discorso ha richiamato ancora una volta israeliani e palestinesi a dialogare e a rispettare i diritti dellaltro, chiedendo che sia universalmente riconosciuto il diritto dello Stato di Israele ad esistere e a godere di pace e sicurezza entro confini internazionalmente riconosciuti. E che, ugualmente, sia riconosciuto il diritto del popolo palestinese ad una patria sovrana e indipendente, a vivere con dignità e a potersi spostare liberamente. Il Papa ha sollecitato infine il sostegno di tutti perché siano protetti lidentità e il carattere sacro di Gerusalemme. (segue)
Prendere decisioni efficaci in vista di un progressivo disarmo, che porti a liberare il pianeta dalle armi nucleari. E linvito rivolto dal Papa nel discorso al Corpo diplomatico, in cui Benedetto XVI ha rinnovato anche lappello - lanciato durante lAngelus del 1°gennaio - a quanti fanno parte di gruppi armati di qualsiasi tipo affinché abbandonino la strada della violenza e aprano il loro cuore alla gioia della pace. Secondo il Papa una delle più gravi lanciate alla pace è quella dellaumento delle spese militari, nonché quella del mantenimento o dello sviluppo degli arsenali nucleari. Ciò assorbe ingenti risorse, che potrebbero, invece, essere destinate allo sviluppo dei popoli, soprattutto di quelli più poveri. Il Papa ha inoltre deplorato che la produzione e lesportazione di armi contribuiscano a perpetuare conflitti e violenze, come nel Darfur, in Somalia e nella Repubblica Democratica del Congo. Allincapacità delle parti direttamente coinvolte di sottrarsi alla spirale di violenza e di dolore generata da questi conflitti - le parole del Pontefice - si aggiunge lapparente impotenza degli altri Paesi e delle organizzazioni internazionali a riportare la pace, senza contare lindifferenza quasi rassegnata dellopinione pubblica mondiale. Infine, il terrorismo che mette in pericolo un così gran numero di vite innocenti e provoca un diffuso senso di angoscia.
Per edificare una vera pace, non si può separare, o addirittura contrapporre la salvaguardia dellambiente a quella della vita umana, compresa la vita prima della nascita. Lo ha ribadito il Papa, che nel discorso al Corpo diplomatico ha affermato che è nel rispetto che la persona umana nutre per se stessa che si manifesta il suo senso di responsabilità verso il creato. Secondo Benedetto XVI, inoltre, la salvaguardia della creazione implica una corretta gestione delle risorse naturali dei paesi, in primo luogo, di quelli economicamente svantaggiati. In Africa, come altrove, è necessario adottare scelte politiche ed economiche che assicurino forme di produzione agricola e industriale rispettose dellordine della creazione e soddisfacenti per i bisogni primari di tutti, a partire dalla consapevolezza che la lotta per laccesso alle risorse naturali è una delle cause di vari conflitti. In Afghanistan ed in alcuni paesi dellAmerica Latina, ha denunciato poi il Papa, purtroppo lagricoltura è ancora legata alla produzione di droga e costituisce una fonte non trascurabile di occupazione e di sostentamento. Se si vuole la pace, occorre custodire il creato con la riconversione di tali attività, ha ammonito il Pontefice, chiedendo alla comunità internazionale che non si rassegni al traffico della droga ed ai gravi problemi morali e sociali che essa genera.
Questa stessa mentalità minaccia anche il creato, ha ammonito il Papa, secondo il quale ciascuno di noi, probabilmente, potrebbe citare qualche esempio dei danni che essa arreca allambiente, in ogni parte del mondo. Quando cadde il Muro di Berlino e quando crollarono i regimi materialisti ed atei che avevano dominato lungo diversi decenni una parte di questo Continente, ha affermato in particolare Benedetto XVI, si è potuto avere la misura delle profonde ferite che un sistema economico privo di riferimenti fondati sulla verità delluomo aveva inferto, non solo alla dignità e alla libertà delle persone e dei popoli, ma anche alla natura, con linquinamento del suolo, delle acque e dellaria. Questo perché, ha spiegato il Pontefice, la negazione di Dio sfigura la libertà della persona umana, ma devasta anche la creazione. In questa prospettiva, la salvaguardia del creato non risponde in primo luogo ad unesigenza estetica, ma anzitutto a unesigenza morale: di qui la preoccupazione del Papa per le resistenze di ordine economico e politico alla lotta contro il degrado dellambiente, difficoltà che si sono potute constatare anche durante il recente vertice Onu sul clima, svoltosi a Copenhagen. Lauspicio del Santo Padre è che nellanno corrente, prima a Bonn e poi a Città del Messico, sia possibile giungere ad un accordo per affrontare tale questione in modo efficace.
Rispettare lecologia umana, consapevoli che anche lecologia ambientale ne trarrà beneficio, poiché il libro della natura è uno ed indivisibile: solo così potremo consolidare la pace, oggi e per le generazioni che verranno. E linvito rivolto dal Papa, nella parte finale del discorso al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, tradizionale appuntamento in cui Benedetto XVI traccia un bilancio dellanno appena trascorso e delinea le prospettive per quello che si è appena aperto. Il testo-base scelto dal Pontefice per la sua lettura dello scenario internazionale è stato il Messaggio per la Giornata mondiale della Pace, che esorta a custodire il creato. Il Successore di Pietro mantiene le sue porte aperte a tutti e con tutti desidera avere relazioni che contribuiscano al progresso della famiglia umana, ha esordito il Pontefice, che ha ribadito: La Chiesa è aperta a tutti, perché - in Dio - esiste per gli altri. Per questo la Chiesa partecipa intensamente alle sorti dellumanità, che in questo anno appena iniziato, appare ancora segnata dalla drammatica crisi che ha colpito leconomia mondiale e ha provocato una grave e diffusa instabilità sociale. Citando la sua terza enciclica, Caritas in veritate, benedetto XVI ha ribadito che le radici profonde di essa risiedono nella mentalità corrente egoistica e materialistica, dimentica dei limiti propri a ciascuna creatura. (segue)
In ballo ci sono le esenzioni fiscali, il finanziamento statale a scuole e ospedali cattolici che servono anche la popolazione israeliana e alcune proprietà ecclesiastiche, come il Cenacolo. Su questo punto il Nunzio ha affermato che stiamo trattando ma ancora non siamo arrivati a capire bene le posizioni. Speriamo possano essere chiarite in un futuro quando tratteremo più specificatamente anche di altre proprietà della Chiesa prese da altre entità statali. E un lavoro importante in cui la fiducia è reciproca - ha concluso mons. Franco -. Non esistono agende segrete che portiamo avanti. Siamo fiduciosi che le cose possano finire bene. Non negoziamo per proteggerci contro qualcuno ma vogliamo costruire insieme alcune cose.
(Gerusalemme) - Dopo lultima plenaria, nella prima riunione della Commissione permanente abbiamo elaborato unagenda di lavoro comune, o meglio una lista di argomenti sulle questioni fiscali. Ci siamo anche impegnati, ciascuna delegazione, a presentare i testi che vorremmo venissero introdotti. Sono stati chiariti degli equivoci che non ci avevano permesso di lavorare al meglio. Adesso su queste proposte concrete dovremo discutere. Sperando di arrivare alla prossima plenaria del 27 maggio 2010, in Vaticano, con dei progressi. Sul futuro siamo più che ottimisti, realisti. A fare il punto al SIR sui colloqui tra Santa Sede e Israele circa il lavoro su un accordo legato allart.10, paragrafo 2 dellAccordo Fondamentale fra le due parti è il nunzio apostolico mons. Antonio Franco. Parlando a margine dellincontro del coordinamento dei vescovi Usa e Ue per la Terra Santa in corso (fino al 14) a Gerusalemme, mons. Franco ha ribadito che la Chiesa non vuole privilegi eccezionali, ma vuole poter vivere e proseguire la sua missione sociale qui in Israele. La Commissione permanente si ritroverà il 10 febbraio 2010 presso il ministero degli Esteri israeliano. (segue)
Secondo il padre David Neuhaus, vicario patriarcale per le comunità cattoliche di espressione ebraica, questa visita, che pure non rappresenta una novità, ha un alto valore simbolico. Ebrei e cattolici - spiega al Sir - forse non sono ancora abituati a vedere che la Chiesa cattolica andare con rispetto verso i fratelli ebrei. Significativo il fatto che domenica ci siano il Patriarca ed il Nunzio, perché indica che anche la Chiesa di Terra Santa fa parte della Chiesa universale che ha a cuore anche le sorti di queste comunità mediorientali. Una visita che potrebbe contribuire nel tempo a far cambiare mentalità alle generazioni future.
Ci saranno anche i cattolici di Terra Santa ad accompagnare Benedetto XVI nella sua visita alla sinagoga di Roma, prevista per domenica 17 gennaio. E lo stesso patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, a dichiararlo al SIR, a margine dellincontro del coordinamento dei vescovi Usa e Ue per la Terra Santa in corso (fino al 14) a Gerusalemme. Insieme al patriarca Twal ci saranno, in rappresentanza della comunità cattolica di Terra Santa, anche il nunzio apostolico, mons. Antonio Franco e il vicario patriarcale per la Galilea, mons. Giacinto Boulos Marcuzzo. Andrò con il Papa in sinagoga - dice il Patriarca - il mio augurio è che questa visita possa aiutare i nostri rapporti interreligiosi. E un gesto che facciamo con il cuore per dimostrare il nostro rispetto anche alla comunità israeliana. Speriamo che questo gesto avrà un impatto positivo sullopinione pubblica israeliana e su Gerusalemme. (segue)
Con le parole del Papa allAngelus di ieri la città di Rosarno, in Calabria, è diventata il simbolo di un rinnovato impegno educativo in campo politico e sociale, che aiuti a costruire una ‘città delluomo, dove il lavoro, la casa, non sono ‘merce, ma beni comuni da promuovere e difendere per tutti. Lo scrive mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, in una nota intitolata Sud amaro pubblicata su Agensir.it. Come Leone XIII che nel 1891 denunciava la situazione di sfruttamento degli operai e dei braccianti agricoli ricordando i diritti alla giusta retribuzione, al riposo, alla casa, alla tutela della salute, così Benedetto XVI, in un contesto di ‘cose nuove, tra cui certamente pone il fenomeno delle migrazioni dei popoli del Sud del mondo, ha ricordato tre importanti direzioni a cui guardare nella società di oggi, anche alla luce dei fatti di Rosarno. Il Papa ha ricordato che un immigrato è un essere umano differente per provenienza,cultura, e tradizioni, ma è una persona da rispettare e con diritti e doveri, in particolare, nellambito del lavoro, dove è più facile la tentazione dello sfruttamento, ma anche nellambito delle condizioni concrete di vita. Per mons. Perego anche la criminalità non può essere sconfitta solo con misure di polizia, ma con una grande azione sociale e di responsabilità comune.
Il 16 maggio 2010 si svolgerà una edizione speciale della Marcia per la pace Perugia-Assisi, per chiedere il rispetto dei diritti umani in Italia, dopo i fatti di Rosarno. C‘è troppo razzismo in giro! E a Rosarno ha mostrato il suo volto peggiore: violenza, sfruttamento, illegalità, criminalità organizzata, discriminazioni, violazione dei diritti umani - afferma la Tavola della Pace, tra i promotori delliniziativa -. Cè da vergognarsi! Non solo per quello che è accaduto, ma per i silenzi, le complicità, lindifferenza di troppe istituzioni, politici e cittadini. Stanno distruggendo i valori su cui si regge la convivenza nel nostro paese. Stiamo perdendo la nostra umanità. Abbiamo bisogno di unaltra cultura: i diritti umani. Info: www.perlapace.it.
Un duro monito - spiega il sacerdote - per tutti coloro che, a diverso titolo, hanno collaborato a questa turpe operazione di sfruttamento e di ingiustizia e per quei cittadini che, mentre non hanno risposto mai con la violenza e neppure con il ricorso alla legge a vessazioni di ogni tipo dei mafiosi di turno che magari hanno bruciato loro le macchine o infranto le vetrine dei negozi per costringerli a pagare il pizzo, hanno invece questa volta risposto violentemente con la caccia al negro a chi aveva osato ribellarsi, sia pure in modo non certo accettabile, per tutelare i propri diritti e la propria dignità infranta. Quello del Papa - conclude - è anche un duro monito per tutti i credenti, visto che in questi anni non abbiamo saputo o voluto coniugare la carità con la ricerca e la pratica della giustizia. Che le parole del Papa servano a tutti a ricordarci che non è possibile più, allalba del terzo millennio, costruire un inferno chiamato Rosarno.
Nella giornata della riflessione, finiti gli scontri e ultimati i trasferimenti, mentre si abbattono i campi degli immigrati, cade come un macigno pesante sulla testa di tutti il monito di Benedetto XVI contro la violenza. E quanto ha detto al Sir mons. Pino De Masi, vicario generale della diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, commentando le parole del Papa pronunciate ieri sul tema immigrazione. Un duro monito - aggiunge mons. Demasi - innanzitutto per i governanti, che in questi anni hanno fatto finta di non vedere e hanno permesso che la ‘ndrangheta gestisse nella Piana di Gioia Tauro il mercato degli immigrati, riducendoli a schiavi, costringendoli a vivere come bestie e ad essere sottopagati. (segue)
Un tempo eravamo molti di più, ma poi con la seconda Intifada la situazione è peggiorata, la città è stata chiusa dallesercito di Israele e così, quando è stato possibile, molti sono emigrati, in cerca di una vita migliore, di accoglienza. Ciò di cui hanno bisogno i cristiani di Terra Santa, infatti, è il non sentirsi abbandonati a se stessi, ma parte della chiesa universale. Lappello che rivolgiamo a tutte le chiese del mondo, non solo europee e nordamericane, è di mobilitarsi per la Terra Santa. In questo ambito assumerebbe rilevanza, per padre Khalil, la loro adesione al Kairos Palestine document che fa appello alle chiese di tutto il mondo perché dicano una parola di verità e prendano posizione a favore della società civile palestinese riguardo alloccupazione israeliana. A ribadire la vicinanza della Chiesa universale ai cristiani locali è stato il vescovo francese di Evry, mons. Michel Dubost che ha invitato i presenti a vivere le difficoltà attuali nella prospettiva della provvidenza divina che non ci abbandona mai.
(Nablus) - Vogliamo che sia rispettata la nostra dignità di persone; loccupazione, la barriera di separazione, le colonie ci dividono dai nostri cari e dai nostri affetti. Nelle trascorse feste natalizie pochissimi di noi hanno ricevuto il visto per recarsi a Gerusalemme. E lo sfogo, affidato al Sir, di padre Johnny Abu Khalil, parroco della chiesa di san Giustino a Nablus, dove ieri si sono recati in visita pastorale, alcuni dei vescovi Usa e Ue che, in rappresentanza del Coordinamento per la Terra Santa, riunito a Gerusalemme per il consueto incontro annuale di gennaio. Uno sfogo che abbraccia cristiani e musulmani senza distinzioni. La situazione descritta dal sacerdote, che fa parte del clero del Patriarcato latino di Gerusalemme, tuttavia ha inciso in maniera forte sulla comunità dei cristiani locali, 680 fedeli, di cui meno di 300 i cattolici, su una popolazione complessiva che supera le 300 mila persone. (segue)
La crisi finanziaria minaccia di privare dellistruzione primaria milioni di bambini dei Paesi più poveri del mondo. A lanciare lallarme è lUnesco, anticipando i dati del Rapporto 2010 sullistruzione mondiale per tutti che verrà presentato il 19 gennaio al Palazzo di vetro di New York dal segretario generale Onu, Ban Ki Moon, e dal direttore generale Unesco, Irina Bokova. Stiamo per tradire unimportante promessa formulata dai governi nel 2000, quella dellistruzione per tutti entro il 2010 - spiega da Parigi il coordinatore del Rapporto, Kevin Watkins -. Gli effetti della crisi finanziaria minacciano di procrastinare o addirittura invertire il progresso dellistruzione primaria in alcuni dei Paesi più poveri del mondo, creando così una generazione perduta di bambini ai quali viene negata quellopportunità di formazione che li salverebbe dalla povertà. I governi - è il conseguente monito di Watkins - agiscano con decisione per evitare questo rischio. Il Rapporto 2010 valuta i progressi raggiunti verso lobiettivo dellistruzione per tutti, con particolare attenzione alle decine di milioni di bambini ancora esclusi da essa; analizza chi sono questi bambini e perché sono rimasti indietro; esamina il costo dellistruzione per tutti e formula raccomandazioni ai 164 governi impegnati dal 2000 nel conseguimento dellobiettivo.
Dopo Copenhagen lEuropa si appresta a porre lo sviluppo sostenibile al centro della propria strategia di crescita, e se lUnione europea è senza dubbio lindiscusso leader mondiale nella lotta ai cambiamenti climatici, la sua strategia manca ancora di coerenza e credibilità. Da queste considerazioni muove lincontro che Notre Europe, laboratorio di pensiero dedicato allunità europea fondato nel 1996 da Jacques Delors e attualmente presieduto dalleconomista Tommaso Padoa-Schioppa, promuove il 14 gennaio a Bruxelles (Hotel Crown Plaza Europa, 107 Rue de la Loi). Nel corso dellevento verrà presentato lo studio di Eloi Laurent et Jacques Le Cacheux, UnUnione con sempre meno carbonio? Verso una migliore fiscalità europea contro il cambiamento climatico. I potenti strumenti economici creati dallUe, in particolare il mercato europeo dei permessi di emissione - spiegano gli autori della ricerca -, devono essere riformati e integrati e il Co2 deve essere tassato in modo più efficace. Di qui la proposta di una riforma della carbon tax europea che comprenda sia la regolazione del mercato dei permessi di emissione, sia i diversi regimi di carbon tax. Interverranno tra gli altri Walter Deffaa, direttore generale DG Fiscalità e unione doganale della Commissione europea, e Patrick Ten Brink, responsabile dellUfficio di Bruxelles dellInstitute for European Environmental Policy (IEEP).
Una delegazione dellAssemblea parlamentare del Consiglio dEuropa (Apce), composta da 39 membri e guidata da Mátyás Eörsi, si recherà in Ucraina dal 14 al 18 gennaio al fianco di osservatori delle Assemblee parlamentari dellOsce e della Nato, del Parlamento europeo e dell‘Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell‘Osce (Odihr), per osservare le elezioni presidenziali che si terranno il 17 gennaio. La delegazione Apce incontrerà i principali candidati e i rappresentanti della società civile e dei media, prima di osservare le operazioni di voto in alcuni seggi elettorali del Paese. Rispetto alle elezioni del 2004, lApce sottolinea il miglioramento della libertà dei media e il clima generale di libera competizione registrati nel corso di una visita compiuta a Kiev dal 24 al 26 novembre 2009 da una sua delegazione pre-elettorale, ma esprime preoccupazione per la scarsa fiducia degli elettori verso la politica e linterconnessione tra politica e finanza. Ancorché imperfetta, la legislazione elettorale dellUcraina potrebbe assicurare il corretto svolgimento delle consultazioni - conclude lApce -, ma dovrebbe essere migliorata il prima possibile dopo lassunzione dei poteri da parte del nuovo presidente.
Il Consiglio d‘Europa ha pubblicato i risultati del Youth Media Award 2009 UnEuropa da scoprire, concorso svoltosi dal 1° settembre al 1° dicembre scorsi e al quale hanno preso parte oltre 200 giovani giornalisti tra i 18 e i 27 anni, ripartiti in quattro sezioni (fotografia, video giornalismo, giornalismo scritto e radiofonico). I vincitori riceveranno il premio il 27 gennaio, presso il Palais de l‘Europe a Strasburgo, e potranno assistere alla sessione invernale dellAssemblea parlamentare del Cde (Apce) in programma nella città francese dal 25 al 29 gennaio. Promosso congiuntamente dal CdE e dal network European Youth Press, il concorso ha stimolato i giovani giornalisti del continente a guardare oltre i titoli legati allattualità per cogliere gli aspetti dellEuropa che troppo spesso passano inosservati. Vincitore della prima sezione è il bulgaro Emilian Dechev, con la fotografia La realtà contro i sogni. Il video report I polacchi in Irlanda del belga Méabh Mc Mahon ha conquistato il riconoscimento della sezione video giornalismo. Gli altri due vincitori sono: per il giornalismo scritto Alessandro di Maio dOlivarella (Italia) con il reportage Integrazione e islam radicale nei Paesi Bassi; per il giornalismo radiofonico Daria Orlova dIzhevsk (Federazione russa) con il reportage Luomo colpito in fronte da un planisfero.
E stato accolto dalla Procura generale della Repubblica lesposto dell‘Associazione Amici dei bambini (Aibi) contro i cosiddetti decreti razzisti. Tutto era nato da un decreto emesso il 12 giugno 2009 dal Tribunale per i minorenni di Catania che aveva ritenuto idonea alladozione una coppia, nonostante questa si fosse dichiarata non disponibile ad accogliere bambini di pelle scura o diversa da quella tipica europea. Perciò, l‘Aibi aveva anche presentato un esposto alla Procura generale della Repubblica presso la Corte di Cassazione. La Procura ha deciso di proporre un ricorso per chiedere alla Corte di Cassazione una pronuncia sulla corretta interpretazione dellart. 30 comma 2 della legge 184. Ora spetterà alla Corte di Cassazione emanare una sentenza su come effettivamente la norma dovrà essere interpretata e applicata dai Tribunali per i minorenni. Siamo soddisfatti di questa presa di posizione - ha commentato Marco Griffini, presidente di Aibi - è quanto meno sorprendente che in un mondo globalizzato e multiculturale come quello attuale, con un presidente americano nero e numerose leggi che in Italia condannano la discriminazione razziale in ogni sua forma, possano agire indisturbati giudici e tribunali che danno credito alle affermazioni di chi rifiuta un bambino solo perché di colore.
La situazione che si è creata a Rosarno è anche la conseguenza di un clima di odio razziale e discriminazione nei confronti dei migranti molto preoccupante: è il commento di Guido Barbera, presidente di Solidarietà e Cooperazione Cipsi, coordinamento di cui fanno parte 45 associazioni di solidarietà e cooperazione internazionale, a seguito delle rivolte avvenute in nei giorni scorsi nel comune calabrese, conseguenti al ferimento di due migranti con un fucile ad aria compressa. Rosarno nel corso di questi ultimi anni ha vissuto in maniera estremamente positiva il fenomeno dellimmigrazione - ha sottolineato Eugenio Melandri, direttore del mensile Solidarietà internazionale e coordinatore di ChiAma lAfrica -. Si è dimostrato un comune molto attento ai problemi delle comunità migranti, un esempio virtuoso di accoglienza e integrazione. Purtroppo, ha aggiunto, lesperienza positiva di Rosarno è diventata sempre più un caso isolato. Questo luogo di accoglienza ha finito per generare una sacca di disagio e odio razziale sfociata nel gesto compiuto probabilmente da un gruppo di teppisti. Da Barbera, anche un accorato appello ai migranti e alla società civile, affinché venga data a questo episodio una risposta civile e democratica, evitando di lasciarsi attrarre da forme di lotta violenta.
Vogliamo leggere nelle scelte del ministro l‘invito ad una qualificazione della didattica e degli interventi di accoglienza degli stranieri nelle scuole, nella consapevolezza che l‘istruzione, la formazione e l‘educazione sono per tutti una leva di sviluppo, riscatto, crescita. Così Davide Guarneri, presidente nazionale dellAge (Associazione italiana genitori), commenta il tetto del 30% agli alunni stranieri nelle classi italiane, stabilito dal ministro dell‘Istruzione Mariastella Gelmini a partire dallanno scolastico 2010-2011. Come genitori, osserva Guarneri, non potremmo accettare che i provvedimenti sugli alunni stranieri siano frutto di una mentalità difensiva o, peggio, oppositiva: l‘accoglienza di ogni diversità consente alla scuola intera di qualificarsi per poter accogliere meglio tutti. Secondo il presidente Age, per attuare concretamente il tetto stabilito senza realizzare classi ghetto, è necessario che le scuole stabiliscano le diverse fasi necessarie per una vera integrazione, quali le pratiche di accoglienza, la valorizzazione del plurilinguismo, la relazione con le famiglie, il coinvolgimento degli enti locali e dell‘associazionismo, la formazione dei docenti anche nella conoscenza delle lingue. Un‘azione complessiva del ministero e delle scuole, che, conclude, dovrà prevedere un adeguato stanziamento di risorse economiche.
Libera e l‘Associazione TerzoTropico hanno realizzato un progetto fotografico per valorizzare il lavoro e le attività delle cooperative che lavorano sui terreni confiscati alle mafie. Un reportage che ha prodotto una mostra fotografica, un volume e una multivisione sul lavoro delle cooperative di Libera Terra, Placido Rizzotto e Pio La Torre in Sicilia, Valle del Marro in Calabria e Terre di Puglia in Puglia, cooperative che hanno come finalità il riutilizzo a fini sociali dei beni confiscati alle organizzazioni criminali ai sensi della L. 109/96. Sabato 23 gennaio presso la Sala Farnese di Palazzo D‘Accursio a Bologna sarà presentato il volume fotografico Terre di Libera, segni di libertà - i volti e i luoghi del riscatto civile dalle mafie, con fotografie di Ivano Adversi, Roberto Brandoli e Alessandro Zanini e prefazione di don Luigi Ciotti. Saranno presenti il sindaco di Bologna Flavio Del Bono e don Luigi Ciotti, presidente di Libera. La presentazione sarà preceduta da una multivisione curata da TerzoTropico, in collaborazione con Il Parallelo Multivisioni. A seguire inaugurazione e apertura della mostra omonima. La mostra fotografica, che rimarrà aperta dal 24 gennaio al 20 febbrai, è composta da 60 stampe a colori e il volume è formato di 128 pagine con testi in italiano e inglese.
(Nablus) - Con una visita pastorale alle comunità cristiane della Cisgiordania, di Nablus, Jifna, Aboud, Ain Arik, si è aperta ieri, 10 gennaio (fino al 14), la visita del Coordinamento dei vescovi Usa e Ue per la Terra Santa che dal 1998, si svolge ogni anno in gennaio, su mandato della Santa Sede, con lorganizzazione della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles e dellAssemblea dei vescovi cattolici della Terra Santa, Holy Land Co-ordination (Hlc). Lincontro con la comunità cristiana di Gaza, non ha avuto luogo, per motivi di sicurezza. Tra i partecipanti, questanno, anche p. Duarte da Cunha, segretario generale del Ccee(Consiglio delle Conferenze Episcopali dEuropa)per il quale con questa visita i vescovi europei intendono comprendere le difficoltà delle popolazioni di questi territori e allo stesso tempo dare un segno tangibile della vicinanza delle nostre Chiese ai cristiani della Terra Santa e dellamicizia nei confronti del popolo israeliano e palestinese. Inizio ufficiale dei lavori è fissato per questa mattina con gli interventi del patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, e del nunzio apostolico, mons. Antonio Franco. Il primo sulla situazione dei cristiani in Terra Santa e sulla visita del Papa del 2009, il secondo relazionerà, invece, sull‘andamento dei lavori per l‘approvazione dell‘accordo fondamentale tra Santa Sede e Israele.
Il Battesimo suggerisce molto bene il senso globale delle Festività natalizie, nelle quali il tema del diventare figli di Dio grazie alla venuta del Figlio unigenito nella nostra umanità costituisce un elemento dominante. Lo ha detto, ieri mattina, Benedetto XVI, prima della recita dell‘Angelus, da piazza San Pietro. Egli - ha chiarito il Papa - si è fatto uomo perché noi possiamo diventare figli di Dio. Dio è nato perché noi possiamo rinascere. Con il Battesimo luomo diventa realmente figlio, figlio di Dio. Generato dal Battesimo a vita nuova, anche il cristiano inizia il suo cammino di crescita nella fede che lo porterà ad invocare consapevolmente Dio come ‘Abbà - Padre‘, a rivolgersi a Lui con gratitudine e a vivere la gioia di essere suo figlio. Ma dal Battesimo deriva anche un modello di società: quella dei fratelli. La fraternità non si può stabilire mediante unideologia, tanto meno per decreto di un qualsiasi potere costituito. Ci si riconosce fratelli - ha osservato il Pontefice - a partire dallumile ma profonda consapevolezza del proprio essere figli dellunico Padre celeste. Come cristiani, grazie allo Spirito Santo ricevuto nel Battesimo, abbiamo in sorte il dono e limpegno di vivere da figli di Dio e da fratelli, per essere come ‘lievito‘ di unumanità nuova, solidale e ricca di pace e di speranza.
La violenza, ha ammonito il Santo Padre, non deve essere mai per nessuno la via per risolvere le difficoltà. Il problema è anzitutto umano! Invito, a guardare il volto dellaltro e a scoprire che egli ha unanima, una storia e una vita: è una persona e Dio lo ama come ama me. Il pensiero di Benedetto XVI è poi andato ai recenti attacchi anticristiani in Egitto e Malaysia. Vorrei fare simili considerazioni per ciò che riguarda luomo nella sua diversità religiosa - ha sostenuto il Papa -. La violenza verso i cristiani in alcuni Paesi ha suscitato lo sdegno di molti, anche perché si è manifestata nei giorni più sacri della tradizione cristiana. Di qui l‘appello: Occorre che le Istituzioni sia politiche, sia religiose non vengano meno - lo ribadisco - alle proprie responsabilità. Non può esserci violenza nel nome di Dio, né si può pensare di onorarlo offendendo la dignità e la libertà dei propri simili.
Due fatti hanno attirato, in modo particolare, la mia attenzione in questi ultimi giorni: il caso della condizione dei migranti, che cercano una vita migliore in Paesi che hanno bisogno, per diversi motivi, della loro presenza, e le situazioni conflittuali, in varie parti del mondo, in cui i cristiani sono oggetto di attacchi, anche violenti. Benedetto XVI, ieri mattina, dopo la recita dell‘Angelus, ha espresso la sua vicinanza a chi, per motivi diversi, sta vivendo momenti difficili in questi giorni. Bisogna ripartire dal cuore del problema - ha osservato il Papa -! Bisogna ripartire dal significato della persona! Un immigrato è un essere umano, differente per provenienza, cultura, e tradizioni, ma è una persona da rispettare e con diritti e doveri, in particolare, nellambito del lavoro, dove è più facile la tentazione dello sfruttamento, ma anche nellambito delle condizioni concrete di vita. (segue)
Per questi bambini oggi si aprono i cieli - ha osservato Benedetto XVI -. Essi riceveranno in dono la grazia del Battesimo e lo Spirito Santo abiterà in loro come in un tempio, trasformando in profondità il loro cuore. Da questo momento, la voce del Padre chiamerà anche loro ad essere suoi figli in Cristo e, nella sua famiglia che è la Chiesa, donerà a ciascuno il dono sublime della fede. Tale dono sarà deposto nel loro cuore come un seme pieno di vita, che attende di svilupparsi e portare frutto. Oggi per questi bambini è un grande giorno. Con il Battesimo, essi, divenuti partecipi della morte e risurrezione del Cristo, iniziano con lui lavventura gioiosa ed esaltante del discepolo. È del Battesimo - ha aggiunto - illuminare con la luce di Cristo, aprire gli occhi al suo splendore e introdurre al mistero di Dio attraverso il lume divino della fede. In questa luce i bambini che stanno per essere battezzati dovranno camminare per tutta la vita, aiutati dalle parole e dallesempio dei genitori, dei padrini e delle madrine. Anche ai nostri giorni - ha concluso - la fede è un dono da riscoprire, da coltivare e da testimoniare. Con questa celebrazione del Battesimo, il Signore conceda a ciascuno di noi di vivere la bellezza e la gioia dellessere cristiani, perché possiamo introdurre i bambini battezzati alla pienezza delladesione a Cristo.
Non si può aspirare ad un mondo nuovo rimanendo immersi nellegoismo e nelle abitudini legate al peccato. Anche Gesù abbandona la casa e le consuete occupazioni per raggiungere il Giordano. Arriva in mezzo alla folla che sta ascoltando il Battista e si mette in fila come tutti, in attesa di essere battezzato. Lo ha detto, ieri mattina, nella Festa del Battesimo del Signore, Benedetto XVI, presiedendo nella Cappella Sistina la Messa nel corso della quale ha amministrato il Battesimo a 14 neonati. Presso il Giordano - ha proseguito il Papa -, Gesù si manifesta con una straordinaria umiltà, che richiama la povertà e la semplicità del Bambino deposto nella mangiatoia, e anticipa i sentimenti con i quali, al termine dei suoi giorni terreni, giungerà a lavare i piedi dei discepoli e subirà lumiliazione terribile della croce. Dunque, il Figlio di Dio, Colui che è senza peccato, si pone tra i peccatori, mostra la vicinanza di Dio al cammino di conversione delluomo. Gesù prende sulle sue spalle il peso della colpa dellintera umanità, inizia la sua missione mettendosi al nostro posto, al posto dei peccatori, nella prospettiva della croce. In realtà, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo scendono tra gli uomini e ci rivelano il loro amore che salva. (segue)