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Non basta un bonus   versione testuale
Mille euro alle famiglie meno abbienti per la nascita di un figlio







Mille euro per la nascita di un figlio. È il bonus "finalizzato a garantire e promuovere la riduzione e il superamento degli ostacoli di ordine economico alla procreazione per le famiglie meno abbienti" che verrà erogato dalla Regione Sicilia. Lo scorso 5 agosto il Dipartimento famiglia e politiche sociali dell'Assessorato regionale della famiglia, delle politiche sociali e del lavoro ha approvato l'avviso pubblico concernente "i criteri e le modalità di erogazione, attraverso i comuni dell'Isola, del bonus di mille euro per la nascita di un figlio, in attuazione dell'art. 6 comma 5 della legge regionale 10/2003".

Un palliativo.
L'erogazione attraverso i comuni di una somma di denaro per la nascita di un figlio può definirsi un aiuto concreto da parte della pubblica amministrazione alle famiglie dell'isola? "Nel momento storico in cui ci troviamo, segnato dalla crisi di un sistema che vacilla sia sul versante economico-politico sia su quello sociale, il cosiddetto bonus bebè - sottolinea Valerio Landri, direttore della Caritas diocesana di Agrigento - va accolto come un timido segno di uno Stato sociale che ancora ha serie difficoltà a interpretarsi e a comprendere la centralità del proprio ruolo nel contesto istituzionale complessivo". Comunque, "che in piena crisi economica a rischio default due milioni di euro vengano destinati al sostegno della famiglia e dell'apertura alla vita non può che rallegrarci, soprattutto in considerazione del fatto che tale crisi e l'incertezza per il futuro che essa porta con sé rischiano di paralizzare i progetti familiari di tante giovani coppie. È ovvio, tuttavia, che il bonus bebè può essere accolto esclusivamente come un mero palliativo. Siamo fortemente convinti che in questo momento di crisi occorra puntare sulle politiche sociali, rimettendo l'uomo, i suoi bisogni e la sua dignità al centro del dibattito politico. È strano notare, invece, come le prime risorse che vengono tagliate dai bilanci siano proprio quelle destinate al welfare".

Servono percorsi educativi.
Dello stesso avviso Maurilio Assenza, direttore della Caritas diocesana di Noto, secondo il quale "gli interventi assistenziali non bastano se non s'inseriscono in percorsi educativi, perché il più delle volte il disagio economico nasconde un disagio più profondo. Sarebbe per questo necessario un effettivo disegno di politiche sociali, con interventi plurali e complementari, capaci di privilegiare tutto ciò che spinge alla coesione sociale, ai patti educativi, alla promozione di famiglie e persone". "Soprattutto - continua Assenza - tenendo conto che la famiglia siciliana, anche media, conosce processi di fragilità crescente, tra crisi economica e accelerazione dei processi di modernizzazione che fanno venire meno quelle reti relazionali (parentela allargata, vicinato) e quel sistema di valori che finora la garantivano rispetto ad altre zone del Paese". Le Caritas di Sicilia, afferma Assenza, "hanno da tempo ricordato come le sfide si vincono solo se si coltiva 'capitale sociale' (infrastrutture, rete di servizi, luoghi di cittadinanza, sostegno a innovazione e imprenditorialità) e se si punta non su interventi emergenziali, ma su interventi di medio e lungo termine capaci di mettere al centro la 'vita buona', da far riemergere scommettendo sulle risorse valoriali e relazionali ancora comunque esistenti".

Piccolo segno d'attenzione.
Per Antonello Ferrara, delegato regionale Mlac, il bonus bebè è un piccolo segno di attenzione, ma non determina l'obiettivo finale, che è quello di sostenere e incentivare la natalità. Secondo Ferrara, "occorrerebbero iniziative diverse in alcuni campi strategici, come ad esempio un piano organico regionale per gli asili nido, non più affidato alla buona volontà dei comuni. A questo potrebbe aggiungersi l'incremento della partecipazione delle donne al lavoro in Sicilia". Se da un lato infatti, osserva Ferrara, "si potrebbe pensare che la donna casalinga sia più disponibile al lavoro, dall'altro lato è sempre più evidente che i figli sono un costo economico notevole. Per mantenerli, educarli attraverso tutti gli strumenti che sono normalmente richiesti occorre che i due coniugi lavorino. Nell'ultimo rapporto Svimez è emerso drammaticamente il dato che in Sicilia lavora solo il 25% delle donne, questo non favorisce la maternità". "Appare sempre più chiaro che le carenze strutturali che ci sono nella nostra Regione sono talmente gravi che intaccano la vita della famiglia. Intervenire sulle strade, sulla mobilità, sulla qualità della vita, sull'arredo urbano - conclude Ferrara - significa sostenere la famiglia realmente. Infine, forse bisognerebbe riflettere che per aiutare le famiglie dovremmo immaginare le nostre città a misura di bambino".

a cura di Marilisa Della Monica

(23 settembre 2011)





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