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L'illusione di vincere   versione testuale
Una proposta di legge sulle sale da gioco







Limitare il gioco d'azzardo, o quantomeno allontanare i mini-casinò dai luoghi frequentati dai giovani, dagli anziani e dai malati. È l'obiettivo di una proposta di legge depositata in Consiglio regionale del Piemonte e sottoscritta da 40 consiglieri appartenenti a tutti gli schieramenti che ha per oggetto la "Definizione dei principi per l'insediamento delle sale da gioco" sul territorio piemontese.

Lontano dai luoghi sensibili. La proposta di legge si prefigge di "contrastare il diffondersi del vizio del gioco nei soggetti psicologicamente più vulnerabili, precludendo l'insediamento delle sale da gioco in prossimità dei luoghi dove tali soggetti trascorrono gran parte del loro tempo". Si tratta dei cosiddetti "luoghi sensibili": scuole, centri giovanili e oratori, ospedali e case di riposo. Alcuni Comuni hanno già adottato regolamenti analoghi: a Torino, per esempio, i centri scommesse devono tenere una "distanza di sicurezza" di almeno 200 metri dai luoghi frequentati dai giovani e dagli anziani. E ora il tentativo della Regione è di estendere questi criteri a tutti i Comuni piemontesi, prima di tutto per proteggere le persone più vulnerabili dalle lusinghe del gioco, e poi – scrivono i proponenti – per "preservare all'interno delle città alcune aree sensibili dall'inquinamento acustico e dagli altri problemi urbanistici e di viabilità, che accompagnano l'apertura delle sale da gioco".

L'azzardo in Piemonte. Secondo i dati dell'Osservatorio regionale sul fenomeno dell'usura e dell'associazione Libera, nel 2010 il gioco d'azzardo è costato ai piemontesi quasi 4 miliardi di euro. E meno soldi si hanno più si gioca. Non è un caso infatti che le Province piemontesi in cui si spende di più per il gioco sono proprio quelle con il reddito pro capite più basso: Verbania, Novara e Torino. Con una spesa media che si aggira attorno ai 1.230 euro l'anno a testa. "Il gioco d'azzardo colpisce una fascia molto estesa di popolazione, che va dai 15 agli 80 anni – sottolineano i curatori dell'indagine –. È un problema che ha risvolti patologici, perché crea dipendenza; risvolti culturali, perché è una vera e propria tassa sui poveri, che si illudono di poter cambiare la propria vita con una vincita; risvolti criminali, perché accanto al gioco cosiddetto 'legale' convive quello illegale, gestito dalle mafie". In Piemonte negli ultimi tre anni la spesa complessiva per slot-machine e lotterie è cresciuta vertiginosamente: si è passati dai 3,8 miliardi del 2008 ai 5,5 miliardi del 2009; soltanto nel 2010 i guadagni sono stati minori (3,95 miliardi) a causa della diminuzione della spesa destinata alle lotterie (-48%). Ma le "macchinette" continuano a tenere: "Slot-machine e video-poker sono aumentati negli ultimi anni del 30% – spiega Francesca Rispoli, dell'osservatorio regionale di Libera –. E il fenomeno coinvolge soprattutto la popolazione più a rischio di impoverimento, coloro che vedono nel facile guadagno un'opportunità di riscatto".

Dipendenti dal gioco. Oltre alla spesa destinata al gioco esiste poi il problema della "ludopatia". Il numero dei giocatori compulsivi in cura presso i servizi dei Dipartimenti di patologia delle dipendenze delle Asl piemontesi è in continuo aumento. Secondo i dati di Libera, dal 2005 al 2010 i casi seguiti sono passati da 166 a 820, con un aumento del 400% circa. E l'Osservatorio regionale stima che in Piemonte gli schiavi del gioco siano almeno 80 mila. "Il gioco d'azzardo, non solo le macchinette ma anche le lotterie e il gioco su internet di cui poco si parla, è diventato una delle modalità principali con cui la fascia medio-bassa della popolazione investe i propri risparmi – precisa Pierluigi Dovis, delegato regionale Caritas –. È un problema molto serio, che negli ultimi cinque anni è molto aumentato e che incide pericolosamente sulla situazione economica delle famiglie, e quindi sulla povertà, ma anche sui rapporti familiari, con dei pesi non indifferenti, tanto da provocarne lo scioglimento". Ma ciò che davvero occorre, secondo Dovis, "al di là delle reali possibilità e competenze degli enti locali, spesso molto limitate, è un intervento globale per affrontare il problema a livello nazionale".

Leggi rimaste sulla carta. Fermare il gioco d'azzardo nei locali pubblici, mettendo al bando le "macchinette", era la richiesta della proposta di legge che la Regione Piemonte aveva approvato all'unanimità nel dicembre del 2010 e inviato all'esame del Parlamento. La proposta però è rimasta sulla carta, almeno per il momento, e tutt'ora giace nei cassetti di Montecitorio in attesa di essere esaminata.

a cura di Gabriele Guccione

(21 giugno 2012)





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