Oltre 500 milioni di euro investiti nel sostegno del lavoro campano, oltre 50 mila lavoratori interessati sotto diversi profili nelle misure proposte: sono questi i numeri di "Campania al Lavoro!". Il piano straordinario, redatto dall'Assessorato al lavoro e alla formazione professionale con il coordinamento della presidenza e il supporto tecnico dell'Agenzia regionale per il lavoro e di Italia Lavoro, è uno strumento di programmazione che incrocia più ambiti d'intervento, poggia su approfondite analisi del mercato del lavoro e proietta l'intervento regionale verso traguardi anche di medio periodo.
Giovani, donne e disoccupati. Il piano individua tre principali target di riferimento: giovani, donne, disoccupati e inoccupati di lungo periodo (compresi i lavoratori espulsi dal sistema produttivo). Ai giovani, cui è destinato il 40% delle risorse impegnate, sono rivolte le azioni di rinforzo degli incentivi per l'apprendistato, di primo inserimento lavorativo attraverso attività di formazione in azienda, i dottorati e i percorsi di alta formazione all'interno delle imprese. Per loro la Regione ha inteso individuare, nell'asse istruzione-formazione-lavoro, un punto qualificante delle politiche attive del lavoro, che collega direttamente il sistema educativo e formativo con il mondo delle imprese e la realtà produttiva, passando attraverso la formazione e la ricerca. Il dato della bassissima occupazione femminile è contrastato nel piano dalla previsione di risorse dedicate espressamente alle donne. Analogamente al mercato del lavoro regolare degli immigrati è dedicata una specifica misura. Inoltre, nel piano si vogliono privilegiare trasparenza e concretezza, come primo segnale di cambiamento nella gestione delle politiche del lavoro regionale. Sulla crisi il piano interviene, attraverso la cassa integrazione, con misure che coniugano il sostegno con il reddito e gli interventi di orientamento, formazione e incentivazione per il reinserimento nel circuito dell'occupazione.
Un buon piano. "È un fatto positivo che si parli di lavoro in questo tempo di crisi e ci si avvii concretamente verso un piano progettuale. Anche i riferimenti mi sembrano 'azzeccati', tenendo presente la situazione sociale della Campania: i giovani, le donne, i disoccupati e inoccupati di lungo periodo". È l'opinione di don Aniello Tortora, incaricato regionale di Pastorale sociale e del lavoro della Conferenza episcopale campana e direttore dell'omonimo ufficio a livello diocesano a Nola. "Conosco personalmente il dramma di tanti, soprattutto qui a Pomigliano (dove don Aniello è parroco, ndr): quarantenni e cinquantenni che rischiano il posto di lavoro o l'hanno già perso". Senza entrare nello specifico tecnico, a giudizio del sacerdote, "anche la scelta della trasparenza e della concretezza sono valori, soprattutto oggi, molto rilevanti". "Lo stesso 'centro' del piano, individuato nelle imprese (piccole e medie), veri attori del mercato del lavoro - osserva don Tortora -, mi sembra importante per creare sviluppo e lavoro nella nostra regione. Per i giovani, poi, fondamentale è l'apprendistato e l'asse istruzione-formazione-lavoro, che è sempre stato carente in Campania. Anche il 'tavolo' permanente tra Regione, imprenditori e sindacati è una scelta giusta per verificare continuamente l'attuazione del piano". Al sacerdote sembra "un buon piano, con la speranza (e come Chiesa saremo vigili) che dai piani fatti a tavolino si passi finalmente ai fatti, cioè al lavoro, che realizza l'uomo e gli dà una grande dignità". Anche ad Eleonora Cavallaro, presidente delle Acli della Campania, il piano straordinario del lavoro "sembra essere una lodevole iniziativa, almeno sulla carta", ma non mancano le contraddizioni: "Mentre la Regione dice di essere pronta a finanziare nuovi e veri posti di lavoro, nel frattempo - ricorda la presidente delle Acli campane - rimane indifferente alla liquidazione e messa in mobilità dei lavoratori di Sviluppo Italia Campania".
Finalmente politiche attive. Il via libera della Giunta al piano straordinario per l'occupazione apre "una concreta possibilità di avviare una discussione di merito e di metodo sul tema del lavoro", sostiene Lina Lucci, segretario generale della Cisl Campania. "Il piano, frutto di accordi e intese che vedono la reale partecipazione delle forze sociali ed economiche, recepisce l'impostazione della Cisl nell'approccio alle politiche del lavoro. Anche per questo è apprezzabile lo sforzo dell'assessore di puntare su strumenti finalizzati alla creazione di nuova occupazione e, contemporaneamente, al reinserimento dei fuoriusciti". "Si passa finalmente da politiche passive a politiche attive per il lavoro - continua Lucci -. Il nuovo piano mette fine a un modello di formazione clientelare durato dieci anni, che ha creato esclusivamente dipendenze economiche dei soggetti beneficiari nei confronti della politica e dei livelli istituzionali". "L'auspicio è che il Piano rafforzi il principio dell'interassessorialità, attraverso la cabina di regia, per la quale la Cisl si è da sempre battuta, perché le politiche del lavoro - conclude - non possono e non devono più prescindere da quelle dello sviluppo".
a cura di Gigliola Alfaro
(22 ottobre 2010)