Un appello perché continui e si rafforzi il dialogo tra cristiani e musulmani. Lo rivolge larcivescovo Kevin McDonald, responsabile per il dialogo interreligioso della Conferenza episcopale cattolica dInghilterra e Galles, commentando lattacco, nel sud di Londra, nel quale è morto ieri un soldato. Quello che è accaduto ieri a Woolwich ci ha scioccato tutti, dice larcivescovo in un comunicato diffuso dallufficio stampa dei vescovi inglesi. In questo momento - afferma - è di vitale importanza, per le persone di ogni fede, dimostrare vera solidarietà nel rifiuto della violenza e nellimpegno per la pace. Soprattutto, dobbiamo costruire nuovi ponti sui rapporti eccellenti che già abbiamo tra diverse comunità di fede, non da ultimo con i musulmani. Per larcivescovo, le parole di Giovanni Paolo II, nel 1986, risuonano più chiare che mai: Il dialogo tra cristiani e musulmani è necessario. Scaturisce dalla nostra fedeltà a Dio. E questo spirito di rispetto reciproco è vitale per il futuro. La dichiarazione dellarcivescovo fa eco a quella dellInterfaith network per il Regno Unito, un ente cristiano per il dialogo interreligioso, che esprime solidarietà alle comunità delle moschee attaccate nelle ultime 24 ore.
Invece di diminuire, la tratta di persone - ha spiegato suor Castalone - aumenta in grandezza, complessità, portata e forme. E prospera perché è un buon affare. Il traffico di esseri umani produce fino a 32 miliardi di dollari americani di profitti ogni anno. È al secondo posto nella classifica dellimpresa criminale globale, dopo il traffico di droga, o al terzo, se si considera anche il commercio illegale di armi. Quello che turba è il fatto che dietro a tutti questi dati statistici ci sono le esperienze strazianti delle vittime della tratta, per lo più donne e ragazze che spesso sperimentano la sofferenza fisica ed emotiva, traumi, stupri, minacce e, in alcuni casi, la morte. Coloro che sono vittime della tratta cessano di essere persone. Essi diventano invisibili. Diventano una merce, trattati come oggetti per gli affari di "compravendita e questo rappresenta un motivo sufficiente di preoccupazione pastorale per ogni cristiano. La religiosa ha quindi invitato come il Buon Samaritano, a piegarci per versare sopra le ferite dell‘umanità l‘olio della nostra consacrazione religiosa (la preghiera, il nostro senso del sacro, la nostra fedeltà alla sequela Christi) e il vino della nostra umanità (gentilezza, preoccupazione, cura, tenerezza, solidarietà, rispetto), diventando così segni ed espressioni dellamore redentore di Dio che porta speranza.
Oggi tra i 12,5 ed i 27 milioni di persone vivono nella cerchia criminale della tratta di esseri umani. Le donne e le ragazze rappresentano circa il 75%. La tratta a scopo di sfruttamento sessuale ammonta a circa il 58% di tutti i casi di traffico a livello globale, mentre il traffico per lavoro forzato incide per il 36%. Sono alcuni dati forniti questo pomeriggio da suor Estella Castalone, coordinatrice di Talitha Kum promossa dalla Rete internazionale della vita consacrata contro la tratta degli esseri umani, durante la sessione speciale dellAssemblea plenaria del Pontificio Consiglio dei migranti e itineranti per il 25° anniversario della sua fondazione. La Rete è una realtà condivisa da oltre 600 suore che lavorano in 75 paesi del mondo a fianco di chi è vittima di violenza. La quota di casi rilevati di tratta per lavoro forzato - ha detto la religiosa - è raddoppiata nel corso degli ultimi quattro anni. Una delle tendenze più preoccupanti è l‘aumento di vittime minorenni. Dal 2003 al 2006 il 20% di tutte le vittime rilevate sono stati bambini. Tra il 2007 e il 2010, la percentuale di bambini vittime è salito al 27%. La tratta dei bambini è diventata la terza più estesa attività criminale nel mondo. (segue)
I civili costituiscono frequentemente gli obiettivi principali e occorre studiare nuove strategie di protezione, siano esse a livello locale, regionale o internazionale. Tra le sfide che si pongono in tali contesti, assistiamo a tentativi e scenari che la Santa Sede non ha mancato di evidenziare in modo chiaro e fermo, e che riguardano specialmente i settori delleducazione e della salute dei migranti forzati, particolarmente delle donne e dei minori. Si tratta di pratiche e di metodi (come quelli contraccettivi o abortivi) che risultano spesso imposti, che poco hanno a che fare con le necessità più sentite dai migranti forzati e costituiscono non di rado anche forzature culturali. Di fronte a questa situazione la Santa Sede non può restare in silenzio. La protezione dei rifugiati riguarda ogni uomo e ogni donna forzati a emigrare e, logicamente, dove queste persone soffrono, non ci possono essere distinzioni di alcun tipo. La carità, che è il riferimento unico dei cristiani, suggerisce poi i modi migliori per affrontare le diverse situazioni, preservano la dignità e i diritti di queste persone. I migranti, ha concluso monsignor Mamberti, non sono numeri anonimi, ma persone, uomini, donne e bambini con le proprie storie individuali, con doni da mettere a disposizione e aspirazioni da soddisfare per il loro bene e per quello dellumanità.
Non mi soffermo sulle cause che hanno spinto e che spingono tuttora milioni di persone a lasciare tutto quanto hanno di più caro, i loro parenti e talvolta coniugi e figli, e rischiare la vita per fuggire da una persecuzione o da una situazione di grave pericolo. Cause, tuttavia, che se non affrontate con la dovuta attenzione e con rimedi adeguati, costituiscono — come lesperienza ha, purtroppo, dimostrato — gravi minacce per la pace. Lo ha detto stasera monsignor Dominique Mamberti, arcivescovo segretario per i Rapporti con gli Stati, intervenendo alla plenaria del dicastero per i migranti e gli itineranti. Lonere dellaccoglienza di grandi masse di profughi, accompagnato a periodi di crisi economica generalizzata e a preoccupazioni di sicurezza - ha aggiunto il presule -, hanno generato e generano tuttora una reazione che si avvicina talvolta alla paura verso i rifugiati, quando non allostilità. Reazione che si manifesta anche in modo violento e che spinge molti Paesi, in passato paladini dei diritti dei più vulnerabili in nome di valori di civiltà, a rivedere le loro procedure e ad adottare misure restrittive e dissuasive che bloccano indistintamente i migranti economici e i rifugiati. Nelle ultime due decadi - ha affermato monsignor Mamberti - i conflitti, condotti spesso da attori non statali, sfidano gli operatori umanitari in modo grave e imprevedibile. (segue)
La professione di fede che ora rinnoviamo insieme non è un atto formale, porta a dispiegare la propria vita secondo il progetto di Dio, impegnando tutto di sé per il Signore Gesù, attraverso quel discernimento che conosce e si fa carico dei pensieri, delle attese e delle necessità degli uomini del nostro tempo. È la conclusione della Professio fidei, al termine della quale Papa Francesco ha affidato i vescovi italiani alla protezione di Maria, recitando una speciale preghiera mariana: Madre del silenzio, che custodisce il mistero di Dio, liberaci dall‘idolatria del presente, a cui si condanna chi dimentica. Purifica gli occhi dei Pastori con il collirio della memoria: torneremo alla freschezza delle origini, per una Chiesa orante e penitente. Madre della bellezza, che fiorisce dalla fedeltà al lavoro quotidiano, destaci dal torpore della pigrizia, della meschinità e del disfattismo. Rivesti i Pastori di quella compassione che unifica e integra: scopriremo la gioia di una Chiesa serva, umile e fraterna. Madre della tenerezza, che avvolge di pazienza e di misericordia, aiutaci a bruciare tristezze, impazienze e rigidità di chi non conosce appartenenza. Intercedi presso tuo Figlio perché siano agili le nostre mani, i nostri piedi e i nostri cuori: edificheremo la Chiesa con la verità nella carità. E saremo il Popolo di Dio, pellegrinante verso il Regno. Amen.
Essere Pastori significa credere ogni giorno nella grazia e nella forza che ci viene dal Signore, nonostante la nostra debolezza, e assumere fino in fondo la responsabilità di camminare innanzi al gregge, sciolti da pesi che intralciano la sana celerità apostolica, e senza tentennamenti nella guida, per rendere riconoscibile la nostra voce sia da quanti hanno abbracciato la fede, sia da coloro che ancora non sono di questo ovile. È un forte invito alla responsabilità, quello rivolto da Papa Francesco ai vescovi italiani. Siamo chiamati - le sue parole - a far nostro il sogno di Dio, la cui casa non conosce esclusione di persone o di popoli, come annunciava profeticamente Isaia. In questa prospettiva, essere Pastori vuol dire anche disporsi a camminare in mezzo e dietro al gregge: capaci di ascoltare il silenzioso racconto di chi soffre e di sostenere il passo di chi teme di non farcela; attenti a rialzare, a rassicurare e a infondere speranza. Dalla condivisione con gli umili la nostra fede esce sempre rafforzata, ha assicurato il Papa: Mettiamo da parte - linvito ai vescovi - ogni forma di supponenza, per chinarci su quanti il Signore ha affidato alla nostra sollecitudine. Fra questi, un posto particolare riserviamolo ai nostri sacerdoti: soprattutto per loro, il nostro cuore, la nostra mano e la nostra porta restino aperte in ogni circostanza.
Non sono certamente questi - ha precisato il Papa - i sentimenti e gli atteggiamenti che il Signore intende suscitare; piuttosto, di essi approfitta il Nemico, il Diavolo, per isolare nellamarezza, nella lamentela e nello scoraggiamento. Gesù, buon Pastore, non umilia né abbandona al rimorso: in Lui parla la tenerezza del Padre, che consola e rilancia; fa passare dalla disgregazione della vergogna al tessuto della fiducia; ridona coraggio, riaffida responsabilità, consegna alla missione. Lesempio da seguire, per il Santo Padre, è quello di Pietro, che purificato al fuoco del perdono può dire umilmente: ‘Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene, come si legge nel Vangelo di Giovanni, che nella sua prima Lettera ci esorta a pascere il gregge di Dio, sorvegliandolo non perché costretti ma volentieri, non per vergognoso interesse, ma con animo generoso, non come padroni delle persone a noi affidate, ma facendoci modelli del gregge.
La mancata vigilanza rende tiepido il Pastore; lo fa distratto, dimentico e persino insofferente; lo seduce con la prospettiva della carriera, la lusinga del denaro e i compromessi con lo spirito del mondo; lo impigrisce, trasformandolo in un funzionario, un chierico di stato preoccupato più di sé, dellorganizzazione e delle strutture, che del vero bene del Popolo di Dio. È il passo centrale del primo discorso rivolto da Papa Francesco ai vescovi italiani, riuniti per la loro assemblea generale e questa sera insieme nella Basilica di San Pietro per la Professio fidei. Si corre il rischio - ha detto il Papa - come lApostolo Pietro, di rinnegare il Signore, anche se formalmente ci si presenta e si parla in suo nome; si offusca la santità della Madre Chiesa gerarchica, rendendola meno feconda. Di qui la necessità di chiedersi: Chi siamo, Fratelli, davanti a Dio? Quali sono le nostre prove? Che cosa ci sta dicendo Dio attraverso di esse? Su che cosa ci stiamo appoggiando per superarle?. Come per Pietro, la domanda insistente e accorata di Gesù può lasciarci addolorati e maggiormente consapevoli della debolezza della nostra libertà, insidiata comè da mille condizionamenti interni ed esterni, che spesso suscitano smarrimento, frustrazione, persino incredulità. (segue)
La conseguenza dellamare il Signore è dare tutto - proprio tutto, fino alla stessa vita - per Lui: questo è ciò che deve distinguere il nostro ministero pastorale; è la cartina di tornasole che dice con quale profondità abbiamo abbracciato il dono ricevuto rispondendo alla chiamata di Gesù e quanto ci siamo legati alle persone e alle comunità che ci sono state affidate. Lo ha detto il Papa ai vescovi, ai quali ha precisato: Non siamo espressione di una struttura o di una necessità organizzativa: anche con il servizio della nostra autorità siamo chiamati a essere segno della presenza e dellazione del Signore risorto, a edificare, quindi, la comunità nella carità fraterna. Colui che scruta i cuori - ha proseguito il Papa citando la lettera ai Romani - si fa mendicante damore e cinterroga sullunica questione veramente essenziale, premessa e condizione per pascere le sue pecore, i suoi agnelli, la sua Chiesa. Ogni ministero - ha affermato il Papa - si fonda su questa intimità con il Signore; vivere di Lui è la misura del nostro servizio ecclesiale, che si esprime nella disponibilità allobbedienza, allabbassamento e alla donazione totale. Un dato, questo, che non è scontato, perché anche lamore più grande, quando non è continuamente alimentato, si affievolisce e si spegne, ha ammonito il Papa.
È significativo - e ne sono particolarmente contento - che il nostro primo incontro avvenga proprio qui, sul luogo che custodisce non solo la tomba di Pietro, ma la memoria viva della sua testimonianza di fede, del suo servizio alla verità, del suo donarsi fino al martirio per il Vangelo e per la Chiesa. Sono le prime parole rivolte dal Papa ai vescovi italiani, riuniti nella Basilica di san Pietro per la Professio fidei, momento culminante della 65ma assemblea generale dei vescovi, in corso fino a domani in Vaticano. Questa sera - ha proseguito Papa Francesco, nel suo primo incontro con i vescovi italiani - laltare della Confessione diventa così il nostro lago di Tiberiade, sulle cui rive riascoltiamo lo stupendo dialogo tra Gesù e Pietro, con linterrogativo indirizzato allApostolo, ma che deve risuonare anche nel nostro cuore. Mi ami tu? Mi sei amico?, è la duplice domanda contenuta nel Vangelo di Giovanni, che il Papa ha ripetuto tre volte: La domanda - ha spiegato - è rivolta a un uomo che, nonostante solenni dichiarazioni, si era lasciato prendere dalla paura e aveva rinnegato. La domanda, per il Papa, è rivolta a ciascuno di noi: se evitiamo di rispondere in maniera troppo affrettata e superficiale, essa ci spinge a guardarci dentro, a rientrare in noi stessi. (segue)
Ringrazio per questo saluto. Sono sicuro che il lavoro è stato forte. Avete tanti compiti, la Chiesa ha tanti compiti. Il dialogo con le istituzioni sociali, culturali e politiche è compito vostro e non è facile. Fate anche tanto lavoro con le Conferenze episcopali regionali che sono voci di tante Regioni così diverse. È bello! Forse bisognerebbe ridurre un po il numero delle diocesi, sono tante. Andate avanti con fratellanza. Il dialogo culturale, sociale e politico è cosa vostra. Avanti!. È quanto ha affermato Papa Francesco rispondendo, a braccio, al saluto rivoltogli questa sera dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, allinizio della celebrazione della professio fidei, nella Basilica di San Pietro.
Proprio su questo impegno educativo, il presidente dei Vescovi italiani ha poi sottolineato - nel suo saluto al Papa - che la presenza e il ruolo che la Chiesa svolge in Italia sono un contributo di prima grandezza, ancora più evidente in una stagione difficile e delicata come lattuale. Lopera educativa - ha proseguito -, con lofferta di una mappa valoriale incarnata da testimoni autorevoli, rappresenta così un tassello decisivo del bene comune dellintero Paese. Proseguendo nel suo saluto al Papa, il cardinale ha quindi illustrato il tema di fondo di questa nostra 65ª Assemblea, dedicata allattenzione per la cura e la formazione degli educatori allinterno della comunità cristiana. Ci anima la sollecitudine di aiutare tutti, - ha detto - credenti e non credenti, a ritrovare fiducia nella vita, consapevoli che proprio dal Vangelo discende la proposta di una vita buona, di una vita riuscita. Infine ha chiesto al Papa di benedire questo nostro impegno, al quale sono poste le forze più vive delle nostre comunità parrocchiali e diocesane, e assicurando di accogliere il dono del Suo insegnamento con piena apertura di mente e di cuore, nella disponibilità ad assumerlo fino in fondo, perché porti frutto nelle nostre Chiese.
Dopo aver ricordato le molteplici ragioni che in questo momento rallegrano il nostro cuore, il cuore di ciascuno di noi, a partire dalla gioia di questo primo incontro, il cardinale ha richiamato nel suo saluto al Papa il groviglio di situazioni e di occupazioni, che a volte diventano anche preoccupazioni. Notando come siamo posti in una società complessa, in cui convivono mondi e linguaggi diversi, non sempre coerenti tra loro, - ha proseguito - viviamo lunità della comunione ecclesiale come una grazia e una missione. È questa appartenenza, infatti, a consentirci lannuncio del Vangelo e la testimonianza fiduciosa della carità, innanzitutto attraverso il dono di noi stessi. Ha quindi evidenziato lattenzione operosa e quotidiana con cui le nostre parrocchie aprono le porte a quanti sono provati dal perdurare della crisi economica anche per via della crisi pubblica, che travaglia le nostre famiglie e che tocca in realtà le radici stesse delluomo e investe la figura e il progetto del suo destino. A questo riguardo ha fatto riferimento allimpegno della Chiesa italiana in questo decennio, dedicato al tema delleducazione come grande emergenza e occasione di un nuovo e diffuso annuncio del Vangelo. (segue)
La gioia del primo incontro col nuovo pontefice da parte di tutti i Vescovi italiani e il desiderio di riconoscerci nella fede nel Signore Gesù e partecipi del mistero luminoso della Chiesa: sono i due sentimenti espressi dal card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana, nel saluto rivolto questa sera a Papa Francesco durante la celebrazione della professio fidei nella basilica di S. Pietro. Lincontro di preghiera vede la presenza del personale della Cei, di religiosi e religiose, e di una folta delegazione del laicato cattolico con i responsabili delle principali aggregazioni e movimenti. Questo momento si colloca quasi al termine dei lavori della 65ª assemblea generale della Cei, che terminerà con la giornata di domani, ed è stata voluto dal Consiglio Episcopale Permanente quale momento qualificante allinterno dell Anno della Fede. Inoltre, questo incontro assume un particolare significato per il nuovo pontefice, perché conclude la visita ad Limina Apostolorum delle 226 diocesi italiane, iniziata con Benedetto XVI e proseguita in questi mesi con Papa Francesco. (segue)
Il Forum delle associazioni familiari fa sentire la sua voce sul referendum cittadino di domenica a Bologna, circa labolizione dei contributi pubblici alle scuole dellinfanzia paritarie. Il presidente Francesco Belletti interviene con un comunicato nel quale invita i cittadini bolognesi che hanno a cuore il bene comune ad andare a votare al referendum di domenica prossima e di mettere la croce sulla lettera B, vale a dire i contrari a tale abolizione. Dopo decenni di buon funzionamento del sistema integrato delle scuole dinfanzia bolognesi - prosegue Belletti - non ha alcun senso logico e non ha obiettivi di reale miglioramento la proposta di distruggere tale sistema eliminando il finanziamento comunale alle scuole paritarie. Belletti ricorda poi che la scuola dellinfanzia del capoluogo emiliano è sullo stesso piano di quella dellEuropa che garantisce alle famiglie la libertà di scelta educativa; labbandono di tale sistema farebbe arretrare la città al livello dei Paesi senza democrazia. Ricorda infine che le famiglie più penalizzate sarebbero quelle meno abbienti che non potrebbero pagare laumento automatico dei costi, mentre quelle più ricche non avrebbero difficoltà: il risultato sarebbe una minore libertà per i più poveri, che sono quasi sempre anche le famiglie più numerose.
Oggi i vescovi della Comece hanno avuto il grande privilegio di essere ricevuti in udienza privata da papa Francesco, racconta ancora p. Daly, segretario generale della Comece. Il nostro cardinale presidente Reinhard Marx ha presentato al Papa la situazione dellEuropa, la missione della Comece e i risultati emersi dai lavori assembleari di ieri. Il Santo Padre, dichiara Daly, conoscendo la Comece e i nostri compiti, ha dimostrato un grande interesse per i nostri lavori, come pure unottima conoscenza della cultura europea, dellimportanza del progetto europeo e una sensibilità grande per le radici cristiane di questo progetto. Secondo il segretario della Comece, papa Francesco conosce molto bene i lavori che le Chiese insieme fanno per sostenere lo sviluppo del cammino europeo, anche nello spirito di ‘Ecclesia in Europa, di cui questanno ricorre il decimo anniversario. Conclude p. Daly: E il messaggio con cui siamo usciti dalludienza è stato ‘Coraggio e pazienza!.
I vescovi hanno parlato delle elezioni europee del 2014 e stanno considerando come intervenire in modo positivo nel dibattito sullEuropa durante i prossimi mesi; soprattutto sono sensibili alle conseguenze sociali della crisi economica. Così p. Patrick Daly, segretario generale della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), riporta al Sir i contenuti dellassemblea di primavera della Comece, che si è svolta ieri a Roma, dopo essere stata rinviata a motivo del conclave. I presuli, prosegue p. Daly, hanno una sensibilità particolare per i più vulnerabili nella nostra società: gli emarginati, ma anche i tanti migranti in Europa e certamente i giovani disoccupati. Tuttavia, nonostante i fattori di preoccupazione, commenta il sacerdote, cè la fiducia nel progetto europeo e la speranza che lUe utilizzi tutti gli strumenti a disposizione della cultura europea per affrontare questi problemi di grande complessità, con uno spirito di solidarietà. Ma soprattutto con il rispetto del principio della sussidiarietà, tanto importante nella famiglia europea. (segue)
A distanza di oltre ventanni - constata don Tarantino - si continua ad affrontare il tema degli sbarchi di immigrati sempre nellottica dellemergenza. La politica nazionale deve cambiare approccio. Sulle coste pugliesi arrivano ogni tanto piccole imbarcazioni a motore e o a vela dimmigrati, con gruppi di 7/8 afgani imbarcati in Grecia o Turchia. In vista dellestate e della ripresa degli sbarchi, soprattutto sulle coste siciliane e calabresi, Oliviero Forti, responsabile dellufficio immigrazione di Caritas italiana, ricorda limportanza di mantenere sempre alta lattenzione su chi tenta di raggiungere il nostro Paese e non ce la fa. Queste vittime indicano anche una nostra responsabilità: se avessimo politiche migratorie più aperte e un sistema di accoglienza più strutturato non avremmo questi morti sulla coscienza. Non possiamo nasconderci dietro un dito e non accorgerci che le politiche di chiusura e di controllo delle frontiere alimentano il business dei trafficanti di essere umani. Il Migramed meeting, che sta affrontando in questi giorni, in gruppi tematici, argomenti come lo sfruttamento lavorativo, la tratta, lasilo, la salute degli immigrati, si chiuderà domani.
(dallinviata Sir a Otranto) - Una preghiera nel porto di Otranto per ricordare le 19mila vittime del mare nel Mediterraneo, a ventidue anni dai primi sbarchi degli albanesi con le navi. Vi partecipano oggi pomeriggio gli oltre 100 rappresentanti delle Caritas diocesane e del bacino del Mediterraneo presenti al Migramed meeting sulle migrazioni organizzato in questi giorni a Otranto dalla Caritas italiana e dalla Caritas di Otranto. Dopo la preghiera e un breve percorso a piedi saranno gettati in mare, come gesto simbolico, dei petali di rosa. Ricordare i migranti morti in mare significa rinnovare il nostro impegno perché questo non avvenga più - dice don Maurizio Tarantino, direttore della Caritas di Otranto -. Non si può morire di speranza. Sono passati già 22 anni dagli sbarchi di massa di 20/27mila albanesi, subito dopo la caduta del regime di Enver Hoxha. È dell8 agosto 1991 lo sbarco della Vlora, la nave carica fino allinverosimile rimasta impressa nellimmaginario collettivo, con la gara di solidarietà degli abitanti di Otranto per portare aiuti a chi dormiva alladdiaccio sotto teli di plastica. Una storia che è stata ricordata ieri pomeriggio con una tavola rotonda celebrativa al Migramed, a cui ha partecipato anche Roland Sejko, il regista albanese vincitore del David di Donatello 2013 con il suo film documentario ispirato proprio alla Vlora e alla sua esperienza personale. (segue)
Una nuova adesione al Comitato italiano Uno di Noi per la raccolta firme europea a tutela dellembrione umano viene oggi annunciata dallufficio stampa. Al nutrito gruppo di associazioni e movimenti si è infatti aggiunto il Sermig (Servizio missionario giovani) di Torino, guidato da Ernesto Olivero. Lo stesso fondatore ha dichiarato: Aderisco con convinzione al Comitato italiano di ‘Uno di Noi nella speranza che il rispetto per la vita di ogni essere umano, dal primo attimo allultimo respiro, sia compreso e affermato da tutti. Essere accoglienti, aprire le nostre case alle persone che ci domandano sostegno, è da sempre il nostro contributo al diritto alla vita. Finora hanno aderito le seguenti aggregazioni: Acli, Alleanza cattolica, Azione Cattolica, Age, Agesc, Associazione Papa Giovanni XXIII, Cammino Neocatecumenale, Coldiretti, Comitato di collegamento di cattolici, Comunione e liberazione, Confcooperative, Progetto Famiglia, SantEgidio, Focolari, Medici cattolici, Mcl, Movimento per la vita, Opera don Orione, Rinnovamento nello Spirito Santo, Giuristi cattolici, Unitalsi. Vanno poi aggiunte le reti associative Copercom, Forum delle associazioni familiari, Forum delle associazioni sanitarie, Scienza & Vita e Retinopera con le centinaia di associazioni che a loro volta riuniscono. Info: www.firmaunodinoi.it
Al Papa noi vescovi - prosegue monsignor Cuttitta - abbiamo presentato anche la figura di don Pino Puglisi, che sabato sarà beatificato, spiegandogli il motivo della sua uccisione. La figura di don Pino in questi ventanni dalla sua morte è stata conosciuta sempre di più, chiarisce il vescovo: Sono venute fuori le coordinate essenziali delluomo di fede e del presbitero che ha messo al primo posto levangelizzazione coniugata continuamente con la promozione umana. Pino Puglisi è definito da noi un prete normale, ma è proprio questa normalità, che implica lannuncio del Vangelo e lattenzione alla situazione concreta degli uomini e delle donne, che lo ha fatto diventare un uomo straordinario tanto da essere indicato come modello di testimonianza e di fede. Perciò, la Chiesa prende coscienza con la sua beatificazione del fatto che il primo suo impegno è levangelizzazione e, come sua conseguenza e traduzione pratica, anche la promozione delluomo che viene liberato dallazione evangelica. Solo il Vangelo può dare la libertà interiore e da qualunque sopraffazione e da qualunque potere mafioso.
Colpisce la persona del Santo Padre, che ha una grande capacità di accoglienza anche con il suo sorriso e con la semplicità della parola che mette subito a proprio agio e quindi dà la possibilità di ritrovarsi con lui in una fraternità che veramente spiazza. Così monsignor Carmelo Cuttitta, segretario generale della Conferenza episcopale siciliana (Cesi) e vescovo ausiliare di Palermo, racconta al Sir (clicca qui) lincontro con Papa Francesco, in occasione della visita ad limina dei vescovi siciliani. Non abbiamo mancato di raccontare al Santo Padre - afferma il presule - il grande disagio che vive la Sicilia, che sta al sud dellItalia e allestremo sud dellEuropa, ma è al tempo stesso una porta aperta verso il Mediterraneo. Al Papa sono state presentate le difficoltà di questo Mediterraneo, luogo di speranza per tante persone che vengono dallAfrica, ma anche di morte per i tanti che non riescono ad approdare alla nostra terra di Sicilia. Il Papa è stato molto colpito da questa situazione. Il Santo Padre, aggiunge, si è mostrato molto preoccupato per il dramma della disoccupazione, altro problema che i vescovi siciliani gli hanno presentato, facendo un quadro della situazione in Sicilia. (segue)
(Sir Europa - Bruxelles) - Il problema dellalfabetizzazione non riguarda solo il mondo in via di sviluppo: nellUnione europea un alunno su 5 e 73 milioni di adulti hanno difficoltà a leggere e a scrivere. Alzare il livello di alfabetizzazione è una priorità, non solo per leconomia, ma ancor di più per lo sviluppo personale dei nostri cittadini. Androulla Vassiliou, commissario per listruzione, la cultura e la gioventù è intervenuta nel corso di una conferenza svoltasi oggi a Bruxelles dove ha confermato limpegno della Commissione a rendere listruzione più equa e di qualità nellagenda di sviluppo oltre il 2015. Il commissario per lo sviluppo, Andris Piebalgs, ha aggiunto che il 20% del bilancio 2014-2020 sarà destinato ad azioni per lo sviluppo umano e linclusione sociale. Nel Quadro finanziario pluriennale dovrebbero inoltre figurare 2,5 miliardi di euro a favore dellistruzione, che si conferma essere una priorità per lo sviluppo dellUnione europea nei prossimi anni, mentre almeno 1,5 milioni di euro andranno al futuro programma Erasmus per tutti. Piebalgs ha poi dichiarato il suo impegno per garantire - questa almeno è la promessa - che, entro il 2030, ogni bambino potrà completare europeo listruzione di base. Aiutare i bambini dopo la scuola primaria significa fornire loro la possibilità di guadagnarsi da vivere, migliorando la loro vita, una volta lasciata la scuola, ha concluso il commissario per lo sviluppo.
(Sir Europa - Strasburgo) - Tenere separato limpegno inteso a portare aiuti umanitari al popolo siriano e ai profughi rispetto al processo politico volto a dare una democrazia stabile al Paese. È quanto chiedono, con una risoluzione, gli eurodeputati, che richiamano lUe a svolgere un ruolo di primo piano, al fine di evitare che il conflitto armato in Siria dilaghi nel resto del Medio oriente. Lemiciclo ritiene che per risolvere il conflitto sia necessario facilitare un processo politico a guida siriana per promuovere una soluzione rapida, credibile ed efficace e invita i membri del Consiglio di sicurezza Onu, in particolare Russia e Cina, a ottemperare alle proprie responsabilità e porre fine alle violenze e alla repressione del popolo siriano. La plenaria sottolinea che i responsabili delle diffuse, sistematiche e pesanti violazioni dei diritti umani avvenute in Siria negli ultimi 24 mesi devono rispondere delle loro azioni dinanzi alla Corte penale internazionale dellAia. Nel testo votato ad ampia maggioranza si riconosce lintraprendenza degli Stati confinanti nel fornire riparo e aiuti umanitari alle famiglie in fuga dal conflitto, benché crescano le preoccupazioni una pericolosa saturazione di tali Paesi a causa dellafflusso di rifugiati siriani, con il rischio di innescare una situazione di instabilità regionale senza precedenti.
Il Papa ha confermato oggi suo vicario generale per la diocesi di Roma il cardinale Agostino Vallini. Il porporato, 73 anni, era stato chiamato da Benedetto XVI nel 2008 a ricoprire questo incarico. Il cardinale Vallini, che è anche arciprete della Papale Arcibasilica Lateranense e gran cancelliere della Pontificia Università Lateranense, è nato a Poli, piccolo paese in provincia di Roma e in diocesi di Tivoli, il 17 aprile 1940. Ordinato sacerdote nel 1964, nel 1978 è diventato rettore del Seminario Maggiore di Napoli, ufficio ricoperto fino al 1987, allorché viene nominato decano della sezione S. Tommaso della Facoltà Teologica dellItalia Meridionale. Nel 1989 Giovanni Paolo II lo nomina vescovo ausiliare di Napoli. Nel 1999 viene trasferito alla Chiesa Suburbicaria di Albano, dove esercita il ministero episcopale per cinque anni. Alla Cei è stato per molti anni membro della Commissione per i problemi giuridici e, da ultimo, presidente del Comitato per gli enti e beni ecclesiastici. Il 27 maggio 2004 Giovanni Paolo II lo nomina prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, promuovendolo alla dignità di arcivescovo. È stato anche presidente della Corte di Cassazione dello Stato della Città del Vaticano e presidente della Commissione per gli Avvocati. Nel 2006 Benedetto XVI lo crea cardinale e il 27 giugno 2008 lo nomina suo vicario generale per la diocesi di Roma.
Il presidente salvadoregno ha donato al Papa un reliquiario contenente un pezzo della veste che mons. Romero indossava quando fu assassinato, ha riferito poi ai giornalisti padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede. Al centro della veste, ben visibile, una macchia di sangue, ha aggiunto. Il reliquiario è a forma di ostensorio a croce, con i bracci raffiguranti figure umane stilizzate, a rappresentare la partecipazione del popolo di Dio alla morte del suo vescovo. La teca è opera delle Suore dellOspedale della Divina Provvidenza, nella cui cappella Romero è stato ucciso. Il presidente del Salvador ha ricordato, tra laltro, di essere stato allievo del padre gesuita salvadoregno Rutilio Grande, ucciso tre anni prima di Romero che dal suo esempio trasse poi ispirazione. Quanto alla causa di beatificazione di Romero, il portavoce vaticano ha ricordato che procede normalmente ed è attualmente allesame della Congregazione per le Cause dei Santi.
Questa mattina il Papa ha ricevuto nel Palazzo Apostolico Vaticano il presidente di El Salvador, Carlos Mauricio Funes Cartagena, che poi ha incontrato il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone e monsignor Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati. Durante i cordiali colloqui - riferisce un comunicato della Sala stampa vaticana - è stata espressa soddisfazione per le buone relazioni esistenti fra la Santa Sede e lo Stato salvadoregno. In particolare, ci si è soffermati sulla figura del Servo di Dio mons. Oscar Arnulfo Romero y Galdámez, già arcivescovo di San Salvador assassinato nel 1980 mentre stava celebrando la messa, e sullimportanza della sua testimonianza per lintera Nazione. Inoltre, si è apprezzato il contributo che la Chiesa offre per la riconciliazione e per il consolidamento della pace, come pure nei settori della carità, delleducazione, dello sradicamento della povertà e della criminalità organizzata. Si sono anche toccati alcuni temi etici quali la difesa della vita umana, del matrimonio e della famiglia. (segue)
Certo lincidente è stato terribile e non sarebbe mai dovuto capitare in una società civile e potrebbe avere motivi di natura religiosa ma non esistono prove, continua Jon Dal Din. Lunica prova che i media hanno per definire questi criminali musulmani è il fatto che abbiano detto la frase ‘Allah Akbar che significa ‘Allah è il più grande. Sono saltati a delle conclusioni che non sono ancora state dimostrate, continua il direttore della agenzia per il dialogo interreligioso di Westminster. È un atteggiamento che non aiuta perché la maggior parte dei musulmani in questo paese e, nel resto del mondo, sono persone pacifiche. Gente comune che vive una vita normale e pratica la propria religione senza provocare nessuno.
Ho sentito questa mattina che delle moschee sono state attaccate dopo luccisione del soldato di ieri sera. Il modo in cui i media hanno raccontato il terribile omicidio ha scatenato una rabbia e un antagonismo che non sempre sono appropriati in queste circostanze. A parlare è Jon Dal Din, diacono nella parrocchia di st. Vincent de Paul, nellarcidiocesi di Southwark, dove si trova il quartiere londinese di Woolwich, teatro dellattacco. Jon Dal Din è anche direttore dellagenzia per il dialogo interreligioso dellarcidiocesi di Westminster, sostenuta dai vescovi cattolici di Inghilterra e Galles e avviata dopo i disordini di origine razzista degli anni Ottanta e rappresenta la Chiesa cattolica nel Faiths forum for London che promuove il dialogo tra le nove più importanti religioni della capitale britannica. Non sappiamo ancora perché lattacco di ieri è stato commesso, spiega il direttore della Westminster interfaith agency. I media suggeriscono che si tratta di un attacco terroristico ma potrebbero semplicemente essere dei pazzi che sono arrabbiati per qualche motivo particolare. (segue)
Tutti gli uomini, pur nella varietà delle loro appartenenze etniche, culturali, religiose, sociali e politiche, costituiscono un dato di sostanziale uguaglianza che non può essere mai messo in crisi se non da una volontà violenta ed oppressiva. Lo ha detto questa mattina mons. Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, intervenendo alla XX Assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per i migranti e gli itineranti. Ci troviamo, ha detto il presule, in una società dominata da una cultura di morte. Da una concezione di una realtà in cui anziché riconoscere, favorire e promuovere la vita umana in tutte le sue dimensioni ed aspetti, si realizza una situazione in cui prevale la negatività e la morte. Per Laura Zanfrini dellUniversità Cattolica, la dignità dellessere umano deve essere anteposto a qualsiasi altra considerazione o finalità. A fronte della dimensione collettiva delle migrazioni forzate la protezione deve sempre essere garantita ai singoli individui. Concludendo Zanfrini ha citato i rifugiati per motivi religiosi: Costoro - ha spiegato - interpellano le nostre Chiese locali che hanno, nel tempo, visto ridursi la loro capacità di attrarre fedeli: si può immaginare il disorientamento che ciò può provocare in chi ha visto la propria vita messa a repentaglio per aver scelto di essere un cattolico praticante.
LItalia non faccia lerrore di creare quartieri-ghetto come ha invece fatto il sistema britannico del multiculturalismo di tipo comunitarista ma scelga piuttosto la strada di politiche che promuovano la convivenza e valorizzano quanto di buono si fa in questo campo. È lopinione di Paolo Branca, docente di islamistica allUniversità cattolica di Milano e da poco nominato responsabile per il dialogo con i musulmani dellarcidiocesi di Milano in unintervista al Sir sul soldato ucciso a Londra a colpi di machete (clicca qui). Credo - dice - che quanto sia successo debba essere contestualizzato nel sistema britannico che ha scelto un multiculturalismo di tipo comunitarista. È impressionante quando si va da quelle parti vedere come le comunità vivano isolate le une dalle altre. Quartieri interi che sono abitati soltanto da pakistani o da africani. Sicuramente è un sistema che non favorisce lintegrazione o quanto meno il sentirsi parte di un qualcosa di comune. In Italia - aggiunge - non mi pare che abbiamo creato fino ad oggi dei quartieri-ghetto. E questo rappresenta per noi un vantaggio. Speriamo però in futuro di non crearli. Dovremmo piuttosto fare tesoro di questa tradizione e lo dovrebbero fare soprattutto gli enti locali chiamati ad instaurare con queste comunità immigrate delle politiche di convivenza a partire dalle cose positive che si fanno sul territorio.
In occasione della morte di don Andrea Gallo, il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, ha ricordato nella preghiera il suo antico compagno di studi. A riferirlo ai giornalisti è stato oggi padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa della Santa Sede: Durante gli anni trascorsi a Genova come arcivescovo - ha proseguito il portavoce vaticano - ha avuto con lui un dialogo a volte franco e vivace. Tuttavia, la dedizione in favore dei bisognosi non poteva non avere come sorgiva ispirazione la sua identità sacerdotale.
Papa Francesco andrà ad Assisi il 4 ottobre. Ad annunciarlo è il vescovo di Assisi, monsignor Domenico Sorrentino, in un comunicato in cui riferisce di aver ricevuto una lettera a firma del sostituto della Segreteria di Stato, monsignor Angelo Becciu. Accogliendo la richiesta dello stesso presule, formulata in comunione con i vescovi umbri - si legge nella lettera - il Santo Padre Francesco ha comunicato che il prossimo 4 ottobre intende recarsi pellegrino nella città di san Francesco. La diocesi di assisi, commenta mons. Sorrentino - esulta per questa espressione di attenzione e di benevolenza. Insieme con le altre diocesi impegnate nel cammino regionale per laccensione della lampada votiva al Patrono dItalia, interpretando i sentimenti dei Figli di Francesco nei diversi Ordii, come anche delle autorità cittadine e regionali, diciamo al Santo Padre il nostro grazie e la nostra fervida attesa.
Mentre gli estremisti cercano di seminare divisioni nelle nostre strade le comunità di fede londinesi rimangono unite in questo difficilissimo momento. Con queste parole il Primate cattolico, mons. Vincent Nichols, commenta a Sir Europa luccisione di un soldato nel quartiere di Woolwich, sud est di Londra, da parte di due uomini che avrebbero gridato slogan islamici. Il presidente della Conferenza episcopale cattolica di Inghilterra e Galles ha anche dato il sostegno a un comunicato pubblicato dal Faiths Forum for London, associazione per la promozione del dialogo interreligioso nella quale si ritrovano rappresentanti delle nove comunità religiose londinesi, delle autorità locali, del mondo degli affari e di quello accademico. Come rappresentanti di molte delle religioni presenti a Londra deploriamo il terribile attacco di Woolwich, si legge nel comunicato firmato da rappresentanti della Chiesa cattolica, di quella anglicana, delle comunità musulmane, sikh, indù e ebree e della chiesa battista. Tutte le nostre religioni esaltano la santità della vita umana e nessuna ingiustizia può giustificare un assalto così barbarico che è costato a un giovane uomo la vita. Il terrorismo non ha posto nelle nostre strade. Lanciato nel 2010, il Forum punta a migliorare i rapporti tra le diverse tradizioni religiose con incontri e momenti di preghiera soprattutto in occasione di episodi di estremismo.
Il primo ecclesiastico africano ad aver ricoperto ruoli di altissima responsabilità nella Curia romana, svolti sempre con quel suo tipico stile umile e semplice, le parole di Benedetto XVI richiamate oggi dal cardinale Sarah. La cattedra cardinale Gantin è una replica dellomonima fondazione creata il 13 maggio 2009 in Benin in occasione del primo anniversario della morte del decano emerito del Sacro Collegio ed esse lavoreranno in simbiosi, ha osservato Thomas Boni Yayi, presidente della Repubblica del Benin. Tra le prime attività della cattedra appena istituita, un atelier promosso dai sindaci africani su ‘La gestione dello sviluppo locale in vista della lotta contro la povertà. La sua creazione - ha aggiunto Martin Nkafu Nkemnkia, direttore Dipartimento Scienze umane e sociali - Studi africani della Pul - offre loccasione per riflettere su sfide, strategie e prospettive future della politica come servizio alla comunità, al popolo e alla nazione nel contesto africano. Il suo contributo è funzionale al rinnovamento ma soprattutto alla formazione di una classe dirigente motivata da radicati principi etici per superare la difficile situazione di crisi e di corruzione, sia del personale politico che della stessa società civile. Oltre ai corsi (due semestri per 4 ore settimanali allinterno dellanno accademico), sono in programma seminari e congressi da tenersi presso lAteneo o in Benin.
Oggi la Pontificia Università Lateranense dedica una cattedra al cardinale Bernardin Gantin, nato nel 1922 a Toffo, nellattuale Benin (Africa Occidentale), e morto nel 2008 a Parigi, già presidente della Pontificia Commissione Iustitia e Pax e del Pontificio Consiglio Cor Unum, prefetto della Congregazione per i Vescovi e decano del Collegio cardinalizio. Socializzazione politica in Africa, la denominazione della cattedra, istituita allinterno dellArea internazionale di ricerca Studi interdisciplinari per lo sviluppo della cultura africana. Presentando questa mattina liniziativa in sala stampa vaticana, il cardinale Robert Sarah, presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum, ha definito il cardinale Gantin un modello di cristiano in comunione con il successore di S. Pietro Apostolo: il vescovo di Roma. La cattedra, ha spiegato, è un riconoscimento a quanto la sua vita è stata per il suo popolo del Benin, per la Chiesa in Africa e per la Chiesa universale e anche al contributo che il porporato ha espresso sia a livello pastorale che come sollecitazione ad una partecipazione del mondo cristiano alla cultura e alla politica come principale forma di servizio per il miglioramento della società e il benessere spirituale delluomo. (segue)
Sono Aldo Cazzullo, Marina Corradi, Enzo Iacopino, Rodolfo Lorenzoni, Massimo Milone, giornalisti, e Mario Morcellini, p. Domenico Paoletti e Carla Rossi Espagnet, studiosi ed accademici, i componenti della giuria che nellautunno assegnerà il Premio Giuseppe De Carli per linformazione religiosa. Nel comunicato diffuso oggi dallassociazione omonima (www.associazionedecarli.it) si sottolinea che sono già una sessantina i lavori pervenuti, di cui 48 da giornalisti operanti in carta stampata, radio, televisione, new media, sia a carattere nazionale sia locale. Per quanto riguarda i laureati e dottori di ricerca, partecipano lavori provenienti dalle Università di Padova, Pisa, Milano, dagli Istituti Superiori di Scienze Religiose di Cosenza, Cagliari, Benevento e Roma. Il giornalista De Carli, cui il premio è dedicato, ha svolto ruolo di vaticanista per le reti Rai e ha poi fondato e diretto la struttura Rai Vaticano, attualmente guidata da Massimo E. Milone (già presidente nazionale dellUcsi, lassociazione dei giornalisti cattolici). I vincitori saranno premiati nel corso di una cerimonia che si svolgerà a Roma verso la metà di ottobre, durante un convegno sullinformazione religiosa. In quell‘occasione sarà anche presentata la seconda edizione del Premio.
In questo Anno della Fede ora più che mai dobbiamo dare a tutti segnali di sempre più adesione a Cristo vivendo come autentici testimoni di ciò che professiamo. Così i Frati cappuccini di Pietrelcina presentano la figura di Padre Pio, nato il 25 maggio di 126 anni fa. Un evento che sarà celebrato, sabato pomeriggio, con una solenne celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei. La festività di san Pio, spiegano i religiosi, gigante della fede nel Signore ci sproni ogni giorno ad essere sempre più uomini e donne che sanno distinguersi nellamore verso Dio e nella carità verso i fratelli. Le celebrazioni sono iniziate ieri sera con il triduo di preparazione alla festa predicato da fr. Emiliano Antenucci. Oggi la presentazione del volume di fr. Nazario Vasciarelli, Padre Pio da Pietrelcina narratore della presenza di Dio ai giovani, mentre domani è prevista una celebrazione eucaristica per gli ammalati con il rito di unzione degli infermi. Sabato mattina la messa mattutina presieduta da fr. Guglielmo Alimonti, e nel pomeriggio lofferta della lampada votiva da parte della città di Benevento seguita dalla messa presieduta dal card. Bagnasco. Domenica con il ricordo del battesimo di San Pio e la celebrazione presieduta dal Ministro provinciale dei Frati Cappuccini padre Francesco D. Colacelli.
La Caritas è una delle cinque realtà della società civile che parteciperà con un proprio spazio alla Expo di Milano da maggio a ottobre del 2015. Il programma con gli eventi, le mostre, le campagne e i progetti sarà definito entro il 30 giugno, come pure la collaborazione con la Santa Sede (che avrà un suo padiglione) e le altre organizzazioni internazionali. Della partecipazione Caritas allExpo di Milano ha parlato al Migramed meeting di Caritas italiana - in corso in questi giorni a Otranto - il vicedirettore di Caritas ambrosiana Luciano Gualzetti, che insieme a Caritas internationalis e Caritas italiana ha sottoscritto un accordo con la società che gestisce lExpo, lo storico evento internazionale che dal 1860 si svolge ogni cinque anni in una diversa città del mondo. Questanno parteciperanno 140 Paesi, con 1,3 miliardi di euro di investimenti pubblici. Si prevedono 20 milioni di visitatori, una media di 120 mila persone al giorno. Il tema di fondo è Nutrire il pianeta, energia per la vita, che sarà declinato nei vari sottotemi: nutrizione, salute, benessere, ecc. Come Caritas abbiamo deciso di partecipare per sostenere un tema su cui siamo molto impegnati - ha spiegato Gualzetti -; per far conoscere le nostre idee e portare la voce dei poveri; entrare in rete con altre realtà e promuovere lazione della Chiesa contro la fame nel mondo.
Questa sera, alla basilica romana di Santa Maria in Montesanto (ore 19:30), lattrice Franca Valeri sarà protagonista dellincontro Frammenti di bellezza, liniziativa promossa dallUfficio comunicazioni sociali del Vicariato di Roma nellambito della rassegna artistica Una porta verso linfinito. Luomo e lassoluto nellarte. Lattrice sarà intervistata dal giornalista Rai Giovan Battista Brunori. Nata a Milano nel 1920, Franca Valeri esordisce in teatro nel 1947. Celebri i suoi personaggi, dalla sora Cecioni alla Signorina snob, che la rendono una delle più grandi caratteriste italiane. Attrice di teatro e cinema, scrittrice, cantante, regista di teatro lirico, Franca Valeri, insignita nel 2011 da Giorgio Napolitano del titolo di Cavaliere di Gran Croce dellOrdine, continua a essere protagonista della scena artistica italiana: il 5 maggio è andata in scena al Teatro Eliseo di Roma con lultima replica dello spettacolo Non tutto è risolto, di cui è anche autrice e regista. Lincontro di domani, ultimo di una serie di appuntamenti che ha avuto tra i protagonisti Jannis Kounellis, Franco Battiato, Santiago Calatrava, Alessio Carbone e Dacia Maraini, inaugura la rassegna teatrale che fino al 26 maggio vedrà compagnie amatoriali e professionistiche portare in scena opere inedite in alcuni teatri parrocchiali della diocesi. Info: www.ucsroma.it.
Durante la Week for hope promossa dalla Comece saranno posti al centro delle riflessioni alcuni temi della presenza credente nella società di oggi, fra cui la convivenza tra fedi diverse, il ruolo pubblico della donna, le persecuzioni e il martirio, il servizio alle persone povere ed emarginate; saranno affrontati anche altri argomenti quali leducazione, leconomia, il contrasto al crimine, le migrazioni. Ognuno di questi aspetti verrà introdotto dalla presentazione di varie figure di santi e beati della Chiesa cattolica, spaziando dal polacco padre Jerzy Popieluszko allaustriaca Hildegard Burjan, dallo spagnolo Pedro Poveda allitaliano don Pino Puglisi, dalla tedesca Ildegarda di Bingen allinglese John Henry Newman. La settimana si concluderà il 27 giugno con una messa nella chiesa di Notre Dame du Sablon. Per ulteriori informazioni: www.comece.org.
(Sir Europa - Bruxelles) - Una Settimana della speranza nel cuore del quartiere europeo di Bruxelles. La proposta giunge dalla Comece, Commissione degli episcopati della Comunità europea, che ha predisposto un fitto calendario di appuntamenti fra il 23 e il 27 giugno, ricollegandosi a una data storica: infatti dieci anni or sono, il 29 giugno 2003, papa Giovanni Paolo II pubblicava lesortazione apostolica Ecclesia in Europa, uno dei punti più alti del magistero ecclesiale sulla evangelizzazione e la presenza cristiana nel vecchio continente. Da qui linvito dei vescovi della Comece, che affermano: Oggi, alla luce della crisi attuale, lo scetticismo e il dubbio a volte sembrano avere la meglio. Tuttavia, guardando a ciò che abbiamo finora realizzato in Europa, tutti noi dovremmo rimanere europei di speranza. NellAnno della cittadinanza europea, i vescovi invitano ogni cittadino a trasmettere le speranze personali attraverso il proprio lavoro e impegno, anche aderendo alla Settimana della speranza. Gli appuntamenti prenderanno avvio domenica 23 giugno con una messa di apertura nella Cappella della resurrezione. Quindi da lunedì 24 a giovedì 27 seguiranno tre incontri al giorno: al mattino (Start your day), con un momento di preghiera, a metà giornata (Have a break) con un appetitoso dibattito, e a sera (Finish your day), con uno scambio di vedute. (segue)
Loriginalità cristiana non è uniformità, e se i cristiani non sanno offrire il sale al mondo, diventano cristiani da museo. Lo ha detto il Papa, nella messa di stamattina a Casa Santa Marta, concelebrata con i cardinali Angelo Sodano e Leonardo Sandri e con larcivescovo di La Paz, Edmundo Abastoflor Montero, alla quale hanno preso parte un gruppo di sacerdoti e collaboratori laici della Congregazione per le Chiese Orientali. Il sale ha senso quando si dà per insaporire le cose, ha spiegato Papa Francesco, altrimenti diventa insipido e non serve . Dobbiamo chiedere al Signore di non diventare cristiani col sale insipido, col sale chiuso nella bottiglietta, la parole del Papa, secondo il quale quando il sale si usa bene, non si sente il gusto del sale, si sente il sapore di ogni pasto: il sale aiuta che il sapore di quel pasto sia più buono, sia più conservato ma più buono, più saporito. Questa è la originalità cristiana!. Se non facciamo questo - ha ammonito il Papa - il sale rimarrà nella bottiglietta e noi diventeremo cristiani da museo.
Educhiamo i giovani alluso responsabile dei media. Così don Ampelio Crema, presidente del Ccsp (Centro culturale San Paolo), nella video-cartolina inviata a Papa Francesco e pubblicata oggi dal Copercom (clicca qui). Caro Papa Francesco, benvenuto fra noi dalla fine del mondo! Ci hai sorpreso con la tua semplicità e umanità profonda. Sei il nonno, il papà, il fratello, lamico che ognuno di noi vorrebbe avere al proprio fianco nella quotidianità della propria vita. Il tuo sorriso - prosegue il presidente - ci ha conquistato, ci ha aperto alla speranza e fatto riassaporare la bellezza di essere cristiani. Sai parlare al cuore di tutti, in particolare anche di tanti indifferenti che, grazie a te, si stanno riavvicinando a Cristo… o almeno stanno riscoprendo lattenzione al fratello. A noi del Ccsp, impegnati a portare la Parola di Dio in mezzo alla gente e a educare soprattutto le nuove generazioni a saper navigare nel ricco e complesso mondo della comunicazione, ci stai insegnando a riscoprire lautenticità delle relazioni nella semplicità e profondità dei gesti. E ci sveli ogni giorno il ‘volto umano di Dio e nello stesso tempo la ‘parola vera contenuta nella Bibbia. Questo - conclude don Crema - ci dà sempre più coraggio a testimoniare Cristo nella nostra quotidianità e ad annunciare la sua Parola di salvezza nel nuovo areopago della comunicazione odierna.
È più che mai giunto il momento di fare riforme serie nel campo dei diritti umani, non ci sono alibi ha proseguito il presidente della sezione Italiana di Amnesty International, Antonio Marchesi. Questultimo, in particolare, ha analizzato il capitolo del dossier dedicato allItalia che anche questanno testimonia una progressiva erosione dei diritti umani, di ritardi e vuoti legislativi non colmati, di violazioni gravi e constanti se non in peggioramento. Proprio per questo motivo Amnesty Italia ha presentata unAgenda in 10 punti per i diritti umani nel nostro Paese. Sottoposta ai leader delle coalizioni in corsa per le elezioni politiche e a tutti i candidati, ha ricevuto numerosi consensi, ma ora ci aspettiamo che coloro che hanno firmato lAgenda, in tutto, o in parte, tengano fede agli impegni specifici presi con Amnesty International e con coloro che si sono informati durante le elezioni, sulle loro posizioni in materia di diritti umani ha fatto presente il presidente. Il parlamento è stato eletto e il governo è in carica - ha concluso Marchesi - è tempo di vedere i primi risultati.
Milioni di migranti sono trascinati in un ciclo di sfruttamento, lavori forzati e abusi sessuali dalle politiche contrarie allimmigrazione ha sottolineato Carlotta Sami, direttrice generale della sezione Italiana di Amnesty International, la quale ha anche ricordato che Il rispetto per la sovranità degli stati non può essere usato come scusa per non agire. Leggendo il report emerge chiaramente che chi ha cercato di fuggire nel corso del 2012 da conflitti e persecuzioni, attraversando i confini internazionali ha trovato di fronte a sé incredibili ostacoli. È stato più difficile per i rifugiati varcare le frontiere che per le armi alimentare la violenza nei luoghi dai quali cercavano di allontanarsi ha messo in rilievo la responsabile. Al riguardo però è stata sottolineata limportanza che riveste il Trattato delle Nazioni Unite sul commercio delle armi, adottato nellaprile 2013, e con il quale si spera di fermare questa atroce pratica. LUnione europea ha messo in essere misure di controllo alle frontiere che mettono a rischio la vita dei migranti e dei richiedenti asilo e non garantiscono la sicurezza delle persone che fuggono da conflitti e persecuzioni ha precisato la Sami, la quale ha invitato tutti a sentirsi coinvolti in prima persona di fronte a questi problemi. (segue)
La mancanza di azione a livello globale in favore dei diritti umani sta rendendo il mondo sempre più pericoloso per i rifugiati e i migranti. È questo il messaggio diffuso, a Roma, da Amnesty International in occasione del lancio del suo Rapporto annuale 2013 (clicca qui). Un report dettagliato nel quale viene descritta la situazione dei diritti umani in 159 paesi e territori, nel periodo tra gennaio e dicembre 2012. I diritti di milioni di persone in fuga da conflitti e persecuzioni, o in cerca di lavoro e migliori condizioni di vita per se stesse e le loro famiglie, sono stati violati da governi che hanno mostrato di essere interessati più alla protezione delle frontiere nazionali che a quella dei loro cittadini o di chi quelle frontiere oltrepassava chiedendo un riparo o migliori opportunità ha dichiarato in apertura Carlotta Sami, direttrice generale della sezione Italiana di Amnesty International. Nel corso del 2012, la nostra associazione ha documentato specifiche restrizioni alla libertà despressione in almeno 101 paesi, e - ha continuato la responsabile - sono stati 112 quelli in cui sono stati riscontrati torture e maltrattamenti. (segue)
Da ieri la Corte europea dei diritti delluomo si presenta con un sito rinnovato (www.echr.coe.int) per consentire agli utenti un accesso migliore, e offrire loro una più ampia gamma di informazioni relative alla sua organizzazione, attività e giurisprudenza. Un sito di nuova concezione, si legge in una nota, con caratteristiche che includono opzioni di ricerca più avanzate, news feeds più dinamici e informazioni più complete sulla Corte e il Registro delle sentenze. Il sito sarà regolarmente aggiornato e nei prossimi mesi verranno aggiunte o sviluppate ulteriori funzioni. Internet è lelemento centrale dellattività informativa della Corte e costituisce il principale veicolo di diffusione di informazioni ad un pubblico il più ampio possibile, ha dichiarato il presidente dellorganismo di Strasburgo, Dean Spielmann. Agevolare l‘accesso alla giurisprudenza della Corte non solo per gli specialisti, giudici, avvocati, accademici, ma anche per il grande pubblico - ha assicurato - contribuirà a rafforzare gli standard dei diritti umani in tutti i Paesi in cui viene applicata la Convenzione europea, ed anche oltre i loro confini. Nel 2012 i visitatori del sito sono stati più di 5 milioni.
(Sir Europa - Bruxelles) - La migrazione e la mobilità sono motori essenziali dello sviluppo sostenibile, ma la cooperazione mondiale deve passare a una marcia superiore. Il dialogo ad alto livello delle Nazioni Unite di ottobre rappresenta unoccasione eccezionale per far avanzare il programma mondiale sulla migrazione e lo sviluppo e promuovere misure concrete che contribuiscano a migliorare la vita dei migranti: Cecilia Malmström, commissaria per gli affari interni, spiega il senso di un documento dellEsecutivo Ue su migrazioni e sviluppo per definire una posizione comune dellUe in vista del dialogo su questo tema organizzato dallAssemblea generale Onu il 3 e 4 ottobre prossimi. Si discuterà di governance delle migrazioni, inclusiva e basata sui diritti, anche al fine di promuovere il ruolo dei migranti quali agenti di innovazione e sviluppo. La Commissione in particolare segnala alcuni elementi: riconoscere la migrazione come fattore di sviluppo; rispettare la dignità dei migranti e difenderne i diritti fondamentali; prestare attenzione alla connessione tra cambiamenti climatici, degrado ambientale e migrazione; riconoscere le sfide che laumento dellurbanizzazione pone alle città; rafforzare la governance della migrazione attraverso la cooperazione bilaterale e regionale, anche coinvolgendo la società civile; favorire la mobilità dei lavoratori a livello internazionale e regionale.
Padre Massimiliano Kolbe, la sua testimonianza cristiana e la sua devozione per Maria saranno al centro di un incontro, stasera, nella biblioteca della Pontificia Facoltà teologica San Bonaventura Seraphicum. L‘occasione è la presentazione delle due novità editoriali di padre Raffaele di Muro: Massimiliano Kolbe - Un mistico nella scia dell‘Immacolata con presentazione del cardinale Claudio Hummes e Pensieri su Maria, entrambi pubblicati dalla Libreria editrice vaticana (Lev). All‘incontro, cui parteciperà l‘autore, saranno presenti come relatori Marisa Del Genio e Pier Luigi Borriello. San Kolbe - spiega padre Di Muro - è conosciuto soprattutto per la realizzazione delle città dell‘Immacolata e per aver dato la sua vita al posto di un altro prigioniero nel campo di sterminio di Auschwitz. Meno a fondo è conosciuto per il suo essere uomo di preghiera e mistico. E proprio partendo da questa sua dimensione si può comprendere l‘atto estremo di donare la sua vita per salvare un padre di famiglia. Padre Raffaele Di Muro, docente di teologia spirituale, è anche direttore della Cattedra Kolbiana istituita nel 2008 presso la Facoltà San Bonaventura. L‘appuntamento odierno si inserisce nelle iniziative promosse dalla Facoltà sulla figura del martire di Auschwitz con il quale c‘è uno stretto legame, essendo stato studente al Seraphicum dal 1912 al 1919.
Un milione e mezzo di profughi fuggiti dalla Siria, con 10.000 nuovi ingressi al giorno alle frontiere di Turchia, Libano, Giordania, Iraq fino allEgitto. Fuggono anche i cristiani. Ogni Paese regge da anni una media di mezzo milione di presenze. Un po meno in Iraq ed Egitto, ma pur sempre un peso enorme, con tensioni sociali sul punto di esplodere e problemi emergenti come la tratta di persone a scopo di sfruttamento lavorativo e sessuale, i matrimoni forzati. In Libano, ma anche in Turchia, alcune famiglie vendono figlie giovanissime per 5.000 dollari. Le donne si prostituiscono per soli 3 dollari. E molti siriani, visto che il conflitto non accenna a placarsi, stanno cercando vie di fuga verso lEuropa. Oggi Caritas internationalis, impegnata per la Siria con progetti pari a circa 15 milioni di euro (destinati alle varie Caritas locali che aiutano complessivamente oltre 100 mila persone), lancia un appello in cinque punti per chiedere la fine delle violenze, la ricerca di una soluzione diplomatica e maggiore solidarietà. Abbiamo raccolto alcune voci (clicca qui) al Migramed meeting in corso in questi giorni ad Otranto, organizzato da Caritas italiana, con oltre 100 partecipanti dalle Caritas diocesane, europee e del bacino del Mediterraneo.
A san Benedetto al Porto, ha proseguito il cardinale Bagnasco, cè un parroco tuttora vivente, don Federico Rebora, che è stato per lui veramente un fratello. Qui ha avviato la sua comunità, detta appunto di San Benedetto al Porto, impegnandosi in un recupero sistematico dei disagiati. Si è occupato di questa comunità, sempre aiutato dagli arcivescovi di Genova che si sono susseguiti negli anni. Ora, questa esperienza è cresciuta, si è strutturata organizzandosi al proprio interno. Anche se, come è chiaro, don Gallo era sempre il punto di riferimento ideale, il fondatore. In questi sei anni, da quando sono tornato a Genova come arcivescovo, ha detto il cardinale, ci siamo incontrati diverse volte. A volte veniva lui, a volte lo convocavo io. Sempre in una dialettica e in un dialogo di lealtà, di chiarezza, di paternità da parte mia; di amicizia e di affetto da parte sua. Non mancando di affrontare quelle situazioni che potevano creare qualche perplessità. In questo dialogo abbiamo avuto un rapporto sempre fraterno e rispettoso. Il cardinale ha infine espresso un auspicio: Spero di poter tornare a Genova per presiedere il funerale così come faccio immancabilmente per tutti i miei sacerdoti. Spero che sia venerdì pomeriggio, quando saranno ormai conclusi i lavori dellassemblea della Cei.
Fraterno e rispettoso in una dialettica e in un dialogo di lealtà, di chiarezza, di paternità da parte mia; di amicizia e di affetto da parte sua. Così il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, ha definito il suo rapporto con don Andrea Gallo, il sacerdote genovese scomparso ieri a 84 anni, dopo una lunga malattia. Conversando ieri sera con i giornalisti, a margine della 65ª assemblea generale della Cei (Roma, 20-24 maggio), il cardinale ha raccontato di essere andato a trovare don Gallo una settimana fa. Stava benino - ha detto -, abbiamo preso un caffè in piedi, recitato lAve Maria e poi gli ho dato la mia benedizione. Era certamente deperito, molto magro ma lucido e sereno, pur consapevole della sua difficile situazione di salute. È stato un incontro molto cordiale. In questi giorni di assemblea generale, a Roma, ha proseguito il cardinale, i miei collaboratori, da Genova, mi hanno informato che la sua situazione medica era precipitata fino alla triste conclusione di oggi. Larcivescovo ha poi ricordato alcuni momenti della vita di don Gallo: Accolto in diocesi dal cardinale Siri, al quale aveva chiesto di essere incardinato, venne inviato prima come viceparroco nella parrocchia di Nostra Signora del Carmine, nel centro storico, e successivamente nella parrocchia di san Benedetto al Porto. (segue)