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Un progetto per le studentesse madri







Molto spesso una donna decide d’intraprendere la “carriera” di mamma quando sta ancora completando il suo percorso di studi universitari. Altrettanto spesso però queste donne, per i nuovi ritmi di vita e per le esigenze del bambino e proprie, decidono di abbandonare gli studi o comunque lasciarli da parte, ritardando il momento della laurea. Per venire incontro alle difficoltà di queste ragazze, madri e mogli, il Servizio di consulenza psicologica dell’Erdisu di Trieste ha organizzato un percorso di supporto allo studio e alla maternità rivolto a studentesse già mamme o in attesa iscritte all’Università degli studi di Trieste, all’Università di Udine – Polo di Gorizia, alla Scuola internazionale superiore di studi avanzati (Sissa) e al Conservatorio “Tartini” di Trieste. Il “progetto studentesse madri” è sorto grazie al contributo del Servizio Pari Opportunità della regione Friuli Venezia Giulia.

Le linee del progetto. Il progetto si articola in due momenti: il primo modulo (proposto negli scorsi mesi di novembre e dicembre) orientato all’organizzazione e alla pianificazione dello studio, alle tecniche di studio, di memorizzazione e di lettura veloce, ha visto l’assegnazione di tutti i venti posti messi a disposizione. Il secondo modulo, un percorso psicologico in gruppo per il sostegno alla maternità, è partito lo scorso 18 gennaio e proseguirà fino al 7 marzo; anche questa seconda parte ha visto l’esaurimento di tutti i 12 posti disponibili. “Il riscontro al progetto è stato ottimo – ha confermato Raffaella Brumat, referente del programma – e verrà riproposto già da marzo, quando riprenderà il via il primo modulo. La sorpresa di questo lavoro è stata la partecipazione, ad entrambe le fasi, di alcuni papà: è importante che il sostegno vada alla totalità del nucleo familiare, creando uno spazio dove, in un percorso libero, si aiuti tanto la coppia quanto la famiglia, il tutto in un contesto meno istituzionale del solito”.

I primi risultati. La buona riuscita del “progetto studentesse madri” è testimoniata dal fatto che la totalità delle partecipanti al primo modulo, dopo aver ritrovato non solo un metodo di studio ma anche la motivazione a proseguire lo stesso, ha sostenuto almeno un esame tra dicembre e gennaio. Oltre a ciò, sono stati chiesti alcuni incontri aggiuntivi, in particolar modo per seguire e imparare il metodo della “lettura veloce”. Non da ultimo il progetto ha offerto alle partecipanti di “mettersi in rete”: le studentesse – che non sono solo italiane ma provengono anche dall’est Europa e dai Paesi del Mediterraneo e dell’Africa – si sono conosciute tra loro, scambiandosi opinioni, esperienze; si sono confrontate e hanno fatto conoscere tra loro i propri bambini, al fine di creare un legame, un’amicizia e una frequentazione che possa andare oltre alle ore di partecipazione ai moduli, per trovare un sostegno reciproco anche una volta terminato il corso. “L’iniziativa è molto positiva – commenta Paolo Pittaro, presidente della Commissione diocesana per l’educazione cattolica, la scuola e l’università della diocesi di Trieste –; il fatto poi che sia la prima di questo tipo in Italia è un onore. L’augurio è che faccia da battistrada e da monitoraggio della situazione”.

Conciliazione dei tempi di lavoro–studio–famiglia. Vista l’eterogeneità dell’età delle partecipanti al progetto (il range è tra i 25 e i 48 anni per il primo modulo e tra i 25 e i 38 per il secondo), Pittaro sottolinea come il passo successivo potrebbe riguardare un’ulteriore diversificazione dei percorsi in base alla fascia d’età d’appartenenza: “Essere madre a 20 anni è diverso che esserlo a 30 o a 35; potrebbero essere pensati, accanto al supporto psicologico già in atto, degli incontri personalizzati per fasce d’età, che hanno idee ed esigenze differenti tra loro”. Guardando inoltre alla necessità di un maggiore servizio che aiuti a conciliare i tempi dello studio con quelli della famiglia, il presidente della Commissione diocesana rimarca l’esigenza di un servizio di tutoraggio specifico, orientato al lavoratore e a chi è già genitore: “Queste categorie necessitano di tempi di apertura diversi degli sportelli, pertanto si potrebbe pensare a un servizio nell’orario pomeridiano–serale, non necessariamente affidato all’ambito istituzionale ma anche al volontariato. Penso agli stessi studenti che hanno già sostenuto esami e ora hanno una famiglia: potrebbero offrire la loro esperienza a chi sta passando ora questa fase della vita”. Secondo Pittaro, il “progetto studentesse madri” può essere uno stimolo al “creare sistema” tra istituzioni, enti, associazioni, al fine di offrire un sostegno pratico d’indirizzo: “L’obiettivo è formare una rete di solidarietà e aiuto reciproco, pensando a una visione integrata del mondo universitario, che riesca a coinvolgere il servizio di tutoraggio, i servizi psicologici e le forme di sostegno offerte dalla Regione”.

a cura di Selina Trevisan

(10 febbraio 2012)





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