Disf Educational. Don Tanzella-Nitti: “Incoraggiamo i ragazzi ad avventurarsi come Ulisse nel mare della conoscenza”

Domani il lancio in diretta YouTube della piattaforma didattica e culturale per docenti e studenti promossa da disf.org , Centro di documentazione interdisciplinare di scienza e fede della Pontificia Università della Santa Croce (Pusc), e sostenuta dall’Ufficio nazionale Cei per l’educazione, la scuola e l’università. "Uno strumento per andare in profondità e non fermarsi in superficie", spiega al Sir il coordinatore del progetto invitando a raccogliere le "grandi domande" dei giovani, spesso disattese

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Un sussidio didattico e culturale per docenti e studenti promosso da disf.org, il Centro di documentazione interdisciplinare di scienza e fede della Pontificia Università della Santa Croce (Pusc), sostenuto dall’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università della Cei. Verrà presentato domani alle 13 in diretta YouTube sulla pagina della piattaforma. Abbiamo chiesto al coordinatore don Giuseppe Tanzella-Nitti, astronomo e docente di Teologia fondamentale presso la Pontificia Università della Santa Croce, di illustrarcelo in anteprima.

Professore, da dove nasce l’idea di un sussidio didattico e culturale per docenti e studenti?
Sapevamo che il sito disf.org, attivo da quasi 20 anni, era impiegato dalle scuole italiane. Tuttavia, le nostre rubriche miravano ad un pubblico universitario, a giovani ricercatori e operatori della pastorale della cultura. Ci siamo resi conto che il mondo della scuola aveva bisogno di uno strumento dedicato, che traesse vantaggio dal materiale e dall’esperienza di disf.org, ma proponesse contenuti più accessibili e attraenti, fruibili anche nelle aule. Da questa idea e da questa esigenza è nato Disf-Educational, diretto alle scuole medie superiori, ma impiegabile, in buona parte, anche dai docenti delle medie inferiori.

Come si articola?
Compongono la piattaforma quattro nuove rubriche, per un totale di oltre 1000 pagine originali. Spicca una rubrica di “Grandi domande”, che vuole intercettare gli interrogativi dell’opinione pubblica sul rapporto fra scienza e società, scienza ed etica, fra risultati scientifici e visione filosofica e religiosa del mondo. Domande sul presente e sul futuro, quello che costruirà chi oggi siede sui banchi di scuola. Abbiamo una videoteca, una rubrica di percorsi tematici e una sezione che abbiamo chiamato “Cercatori di senso”. Quest’ultima propone itinerari che partono da esperienze antropologiche condivise dai giovani – stupore, fragilità, amore, felicità, ecc. – e ne riconoscono l’espressione attraverso l’arte, la letteratura, il cinema, la vita di alcuni testimoni. Gli itinerari agganciano anche le risposte del cristianesimo, offerte mediante pagine scelte della Sacra Scrittura, del Magistero della Chiesa, di filosofi e teologi.

Quali i percorsi tematici e sulla scorta di quali elementi sono stati individuati e definiti?
I 30 percorsi tematici sono stati definiti privilegiando le tematiche trasversali che attraversano oggi la cultura e la società, prestando attenzione alle Indicazioni nazionali del ministero dell’ Istruzione, che negli ultimi anni ha incoraggiato i docenti ad organizzare una rinnovata didattica interdisciplinare attorno a temi che coinvolgono diverse materie: rivoluzione scientifica, illuminismo, caso Galilei, diverse visioni della natura, cura dell’ambiente, rapporto fra le culture, le tradizioni e le religioni. Ma anche intelligenza artificiale, bioetica, progresso tecnologico. Ogni percorso propone schede didattiche, documenti di approfondimento e tracce di lavoro.

Insomma, chi vuole andare in profondità e non fermarsi in superficie ha gli strumenti per farlo.

Quali obiettivi persegue?
Direi, soprattutto, porre in contatto con le fonti, non fermarsi al sentito dire, ai luoghi comuni.

Oggi abbiamo bisogno di profondità e di precisione.

L’estrema facilità nel comunicare e l’enorme mole di informazioni a disposizione spesso non favoriscono le nostre scelte, non ci aiutano a sviluppare un sano spirito critico; paradossalmente non ci rendono più liberi, ma più fragili, facilmente condizionabili. Non dobbiamo aver paura di parlare di verità – storica, scientifica, documentale – e conoscerla più da vicino. Anche il cristianesimo e la teologia entrano nella stessa dinamica. Conoscere più da vicino la Scrittura, ciò che dice il Magistero della Chiesa e dicono i grandi autori, ci aiuta a farci un’idea più veritiera della fede cristiana, senza le manipolazioni che non di rado accompagnano oggi la presentazione di alcuni suoi contenuti nei media.Alla piattaforma hanno collaborato oltre 30 docenti di atenei di tutta Italia. Immagino di diverse materie. Un’interdisciplinarietà per una rinnovata e ritrovata unità del sapere?
È quello che ci auguriamo. Il tema dell’unità del sapere emerge in molte delle nostre pagine ed è esplicitamente dichiarato nelle linee-guida che spiegano ai docenti “il nostro Progetto”, ovvero la sezione introduttiva di benvenuto. Ci crediamo. La realtà è un’unità a molti livelli e non bisogna lasciarne fuori nessuno, se davvero vogliamo conoscere la natura, l’essere umano, la storia. Tutti i nostri autori condividevano questa visione e ciò ha conferito alla piattaforma un’armonia di fondo che non passa inosservata.

Grandi domande che interrogano i grandi temi della vita, lei diceva. Oggi, in un’epoca “accelerata” e schiacciata sul presente, nella quale l’emozione e il flash dell’istante prevalgono sulla capacità riflessiva, quanto bisogno c’è di suscitare negli adolescenti la sete di “grandi” domande per educarli ad andare in profondità, ampliare gli orizzonti di pensiero, stimolarli alla riflessione e al giudizio critico?
È quanto ci siamo appena detti.

I giovani si fanno grandi domande, ma l’ambiente circostante non le raccoglie, non li aiuta a svilupparle.

Interessa fare dei giovani soprattutto dei consumatori. Ma le domande riemergono, prima o poi. Il contatto con la natura, l’innamoramento, le esperienze della vita, il desiderio di giustizia: tutto ciò porta i giovani – e non solo loro – a riflettere sui grandi temi dell’esistenza. È ciò che ci rende umani.

Lei prima ha accennato alla rubrica “Cercatori di senso”. Come è nata?
All’inizio avevamo pensato ad una rubrica per gli insegnanti di religione cattolica. Poi, grazie ad un lavoro collegiale con l’Ufficio scuola e l’Ufficio catechistico nazionale della Cei, che hanno sostenuto il progetto, abbiamo optato per una rubrica più ampia, diretta a tutti. La prospettiva confessionale è certamente presente, ma giunge al momento giusto, quando la domanda è suscitata e l’esperienza è stata condivisa. In questa rubrica ci rivolgiamo direttamente ai ragazzi, dando loro del tu. Abbiamo evitato toni paternalistici e retorici, ma anche toni faciloni che appiattiscono. Li incoraggiamo a volare alto.

Proponiamo ai ragazzi, come Ulisse, di avventurarsi nel mare della conoscenza.

In questo mare, ponendosi gli interrogativi giusti, potranno ascoltare anche le parole di Gesù di Nazaret, l’annuncio cristiano, la testimonianza dei credenti.

Questi mesi di pandemia hanno dimostrato da un lato la capacità della comunità scientifica internazionale di concentrarsi con uno sforzo senza precedenti per mettere a punto in pochi mesi dei vaccini sicuri ed efficaci. Dall’altro la comunicazione confusa e contraddittoria su AstraZeneca e i dibattiti televisivi tra scienziati ed esperti che sostenevano tesi contrapposte, oltre alla diffusione di numerose fake news, ha disorientato l’opinione pubblica, minando in parte l’autorevolezza della scienza. Come impostare correttamente il rapporto dei cittadini – a partire dai giovanissimi – con la scienza?
Questo è un punto molto importante. L’opinione pubblica veicola spesso un’immagine falsata della scienza, che oscilla fra il ritenerla la soluzione a tutti i nostri problemi, anche quelli esistenziali, oppure considerarla l’origine di tutti i mali, perché asservita alle ideologie e al potere. Panacea o catastrofe globale… Nessuna delle due immagini è vera. Occorre mostrare ai giovani la scienza come impresa umana, fatta di successi e insuccessi, capace di imparare dai suoi stessi errori. Ma impresa mossa dall’amore alla verità e attirata dalla bellezza. E occorre aiutarli a distinguere la vera scienza, con i suoi canoni di rigore metodologico, di riproducibilità e di universalità di linguaggio, da ciò che scienza non è, perché segue strategie di interesse e di parte. Una piattaforma didattica sul web non può, da sola, risolvere questi problemi di ampiezza enorme, ma può almeno, così ce lo auguriamo, aiutare ad individuare la strada da percorrere

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