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EMILIA ROMAGNA
Troppo allo straniero? 
Molta cautela in una proposta di legge sull'immigrazione
L’assegno sociale solo agli stranieri che sono in Italia da almeno diciannove anni, sei mesi e un giorno. Questo il contenuto della proposta di legge presentata alle Camere da due consiglieri regionali dell’Emilia Romagna, entrambi del Pdl, per la modifica al decreto legislativo 286/98, “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”. Tale proposta, composta da un solo articolo, prevede che ai fini della fruizione dell’assegno sociale i familiari ricongiunti (titolari del permesso di soggiorno) siano equiparati ai cittadini italiani a condizione che abbiano soggiornato legalmente, in via continuativa, per almeno diciannove anni, sei mesi e un giorno, nel territorio nazionale e che presentino documentazione idonea a dimostrare la sussistenza nel Paese di origine delle condizioni reddituali richieste, accertate da parte delle rappresentanze diplomatiche o consolari del Paese stesso. Al contempo, i due consiglieri hanno presentato una risoluzione all’Assemblea legislativa per chiedere alla Giunta d’intervenire presso la Conferenza Stato-Regioni per la modifica del medesimo decreto, secondo le finalità contenute nella loro proposta di legge. Secondo i firmatari “il principio di equità e uguaglianza impone di rivedere la suddetta normativa la cui applicazione crea di fatto situazioni di sfavore per il cittadino italiano rispetto allo straniero”. Si prevede inoltre che “la riscossione dell’assegno sociale deve avvenire personalmente da parte dell’avente diritto e risultare annotata su due registri appositamente costituiti, di cui uno tenuto e curato dall’Amministrazione postale, l’altro dal Comune di residenza dello straniero avente diritto”. La delega è ammessa solo in caso di assoluto impedimento fisico a causa d’inabilità o malattia; in tal caso la prestazione è erogata su presentazione di certificazione medica.
Situazione complessa. Gianmarco Marzocchini, responsabile della Caritas regionale, tiene a fare una premessa: “Bisogna innanzitutto pensare alle diverse fasce di famiglie d’immigrati. Ci sono famiglie intere bene integrate, che hanno maturato uno stile di vita dignitoso, ma ce ne sono altre che non hanno risorse sufficienti per vivere e una discriminante sicuramente è il lavoro. Con la crisi economica le prime famiglie ad andare in seria difficoltà sono quelle immigrate. Il fenomeno dell’immigrazione in regione è molto complesso e assume sfumature diverse da Piacenza a Rimini, sia in termini di lavoro sia di etnie”. Entrando nel merito, “mi sembra – commenta – che la proposta sfrutti un po’ la paura che si sta diffondendo di concedere troppo agli immigrati a scapito degli italiani. Inoltre, non tiene presente la reale situazione del fenomeno immigrazione indicando con ‘almeno diciannove anni, sei mesi e un giorno’ il periodo di soggiorno legale in via continuativa sul territorio nazionale per una famiglia d’immigrati. Il numero di anni è decisamente molto alto, l’immigrazione ha un’età ancora giovane. Ciò significa precludere la possibilità a moltissime famiglie immigrate di percepire un assegno sociale. L’unico aspetto positivo forse potrebbe essere quello che per la prima volta compare una preoccupazione per i Paesi di provenienza, quando si afferma che per lo straniero ricongiunto si dovrebbe accertare la situazione reddituale nello Stato di provenienza”. Tuttavia, “la mole di lavoro delle ambasciate aumenterebbe spropositatamente e, se già è difficile portare a termine le espulsioni, figuriamoci cosa potrebbe significare mantenere i rapporti con le ambasciate dei Paesi d’origine per controllare i redditi degli immigrati. Penso soprattutto a quegli Stati con cui i rapporti sono molto difficoltosi. Il rischio sarebbe quello di non riuscire a controllare nulla”.
Troppi pregiudizi. Anche Patrizia Superchi, consulente Caritas di Parma con un master in Diritto della migrazione, concorda: “La crisi che stiamo vivendo ha portato le famiglie d’immigrati ad essere le più deboli, soprattutto per la mancanza di lavoro, e al momento non è ancora uscito il ‘decreto flussi’, che già l’anno scorso aveva visto le quote di lavoratori extracomunitari ridotte ai minimi termini. È proprio la crisi che alimenta stereotipi sbagliati nei confronti dello straniero. Questa proposta ne è la dimostrazione. Mi sembra che emerga uno spaccato dell’allarme nei confronti dello straniero, visto come colui che toglie risorse all’italiano e non come risorsa per il Paese”. E continua: “L’unico aspetto che forse si può salvare di questa proposta è la richiesta che ‘la riscossione dell’assegno sociale’ debba avvenire ‘personalmente da parte dell’avente diritto’ perché potrebbe essere un modo per responsabilizzare chi fa la richiesta, ma per il resto mi auguro che questa proposta rimanga tale”.
a cura di Lucia Truzzi
(30 marzo 2012)
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