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Parte da Savona una iniziativa per l'integrazione







A fine aprile il Comune di Savona ha approvato il regolamento comunale per il conferimento della cittadinanza onoraria e delle benemerenze della città di Savona, nel quale è stato approvato di conferire la cittadinanza onoraria ai bambini nati nel territorio comunale da immigrati. Il riconoscimento è solo simbolico ed è riservato ai soli cittadini stranieri regolari. Sulla base di questa iniziativa, l'assessore regionale alle Politiche Sociali, Lorena Rambaudi, ha proposto di estendere la possibilità di riconoscere la cittadinanza onoraria ai nati in tutto il territorio ligure. I Comuni avranno facoltà di aderire o no, ma la proposta vuol essere in sintonia con le pratiche d'integrazione messe in atto in Liguria anche in periodi di forte pressione migratoria come in occasione dell'ultima emergenza libica e nordafricana.

Un bene per tutti. "Certamente si tratta di una responsabilità del Parlamento, chiamato a decidere su questa materia, ma è indubbio che si tratti di un tema che coinvolge in modo profondo tutti gli italiani". Infatti "se i bambini e i ragazzi cresciuti in Italia da genitori stranieri potranno condividere con i loro coetanei il futuro, ne deriverà un bene per tutti". Così Andrea Chiappori, responsabile della Comunità di Sant'Egidio di Genova. "Oggi – afferma – i bambini e i ragazzi di origine straniera nati nel nostro Paese sono quasi un milione, costituendo una percentuale significativa dell'intera popolazione scolastica. Si tratta di minori che, pur avendo una tradizione che parte da lontano, crescono e maturano all'interno della nostra cultura e usano la nostra lingua". Per questo è "auspicabile che l'appartenenza di questi bambini alla comunità nazionale sia rafforzata e confermata dal riconoscimento pieno e formale della cittadinanza". Chiappori ricorda che "da molto tempo la Comunità di Sant'Egidio ha promosso manifestazioni e campagne di sensibilizzazione sul tema coinvolgendo ragazzi, giovani, adulti e anziani nella promozione di un'iniziativa per il riconoscimento della cittadinanza in concreto, vissuta da tanti ragazzi che oggi sono ancora formalmente stranieri, ma che certo non sono e non si sentono solamente immigrati". A Genova, in particolare, "durante la visita del presidente della Repubblica, circa 300 bambini, italiani e stranieri, che frequentano la Scuola della pace, organizzata dalla Comunità di Sant'Egidio in diversi quartieri della città, hanno incontrato il presidente sottolineando la necessità, per altro da lui condivisa, di risolvere questo problema che è nodale per il futuro di tutti gli italiani".

No alla demagogia. Parla, invece, di "una proposta carica di demagogia politica" Enrico Bet, esperto di diritto di famiglia e dei minori e presidente dell'Unione dei giuristi cattolici di Genova. Un'idea, aggiunge, "sul solco di idee demagogiche che altri amministratori locali hanno avuto di recente come, ad esempio, quelle sul registro delle unioni civili o sui registri dei testamenti biologici, materie che, anche queste, non sono assolutamente di competenza dell'ente locale, ma solo del Parlamento nazionale". Per questo, sottolinea, "la proposta ha utilità pubblicitaria, unicamente per chi la fa" dal momento che si tratta di un'iniziativa che "non serve a niente, assolutamente a niente". Al contrario, per Bet, è necessario "non prendere in giro le persone, rispettandole davvero e facendo proposte utili e accettabili, in quanto l'acquisire la cittadinanza solo per la nascita in Italia è una proposta pericolosa". "Quanti stranieri sono venuti in Italia solo perché 'si diceva' che da noi c'è tanto lavoro e sono disoccupati e quanti stranieri verrebbero o quanti correrebbero in Italia perché si sparge la voce che basta far nascere un figlio qui per risolvere tutti i problemi?", domanda. Inoltre, chiede ancora Bet: "Perché dobbiamo fare una differenza tra lo straniero che è nato in Italia e quello che vi è entrato quando aveva un anno?". Entrambi, raggiunta la maggiore età "saranno esattamente uguali, due ragazzi stranieri che si sentono perfettamente italiani, che mangiano italiano, che parlano italiano, che vanno alla scuola italiana e che desiderano rimanere in quello che considerano il proprio Paese, come accade normalmente". Per questo, conclude, "credo che la soluzione da percorrere sia quella di concedere più facilmente e con meno complicazioni la cittadinanza italiana agli stranieri, che siano nati in Italia o che ci siano venuti da minorenni, non automaticamente, ma con un percorso di verifica, come si fa già per gli adulti, sulla conoscenza della lingua e di quello che desiderano che diventi il loro Paese".

a cura di Adriano Torti

(22 maggio 2012)





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