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Il ritorno dell'apprendista   versione testuale
Un disegno di legge per la formazione professionale in azienda







Dopo l'approvazione della Giunta regionale, è in discussione presso la competente commissione consiliare il disegno di legge regionale che, recependo e integrando il decreto legislativo n. 167/2011, regola gli aspetti formativi dell'apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale, dell'apprendistato professionalizzante o di mestiere e di quello per attività di ricerca o per l'alta formazione. Tra gli elementi più significativi, l'individuazione, con successivo avviso pubblico, di incentivi per la trasformazione del rapporto in lavoro a tempo indeterminato e di incentivi alle imprese artigiane operanti nel settore delle lavorazioni artistiche, tradizionali e dell'abbigliamento su misura, che abbiano conseguito la qualificazione di "bottega-scuola", per l'assunzione di lavoratori con contratto di apprendistato professionalizzante o di mestiere.

Buona base di partenza. È un "buon disegno di legge che fa tesoro dell'esperienza maturata negli ultimi anni e innova nel senso giusto quando prevede forme di sostegno alla stabilità del rapporto, nodo problematico del contratto d'apprendistato, spesso utilizzato solo per le sue agevolazioni fiscali", commenta Gianluca Budano, presidente regionale delle Acli. "La modalità di concertazione su cui è stato costruito – nota Budano – soffre, però, per l'assenza degli enti di formazione, che nelle loro associazioni datoriali potevano essere consultate"; c'è comunque "tempo per recuperare" e migliorare il testo. "Lasciare alle aziende in esclusiva la formazione degli apprendisti, e quindi dei relativi finanziamenti, rischia di creare un luogo di potenziale abuso-conflitto d'interessi, che non garantirebbe l'erogazione della formazione", che nell'apprendistato è "fondamentale". "Mantenere netta ma integrata la formazione d'aula con la formazione interna all'azienda è a tutela degli apprendisti". I centri per l'impiego "potrebbero garantire e fare da arbitro nel rapporto azienda/ente di formazione", prosegue Budano. Riguardo la concertazione per i piani formativi, "prevedo e auspico che sia concertazione reale", però "monca se a quel tavolo non siederanno anche le associazioni degli enti di formazione Forma e Cenfop"; vera innovazione, inoltre, sarebbe la presenza del Forum regionale del Terzo settore.

Favorire gli antichi mestieri. "Bisogna convincere i giovani della produttività economica derivante dall'esercizio degli antichi mestieri", che hanno una domanda inevasa di servizi a essi connessa, "con un serio processo di orientamento al lavoro a partire dalle scuole e anche fuori da esse", continua Budano. È pur vero che, "se queste attività non vengono riscoperte" con il sostegno a percorsi di formazione professionale, "non raggiungeremmo comunque il risultato di aumentare una buona e sana occupazione". Insomma, è necessario realizzare "un modello di sviluppo ispirato al territorio e a esso vocato". In questa direzione "la Regione, nel recente passato, ha mosso dei passi". Le botteghe-scuola "vanno sostenute anche a prescindere dalla loro location nell'azienda e potrebbero essere uno degli assi portanti della riforma dell'offerta formativa professionale in Puglia, con il sostegno anche dei fondi comunitari".

Apprendistato essenziale. A differenza di altre Regioni che hanno "direttamente prodotto i regolamenti attuativi, la Puglia ha emanato un disegno di legge, che recepisce ed è in gran parte sovrapponibile al decreto legge nazionale, senza grosse novità di rilievo", dice Vito Micunco, direttore dell'Ufficio mondo sociale e del lavoro della diocesi di Bari-Bitonto. "In Puglia paghiamo il prezzo di un governo regionale che ha avuto qualche riserva ideologica verso l'apprendistato, poiché lo ha considerato uno strumento per aiutare le imprese e non un mezzo per qualificare i giovani e farli entrare nel mondo del lavoro, cosi come invece lo ha inteso il legislatore nazionale". "In altre Regioni – evidenzia - si è già avanti; la vera partita si giocherà sui regolamenti di attuazione, a condizione che ci sia il coinvolgimento effettivo delle parti sociali e che si abbia come obiettivo la qualificazione del personale, affinché possa spendere sul mercato del lavoro le competenze acquisite e certificate". Occorre, inoltre, che "questo tipo di formazione transiti attraverso il sistema della formazione professionale – che dovrebbe giocare un grande ruolo -, auspicando che venga allargato agli enti di formazione che operano con il fondo sociale europeo e agli enti bilaterali, a partecipazione paritetica tra sindacato e associazioni di categoria". Le imprese pugliesi "hanno bisogno di un investimento in cultura" e di "una forza lavoro più qualificata"; esse scontano, in particolare, un ritardo "sull'apprendistato per la qualifica e il diploma professionale". "Nel 2011 in Puglia 210 mila giovani non lavoravano né studiavano, quindi esistono i problemi dell'integrazione scuola-lavoro e del conseguimento di livelli di qualificazione superiore da parte di molti giovani", per i quali l'apprendistato è "lo strumento privilegiato per accedere al mercato del lavoro".

a cura di Antonio Rubino

(15 maggio 2012)





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