Un protocollo d'intesa per la "Promozione di strategie condivise, finalizzate ad azioni di contrasto contro ogni forma di discriminazione". A siglarlo, in Molise, la procura generale della Repubblica presso la Corte d'appello, le procure della Repubblica presso i tribunali di Campobasso, Isernia, Larino, la procura della Repubblica presso il Tribunale dei minori di Campobasso, l'Ufficio della consigliera regionale di parità e l'Ordine dei giornalisti del Molise. Al fine di offrire maggiori strumenti di accessibilità alle informazioni sui progetti posti in essere si provvederà a tenere aggiornato il sito web paritamolise.it.
Un impegno comune. Il protocollo prevede una serie d'impegni nell'ambito della collaborazione interistituzionale che avranno l'obiettivo di definire e promuovere iniziative congiunte di sensibilizzazione sui temi anti-discriminazione, con particolare riferimento al mondo lavorativo; inoltre, è prevista una collaborazione per essere coinvolti in bandi e programmi nazionali ed europei in materia di lotta alle discriminazioni. Tra gli impegni comuni si attueranno iniziative di formazione finalizzate a una migliore conoscenza degli strumenti normativi e delle strategie di contrasto e prevenzione delle situazioni di discriminazione, anche con l'attivazione d'iniziative d'incontro e confronto con il mondo dell'associazionismo.
Conoscere il fenomeno per combatterlo. La novità più interessante è quella di una valutazione delle procure stesse circa l'opportunità d'indicare nelle richieste di rinvio a giudizio, quale parte offesa, anche l'Ufficio della consigliera di parità della Regione Molise in relazione alle fattispecie penali che implichino forme di discriminazione di genere. "È un'iniziativa importante - sottolinea don Ulisse Marinucci, responsabile Caritas Molise - perché riconosce un'emergenza e propone itinerari per risolverla. Ingenuamente pensiamo che la nostra società, ricca di diritti, sia immune dalla discriminazione, ma in realtà non è così. A tutti i livelli, nella famiglia, nel lavoro, nel tessuto sociale albergano forme di discriminazione a volte silenziose, ma non per questo meno pericolose". Anzi, prosegue il sacerdote, "negli ambiti più ordinari ci sono atti di discriminazione legati al sesso, al colore della pelle, al ceto sociale, all'orientamento religioso e/o culturale: è, quindi, un segnale importante che diverse realtà istituzionali sinergicamente abbiano istituito percorsi per portare alla luce il fenomeno della discriminazione e, soprattutto, combatterlo".
Una prassi innovativa. Luigi Catelli, magistrato molisano, ora presidente di sezione della Corte di appello de L'Aquila, plaude all'iniziativa e afferma che "si tratta di un progetto di collaborazione istituzionale per una compiuta realizzazione delle pari opportunità e una migliore conoscenza degli strumenti normativi di contrasto e di prevenzione delle situazioni di discriminazione fra uomini e donne, con particolare riferimento al mondo lavorativo". Per Catelli è "innovativa la prassi, cui si sono impegnate le procure, d'indicare quale parte offesa, nelle richieste di rinvio a giudizio inerenti le fattispecie penali implicanti disparità di genere, anche l'Ufficio della consigliera di parità della Regione Molise. Se è vero che bisognerà misurarne la positività e ampliarne o meno gli orizzonti applicativi a seconda dei risultati, sin da adesso va sottolineata in positivo la rilevanza di tale scelta per la formazione di una nuova cultura della parità".
Qualcosa in più. A proposito della valutazione delle procure circa l'opportunità d'indicare nelle richieste di rinvio a giudizio, quale parte offesa, anche l'Ufficio della consigliera di parità, don Silvio Piccoli, capo area molisano per la Pastorale sociale e del lavoro della Regione ecclesiastica abruzzese-molisana, evidenzia "l'esigenza di fare di più; nonostante l'ottima iniziativa, è necessario mettere al vaglio anche l'opportunità di avviare procedimenti di recupero e accompagnamento verso i 'discriminatori'. L'Ufficio della consigliera di parità non può limitarsi a costituirsi 'parte civile', ma è chiamato a fare di più per la società, soprattutto perché si rischia di diventare nuovi 'strumenti accusatori'". Questo protocollo d'intesa sarà aperto all'adesione di ogni altra istituzione, ente e associazione che ne condivida gli obiettivi e il rispetto ai temi e alle attività presenti nel protocollo siglato.
a cura di Giovanni Perilli
(19 luglio 2012)