Un piano straordinario per l'occupazione giovanile: lo ha recentemente varato la Regione Emilia Romagna. Si tratta di un investimento di 46 milioni di euro per stabilizzare e qualificare il lavoro dei giovani, suddiviso in quattro fondi: un "fondo apprendistato" (20 milioni); un "fondo per l'assunzione e la stabilizzazione" (20 milioni); un "fondo 30-34 anni" (3 milioni), percorso formativo per ridurre il divario tra le competenze richieste dall'impresa e quelle possedute dai giovani e favorirne quindi l'assunzione a tempo indeterminato; un "fondo per fare impresa" (3 milioni), che prevede percorsi formativi e di consulenza per giovani dai 18 ai 34 anni, personalizzabili nella durata, nelle competenze in ingresso e in uscita e nei servizi e che saranno erogati dagli enti di formazione accreditati. Inoltre è stato approvato dalla Giunta il programma delle attività produttive e della ricerca industriale, con un finanziamento di 180 milioni di euro per il 2012-2015 per innalzare la competitività e l'attrattività territoriale, promuovere ricerca e innovazione, rafforzare tecnologicamente le filiere, accrescere l'internazionalizzazione delle imprese.
Più stabilità. "Il mondo del lavoro oggi necessita d'interventi volti alla stabilizzazione dell'occupazione, specie di quella giovanile", commenta Marika Malizia, dottore di ricerca in diritto del lavoro all'Università di Bologna. "Ciò è dimostrato dai dati registrati in Emilia Romagna riguardo alla diffusione dei contratti di lavoro non standard. Si pensi, in particolare, che il lavoro a tempo determinato rappresenta nel 2010 circa un quarto delle occupazioni dipendenti dei giovani e soltanto il 7% di quelle dei lavoratori con più di 34 anni". Assai scoraggianti, inoltre, sono "i dati relativi ai nuovi avviamenti nella Provincia di Bologna: nel 2010 soltanto il 14,2% è a tempo indeterminato, mentre il 48,3% è a termine; nel 2009 il 17,1% è a tempo indeterminato e il 48,9% è a termine; nel 2008 il 21,1% è a tempo indeterminato e il 47,6 è a termine. Molto opportunamente, quindi, l'intervento si muove secondo questi obiettivi di stabilizzazione".
Iniziativa positiva. Sul piano straordinario per l'occupazione giovanile Alberto Pizzoferrato, ordinario di diritto del lavoro nell'Università di Bologna, è fiducioso: "Si tratta d'interventi già sperimentati in passato, ma che ora vengono riproposti migliorati nella strutturazione e nella capacità d'incidenza. L'iniziativa pertanto appare assolutamente encomiabile sia sul versante del sostegno alla formazione tramite voucher sia sul versante del sostegno economico alle imprese 'virtuose' che stabilizzano e convertono lavori precari in lavori a tempo indeterminato". Pizzoferrato condivide anche la promozione del contratto di apprendistato per l'importante contenuto formativo che permette ai giovani d'incrementare le proprie competenze: così si tiene conto "dell'enorme divario esistente tra formazione scolastica/universitaria e competenze e abilità richieste sul posto di lavoro, che, diversamente, rischierebbe di provocare una fuga verso l'immersione, le tipologie fittizie di lavoro autonomo ovvero lo stage non retribuito". Inoltre, "lo strumento dell'incentivazione economica all'assunzione e alla trasformazione è in sé ottimo, ma per essere efficace richiede importi non irrilevanti e quindi uno sforzo pubblico non indifferente. Mi sembra – commenta – che la Regione abbia confermato lo storico interesse e sensibilità verso l'occupazione e il sociale più in generale".
Un segnale d'attenzione. "L'approvazione di questo piano straordinario è un segnale molto positivo", afferma Walter Raspa, presidente regionale delle Acli. "L'Emilia Romagna è fra le prime regioni ad attivare un intervento di questo tipo, indice di una grande attenzione ai problemi che sta affrontando il territorio. Gli investimenti proposti mirano a stabilizzare e qualificare il lavoro giovanile e questo è un buon avvio, anche se mi chiedo cosa succederà quando questi investimenti finiranno. Mi auguro che l'attenzione all'inserimento dei giovani nel mondo del lavoro rimanga sempre accesa". E continua: "Spero che le imprese prendano in seria considerazione e sollecitino tali interventi come una risorsa per le proprie attività". Infine, Raspa conclude con una considerazione più ampia sulle difficoltà del mondo del lavoro di oggi: "Uscire da questa crisi è difficile. I problemi sono tanti e complessi, ma bisogna farsene carico tutti (imprese, sindacati, istituzioni, cittadini). È necessario puntare sulla formazione e l'investimento dei giovani, che a causa della mancanza di lavoro sono costretti a emigrare all'estero; occorre mirare all'innovazione e ristabilire attraverso delle leggi un'etica imprenditoriale, evitando – come già ampiamente successo – che molte aziende, dopo aver usufruito di ampi contributi statali, trasferiscano la propria attività all'estero; infine bisogna riportare i contratti a un livello più equo come quello europeo. Solo così si potrà uscire da questa crisi".
a cura di Lucia Truzzi
(27 aprile 2012)