La Giunta regionale della Calabria ha approvato il progetto di legge regionale 276, recante "Norme per la promozione e la disciplina del volontariato", trasferendo poi il testo alla Commissione competente del Consiglio regionale. La proposta, composta da 17 articoli, prevede il riconoscimento di tutte le forme di "nuovo" volontariato che operano in campi differenti da quello tradizionale dei servizi socio-sanitari; l'armonizzazione dei registri provinciali; il riconoscimento delle reti locali e la possibilità che esse possano iscriversi in sezioni speciali dei registri; l'istituzione dell'Assemblea regionale e della Consulta regionale del volontariato; una Conferenza regionale triennale.
Necessarie modifiche. La Commissione ha subito iniziato a lavorare con una serie di audizioni e adesso si attende che il testo venga discusso nell'Aula consiliare. "La speranza è che ciò avvenga presto, così da consentire di dare attuazione alle novità positive che la legge prevede", dice Giovanni Serra, presidente del Movi (Movimento del volontariato italiano) Calabria. "Non si può negare, però, che alcuni aspetti richiederebbero una modifica", aggiunge Serra, citando il tema delle reti, che è stato trattato in termini "assolutamente impropri". Si dice che alle reti territoriali sono "demandate specifiche funzioni operative", mentre le reti regionali sono sostituite da "coordinamenti regionali", i quali "non hanno alcun riconoscimento nel registro regionale del volontariato e, tantomeno, negli organismi di partecipazione". Per il presidente regionale del Movi, "questo modo di vedere le reti – sostanzialmente riferito al coordinamento operativo delle attività – trascura proprio il ruolo 'politico' del volontariato che consente ai cittadini organizzati nell'impegno gratuito di agire per la rimozione delle cause del disagio e per il cambiamento della società".
Nodi critici. Tra gli aspetti "problematici" Serra cita anche quello legato alle forme di sostegno economico delle organizzazioni di volontariato. La proposta parla "in termini generici di criteri e modalità, definiti annualmente dalla Giunta regionale, per l'erogazione di contributi finalizzati al sostegno ordinario dei gruppi di volontariato, specie quelli piccoli. Successivamente sostiene che la Regione può finanziare specifici progetti o iniziative delle organizzazioni, delle reti e dei coordinamenti. In entrambi i casi, il sostegno è opzionale, non chiaro nei criteri, potenzialmente arbitrario. Questa modalità rischia di alimentare forme di collateralismo/clientelismo politico, senza assicurare un supporto reale su cui i gruppi possano contare, a prescindere dalle appartenenze e dal maggiore o minore coraggio nel denunciare i mali sociali". Inoltre, "il modello di supporto al volontariato attraverso il finanziamento per progetti è quasi superfluo": la "proliferazione" di questi bandi sta "spingendo le associazioni a diventare 'progettifici' alla ricerca del finanziamento, orientando la propria azione non sulla base della lettura dei bisogni, ma su quella delle previsioni dei bandi". Serra propone l'erogazione di un contributo annuale "modesto ma certo, definito su criteri oggettivi e noti, non legato a decisioni di organi politici. Chi teme il ritorno del cosiddetto 'finanziamento a pioggia' sappia che il finanziamento per progetti è risultato – nella pratica concreta – enormemente meno efficiente e, soprattutto, dannoso per l'identità di larga parte del volontariato italiano". Meglio, dunque, "rischiare qualche contributo in più che dover prendere atto fra qualche anno della fine della preziosa esperienza civica dell'agire gratuito".
Passo avanti. La proposta di legge rappresenta, per il calabrese Luciano Squillaci, vicepresidente del Csvnet (Coordinamento nazionale dei centri di servizio per il volontariato), "un passo in avanti importante. Sono anni che il mondo del volontariato aspetta una risposta seria a carattere normativo, che si ponga in linea di continuità con la legge quadro sul volontariato n. 266". Anche Squillaci sottolinea però alcune "criticità". Tra queste il "mancato coinvolgimento delle organizzazioni di volontariato nella definizione di una proposta di legge organica". "È vero – spiega – che nella fase di predisposizione del disegno di legge sono state coinvolte dall'assessorato proponente alcune rappresentanze regionali ma – spiega – ci saremmo aspettati un dibattito serio in sede di Commissione consiliare con le audizioni delle sigle più rappresentative del volontariato calabrese. Ciò non è avvenuto". Tra i punti critici della legge "sicuramente si deve togliere il diritto di voto agli esperti nominati dalla Regione nella Consulta regionale del volontariato – osserva il rappresentante del Csvnet –. Anche la composizione della Consulta e i criteri di nomina dovrebbero essere normati in modo da garantire un'adeguata copertura del territorio regionale ed evitare che non venga mai costituita o peggio che il volontariato si spacchi ulteriormente".
a cura di Raffaele Iaria
(04 maggio 2012)