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Rinvio viaggio del Papa a Malta. Mons. Scicluna: “Speriamo di accoglierlo in un momento più opportuno”

Mons. Scicluna commenta per il Sir l'annullamento del viaggio apostolico di Papa Francesco a Malta, previsto per il 31 maggio. "Decisione cordiale", presa a causa della pandemia che anche nell'isola, ad oggi, registra 103 casi. "Viviamo un Venerdì Santo anticipato e prolungato", dice il vescovo, esortando a rispettare le restrizioni imposte dai governi per il bene comune.

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“E’ stata una decisione cordiale, presa dalla Santa Sede, dalla Chiesa di Malta e dallo Stato della Repubblica di Malta, nella speranza che si potrà vivere la gioia dell’accogliere il Santo Padre qui da noi nel modo e nel momento più opportuno”. Così mons. Charles J. Scicluna, arcivescovo di Malta, commenta al Sir l’annullamento della visita di Papa Francesco a Malta e Gozo, prevista per il 31 maggio e rinviata a data da destinarsi a causa dell’emergenza sanitaria in corso. “Abbiamo fate e sete di stare insieme”, dice Scicluna a proposito del “digiuno degli abbracci”, che quando finirà questo “Venerdì Santo anticipato e prolungato” risulteranno ancora più importanti.

Come è stata accolta la notizia del mancato arrivo del Santo Padre a Malta?
Con un grande senso di realismo, perché la situazione attuale non permette un viaggio papale in questo momento così delicato e difficile a causa della pandemia che purtroppo si sta diffondendo nel mondo. Anche noi abbiamo i nostri casi di Covid -19, e le autorità statali ci hanno imposto ristrettezze per il bene comune.

E’ stata una decisione cordiale, presa dalla Santa Sede, dalla Chiesa di Malta e dallo Stato della Repubblica di Malta, nella speranza che si potrà vivere la gioia dell’accogliere il Santo Padre qui da noi nel modo e nel momento più opportuno.

Come state vivendo l’emergenza coronavirus?
Ad oggi, 23 marzo, abbiamo 103 casi dichiarati di coronavirus sulla nostra isola, e le autorità hanno imposto restrizioni che tutti noi appoggiamo perché sappiamo che sono per il bene comune.

I vescovi di Malta e Gozo hanno deciso già due settimane fa di chiudere e di non celebrare le Messe nelle nostre parrocchie, per evitare l’afflusso di popolazione che ancora frequenta le nostre chiese. Nello stesso tempo, abbiamo subito predisposto un servizio di accompagnamento ai fedeli per mezzo della televisione, di Internet e dei social media,

cercando di accompagnare il nostro popolo ma anche facendo sì che possa partecipare alle liturgie che i nostri preti celebrano nelle parrocchie, sia pure a distanza. Devo dire che la risposta è stata molto consolante e molto incoraggiante: i nostri fedeli seguono anche la Messa che il Santo Padre celebra la mattina alle 7, pregano il Rosario, e parteciperanno alle iniziative proposte da Papa Francesco nei prossimi giorni.

Ci sarà anche Malta, dunque, il 25 marzo per la recita del Padre Nostro con il Santo Padre e tutti i capi delle Chiese cristiane e il 27 marzo, per il momento di preghiera di Francesco sul sagrato della basilica di San Pietro, in una piazza vuota. E’ la forza della preghiera, che azzera le distanze e aiuta a superare le difficoltà, quella che stiamo sperimentando in questa Quaresima?
Più che Quaresima,

il tempo – non solo liturgico – che stiamo vivendo è un Venerdì Santo anticipato e prolungato.

Il Venerdì Santo viene quando lo Sposo ci è tolto, e anche il vescovo si toglie l’anello dello sposo, perché lo Sposo è tolto, nella speranza della Resurrezione. Questo grande digiuno delle nostre comunità, della Chiesa – che è un digiuno dell’Eucaristia – per il nostro popolo è un Venerdi Santo anticipato e prolungato. Ma non possiamo perdere, neanche in questa congiuntura così tragica, la speranza della Resurrezione.

Quando la pandemia sarà finita, ha detto di recente il Papa, sarà “quasi un secondo dopoguerra”. Secondo lei, la gente è consapevole della gravità e vastità della situazione, e delle sue conseguenze sul nostro futuro?
La gente ha capito perché ha paura. E forse ha anche la saggezza di stare attenta, di seguire le indicazioni delle autorità. Qui a Malta, ad esempio, le strade sono deserte, hanno chiuso i battenti tutti gli esercizi commerciali non essenziali. Sono chiusi cinema e bar, teatri e ristoranti, sono chiuse le chiese.

E’ un’atmosfera strana, mai conosciuta, di chi è consapevole che là fuori c’è un nemico invisibile da combattere.

Purtroppo anche le distanze da mantenere sono necessarie, ma

stiamo sperimentando un nuovo modo di stare vicini,

non solo spirituale ma anche telematico, con le telefonate ai nostri cari o a chi sappiamo si possa trovare in un momento di difficoltà, o semplicemente ha bisogno di una parola di conforto.

In tempi di coronavirus, incominciamo a capire che molte cose non sono essenziali nella vita, mentre sembravano essere molto più essenziali prima che lo scoprissimo. Scopriamo quello che è essenziale: anche il digiuno dagli abbracci rende gli abbracci più importanti,

e quando potremo di nuovo farlo, questo gesto acquisterà un sapore tutto nuovo.

Abbiamo fame e sete di stare insieme,

e questo è un grande segno di speranza nel fatto che – quando tutto questo sarà finito – troveremo un modo diverso di essere e percepirci l’un l’altro, di prenderci cura di noi stessi e di chi ci è accanto.

Non dobbiamo mai perdere la speranza, ma nel quotidiano dobbiamo stare alle indicazioni di chi ha a cuore la nostra vita, la nostra salute e la nostra incolumità. L’obbedienza alle restrizioni che in questo tempo sono necessarie è un segno di speranza, un segnale che siamo sulla via giusta per uscire da questa pandemia.

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