Senza dubbio il problema principale del Paese è "la povertà materiale e spirituale di una parte importante della popolazione" ed è "preoccupante la situazione di molti bambini nati senza famiglia" o di quel 60% di piccoli "nati al di fuori del matrimonio sprovvisti di una famiglia che li educhi o che li sostenga degnamente". È l'analisi che fa della situazione del Perù Gina Anderson Trujillo, vice segretaria della Commissione episcopale peruviana per la famiglia, che farà parte della delegazione nazionale ufficiale, guidata da mons. José Antonio Eguren Anselmi, arcivescovo di Piura e presidente della medesima Commissione, al VII Incontro mondiale delle famiglie a Milano (30 maggio – 3 giugno 2012).
"Forme di comunicazione creative". Nel Paese andino la pastorale familiare, pur non essendo omogenea e non sufficientemente sviluppata in tutto il territorio è, per reazione anche alla situazione presentata, piuttosto dinamica e ha come obiettivo preciso quello di diffondere in tutte le diocesi l'Ufficio di pastorale familiare insieme al parallelo ufficio per la difesa della vita. "Crediamo che sia necessario creare nuove forme di comunicazione creative e coinvolgenti – sottolinea Anderson – adeguate ai nuovi sistemi d'informazione e comunicazione, da adattare soprattutto alle giovani coppie e a coloro che vivono nelle zone rurali, così come è importante condividere e imparare dalle esperienze che si fanno sia a livello nazionale sia periferico". Tante sono le iniziative messe in campo nel Paese sudamericano per le famiglie: una volta l'anno si organizzano eventi nazionali come la "Giornata del nascituro" a marzo, la "Giornata per la vita" a settembre, la "Settimana della famiglia" sempre a settembre. C'è poi l'impegno nelle varie diocesi per formare operatori di pastorale familiare ma anche corsi di formazione sulla difesa della vita, sulla bioetica che coinvolgono sacerdoti e laici. Ci sono inoltre i congressi, le pubblicazioni e l'impegno per iniziative pro-life tra cui la "Marcia per la vita", la promozione del metodo Billings.
La Costituzione "protegge" la famiglia. In Perù l'80% della popolazione è cattolico e lo Stato si occupa di "proteggere la famiglia, promuovere il matrimonio e riconoscere entrambi come istituzioni naturali e fondamentali della società". Anderson nota che "la maggior parte dei giovani peruviani che si sposano in chiesa lo fanno più per motivazioni sociali, piuttosto che per ragioni di fede". C'è poi il "problema della povertà rurale e del sovraffollamento, l'alcolismo negli uomini e l'abitudine culturale del 'servinacuy' ovvero della convivenza. Molte coppie urbane ritardano il matrimonio per ragioni economiche, così come il battesimo dei bambini". In città, come in altre parti del mondo, "entrambi i genitori devono lavorare e dei bambini si prendono cura i nonni, babysitter, o fratelli più grandi, anche questi spesso bambini o adolescenti; mentre l'istruzione è in mano alla scuola".
Un valore ancora "molto importante". I problemi più diffusi, a livello familiare sono "la mancanza di comunicazione, la migrazione e la separazione precoce dai genitori, l'aumento del numero delle madri single, e le famiglie che si sono ridotte a due-tre figli al massimo, oltre all'incidenza di valori trasmessi dai media che danneggiano l'unità familiare e propongono costumi lontani dalla nostra realtà". Ma, accanto a tutto questo, c'è una famiglia che regge e i punti di forza individuati sono "l'unità familiare, le famiglie estese, i bambini delle aree urbane che vivono con i genitori almeno fino al matrimonio. Poi ci sono le tradizioni di famiglia che vengono mantenute attraverso i nonni, che spesso vivono a casa con i bambini: per i peruviani la famiglia è ancora un valore molto importante".
Esperienza da "diffondere". Dal Perù partiranno circa 100 persone per l'incontro di Milano e "consideriamo questo appuntamento, che ha al centro la famiglia, oggetto del nostro impegno costante, una benedizione e una gioia". "La motivazione più profonda – aggiunge la vice segretaria – è l'incontro con il Santo Padre e la comunità della Chiesa, il che significa una grande ricchezza per la nostra formazione e spiritualità, che c'impegna a diffondere questa esperienza di fede". L'evento di Milano è promosso "attraverso gli operatori pastorali delle varie diocesi e credo che ci sia possibilità di essere uniti con il Santo Padre per tutti, sia per coloro che andranno in Italia sia per quelli che restano nel Paese".
(11 maggio 2012)