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CAMPANIA
Ancora nell'emergenza 
Continua la lotta, anche culturale, contro i rifiuti
In estate non si è fermata l'attività nella Regione Campania per evitare che in futuro si possa ripresentare l'emergenza rifiuti. Due sono stati i provvedimenti adottati ad agosto. Innanzitutto, la Regione stanzierà 141 milioni di euro per i comuni sedi di impianti. In particolare, sono stati sottoscritti accordi tra Regione Campania, sottosegretariato per l'emergenza rifiuti e i sindaci di 39 Comuni sede di impianti per lo smaltimento dei rifiuti, che permetteranno di cantierare entro breve tempo i progetti presentati dalle amministrazioni locali. Si tratta, in massima parte, di infrastrutture necessarie al miglioramento del sistema fognario e di depurazione delle acque. Il finanziamento complessivo, ripartito al 50% tra ministero dell'Ambiente e Regione Campania, è di 282 milioni di euro. Il secondo provvedimento è stato la costituzione a Caserta e a Benevento delle prime due società provinciali per la gestione ordinaria dei rifiuti. Le società rappresentano il punto di passaggio dalla fase commissariale a quella della gestione ordinaria del ciclo integrato dei rifiuti, come previsto dalla legge regionale 4 del 2008 e dalle linee programmatiche dell'assessorato all'Ambiente della Regione Campania, per dichiarare definitivamente chiusa l'emergenza. Il management di ciascuna delle società avrà il compito di preparare il piano industriale che servirà a seguire l'iter dei rifiuti, dalla loro produzione e raccolta fino al loro smaltimento attraverso il recupero, riciclo e le varie fasi di trattamento. In particolare, alle neo costituite aziende è affidata la gestione delle discariche e dell'impiantistica già insediate nei territori provinciali e anche di quelle che verranno trasferite dalla Regione ed altri enti per lo stoccaggio, il trattamento, la trasferenza, lo smaltimento, il riciclo dei rifiuti.
Troppo poco. Secondo Pasquale Giustiniani, membro della Commissione pace, giustizia e salvaguardia del creato della Conferenza episcopale campana (Cec), il primo provvedimento fa capire che "la gestione commissariale in Campania continua, quindi siamo sempre e ancora nell'emergenza, per quanto riguarda il sistema fognario e la depurazione delle acque, alcuni degli aspetti che la questione rifiuti chiama in causa". Più positivo il secondo provvedimento che mostra come "almeno due province della Regione si stiano avviando finalmente alla gestione ordinaria". "Troppo poco ancora - denuncia Giustiniani - rispetto alla tragedia dello smaltimento dei rifiuti non pericolosi e, fatto ancora più grave, rispetto alla gestione e smaltimento dei rifiuti pericolosi: in Campania custodiamo ancora scorie radioattive dell'epoca pre-referendum sul nucleare e vantiamo molti altri smaltimenti illegali e camorristici".
Non abbassare la guardia. "Mentre ancora non decolla la cultura della raccolta differenziata per lo smaltimento mediante le due tecnologie attualmente più diffuse (discariche e inceneritori) - ricorda l'incaricato - in altre nazioni è diffusa e sviluppata una tecnologia di cui in Italia si parla poco, ma che risolverebbe in maniera sostenibile la questione dello smaltimento. Alludo al sistema, brevettato, Zenc, di cui esistono impianti visibili e visitabili, perfettamente funzionanti da diversi anni, e/o in progettazione/costruzione in Israele, in Australia, negli Usa, in Messico, in Scozia, in Cina". Con questa tecnologia, prosegue Giustiniani, "i rifiuti solidi urbani (non differenziati) vengono immessi nell'impianto all'interno di una vasca di accoglienza con particolari dispositivi di separazione. In essa avviene una prima differenziazione di tipo idro-meccanica basata su principi gravimetrici che separa metalli, vetro e materiali inerti. Si produce energia a emissioni zero nell'ambiente". In Campania, invece, la gente "non riesce ancora, nel complesso, ad andare al di là del 15-20% della raccolta differenziata, non ha ancora mentalizzato il concetto di uno sviluppo da porre in armonia con la capacità di reazione dell'intero ecosistema. Passato il periodo dell'emergenza rifiuti, le stesse comunità ecclesiali hanno abbassato talvolta la guardia nell'educazione e nella formazione di lungo periodo ai temi della salvaguardia del creato", ammette Giustiniani.
Comportamenti mafiosi. "Sempre più e non solo in una nazione classica di mafia come l'Italia, si hanno comportamenti produttivi, politici e informativi mafiosi", sostiene Giuliana Martirani, docente di geopolitica all'Università Federico II di Napoli. Per restare in Campania e sulla questione rifiuti, osserva la docente, "il travaso a inizio stagione delle fogne sulle spiagge di tutta l'area di Varcaturo-Mondragone (famosa per i palazzoni abusivi del villaggio Coppola) sembra una guerra economica e spartizione di territori che puzza di mafia, non sappiamo se fatta dalla camorra o da buoni imitatori legali". "Analogamente i fatti di Capri cosa nascondono?", domanda Martirani, che aggiunge: "Trattative in corso su qualche concessione, appalto o semplicemente divisione di territori turistici?". "Il problema - conclude - è che se non incominciamo a pensare che esiste una politica e un'economia culturalmente mafiosa e non solo in Campania, Sicilia e Calabria, ma a New York come a Milano e a Ginevra, la bestia dell'Apocalisse sempre di più si alleerà col drago dell'economia legale e della politica, imitandone fini e mezzi".
a cura di Gigliola Alfaro
(11 settembre 2009)
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